RAGGRUPPAMENTO
NAZIONALE COMBATTENTI E REDUCI R.S.I.
R.S.I. CONTINUITÀ IDEALE
25
Aprile
Sul significato del 25 Aprile ho già espresso,
in altre occasioni, il pensiero dei Combattenti
superstiti della RSI. Con l'avvicinarsi dell'
infausta data, non posso che ribadire, con forza
ancora maggiore, il nostro assoluto rifiuto nel
considerarla «festa di tutti gli italiani»,
come l'attuale regime intende imporre alla comunità
nazionale. Per noi, e molti altri come noi, il
25 Aprile era e rimane data di dolore e di lutto,
emblematica di massacri collettivi e a carattere
individuale perpetrati a guerra finita contro
civili - uomini e donne - e soldati senza più
armi, in un delirio di sopraffazione e vendetta
che non ha uguali in tutto il corso della nostra
storia unitaria.
Decine di migliaia di vittime lo testimoniano,
senza facoltà di appello. Un delirio -
storicamente accertato - che i promotori di una
fantomatica "festa" si ostinano
pervicacemente ad ignorare, sia a livello partitico
che istituzionale. Come se tutto quell'orrore
non fosse mai esistito, esclusivo colpevole un
destino cinico e baro.
Il Presidente della Camera, terza carica dello
Stato, in una delle sue ultime quotidiane esternazioni,
ha dichiararto che il 25 Aprile «non
è una ricorrenza che divide gli italiani».
Certamente non per lui, considerata la sua migrazione
nella «famiglia» antifascista,
sicuramente più consona per una rapida
carriera istituzionale. E certamente potrà
anche non dividere comunisti da democristiani,
socialisti da liberali (come auspicato dal Presidente
della Repubblica) anch'essi soggetti di ciellenistica
tradizione ed elementi integranti di una smemoratezza
storica che rappresenta una componente - non irrilevante
- della comune piattaforma di potere.
In realtà, un assordante silenzio collettivo
che ricopre a guisa di opportunistico sudario
ciò che accadde nella "Primavera
di sangue". Tutti insieme, appassionatamente.
All'opposto, orgogliosi della nostra diversità
antropologica oltre che ideologica, intendiamo
continuare ad opporci ad ogni omissione e manipolazione
di parte, per il ripristino di quella Verità
che appartiene alla Storia e soltanto ad essa.
La cosiddetta "Festa del 25 Aprile"
la lasciamo volentieri agli altri, a tutti gli
altri; il nostro ricordo e il nostro dolore, la
nostra stessa sconfitta di 64 anni fa rappresentano
per noi l' ideale Sacrario cui attingere forza
e sostegno per un futuro che vogliamo più
degno di essere vissuto.
Con Ezra Pound, poeta di resurrezione, possiamo
aggiungere: «Credo nell'Italia e nella
sua impossibile rinascita». Credo
quia absurdum.
Gianni
Rebaudengo
Presidente
Nazionale
RNCR-RSI