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Aprile 1945, FU VERA GLORIA?
LA STORIA NON SI CELEBRA,
SI STUDIA
25.04.09
- Per motivi anagrafici non ho conosciuto il Fascismo
e anchio, come la maggior parte degli italiani,
sono cresciuto a pane e resistenza avendo appreso
la storia sui libri di testo. Solo che non mi
sono accontentato della verità ufficiale,
quella scritta dei vincitori, il risultato è
stato che man mano approfondivo le mie conoscenze
i dubbi aumentavano.
Dubbi che a tuttoggi nessuno è stato
in grado di sciogliermi.
Il primo dubbio riguarda la definizione dei partigiani
quali patrioti e combattenti per la libertà.
Il movimento partigiano era egemonizzato dal Pci,
allepoca diretta emanazione della Russia
Sovietica da cui prendeva ordine tramite Togliatti,
stretto collaboratore di Stalin che infatti viveva
in Russia, il loro obiettivo era quello di instaurare
a guerra finita una società di tipo comunista
satellite dell'URSS.
I partigiani rossi hanno sì lottato contro
un regime, quello fascista, ma al solo scopo di
sostituirlo con uno sicuramente peggiore. Non
si capisce quindi su quale base logica i partigiani
si possano definire patrioti
e "combattenti per la libertà
se la maggior parte di essi voleva instaurare
in Italia una dittatura spietata e per giunta
sottomessa ad una potenza straniera.
Se lItalia è ora una Repubblica "democratica"
(sul concetto di democrazia torneremo) non è
certo per merito dei partigiani, ma in virtù
della divisione del mondo in due blocchi contrapposti
decretata a Yalta nel 45, da cui scaturì
la nostra collocazione nel campo occidentale e
la conseguente dipendenza americana.
Lo stesso discorso riguarda la Russia sovietica
che contribuì alla sconfitta della Germania
nazista per estendere il suo dominio su tutto
lest europeo e non certo per portarvi democrazia
e libertà. Non dimentichiamoci poi che
la Russia fu alleata della Germania fino al 41
(patto Rippentrov-Molotov) e che con Hitler si
spartì la Polonia due anni prima. Senza
contare linvasione sovietica della Finlandia
che avvenne con lassenso di Hitler e nella
totale indifferenza delle democrazie occidentali.
Il secondo dubbio riguarda la definizione di guerra
di Liberazione", quando invece fu una
classica guerra civile. I fascisti non venivano
da Marte, erano italiani come italiani erano i
partigiani (vi furono famiglie divise e fratelli
che combattevano su fronti opposti). Inoltre i
tedeschi non invasero lItalia, cerano
già. Dopo la caduta di Mussolini, avvenuta
il 25 luglio 1943, il governo Badoglio chiese
aiuto dellalleato tedesco per contrastare
gli anglo americani che nel frattempo erano sbarcati
in Sicilia. I soldati italiani e tedeschi si ritrovarono
quindi a combattere spalla a spalla contro linvasore
americano fino all8 settembre 43,
quando il Re e Badoglio con estrema disinvoltura
passarono dalla parte del nemico.
Il contributo dei partigiani alla sconfitta tedesca
fu, inoltre, del tutto marginale se lo rapportiamo
allenorme potenziale bellico messo in campo
dagli alleati. Le fila partigiane singrossavano
man mano che lesercito tedesco si ritirava
sotto lincalzare degli angloamericani. Gli
stessi americani avevano una scarsa considerazione
dei partigiani e li tolleravano solo perché
facevano per loro il lavoro sporco come assassinare
i gerarchi fascisti o i comandati tedeschi.
Il 25 aprile del 45 Mussolini era a Milano
e solo dopo la sua partenza per trovare la morte
a Dongo il capoluogo lombardo fu liberato
dai partigiani che si abbandonarono ad una vera
e propria orgia di sangue contro i fascisti o
presunti tali, compresi i loro familiari, ben
descritta dai libri di Gianpaolo Pansa, Giorgio
Pisanò e Lodovico Ellena.
Il terzo dubbio riguarda la modalità di
lotta dei partigiani. Mentre i fascisti combattevano
a volto scoperto e in divisa, inquadrati nelle
divisioni dellesercito della Repubblica
Sociale Italiana o nelle varie milizie volontarie,
i partigiani invece, pur potendo anchessi
vestire una divisa - essendo armati e finanziati
dagli americani - e pur potendo combattere a fianco
dellesercito alleato o nel Regio esercito
del Sud secondo le regole di guerra, preferirono
il passamontagna, i soprannomi e la tecnica del
mordi e fuggi a base di attentati e omicidi alle
spalle. Tecnica sicuramente meno rischiosa per
loro, ma devastante negli effetti. Il fine era
infatti quello di scatenare la reazione tedesca
e creare i presupposti per quella guerra civile,
poi eufemisticamente definita di liberazione,
che li avrebbe portati a sedersi al tavolo dei
vincitori.
Sono dubbi su cui mi piacerebbe si sviluppasse
un dibattito, sereno e senza reticenze, finalizzato
a capire la storia e non solo a celebrarla come
purtroppo avviene da sessantanni, anche
se comprendo benissimo che agli ex comunisti lantifascismo
è lunica cosa di sinistra che gli
rimane.