E
stato il pluriomicida Giuseppe Frangi (Lino)
ad uccidere Mussolini?
24.05.09
- Nel mio libro intitolato: La morte
di Mussolini. Una storia da riscrivere
(PDC Editori, Ascoli Piceno, 2008) ho prospettato
lipotesi che Benito Mussolini, agonizzante
perché aveva tentato di suicidarsi infrangendo
tra i denti una capsula di cianuro, è stato
ucciso da Giuseppe Frangi, nome di battaglia Lino.
Costui era uno dei due carcerieri che sorvegliavano
il Duce e Claretta Petacci custoditi, la notte
del 28 aprile del 1945, in casa dei contadini
Giacomo e Lia De Maria abitanti a Bonzanigo, un
paese sito nel comune di Tremezzo che dista circa
25 km. da Dongo.
Sul
libro ho scritto: <<Lino, dopo il 28 aprile,
ha compiuto una serie di delitti che hanno dellincredibile.
Ha detto Michele Moretti (commissario politico
della 52° brigata Garibaldi, quella che ha
fermato la colonna Mussolini diretta in Valtellina
e che, il 27 aprile alle tre del pomeriggio, ha
operato larresto del Duce a Dongo): Lino
non era più in se. Perché un conto
è giustiziare dei criminali di guerra,
un conto è seviziarli come si era messo
a fare lui (si riferisce ai fascisti reclusi,
dopo il 28 aprile, nella caserma dei Carabinieri
di Dongo). Per Raffaello Uboldi (un giornalista-scrittore):
Lino era un duro che non fa prigionieri,
li sgozza e li butta nel lago. Ha scritto
Mario Baudino: Un partigiano di nome
Lino presenziava agli interrogatori cui venivano
sottoposte le detenute, senza dire una parola,
ma ogni notte prelevava qualcuno, lo portava fuori
e lo ammazzava. Così si è
espresso Florido Borzicchi: Lino, ricorda
uno dei fascisti della colonna Mussolini, il lucchese
Mario degli Innocenti, mi apparve allimprovviso
nella caserma dei Carabinieri dove mi avevano
rinchiuso con la figlia naturale del Duce, Elena
Curti. Era notte fonda, alla luce di una candela
lesse alcuni nomi, gli appellati lo seguirono
piangendo e gridando. Tra di essi cera anche
il federale di Dongo, Buttera. Tutti furono trascinati
via ed ammazzati. Anche il Buttera fu trovato
in fondo al lago. I venti e più fascisti
furono assassinati con un colpo alla nuca e squartati
perché il loro corpi non salissero a galla.
Lino morì il 5 maggio (1945) a guerra ormai
finita. Fu rinvenuto cadavere sul greto del fiume
Albano che sfocia nel centro di Dongo. Le circostanze
della morte non furono mai chiarite ed il suo
caso fu archiviato in fretta. Si disse fosse stato
dilaniato dal fortuito scoppio del fucile che
portava a tracolla, ma cè chi mormora
che fu ucciso dai suoi compagni per averla fatta
grossa. Di certo, a Dongo, e dintorni, quando
si pronuncia il nome dellex guardiano del
Duce a Bonzanigo, nessuno parla volentieri. Basta
però accennare al Diavolo rosso, così
lo avevano soprannominato, perché tutti
facciano un gesto di raccapriccio>>.
<<A
Pietro Carradori, lattendente di Mussolini
prigioniero anche lui a Dongo, Lino si è
rivolto affermando: Con questo mitra
ho ucciso il boia e la sua amante. Cinque colpi
a lui e tre a lei. Continua il Carradori
commentando: Il Diavolo rosso aveva il
mitra stretto in mano e brandito verso lalto,
sul volto più che un sorriso un ghigno.
Lo osservai con curiosità mista a sgomento
e fin da quel primo momento non ebbi dubbi: da
come aveva pronunciato quelle parole, dal lampo
sinistro che aveva nello sguardo, mi resi conto
che non mentiva. Forse con lui anche altri avevano
sparato, forse non si era nemmeno reso conto da
chi e per quali ragioni gli era stato ordinato,
o consentito, di sparare. Sta di fatto che lesecutore
materiale del duplice delitto era sicuramente
lui, il Diavolo rosso. Da notare un
fatto: il Carradori non sapeva che il Duce, prima
di essere fucilato, aveva tentato di suicidarsi>>.
<<Sentiamo
ancora cosa ci dice il Borzicchi: Cè
quasi da pensare che a stringere quel mitra che
sigillò il ventennio fascista furono altri
che Valerio (W. Audisio, ndr) e Moretti (il partigiano
Pietro, ndr), forse uno dei due guardiani del
Duce a Bonzanigo, Giuseppe Frangi, detto Lino
di Villaguardia di Como. Se andò effettivamente
così, lalterazione dei fatti compiuta
sarebbe comprensibile. Lino come vendicatore di
soprusi recenti, angelo sterminatore della ventennale
tragedia non reggeva la parte. Di lì a
poco, infatti, si macchierà di tali delitti
che avrebbero gettato una luce sinistra sulla
nuova alba che si levava. Se fu Lino a sparare
su Benito e Claretta, si spiega dunque il mistero
che ancora circonda quellepisodio di vita
italiana. Lesecutore del Duce, negli anni
della guerra civile, non doveva essere un impresentabile.
Nonostante fosse un malvagio, Lino, morto a 34
anni, è stato seppellito davanti a tutta
la nomenklatura del PCI. A Giuseppe Frangi, patriota,
è stata intestata una strada a Villaguardia,
il suo paese natio. Luigi Conti, il sindaco comunista
di Dongo eletto dopo la liberazione, ricorda che
la bara del Frangi fu portata in Municipio
ed esposta alla folla nella Sala dOro. Nessun
altro ebbe un trattamento così>>.
Il
Signor Giuseppe Turconi, ormai ultraottantenne,
abitante a Villaguardia di Como, il paese natio
del Frangi (da giovanissimo lo chiamavano Dillinger
per quanto era riottoso), mi ha inviato i seguenti
documenti:
Documento
1: DICHIARAZIONE: Il sottoscritto
ARRIGONI Martino di Giovanni Mario Maria
da Dongo, già intendente della formazione
Gramsci della 52° Brigata Garibaldi con sede
Monti di Garzeno, dichiara quanto segue: Durante
le giornate insurrezionali tutti i partigiani
della formazione Gramsci scesero dai monti portandosi
a Dongo dove operarono il fermo dellautocolonna
del Duce, Ministri ed ex gerarchi del fascismo
repubblicano. Fra i partigiani della suddetta
formazione vi era certo FRANGI Giuseppe Lino
di Villaguardia di Como che portò la sua
opera fattiva e redditizia nella cattura dei personaggi
di cui sopra. Il Frangi continuò a prestare
servizio presso il Distaccamento di Dongo, eseguendo
instancabilmente arresti, perquisizioni ecc. su
elementi dellex partito repubblicano fascista.
Il 5 maggio del 1945 verso le ore 1,30, il sottoscritto,
in unione al predetto partigiano Frangi, regolarmente
comandati in servizio lungo la riva del lago Dongo-Gravedona
per la ricerca di persone sospette che tentavano
di portarsi sulla riva opposta per sottrarsi alla
cattura, mentre eravamo in appostamento nei pressi
della località Vigna di Dongo, al Frangi
(che aveva il mitra fra le braccia) gli partì
inavvertitamente un colpo che lo ferì mortalmente
in faccia. Trasportato immediatamente al Comando
del Distaccamento, durante il tragitto spirò.
Tanto per la verità mi sottoscrivo. Dongo
li 1° febbraio 1946. Firmato: Arrigoni Martino.
COMITATO DI LIBERAZIONE MANDAMENTALE DI DONGO.
Visto: Si accerta che il firmatario della presente
è il Sig. ARRIGONI Martino di Giovanni
della classe 1905, da Dongo, già Intendente
della formazione Gramsci della 52° Brigata
Garibaldi il quale prestò servizio durante
e dopo i moti insurrezionali presso il Distaccamento
di Dongo. Dongo li 2 febbraio 1946. COMITATO DI
LIBERAZIONE NAZIONALE. Il Presidente: Torri Vincenzo.
Documento
2: Porlezza 10/8/1945. PORLEZZA.
(Oggetto): Certificato di morte. Io, Tenente ARNO
BOSISIO, ex comandante del presidio di Dongo,
dichiaro che: lex partigiano FRANGI GIUSEPPE
(nome di battaglia Lino) di Giovanni e fu Corti
Carolina, nato a Gironico il 7/8/1911, sceso dal
Distaccamento il 26/4/1945, partecipò alla
cattura dellex duce, pure partecipò
allesecuzione dei 16 ministri, in seguito
ad un incidente dellarma propria, decedette.
IL COMANDANTE IL PLOTONE. Firmato: TEN. ARNO BOSISIO.
Si conferma: C.V.L ZONA LAGO DI COMO. Il Comandante
la sottozona di Como: Gementi Oreste, Riccardo.
COMANDO DI POLIZIA, 2° PLOTONE. PORLEZZA.
Il
signor G. Turconi, il cui zio era amico del gross
bonnet comunista Oreste Gementi, alias Riccardo
(comandante della Piazza di Como del CVL), mi
ha notificato quanto segue: Il Gementi,
terminate le esequie funebri in onore del Frangi,
si è rivolto a mio zio dicendogli: Lino
è stato ucciso da mani fratricide.
Ha poi aggiunto: Chi lo ha trovato morto
ha detto che aveva un tappo in bocca.
A buon intenditor poche parole. Sul libro di Urbano
Lazzaro, il partigiano Bill, colui che ha affermato
di aver arrestato Mussolini a Dongo alle 15 del
27 aprile del 1945 (Dongo. Mezzo secolo di vergogne.
Mondadori, 1997), si legge: <<Il Lazzaro
sostiene di aver chiesto, ai primi di maggio del
1945, a Lino, Giuseppe Frangi, se era vero quanto
riportava lUnità del 30 aprile (la
vulgata del comunista Walter
Audisio, il colonnello Valerio,
ndr), ed ebbe dal Lino una eloquente risposta:
Lavevo già letto. Tutte
balle! Te lo dirò io quello che è
successo veramente a Bonzanigo (il grassetto
è mio). Adesso non posso. Rivediamoci.
Ti potrai poi far confermare tutto dal capitano
Neri (Luigi Canali, ndr) che assieme alla
partigiana Gianna (Giuseppina Tuissi, ndr)
ti stimano moltissimo. Ma il Frangi,
come noto, pochi giorni dopo fu ritrovato morto
sul greto del fiume Albano che sfocia nel centro
di Dongo>>.