Mussolini e' ...morto! Come? Dimmi la verita'!
A chi fa paura la verita'?
Riceviamo una Lettera Aperta,
da chi da tempo e' impegnato in una controinformazione
a tutto campo su le vicende che riguardano la
morte di Benito Mussolini e Claretta
Petacci.
25.05.09 - Egregio Direttore,
solo recentemente abbiamo avuto la registrazione
di una trasmissione televisiva della emittente
TV Espansione di Como, condotta lo scorso
anno dal giornalista Emanuele Caso, con
la partecipazione del Presidente dell Istituto
di Storia Contemporanea di Como Pier Amato
Perretta, dott. Giuseppe Calzati ed
inerente le vicende della morte di Mussolini.
La difesa della storica versione
di W. Audisio, fatta dal Presidente dallIstituto
che rappresenta la massima autorità per
la memoria storica di quegli eventi ci ha indotto,
sia pure a distanza di tempo, a scrivergli una
Lettera Aperta, con alcune domande, che
per il loro contenuto concreto ed oggettivo, dimostrano
inequivocabilmente la non attendibilità
di quella versione.
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Ultimamente i nostri sforzi sono stati premiati
da alcune conferme laddove sosteniamo che Mussolini
e la Petacci furono uccisi in un luogo, orario
e modalità diverse da quelle che la storica
versione, già a suo tempo definita
da Renzo De Felice una vulgata
ha voluto attestare.
Daltronde, il regista Carlo Lizzani,
pur autore di un film che tanto ha contribuito
a diffondere quella vulgata nellimmaginario
collettivo, ha ricordato di aver ricevuto nel
1975 una lettera di Sandro Pertini dove
si affermava che non fu Walter Audisio
ad uccidere il Duce.
Moderne perizie sul vestiario indosso al cadavere
di Mussolini visibile in Piazzale Loreto, dimostrano
che il giaccone e la camicia nera non passarono
sotto le fasi di una fucilazione, evidenziando
pertanto un rivestimento di un cadavere morto
in orario e circostanze diverse da quelle raccontate.
Recentemente si è scoperto che latto
di morte di Mussolini, conservato nella parrocchia
di SantAbbondio a Mezzegra, è privo
della firma del parroco, ed oltretutto
manca quello di Claretta Petacci come se la
sua morte non si fosse verificata in quella circoscrizione.
Ma questi sono solo alcuni elementi facenti parte
di una serie infinita di domande, valutazioni
e riscontri che, per parafrasare lo scomparso
Franco Bandini, presi ad uno ad uno mostrano
una evidente inverosimiglianza, spesso un grado
zero di credibilità, presi tutti insieme,
mettono a nudo limpossibilità fisica
che le cose siano andate come si è voluto
far credere.
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LETTERA APERTA AL DOTT. GIUSEPPE CALZATI
PRESIDENTE
ISTITUTO DI STORIA CONTEMPORANEA - COMO
Roma
22 maggio 2009
Egregio signor Presidente, nella trasmissione
Trenta Denari, mandata in onda
dalla TV Espansione di Como lo scorso anno, Lei
ha voluto ancora una volta, confermare la storica
versione di Walter Audisio.
Di
conseguenza vorremmo sottoporLe alcuni quesiti.
1.
Lo stivale destro di Mussolini presenta la cerniera
di allacciamento (chiusura lampo) saltata allaltezza
della caviglia. Questa rottura erroneamente
interpretata come una scucitura, venne
rilevata da Walter Audisio già in casa
De Maria (Walter Audisio: In nome del Popolo
italiano, Ed. Teti 1975.), dallufficiale
partigiano Orfeo Landini al caricamento dei cadaveri
di Mussolini e la Petacci intorno alle 19 del
28 aprile 1945 (R. Salvadori, Nemesi, dal 23
al 28 aprile 45. B. Gnocchi, Ed., Milano,
1945), e risulta visibile in Piazzale Loreto.
Non è possibile che Mussolini venne condotto
a piedi da casa De Maria, fino alla macchina che
attendeva nella piazzetta del Lavatoio in Bonzanigo,
con uno stivale in quelle condizioni e soprattutto
che nessuno abbia notato questo particolare.
2.
Le ferite premortali riscontrate sul cadavere
di Mussolini consentono di stabilire quanto segue:
il Duce venne attinto da vivo sui due lati del
corpo da 9 colpi con polidirezionalità
di tiro e inclinazioni eterogenee ed è
inoltre indubbia una certa distanzialità
tra le ferite. Alcuni colpi presentano una ravvicinatezza
di sparo, non oltre i 50 cm. di distanza dal bersaglio.
La
Petacci, come si deduce dalla foto delle ferite
sul petto e dalla sua pelliccia, forata alla schiena,
venne certamente colpita alle spalle.
Queste
osservazioni fanno ipotizzare, con ragionevole
certezza, alcune dinamiche balistiche, che non
si adattano assolutamente con la dinamica di fucilazione
raccontata da Audisio e confermata da Lampredi
e Moretti.
3.
I tre diretti partecipanti a quella fucilazione
hanno descritto tre diversi atteggiamenti di Mussolini
di fronte alla morte:
-
Audisio descrive un Duce come tremante, pavido,
incapace di dire e fare alcun ché (W. Audisio,
opp. cit.);
-
per Lampredi, invece il Duce, aprendosi il pastrano,
griderebbe: Mirate al cuore!
e, scrive il Lampredi, che di questo ne è
al corrente anche Moretti che si impegna a tacerlo.
(Relazione Lampredi 1972, Unità
26 gennaio 1996);
-
Moretti, infine, nel 1990, dirà che lo
sentì gridare con foga: Viva lItalia!
(G. Cavalleri: Ombre sul lago Ed.
Piemme 1995).
Di
fatto viene smentita tutta la storica versione.
4.
Le foto e i filmati del vestiario indosso al cadavere
di Mussolini, pur sottoposti a scansioni con moderne
tecniche di alta definizione, non evidenziano
fori o strappi su quello strano giaccone e neppure
su la camicia nera indosso al cadavere del Duce.
Addirittura si vede un probabile alone di sparo
sul braccio dx nudo, il rispettivo foro di uscita,
ma nessun foro sulla manica dx del giaccone! Niente
sul pettorale di destra, dove il Duce venne attinto
da un altro paio di colpi e niente alla spalla
sinistra, dove venne attinto da una raffica di
4 colpi. Il giaccone, pur abbottonato quasi fino
al collo, è intatto e quindi Mussolini
non fu ucciso con indosso quel capo di vestiario
che gli fu invece messo successivamente! (Perizia
equipe del professor G. Pierucci allIstituto
di Medicina Legale dellUniversità
di Pavia, in F. Andriola: Mussolini: una morte
da riscrivere - Storia in Rete maggio 2006).
5. E stato confermato nel corso della
trasmissione citata, dal vicesindaco di Mezzegra
Gianfranco Bianchi, che al tempo gli abitanti
del circondario di Mezzegra e Bonzanigo vennero
zittiti. Anche lanziano parroco
di Mezzegra, don Luigi Barindelli, lo ha ricordato.
Se
quindi allepoca si cercò con evidenti
minacce e intimidazioni di non far parlare la
gente del posto che aveva in qualche modo assistito
a quegli avvenimenti, si deve dedurre che pur
cera una diversa verità da non far
emergere. Ergo la storica versione non può
essere veritiera!
Nel
ricordarLe che questo Istituto il 25 settembre
1995, a quel tempo Istituto comasco per
la storia del movimento di Liberazione,
emise una Dichiarazione con la quale, tra
laltro, si confermava la storica
versione nellorario di fucilazione
(le 16,10) e nel luogo (il cancello di Villa Belmonte
in Giulino di Mezzegra), crediamo sia oggi opportuno,
necessario e non più eludibile, che venga
emessa altrettanta dichiarazione con la quale,
alla luce di quanto fino ad oggi emerso, sia messa
in dubbio la storica versione.
Distinti
saluti
MAURIZIO
BAROZZI ROMA ALBERTO BERTOTTO PERUGIA