La
resa dei conti
30.08.09
- Montréal
(Canada)
Lidea di creare, in
Québec (Canada), un
partito delle comunità
etniche ossia degli immigrati,
mi è venuta costatando,
anno dopo anno, le deleterie
politiche del Quebec nei confronti
della comunità italiana
e di tutte le altre.
Questa
mia è soltanto un'
idea, con convinzioni profonde
però. Essa potrà
farsi strada perché
la credo di interesse comune
a milioni di immigrati come
me, che sulle istituzioni
quebecchesi hanno da dire
e da ridire.
Si
sa che le rivoluzioni, quelle
che contano, scaturiscono
dall'accumulo nel tempo di
ingiustizie e sberleffi subiti
e mai digeriti, poiché,
quando si giunge alla fatidica
goccia che fa traboccare il
vaso, ci si sente obbligati
ad agire. Ed è proprio
questo il punto dove siamo
giunti nel Quebec attuale
a causa del degrado politico.
Quindi, prima che la situazione
ci soffochi del tutto, bisogna
correre ai ripari, anche perché
ormai abbiamo i timpani forati
da proclamazioni trite e ipocrite
come questa: "Nous
autres, au Quebec, on aime
tout le monde!",
mentre noi, sotto sotto, continuiamo
a subire calci nei fondelli.
La
soluzione: dire basta una
volta per tutte alle sopraffazioni
e riprenderci in modo legittimo
quello che ci spetta di diritto.
Come? Accedendo al potere
legislativo, ossia fondando
un partito che rappresenti
tutte le comunità esistenti
nel Québec.
Un
partito che potrebbe anche
chiamarsi "Québec
international". Una
realizzazione che ci porterebbe
finalmente ad essere cittadini
a parte intera nel variegato
panorama della ''Bella
Provincia", portando
in equilibrio la situazione
attuale che ci relega invece
a semplici sudditi emarginati,
essenzialmente condannati
a pagare le tasse, con percentuali
di rappresentanze infime nel
campo politico e quasi nulle
nelle istituzioni che contano
(vedi le Società di
Stato con i relativi consigli
di amministrazione, vedi anche
il campo diplomatico, e così
via...) Ambito questo in cui
la nostra presenza è
ridicola a confronto della
forza, della cultura e dell'apporto
in generale con cui contribuiamo
allo sviluppo della Provincia.
Un esempio tra i tanti ci
è fornito da una istituzione
che conosco fin troppo bene,
avendovi contribuito gratuitamente
per decenni. Ho scoperto che
questo ente di Stato è
sovvenzionato totalmente dal
governo provinciale con centinaia
di milioni di dollari: il
che vuol dire che una grossa
fetta di questi fondi viene
dalle nostre tasche. Ebbene,
in questa Società,
che si vuole benemerita, gli
italiani impiegati sono come
mosche bianche oltre ad essere
completamente assenti nel
consiglio di amministrazione.
Una situazione insostenibile
che a suo tempo illustrai
alla commissione Taylor
Bouchard, così
come fecero tanti immigrati
in relazione ad altre ingiustizie
da correggere. Purtroppo,
questa come tutte le altre
raccomandazioni approdate
a questa commissione, voluta
dal primo ministro del Quebec
per calmare la marea montante
del malcontento degli immigrati,
sono rimaste rigorosamente
lettere morte, ovvero: recapitate
al mittente. Ora, a distanza
di qualche mese dall'evento,
ci è perfettamente
chiara la mossa per cui il
primo ministro Charest creò
la suddetta commissione: lo
fece per ingraziarsi l'elettorato,
in previsione delle elezioni
imminenti, che non a caso
vinse.
Non
parliamo poi delle corporazioni
che legiferano l'ammissione
degli emigranti. Quest'ultimi
una volta giunti in territorio
quebecchese, si vedono costretti
per anni ad esercitare i mestieri
piu` umili e disparati per
sopravvivere, pur possedendo
qualifiche e professioni di
tutto rispetto e pur essendoci
posti vacanti. Tutto questo
a causa di certe "Caste",
che solidamente istallate
al potere sono diventate inamovibili
e incontestabili, si oppongono
sistematicamente ai poveri
emigranti che spesso fuggono
da situazioni invivibili.
Ultimamente
ho individuato che anche le
onorificenze, istituite negli
anni ottanta, vedi l'Ordine
Nazionale del Quebec, sono
state create, a parte qualche
rara eccezione, nel solo intento
di onorare se stessi, "Les
agneaux de pure laine".
E
poi per quando tempo ancora,
dovremo sopportare promesse
e lusinghe che ci vengono
somministrate con sfacciata
regolarità, in ricorrenze
elettorali, per ritrovarci
a giochi fatti, ricompensati
con le solite caramelle?
Indicativa
anche in questo caso la nostra
comunità, che pur così
numerosa, si e` vista fino
all'anno scorso rappresentata
in parlamento da un solo deputato.
Quest'anno, grazie alla bontà
liberale la situazione e`
migliorata: abbiamo un ministro,
mentre ce ne spetterebbero
almeno tre o quattro...
Io
ne sono comunque certo, e
spero lo possiate essere anche
voi lettori, l'idea di fondare
un partito che rappresenti
tutto il mosaico etnico del
Québec, non potrà
che rinvigorire la classe
politica provinciale, ormai
senile e sclerotica, dedita
da fin troppo tempo a disgustosi
paternalismi e a minestre
riscaldate nei nostri confronti,
e che non vedendoci reagire,
veniamo ritenuti per acquisiti
alle loro cause.
Attualmente,
con l'improvviso crollo dell'ADQ
di Mario Dumont, si è
venuto a creare un vuoto politico,
quindi un'occasione propizia
per la nascita di una nuova
e efficace alternativa, che
può essere a giusto
titolo "Québec
International". Il
partito che rappresenti gli
emigranti, da incuneare tra
liberali esauriti e l'estremismo
del Partito Quebecchese.
Quindi
"Aux urnes citoyens!"
Acceleriamo i tempi delle
dovute riflessioni e passiamo
ai fatti. Certo che nella
nostra comunità, come
in tutto il panorama etnico
del Quebec non manca la gente
qualificata e capace in grado
di prendere in mano questidea
e realizzarla.