L'imbroglio Renata Polverini
03.03.2010 - Buongiorno
Nelle poche righe che seguono cerchero di spiegarvi (almeno da quando ho carpito io) cosa è accaduto a Roma nei giorni scorsi.
Se qualcuno a qualque modifica da fare, ben venga.
Renata Polverini


Il problema sarebbe il signor Samuele Piccolo.
http://www.samuelepiccolo.it/ index.php


Nel senso che Samuele Piccolo, ex An, consigliere comunale nemmeno trentenne, un perfetto sconosciuto a livello nazionale ma che a Roma smuove decine di migliaia di voti, con tanto di corrente, adepti e a capo di una organizzazione capillare da far paura.
Samuele Piccolo, visto il vasto seguito, aspirava ad un posto in consiglio regionale.
Un desiderio che avrebbe però sottratto voti agli altri candidati e per questo mal vista da mezzo partito.
Se ci si aggiunge che tra Samuele Piccolo e Gianni Alemanno


non corre buon sangue, la tesi si fa ancora più credibile.
http://fr.wikipedia.org/wiki/ Gianni_Alemanno
Sarebbero stati due suoi scagnozzi, presenti sabato al Tribunale di Roma, ad accorgersi che Alfredo Milioni,


il delegato del Pdl alla consegna delle liste, avrebbe cancellato all'ultimo minuto il suo nome, o sarebbe stato sul punto di farlo.
Questo non è ancora chiaro.
Un motivo che ai due fedelissimi di Samuele Piccolo sarà sembrato sufficiente per scatenare il parapiglia e sollecitare l'intervento dei rappresentati di lista dei radicali.
Per uccidere un gattino hanno usato tritolo e dinamite è il claim che si rincorre tra militanti, candidati e addetti ai lavori.
Per capire il motivo dello scoppio di questa bomba è necessario spiegare però cosa accade solitamente all'interno dei partiti nei giorni e nelle ore che anticipano la consegna delle liste.
In pratica succede di tutto: trattative, pressioni, minacce, giri vorticosi di telefonate.
Una volta decisa la lista con i nomi dei candidati si parte per il Tribunale.
Molte volte capita che quella lista spesso venga cambiata all'ultimo momento per togliere un nome scomodo o inserirne un altro.
Il presidio dei fedelissimi di Samuele Piccolo
in tribunale era lì proprio per evitare lo sgambetto dell'ultimo minuto.
E così, negli ambienti romani del Pdl, si fanno sempre più insistenti le voci di una telefonata arrivata all'ultimo minuto ad Alfredo Milioni per togliere alcuni candidati che non dovevano stare in lista, tra i quali appunto Samuele Piccolo, ed inserire, a quanto si mormora nell'entourage di Renata Polverini,
Pietro di Paolo,


consigliere uscente e marito della deputata romana Barbara Saltamartini, come capolista.


“Pronto, Alfredo? Devi togliere
Samuele Piccolo


Fabio De Lillo


e Letizia Paolozzi


e mettere Pietro Di Paolo capolista”,


questo verosimilmente il colloquio durato pochi secondi tra Alfredo Milioni


e un capo partito.
Alfredo Milioni avrebbe quindi eseguito gli ordini di scuderia.
Ma chi ha fatto la telefonata? Chi è stato a dare l'input finale a questo sessantenne ex socialista, ex forzista e oggi presidente di un municipio romano che da anni si occupa di presentare le liste di Forza Italia?
“ Alfredo Milioni prende ordine solo dai suoi”, tagliava corto ieri un dirigente ex An interrogato durante l'inizio della maratona oratoria organizzata in una piazza al centro di Roma.
Due i nomi che girano nella galassia pidiellina: dall'altro capo del telefono dicono che ci fosse o
Gianni Sammarco


deputato, coordinatore romano del Pdl, ma soprattutto cognato di Cesare Previti


e Alfredo Pallone,


europarlamentare e vice coordinatore regionale del Lazio.
Ma i sospetti (che per ora, tali restano) gravitano tutti su Gianni Sammarco.
Nel frattempo però i due hanno smentito presunte telefonate.
Anche Gianni Sammarco e Alfredo Pallone , così come Samuele Piccolo , sono una vera potenza a Roma e provincia.
Loro ordinano e i soldatini eseguono.
E appunto, secondo i gossip romani, da uno di loro due potrebbe essere partito l'ordine e Alfredo Milioni , fedele pedina, avrebbe eseguito.
A far saltare il tavolo, gli uomini di Samuele Piccolo, gente di periferia con i quali non si scherza e che il gotha del Pdl romano non aveva proprio calcolato.
Perché i sospetti ricadono su Gianni Sammarco ?
Per due motivi.
E' stato l'unico a difendere apertamente Alfredo Milioni.
Gli altri del suo partito o se ne sono lavati le mani o lo hanno pesantemente aggredito.
Un dirigente molto addentrato nelle vicende del Pdl romano ha spiegato a l'Occidentale un retroscena verosimile: “Alfredo Milioni non è un fesso, lo conosciamo tutti qui nel partito, se ha sbagliato è perché è stato indotto all'errore e per questo ha chiesto al suo partito di essere messo al riparo dal linciaggio.
E chi è quel dirigente pronto a difendere uno indifendibile? Secondo me solo uno costretto.
Del resto, in politica la solidarietà non si esprime mai casualmente”.
E poi c'è un altro indizio: da due giorni Gianni Sammarco è descritto dagli uomini del suo entourage come nervoso, teso, cupo, oltre la soglia.
Lo si è visto arrivare di mattina presto, lui che mattiniero non è, e passa molte delle sue serate a via Veneto, al comitato di Renata Polverini per leggere avidamente i giornali avvolto nella sua consueta nuvola di fumo.
Ieri al Comitato faceva un caldo pazzesco e lui tanta la fretta di leggere i giornali, non si è nemmeno tolto la giacca, hanno raccontato alcuni presenti.
Questo di togliere un nome per metterne un altro all'ultimo minuto è un trucco che avviene regolarmente”, spiega un eletto al Comune di Roma nelle file del Pdl, “ma di solito l'imbroglio avviene dentro il taxi in modo che al momento dell'arrivo in tribunale nessuno si accorga di nulla.
Se le voci che corrono sono vere, i vertici locali hanno commesso un enorme peccato di presunzione.
Hanno azzardato troppo, volendo fare non un cambiamento, ma addirittura quattro modifiche, per di più inserendo un nuovo capolista a pochi minuti dalla scadenza del termine.
Roba da dilettanti.
Ora si apre un nuovo scenario.
Decine di candidati, che hanno già sborsato centinaia di migliaia di euro, sono terrorizzati dall'idea di rimanere senza la candidatura e quindi fuori dai giri che contano.
Alcuni di loro sarebbero eventualmente piazzati come assessori alla regione qualora Renata Polverini vincesse.
Altri nominati al Comune di Roma nella giunta di Gianni Alemanno.
Qualche poltrona dovrà saltare per forza.
Nel mirino, secondo indiscrezioni, ci sarebbe quella alle politiche abitative di Alfredo Antoniozzi


ex forzista, il quale, oltre ad avere uno degli assessorati più importanti di Roma è anche eurodeputato.
Sarà per questo che Alfredo Antoniozzi è stato visto in questi giorni aggirarsi tra Campidoglio e il comitato di Renata Polverini più nervoso che mai.
Il suo posto traballa.
In tempi di crisi il doppio incarico è un lusso che nessuno può permettersi.
Tutti dovranno stringere la cinghia e sperare nel frattempo che i ricorsi vengano accettati.
Un caro saluto a tutti
Pio Pirolo
Presidente Made in Italy