Chissà se Frattini l'ha letto...forse si dovrebbe metterlo a conoscenza...
Storico israeliano: "Israele si potrebbe trovare costretto ad annientare l'Europa"
Scritto il 2010-03-12 in News
Al-Quds (Gerusalemme) - Lo storico militare israeliano Martin Karfeld ha affermato che Israele si potrebbe trovare costretto a distruggere l'intero continente europeo usando ogni tipo di armi, incluse quelle nucleari, nel caso in cui sentisse la sua fine vicina. Egli ha anche aggiunto che Israele considera l'Europa un bersaglio ostile.
Queste dichiarazioni sono state rilasciate durante un'intervista al canale 7 della radio israeliana, tradotta in arabo mercoledì scorso dal Centro studi, analisi e informazioni.
"Possediamo centinaia di testate atomiche e missili che possono raggiungere differenti bersagli nel cuore del continente europeo, compresa Roma", ha detto Karfeld, aggiungendo che la maggior parte delle capitali europee diventerebbero bersagli privilegiati per l'aviazione israeliana.
Lo storico israeliano ha più volte affermato la capacità di Israele di distruggere il mondo intero se esso si sentisse vicino alla fine.
Per quanto riguarda i palestinesi, lo storico Karfeld ha detto che al momento Israele persegue una specifica strategia basata sulla deportazione di massa dei palestinesi, con l'intenzione di espellerli tutti, senza eccezioni, ma sta solo aspettando il momento giusto per farlo.
"Due anni fa, solo il 7-8% degli israeliani credeva in questa soluzione per i palestinesi, ma solo due mesi fa la percentuale dei favorevoli è salita al 33%. Oggi, secondo un sondaggio dell'Istituto Gallup, tale percentuale è cresciuta fino al 55%".
Karfeld ha affermato che Israele deve trarre vantaggio da ogni evento che potesse fornirgli un'occasione d'oro per espellere i palestinesi, esattamente come accadde nel massacro di Deyr Yasin, nel 1948.
Rispondendo alla domanda "Israele non teme di essere considerato uno Stato criminale se espellesse i palestinesi?", Karfeld ha replicato: "Israele è uno Stato che non si cura di quello che gli altri dicono sul suo conto. Dovete ricordarvi cosa disse l'ex ministro della Difesa Moshe Dayan: 'Israele deve sempre agire come un cane rabbioso, troppo pericoloso da importunare".
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mercoledì 3 marzo 2010
Premessa . – Credo che sia inevitabile trovare differenze e sfumature di posizioni in un fenomeno complesso che si lega alla moderna guerra dei Cento Anni, il cui inizio supera gli anni di ogni attuale uomo vivente sulla terra, se prendiamo come inizio del processo l'anno 1882. Un'uomo che fosse nato in quell'anno avrebbe oggi 128 anni, ma ponendo che possa ricordare consapevolmente qualcosa almeno a partire dai 10 anni di età, dovrebbe perciò avere 138 anni ed avere avuto nella sua vita un interesse costante per l'insediamento coloniale sionista che inizia appunto nel 1882.
Rabkin ci dice che in quell'anno gli ebrei residenti in Palestina notarono subito la “novità” dei nuovi venuti, il loro diverso approccio al giudaismo, anzi la loro sostanziale estraneità alla religione dei padri.
Quando i Neturei Karta dicono che il sionismo è la negazione e l'opposto del giudaismo non è un modo di dire, non è una posizione polemica, ma è una profonda consapevolezza dottrinale e teologico-politica che non al momento non riuscimo ad approfondire oltre una certa soglia.
Pertanto che nell'opposizione al sionismo via sia una vasta gamma di contrapposizioni non è cosa che debba sorprendere. Se mai si tratta di riuscire a distinguere in un groviglio di ambiguità spesso pericolose. Per quanto riguarda il problema delle università e del boicotaggio accademico io preferisco cominciare con un'immagine che si trova nel libro di Ilan Pappe, La pulizia etnica della Palestina, dove egli ci fa sapere che l'università di Tel Aviv, non importa se e quanto prestigiosa, sorge di fatto su un villaggio palestinese raso al suolo e cancellato dalla carta geografica.
Addirittura, l'unico edificio di pregio sopravvissuto è diventato la sala dei professori, ma senza che una targa indichi l'origine storica del manufatto ed il nome dei suoi antichi proprietari. Le università non sono istituzioni separate dalla storia e dalle vicende politiche del paese in cui si trovano. Non vivono in un limbo al di fuori della storia e del tempo. Possono essere e spesso lo sono luoghi della guerra, dove anzi la guerra assume i suoi aspetti scientifici e più devastanti: bomba atomica, guerra chimica e batteriologica, intelligence, etc. Potremmo perfino dire che senza le università le guerre moderne non avrebbero assunto la potenza distruttiva su scala globale che oggi esse anno.
Quindi, l'idea di un boicottaggio accademico delle università isrealiane non mi sembra affatta insensata da parte di chi vuole contrastare la cento e più anni di consapevole politica razzista e genocidaria da parte del colonialismo sionista. Cercheremo però nei paragrafi che seguono di distinguere le differenti posizioni nell'ambito della sesta «Israeli Aparteid Week», cui è data la partecipazione di tre università italiane, e se possibile cercheremo di fare la storia delle precedenti cinque edizioni, di cui nulla personalmente in questo momento sappiamo. La televisione e la grande stampa non ci hanno mai informato ed anzi cercano di fare in modo che nulla sappiamo.
http://civiumlibertas.blogspot.com/2010/03/le-universita-europee-contro-israele.html