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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Salvatore La Valle

La Cina è vicina

12.11.2010 - Era questo il titolo di un film di contestazione del 1967 del regista Marco Belloccio. A quell’epoca della Cina si conosceva unicamente il faccione bonario di Mao Tse Tung e l’omonimo “Libretto di citazioni” delle Guardie Rosse.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e bisogna riconoscere che la Repubblica Popolare Cinese ha compiuto passi da gigante in tutti i campi. Ha messo in orbita terrestre satelliti con astronauti a bordo e tutti siamo rimasti colpiti dalle spettacolari Olimpiadi di Pechino del 2008 e dallo sfarzo della recentissima Esposizione Mondiale di Shangai. Ma è soprattutto in campo economico che la RPC ha posto in essere uno sviluppo sorprendente che da quasi un ventennio conosce un PIL a due cifre, frutto sicuramente del concorso di vari fattori che vede in prima linea il rinnovo della classe politica dirigente la quale ha deciso di aprire l’enorme paese ai mercati esteri consentendo, se non in linea di principio ma nei fatti, l’avvio di un pragmatico e sostanziale capitalismo.

Occorre, comunque, precisare che il benessere e i capitali non sono diffusi presso tutta la popolazione e le varie categorie di lavoratori, ma sono concentrati nelle mani di un 15/20% di persone, una vera e propria oligarchia quasi sempre coincidente con la classe politica dirigente espressione del Partito Comunista Cinese.

Un aspetto del boom economico cinese, che tutti ben conosciamo, è l’enorme esportazione di prodotti a basso prezzo che hanno fatto e continuano a fare una spietata concorrenza alle nostre industrie e alle nostre merci. Tantissime grandi imprese italiane (ma anche europee e americane) hanno deciso di delocalizzare le loro produzioni trasferendole nel grande paese asiatico o importando dallo stesso i prodotti semilavorati per poi completarli in Italia. Una infinità di piccole e medie imprese italiane (ma anche europee e statunitensi) sono state costrette a chiudere i battenti licenziando decine di migliaia di lavoratori.

Ma perché i prodotti cinesi sono così a buon mercato? Essenzialmente per due motivi. Primo perché, non esistendo sindacati liberi che possano tutelarli, i lavoratori cinesi sono costretti a orari di lavoro massacranti con paghe pressoché di pura sopravvivenza. Esistono poi i cosiddetti “LAOGAI” veri e propri campi di concentramento dove milioni (forse 5 o 6 o di più) di prigionieri vengono sistematicamente e brutalmente sfruttati e costretti ai lavori forzati. Tantissimo lavoro, tantissimi manufatti a costo quasi zero!

Secondo motivo lo yuan, la moneta cinese, che viene tenuto artificiosamente basso. Gli economisti stimano che esso sia sottovalutato del 25/40%.

Ci troviamo quindi in una situazione ormai non più sostenibile dove un paese formalmente antidemocratico, il quale viola sistematicamente i diritti umani (basta pensare alla pena di morte, agli aborti forzati, ecc.), ha svolto e continua a svolgere una concorrenza apertamente sleale verso tutti i paesi occidentali i quali, inspiegabilmente, si dimostrano inerti. La situazione diventa poi davvero paradossale se si pensa che la RPC mediante le esportazioni commerciali ha accumulato enormi riserve valutarie (si parla di 2.500 miliardi di dollari) che utilizza per comprare titoli del debito pubblico statunitense (i cosiddetti Bonds), ossia presta agli americani i soldi per comprare merci “made in China”.

Perché nessuno reagisce? Perché tutti gli stati occidentali subiscono passivamente? A chi giova tutto ciò? La risposta è una sola ed è inequivocabile: il commercio con la Cina, senza alcuna regolamentazione, fa arricchire unicamente le grosse e grasse multinazionali e il regime totalitario comunista cinese.

E’ proprio vero la Cina è vicina, anzi, l’alito del Dragone è sempre più pesante!



 
 

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Salvatore La Valle






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