Grazie
compagno D' Alema
di Gianmarco Marconi
24.03.07 -
Egregio sig. ministro degli esteri, nonché
vice presidente del consiglio:
al
fango in cui ci hanno gettato i suoi sodali di
governo lei ha aggiunto la sua arrogante subdola
impronta; lei ha il merito di averci riportato
indietro di ben 64 anni, permettendoci di assaporare
in anticipo la ricorrenza di quell8 settembre
che ci ha marchiato per i secoli a venire. Da
perfetto epigone di questa sciagurata data, lei
si è inventato quel multilateralismo
ambiguo e maleodorante che le consente di passeggiare
con aria tronfia a braccetto degli amici
Hezbollah, di dimenticarsi di avvisare
i nemici amerikani del turpe mercato
ordito per salvare una vita umana,
di dimenticarsi del destino dei nostri
Soldati:
LEI È INFIDO !
In
un salotto televisivo lei, autobeatificandosi,
si è presentato come un salvatore di vite
umane; quali? Quella di un giornalista di sinistra
strapagato ed incosciente che ha messo volontariamente
a repentaglio la vita altrui; oppure quella di
un miserevole autista (Sayed Agha)
venticinquenne padre di cinque figli e con una
moglie gravida? Di cosa si è vantato lei?
E per cosa esultava, sulla scaletta dellaereo,
il suo resciuscitato giornalista?:
LEI
È SPREGEVOLE !
In
un'intervista trasmessa in mondovisione lei ha
affermato di non aver mai avviato una trattativa
e che tutta la vicenda del sequestro
era stata spontaneamente gestita da
unorganizzazione umanitaria;
organizzazione che però non è stata
umanitaria nei suoi confronti nel
mandare in mondovisione una secca smentita in
cui afferma di aver agito esclusivamente in base
ad esplicite e successive indicazione di quel
governo di cui lei è vice presidente:
LEI
È UN IPOCRITA !
Nella
stessa intervista mondovisiva lei ha affermato
di non avere mai liberato nessuno
ma di essersi limitato a passare al
governo Afgano una lista di nomi fornitale dalla
predetta organizzazione umanitaria, abbandonando
così il malcapitato Presidente Karzaj al
ludibrio della folla, complimenti!:
LEI
È UN CODARDO !
Lei
è un perfetto esempio di ciò che
un uomo non dovrebbe mai essere e
quindi, nella sua nullità, lei può
essermi di grande aiuto nelleducare i miei
giovani figli a diventare il suo esatto contrario.
Gianmarco
Marconi - Il
Corriere d' Italia
Cittadino
Italiano Non di sinistra e Non giornalista
e quindi, di serie Z!
Abitante
a Strambino in provincia di Torino
(nel caso volesse scatenarmi contro gli amichetti
del pacifista Gino
Strada di cui le invio la biografie.pdf ,
nel caso si fosse dimenticato anche di questa!)
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Biografia di Gino Strada
GINO
STRADA
Una storia da conoscere e da ricordare
C'
è uno strano caso di "silenzio stampa"
in questo nostro grande paese: quello riguardante
il passato violento del dottor Gino Strada. Il
pacifista, la colomba, l' uomo che ama il bene
e fa del bene, il missionario laico che va in
soccorso degli oppressi, colui che predica col
ramoscello d' ulivo in bocca, è lo stesso
che faceva da "luogotenente" - insieme
al futuro odontoiatra Leghissa - a Luca Cafiero,
il famigerato capo del servizio d' ordine del
più che famigerato Movimento Studentesco
dell' Università Statale di Milano, quello
dei terribili e mai dimenticati "katanghesi".
Sì, è proprio lui: il "pacifista"
Gino Strada, colui che oggi dà dei "delinquenti
politici" agli esponenti della casa della
Libertà e dei DS che non vogliono soggiacere
ai suoi diktat di aspirante leader politico che
sogna un seggio in Parlamento. Per l' esattezza
Strada, insieme a Leghissa, era il capo del servizio
d' ordine di Medicina e Scienze e il suo gruppo,
o squadra, aveva questo inequivocabile nome: "Lenin".
Rispetto ai capi degli altri servizi d' ordine,
ad esempio Mario Martucci per la Bocconi e il
suo gruppo "Stalin", o Franco Origoni
per la squadra di Architettura, o Roberto Tuminelli,
l' erede delle famose scuole private per il recupero-anni,
alla guida del gruppo "Dimitroff" (il
bulgaro segretario della Terza Internazionale
accusato da Hitler di aver incendiato il Reichstag)
il gruppo guidato da Strada si distingueva per
la più cieca obbedienza e fedeltà
a quel fior di democratico e di amante dei diritti
civili che rispondeva al nome di Luca Cafiero,
capo supremo di tutti i Servizi d' Ordine e poi
divenuto deputato del PCI, candidato a Napoli,
dove superò addirittura in fatto di preferenze
l' on. Giorgio Napolitano. Ora Cafiero è
ritornato a fare il docente universitario alla
facoltà di Filosofia della Statale. Al
comando generale e assoluto di Cafiero c' erano
i gruppi "Stalin", "Dimitroff"
e tanti altri - ciascuno dei quali aveva uno o
più sotto-capi, ma era il "Lenin"
di Gino Strada che si distingueva per la prontezza
e la capacità di intervento laddove ce
ne fosse stato bisogno. In sostanza, ancora ben
lontano dallo scoprire il suo attuale animo pacifista,
Gino Strada era uno degli uomini di punta di quel
Movimento dichiaratamente marxista-leninista stalinista-maoista
che aveva i suoi uomini guida in Mario Capanna,
Salvatore "Turi" Toscano e Luca Cafiero.
I milanesi, e non solo loro, ricordano benissimo
quegli anni, e soprattutto quei sabati di violenza,
di scontri, di disordini. Ma ora nessuno dice
loro che ad accendere quelle scintille c' era
anche l' odierno "predicatore" Gino
Strada. Solo che allora non aveva dimestichezza
con le colombe bianche, le bandiere multicolori,
il rispetto altrui, il ramoscello d' ulivo. Ma
era molto di più avvezzo ai seguenti segni
identificativi: l' eskimo, il casco da combattimento,
e l' obbligo di portare con sé, 24 ore
su 24, le "caramelle": cioè due
sassi nelle tasche e soprattutto "la penna",
cioè la famosa Hazet 36 cromata, una chiave
inglese d' acciaio lunga quasi mezzo metro nascosta
sotto l' eskimo o nelle tasche del loden (con
cui fu ucciso, tra gli altri, Sergio Ramelli,
ma uccidere un Fascista non è un reato!).
Alla "penna", si usava tale termine
durante le telefonate per evitare problemi con
le intercettazioni, si era arrivati partendo dalla
"stagetta" (i manici di piccone che
avevano il difetto di spezzarsi al contatto col
cranio da colpire), dalle mazze con avvitato un
bullone sulla sommità per fare più
male, e dai tondini di ferro usati per armare
il cemento, ma anch' essi non adatti poiché
si piegavano. I katanghesi e il loro servizio
d' ordine, Gino Strada in testa, erano arrivati
a questa scelta finale in fatto di armamentario,
su esplicita indicazione del loro collegio di
difesa che allineava nomi oggi famosissimi come
quello di Gaetano Pecorella, Marco Janni, Gigi
Mariani, insieme ad altre decine di futuri principi
del foro, mentre sul fronte dei "Magistrati
Democratici" spiccava la figura di Edmondo
Bruti Liberati. Il "collegio di difesa"
aveva dato istruzioni ben precise in caso di arresti
e processi: "Negare sempre l' evidenza",
anche in caso di fotografie o filmati inequivocabili,
definire come "strumento di lavoro"
la scoperta eventuale della chiave inglese. Sarebbe
stato difficile giustificare come tale un manico
da piccone o un tondino di ferro, facilmente considerabili
e catalogabili come "arma impropria",
mentre diventata più facile con la chiave
inglese. "Dite che stavate andando a riparare
il bagno della nonna o che vi serviva per sistemare
l' auto di vostro padre", poteva essere una
delle indicazioni difensive consigliate in caso
di bisogno. "Pacifici ma mai pacifisti"
era uno degli slogan ideati da Mario Capanna,
ed è strano dunque che oggi Gino Strada
si definisca proprio "pacifista". Comunque,
a parte la canzoncina ritmata con cui si caricavano
prima degli scontri (kata-kata-katanga), essi
pronunciavano ad alta voce ben altri slogan di
quelli di oggi e perseguivano ben altri obiettivi.
E i loro avversari non erano solo i Tommaso Staiti
sul fronte della destra, ma anche i "compagni"
di Avanguardia Operaia (molti dei quali oggi sono
esponenti dei Verdi), Lotta Continua (dei Sofri,
Mario Deaglio, Gad Lerner, apprezzato radiocronista
dai microfoni di Radio Popolare incaricato di
dare le istruzioni in diretta sulle vie da evitare
e sulle vie di fuga da percorrere) e Lotta Comunista
(memorabile e indimenticabile uno scontro di inaudita
violenza) e perfino coi primi gruppi di Comunione
& Liberazione. Anche quelli di sinistra erano
i "nemici" di Strada al pari di Tom
Staiti e dei suoi. Non c' è bisogno di
scomodare la memoria del prefetto Mazza e del
suo famoso rapporto, la cui rispondenza alla verità
venne riconosciuta solo molti anni dopo, per affermare
che il servizio d' ordine del Movimento Studentesco
era uno dei corpi più militarizzati, una
autentica banda
armata che incuteva terrore e seminava odio in
quegli anni. Si trattava di una autentica falange
macedone di 300-500 persone, (Strada e Leghissa
ne guidavano una cinquantina), che non arretravano
di un millimetro nemmeno di fronte agli scudi
della polizia in assetto da combattimento. Semmai,
purtroppo avveniva talvolta il contrario. Unico
aspetto positivo è che, a differenza di
Lotta Continua, il Movimento Studentesco non ha
prodotto successivi passaggi al terrorismo. Anche
se bisognerebbe riaprire le pagine del delitto
Franceschi alla Bocconi e sarebbe ora che la coscienza
di qualcuno che conosce la verità finalmente
si aprisse. Che si trattasse di un corpo militarizzato,
in tutti i sensi, strumenti di violenza compresi,
è fuor di dubbio. Così come è
indubitabile la autentica ed elevata ferocia che
caratterizzava quei gruppi che attaccavano deliberatamente
la polizia come quando si trattò di arrivare
alla Bocconi per conquistare il diritto dei lavoratori
ad avere le aule per i loro corsi serali. E non
possono certo essere le attuali conversioni dei
Sergio Cusani, degli Alessandro Dalai, dei Gino
Strada, degli Ugo Volli (considerato, senza ritegno
alcuno, "l' erede di Umberto Eco") o
degli Ugo Vallardi (al vertice del gruppo Rizzoli-Corriere
della Sera) a far dimenticare quegli anni, quelle
violenze, e quelle "squadre di propaganda"
di cui faceva parte anche un certo Sergio Cofferati,
in qualità di studente-lavoratore della
Pirelli. Qualcuno, quando incrocia il dottor Gino
Strada in qualche talk-show televisivo, vuole
provare a ricordargli se ha qualche ricordo di
quei giorni, di quegli scontri, di quelle spranghe,
di quei ragazzi (poliziotti o studenti) rimasti
sul selciato? Che bello sarebbe poterglielo chiedere
al dottor Gino Strada se rinnega il suo passato
e come si concilia col suo presente.