NATALE,
STORIA, CURIOSITA'
E TRADIZIONI
IL
NATALE NELL' ALTRA PARTE DEL
MONDO
notizie e curiosità sul
Natale in diverse parti del
mondo
Il
Natale nell' altra parte del mondo
La tradizionale atmosfera natalizia
è tutt'altra cosa in numerosi
Paesi non europei. Basti pensare
che dall' altra parte del mondo
c' è chi festeggia la nascita
di Cristo in costume da bagno.
Lungi dall' essere blasfemi, alcuni
comportamenti" sono
dettati da esigenze strettamente
connesse al clima.
Ed è difficile immaginare
Babbo Natale vestito di tutto
punto, così come impone
la tradizione lappone, con 40
gradi all'ombra. Ciò nonostante,
in ogni angolo del pianeta in
cui si trovi una comunità
cristiana il Natale viene festeggiato
più o meno riccamente.
In Indonesia, ad esempio, gli
abitanti di fede cristiana sono
un'esigua minoranza. Eppure, il
25 dicembre è un giorno
di grande festa cui partecipano
anche i credenti delle altre religioni.
Alla luce degli ultimi avvenimenti
sembrerà quasi assurdo,
ma in questo bellissimo Paese
il giorno di Natale i mussulmani
vengono ospitati nelle case dei
cristiani e viceversa. A Cuba
la "noche buena", così
è chiamata la sera della
vigilia, è praticamente
passata inosservata per lungo
tempo. Solo da qualche anno, cioè
da quando lo Stato ha tolto il
veto ai riti religiosi, sono tornate
in auge le tradizioni di derivazione
contadina. Nonostante la calura
del periodo (a dicembre in America
Latina è piena estate)
si banchetta fino all'alba con
portate a base di carne di maiale
e birra. E nelle case non mancano
gli alberi addobbati ed i presepi.
In Messico, i grandi pranzi
del 25 sono ulteriormente animati
dalla tradizionale rottura delle
"pentolacce" di cartapesta
che contengono dolci, canditi
e frutta. Mentre l' Argentina,
nonostante la distanza geografica,
mantiene usanze vicinissime alle
nostre: la sera della vigilia
si riunisce tutta la famiglia
per il cenone. Nel menù
troviamo carne alla brace, panettone
e spumante. L'unica nota curiosa
si rileva nell'albero di Natale,
che deve essere rigorosamente
di plastica (non tanto per questioni
ambientaliste ma perché
le elevate temperature del periodo
non permettono di mantenere verde
una pianta vera) e che viene letteralmente
inondato di neve finta. Dopo tanto
caldo, passiamo a Paesi più
simili a noi per condizioni climatiche.
Un freddo veramente intenso connota
il Natale del Canada dove,
in alcune zone, permane la tradizione
che porta i bambini di casa in
casa a cantare inni per poi essere
ricompensati con un po' di spiccioli,
dolci e una bevanda calda. Analoga
usanza è adottata in tutti
gli Stati Uniti dove, dopo
le performance canore, i bimbi
appendono ai piedi dei loro letti
la federa del cuscino o le calze
in cui Santa Claus lascerà
i regali. Infine, non si può
tacere dei luminosi Natali della
"Grande Mela". New York,
è pronta a festeggiare
il 25 dicembre 2002. Le vetrine
non mancano di abbagliare con
i loro coloratissimi addobbi e
le strade sono invase dalla gente
che cerca i regali e gli ingredienti
per il rituale pranzo che riunisce
la famiglia. Una tradizione curiosa
arriva dal quartiere di Brooklyn
dove, dal 26 dicembre al primo
giorno dell'anno nuovo, si svolge
la festa degli afroamericani che
non riconoscono come propria la
festività del "White
Christmas". Nelle strade
e in alcune case rivivono i suoni
e l'atmosfera dell' Africa,
si accendono candele rosse, verdi
e nere e si scambiano biglietti
di auguri che auspicano un felice
raccolto. Le origini di questa
festa, che chiaramente si pone
in controtendenza al consumismo
dilagante, ha radici nel movimento
dei diritti civili e del potere
nero. Resta solo da ricordare
i purtroppo numerosi Paesi del
mondo in cui la povertà
si riflette inevitabilmente sulle
usanze. In molte zone del Terzo
Mondo il 24 dicembre cade regolarmente
come in ogni altro luogo. Ma non
ci si scambia regali, non si usano
addobbi, e spesso è difficile
trovare qualcosa da mettere nel
piatto del pranzo di Natale
come in tutti gli altri giorni
dell' anno.
NATALE IN BIELORUSSIA.
Natale ormai è alle porte,
lo possiamo capire dagli addobbi
e le luci che abbelliscono di
giorno in giorno le strade, le
vetrine e i negozi. Anche nel
mio paese, in Bielorussia, si
fanno preparativi per questa festa,
ma sarà tutto diverso.
Sicuramente ci sarà tanta
neve e il mio villaggio, con le
sue piccole case di legno, le
strade poco illuminate, in mezzo
alla campagna, sembrerà
una scena del presepe. Il presepe
però non fa parte delle
tradizioni del Natale ortodosso,
diversa è anche la data
di questa ricorrenza,noi infatti
lo festeggiamo il sette gennaio.
Nelle famiglie, la sera della
vigilia non si fa il cenone, ma
c' è ugualmente una cena
particolare, con sette pietanze
diverse. Nessuna portata deve
essere cucinata con la carne,
ma solo con verdure e cereali.
Sotto la tovaglia si mette un
pò di fieno che il giorno
di Natale viene raccolto e portato
nella stalla perché protegga
gli animali durante tutto l'anno.
Sempre nel giorno di Natale i
bambini si mascherano da spiriti
o animaletti e vanno in giro per
le case a fare gli auguri cantando
canti che parlano della nascita
di Gesù, in cambio ricevono
caramelle, dolcetti e anche soldi.
Questa usanza ricorda un pò
l'italiana festa della Befana.
Anche se festeggiato in modo diverso
e in una data diversa, il Natale
è anche per noi una bella
festa di pace per tutti gli uomini.
IL NATALE
BUDDISTA. Il Natale
è una festa cristiana che
commemora ogni anno la nascita
di Cristo. Il buddismo in sé
non festeggia questa festa, crede
nell'esistenza di Gesu' e lo identifica
come un illuminato, una persona
che ha aiutato molti ad alleviare
le sofferenze. Più che
il Natele si festeggia il capodanno
in quanto rappresenta l'inizio
di un nuovo anno dove si rideterminano
obiettivi individuali e creare
la pace nel mondo; comunque il
Natale in occidente i buddisti
lo festeggiano lo stesso per stare
in famiglia con i parenti, un
momento particolare molto piacevole.
Abbiamo molte altre feste durante
l' anno. Sono anniversari e commemorazioni
che si festeggiano insieme fra
noi, ci si racconta esperienze
di vita: c'è musica, messaggi
di incoraggiamento dal presidente
dell'associazione a cui appartengono
(SGK), rinfreschi, ed alla fine
ci si fa tra di noi dei regalini
semplici, creati da noi stessi,
con scritto sopra: poesie, frasi
di incoraggiamento ed altri messaggi
d'amore. Un po' di storia Il Buddismo
è nato per rispondere all'esigenze
di tutti gli esseri umani: come
superare le sofferenze e vivere
un'esistenza realizzata e soddisfacente.
Nell' India del 500 a.c. Siddharta,
dopo anni di ricerche e meditazioni,
intuì finalmente la causa
del proprio problema:gli esseri
umani soffrono perché la
loro visione della realtà
è falsata. Di conseguenza,
le loro stesse azioni li portano
inconsapevolmente verso l' infelicità.
Si avventurano nel dell' esistenza
come chi si muove nell'oscurità
armato solo di una piccola candela
che rischiara a malapena ciò
che lo circonda. Tutt' intorno
un mondo di ombre, incertezze,
paure, passi falsi, sofferenze.
Ma l' essere umano ha la possibilità
di illuminare il suo cammino.
Ecco allora il termine Budda ("illuminato",
in sanscrito). Siddharta (chiamato
anche Shakiamuni, cioè
"il saggio degli Shakia",
dal nome del suo popolo) insegno
la via per illuminare la propria
esistenza e vivere in armonia
con l' ambiente nell'arco di oltre
40 ani di predicazione. Il Sutra
del Loto è uno dei suoi
ultimi insegnamenti. In esso rivela
l'esistenza di una forza vitale
universale che genera, permea
e regola tutti i fenomeni della
vita. Ogni essere umano -egli
dice- indipendentemente da razza,
sesso, cultura o epoca in cui
vive, possiede in sé questa
condizione vitale illuminata (definita
buddità), così come
in ognuno sono presenti altri
stati vitali che si manifestano
nelle varie forme dell'umana natura
(collera, avidità, gioia,
sofferenza, e così via).
La Buddità rappresenta
il potenziale per lo sviluppo
di un' illimitata energia positiva
che, attingendo da inesauribile
fonte della vita universale di
cui l' individuo è parte
integrante, porta verso uno stato
di felicità, permettendo
il superamento delle umane sofferenze
e svillupando una naturale passione
per gli altri.
IL
NATALE NEL MONDO
Africa
Nigeria
Un paese dalle mille etnie e dalle
tante religioni. In Nigeria alberi
e presepi non fanno capolino se
non nelle regioni a più
alta concentrazione cristiana,
e la tradizione più diffusa
rimane quella del pranzo con la
famiglia allargata.
Ghana
Chiese addobbate festosamente,
musica, processioni e parate nelle
strade: questo è il Natale
in Ghana, non esattamente il centro
del cristianesimo. Una festa che
diventa anche un' occasione per
andare a trovare parenti e amici
che vivono in villaggi diversi
e lontani. Il pranzo di Natale
prevede riso, pollo, agnello e
frutta di ogni tipo. Nelle famiglie
cristiane viene fatto l' albero,
ma ovviamente non si tratta né
di un pino né tantomeno
di un abete: il mango è
quello più diffuso.
Kenya
Le non moltissime chiese cristiane
del Kenya vengono addobbate con
fiori coloratissimi, gli stessi
che decorano i locali alberi di
Natale. Le famiglie si riuniscono
per il pranzo, mentre gruppi di
ragazzini girano di casa in casa
chiedendo piccoli doni e dolcetti.
Il piatto tradizionale è
il nyama choma, un arrosto di
capra.
Egitto
Un paese musulmano ma con una
nutrita presenza cristiana, anche
se di confessione copta. Il calendario
in Egitto è diverso, e
quindi Natale viene festeggiato
il 7 di gennaio, ma le celebrazioni
iniziano addirittura il 25 di
novembre, quando da pranzi e cene
spariscono per 40 giorni sia la
carne che il latte. Il "digiuno"
termina la sera del 6 gennaio.
Il 7 gennaio si svolgono le celebrazioni
religiose (a volte trasmesse anche
dalla Tv di Stato), mentre il
piatto tradizionale è il
Fatta, ricetta a base di carne
e riso. Da alcuni anni hanno fatto
la loro comparsa anche gli alberi
di Natale, rigorosamente artificiali.
Sudafrica
Un Natale molto particolare quello
del Sudafrica, non fosse altro
perchè cade nel bel mezzo
delle vacanze estive. Così
il 25 di dicembre diventa poco
più di una scusa per fare
una gita fuoriporta o per passare
una giornata al mare.
Zimbabwe
A Kisimusi - questo la denominazione
del Natale in Zimbabwe - gli adulti
regalano dei doni ai bambini.
Il centro delle celebrazioni è
però il pranzo, che generalmente
è "cumulativo",
vale a dire che raccoglie molte
famiglie che partecipano attivamente
alla sua preparazione. Porridge,
arrosto (generalmente di capra,
ma non è detto), verdure
e dolci sono le portate.
Americhe
Bahamas
Natale alle Bahamas significa
Junkanoo. Trattasi di una festa
che trova le sue origini nel periodo
non troppo lontano in cui in queste
isole la maggior parte della popolazione
era costituita da schiavi. Una
festa in cui domina la musica
locale e che finisce alle prime
luci dell'alba. Una festa, per
le nostre abitudini, assolutamente
poco natalizia.
Bolivia
Come nel caso di altri paesi andini
anche in Bolivia gioca un ruolo
centrale il presepe, che si trova
in tutte le case e in tutte le
chiese. La notte del 24 ruota
attorno alla Misa Del Gallo, al
termine della quale in molte strade
viene cosparso dello zucchero.
I regali i bambini li ricevono
all'Epifania, e la sera del 5
gennaio le scarpe dei piccoli,
con dentro una lettera per i Re
Magi, vengono messe fuori dalla
porta. Durante la cena di Natale
si mangia la picana, mais, carne
di maiale, pomodori, cipolle,
peperoni, zuppe e frutta.
Brasile
Un mix di genti e culture paragonabile
agli Stati Uniti. Il Brasile è
un paese ricchissimo di tradizioni
assai lontane tra loro. Il presepe
è diffusissimo nel nord-est
del paese poiché qui (esattamente
a Olinda, cittadina dello stato
di Pernambuco) venne introdotto
nel corso del Seicento dal frate
francescano Gaspar de Santo Agostinho.
La rappresentazione della nascita
di Gesù Bambino è
"arricchita" dalla presenza
di alcuni zingari, che secondo
la tradizione locale vogliono
rapire Gesù. I regali ai
piccoli li porta Papai Noel, versione
carioca di Santa Claus. La messa
di mezzanotte è seguita
dal pranzo natalizio, la Ceia
de Natal. Nelle più grandi
città vengono innalzati
grandi alberi arricchiti da centinaia
di luci, e quasi dappertutto si
svolgono processioni e cortei,
alcuni sacri altri profani. Una
delle manifestazioni più
celebri (e pacchiane) è
quella che si svolge allo stadio
Maracanà di Rio de Janeiro,
dove le autorità della
città danno il benvenuto
a Babbo Natale che arriva in elicottero
Canada
Geograficamente e culturalmente
vicino agli Stati Uniti, il Canada
non poteva che sviluppare una
serie lunghissima di tradizioni
natalizie. Ogni città,
ogni comunità, ogni etnia
ha il suo modo di festeggiare
il 25 di dicembre: tratti comuni
sono il cenone/pranzo, l'albero
e Santa Claus. Un'antica tradizione
- che si fa risalire addirittura
a Samuel de Champlain, l'esploratore
che fondò la città
di Quebec nel 1608 - vuole però
che le celebrazione del Natale
abbiano inizio il 25 novembre,
giorno di Santa Caterina e festa
delle donne single.
Cile
In Cile i bambini attendono con
ansia il Viejo Pascuero, una specie
di Santa Claus andino molto simile
al nostro Babbo Natale. Il cenone
di Natale inizia alle luci dell'alba
del 25, dopo la conclusione della
Misa del Gallo. Il dolce tradizionale
cileno è il Pan de Pascua,
una specie di pane dolce con frutta
e biscotti.
Colombia
L'accensione delle candele durante
la festa dell'Immacolata Concezione:
così inizia il Natale in
Colombia. Con l'avvicinarsi del
25 di dicembre decine di candele
vengono accese in ogni casa e
invadono anche i bordi delle strade.
Il 16 inizia la posada, non prima
però di avere completato
l'albero. La Noche Buena prevede
lo scambio dei regali (portati
da Gesù Bambino e non da
Babbo Natale) e la messa di mezzanotte.
Prima di andare a dormire si mangia
l'ajiaco, una zuppa di patate,
pollo e mandorle, mentre la bevanda
tradizionale - piuttosto alcolica
- è il Sabajòn (tequila,
uova, latte, vino e whisky). Negli
ultimi anni le tradizioni statunitensi
si stanno però diffondendo:
segno inequivocabile di questo
fenomeno è la comparsa
di numerosi Babbi Natale e l'introduzione
del tacchino ripieno nel pranzo
di Natale.
Costa
Rica
Tamburi e musiche tradizionali
accompagnano in Costa Rica la
tradizionale Posada, che inizia
nove giorni prima di Natale. Diffusissimo
anche il Nascimiento, vale a dire
il presepe, mentre l'albero ha
conosciuto negli ultimi anni una
grossa diffusione soprattutto
per merito di una numerosa comunità
tedesca che vive in questo paese.
Il cenone/pranzo di Natale è
molto ricco, e il piatto principale
è l'escabeche, uno sformato
di carote, cavoli, peperoni, cipolle,
piselli e aceto. Il dolce tradizionale
si chiama invece Navideño.
I regali vengono scambiati a Capodanno,
mentre le feste vengono chiuse
il 6 di gennaio con una grande
parata di carri e musica.
Asia
Arabia
Saudita
La culla dell'Islam non riconosce
il Natale quale sua festa ufficiale
(e non ne avrebbe nemmeno motivo
per farlo), ma - almeno ufficialmente
- non lo vieta, ma i festeggiamenti
dei pochissimi cristiani (stranieri,
nella quasi totalità dei
casi) si svolgono in forma estremamente
privata. Niente luci o addobbi
in Arabia Saudita quindi, se non
nelle proprie case, unico luogo
dove in maniera un po' spartana
si celebra la festività.
Armenia
La messa di mezzanotte in Armenia
è chiamata badarak, durante
la quale viene fatta bere ai fedeli
dell'acqua benedetta. Prima di
Natale viene osservata una settimana
di totale astinenza da tutti i
cibi di origine animale.
Cina
Il Natale in Cina riflette le
particolari condizioni politiche
del gigante asiatico. Qui i cristiani
sono una piccolissima minoranza,
ma possono festeggiare il Natale,
anche se in maniera poco tradizionale.
Le celebrazioni avvengono quasi
esclusivamente nelle grandi città,
perché lì si trovano
i circa 4 milioni di cristiani
cinesi, Quasi impossibile rintracciare
un presepe, anche se non più
tardi di tre anni fa una spedizione
archeologica nella provincia dello
Xian ha rinvenuto una natività
in legno databile attorno all'800
d.C., poco più di un secolo
più tardi rispetto alle
prime testimonianza che garanriscono
la presenza di monaci missionari
in Cina. Esiste anche una sorta
di Babbo Natale locale, chiamato
Dun Che Lao Ren.
Corea
del Sud
A differenza dei vicini giapponesi
in Corea il lato religioso del
Natale è molto più
sentito. Centrale è quindi
la messa di mezzanotte, al termine
della quale prima si celebrano
anche i battesimi dei nuovi fedeli
che hanno deciso di abbracciare
il cristianesimo, poi si svolgono
una serie di cori tradizionali
improvvisati nelle strade delle
città. Il pranzo prevede
una torta salata a base di riso,
il kimchi (verdure grigliate con
spezie) e carni arrostite. Lo
scambio dei regali rimane comunque
una tradizione diffusissima.
Filippine
Le celebrazioni natalizie qui,
nel paese più cristiano
di tutto il continente asiatico,
cominciano assai presto. Come
in altri paesi che hanno conosciuto
la colonizzazione spagnola, centro
di tutte le tradizione è
la Misa de Gallo, la messa di
mezzanotte che può durare
anche fino all'alba. Numerose
sono anche le rappresentazioni
della Natività e delle
peripezie della Sacra Famiglia
che si tengono sino al giorno
dell'Epifania. In ogni casa delle
Filippine si trovano le lanterne
di Natale, lampade colorate e
decorate. Piatto tipico è
il Bibingka, una torta salata
a base di riso e verdura, assieme
al quale si beve una particolare
qualità di tè, il
salabat.
Giappone
Può un paese che conta
una percentuale di cristiani non
superiore all'1% celebrare il
Natale? Sì, e la prova
vivente è il Giappone.
Si tratta ovviamente di un Natale
completamente spogliato dei suoi
significati religiosi, mentre
quelli più commerciali
sono ben vivi. Centri commerciali
e negozi fanno quindi sfoggio
di un numero impressionante di
Babbi Natale, personaggio per
cui gli abitanti di questo strano
paese impazziscono. Il vecchietto
vestito di rosso qui viene chiamato
anche Santa Kurohsu, e a volte
viene raffigurato con un paio
di occhi anche sulla nuca, una
particolarità da attribuire
al fatto che nel pantheon nipponico
esiste una divinità - Hoteiosho
- che porta dei regali ai bambini
che si sono comportati bene, e
che come caratteristica ha proprio
un paio di occhi sulla nuca, con
i quali può controllare
meglio il comportamento dei piccoli.
I giapponesi non vanno in Chiesa,
non esiste un tipico menu natalizio,
ma fanno regali in gran quantità.
Una delle ragioni, ma certo non
l'unica, è da ricercare
nella presenza di una numerosa
colonia americana che si è
stabilita qui dopo la fine dell'ultima
guerra mondiale. Tutte le decorazioni
natalizie iniziano a sparire già
il 26 di dicembre.
Oceania
Australia
Il Natale australiano non è
molto diverso da quello dei "cugini"
neozelandesi. I cibi sono praticamente
gli stessi, l'abitudine di passarlo
tra amici e famglia anche. Gli
abitanti di questa enorme isola
sono forse un po' più sportivi,
e non pochi approfittano della
bella stagione per passarlo in
qualche spiaggia. Assai celebre
è il concerto di Natale
che si tiene, ormai dal 1937,
nella St. Mary's Cathedral di
Sydney. Case, piazze e chiese
sono addobbate con fiori di Jaracanda
o con i tradizionali (almeno per
l'Australia) Cespugli di Natale,
piante che danno dei piccoli fiori
rossi vagamente somiglianti alle
nostre Stelle di Natale.
Nuova
Zelanda
Fiori viola e un nome quasi impronunciabile
(Pohutokawa) per l' albero di
Natale neozelandese. I trascorsi
coloniali sotto lo Union Jack
hanno però portato anche
in questa parte del mondo la tradizione
di Babbo Natale. Gli usi e costumi
britannici sono diffusissimi,
prova ne è il pranzo del
25 di dicembre, quando sulla tavola
troneggia il tacchino con il budino
di prugne, accanto al quale compaiono
alcuni piatti più tipicamente
neozelandesi. Uno di questi è
il Pavlova, una specie di meringa
con fragole e kiwi. Un piatto
che scatena da decenni una lotta
nazional-culinaria tra Nuova Zelanda
e Australia: il Pavlova sarebbe
stato inventato a Sydney da uno
chef neozelandese. Da alcuni anni
a questa parte si sta diffondendo
l'abitudine di festeggiare con
tutti i crismi un secondo Natale
il 25 di luglio, quando l'emisfero
Australe è in pieno inverno.
Il Natale cristiano si festeggia
nellom stesso periodo in cui la
tradizione maori celebrava l'
arrivo del mese di Hakihea, una
sovrapposizione che ha creato
anche un particolare mix culturale:
da un lato gli "europei"
hanno comunciato ad usare l' hangi,
una particolare pietra con un
buco dentro il quale si possono
cuocere carni, verdura e frutta.
I maori hanno arricchito la propria
cosmogonia con un nuovo compito
per Papatuanuku, la Madre Terra:
la distribuzione dei doni ai bambini.