"L'umanita'
ha bisogno di Dio"
L'omelia del Papa per il
Natale 2004
CITTA'
DEL VATICANO - "L' intera umanità
segnata da tante prove e difficoltà ha
bisogno di te. Resta con noi, pane vivo disceso
dal cielo per la nostra salvezza". Collegato
in mondovisione con 72 paesi, il fragile Papa
annuncia al mondo la nascita di Cristo e il messaggio
di redenzione ad esso collegato. In questa notte
di Natale si prega per la Terra Santa affinchè,
"divenga terra sicura" e per i governanti
che nulla devono lasciare d' intentato "per
vincere il male".
La messa di mezzanotte per una antichissima tradizione
che risale agli albori della Chiesa di Roma, ricorda
il silenzio che tutto avvolgeva quando nacque
Gesù e quando la luce brillò davanti
ai pastori e alle genti ai tempi di Cesare Augusto.
In basilica hanno trovato posto circa 10 mila
persone in possesso di un biglietto d' entrata.
Ma i cartoncini distribuiti nei giorni scorsi
dalla Prefettura della Casa Pontificia non sono
stati sufficienti per esaudire tutte le richieste
pervenute da varie parti del mondo, così
all'esterno, sulla piazza vaticana, svariate centinaia
di fedeli si sono dovuti accontentare di seguire
la solenne celebrazione grazie ad un maxischermo.
Nonostante la pioggia e il freddo. L' entrata
in basilica, per motivi organizzativi, è
iniziata circa due ore prima dell' inizio del
rito a causa dei controlli effettuati attraverso
i varchi e i metal detector predisposti dalla
polizia.
Ad ascoltare la messa natalizia ci sono anche
sette paesi a maggioranza musulmana come l' Algeria,
la Turchia, il Marocco, la Tunisia, l' Indonesia,
il Senegal e la Giordania. Per la Turchia e l'
Algeria si tratta della prima volta. Il Papa sembra
ben sopportare la fatica. Legge per intero il
(breve) testo dell' omelia, scandisce in modo
comprensibile le parole e celebra lui stesso all'altare,
grazie all' ausilio del tronetto mobile che consente
di elevarlo all' altezza dell' altare.
La
forma di Parkinson di cui soffre da anni lo blocca
ormai nella mimica facciale ed è la causa
delle difficoltà alla parola. Per superarle,
almeno nei momenti in cui deve apparire in pubblico,
i medici che lo hanno in cura ricorrono agli effetti
dei farmaci a base di levodopa, farmaco che viene
prescritto generalmente per questo genere di patologie.
Con la nascita
di Gesu' rifiorisce l' albero della vita nel deserto
dell' umanita'.
CITTA'
DEL VATICANO - Il Natale
e' ''prepotentemente bisogno di intimita' e
di pace''. Lo sottolinea il Papa, nel messaggio
Urbi et orbi (alla citta' e al mondo) pronunciato
dal sagrato di piazza san Pietro. Dopo aver ricordato
che oggi la Chiesa rinnova la ''gioia immutata''
della nascita di Cristo, il Papa ha commentato:
''Un' onda di tenerezza e di speranza ci riempie
l' animo, insieme a un prepotente bisogno di intimita'
e di pace''. ''Con la nascita di Gesu'
- ha aggiunto in un passaggio successivo - rifiorisce
l' albero della vita nel deserto dell' umanita'''.
Il Papa invita a non scoraggiarsi di fronte ai
mali che affliggono l' umanita' di oggi, ma a
impegnarsi con coraggio per la pace, che e' possibile
e doverosa. E chiede pace soprattutto per la Terra
santa. ''Salvaci dallo scoraggiamento nell'
affrontare i cammini della pace, difficili si',
ma possibili e percio' doverosi; cammini urgenti
sempre e ovunque, soprattutto nella Terra dove
sei nato tu'', ha detto nel messaggio Urbi
et orbi diventato invocazione e preghiera.
IL NATALE NELL'
ALTRA PARTE DEL MONDO
notizie e curiosità sul Natale in diverse
parti del mondo
Il
Natale nell' altra parte del mondo La tradizionale
atmosfera natalizia è tutt'altra cosa in
numerosi Paesi non europei. Basti pensare che
dall' altra parte del mondo c' è chi festeggia
la nascita di Cristo in costume da bagno. Lungi
dall' essere blasfemi, alcuni "comportamenti"
sono dettati da esigenze strettamente connesse
al clima.
Ed è difficile immaginare Babbo Natale
vestito di tutto punto, così come impone
la tradizione lappone, con 40 gradi all'ombra.
Ciò nonostante, in ogni angolo del pianeta
in cui si trovi una comunità cristiana
il Natale viene festeggiato
più o
meno riccamente. In Indonesia, ad esempio, gli
abitanti di fede cristiana sono un'esigua minoranza.
Eppure, il 25 dicembre è un giorno di grande
festa cui partecipano anche i credenti delle altre
religioni. Alla luce degli ultimi avvenimenti
sembrerà quasi assurdo, ma in questo bellissimo
Paese il giorno di Natale i mussulmani vengono
ospitati nelle case dei cristiani e viceversa.
A Cuba la "noche buena", così
è chiamata la sera della vigilia, è
praticamente passata inosservata per lungo tempo.
Solo da qualche anno, cioè da quando lo
Stato ha tolto il veto ai riti religiosi, sono
tornate in auge le tradizioni di derivazione contadina.
Nonostante la calura del periodo (a dicembre in
America Latina è piena estate) si banchetta
fino all'alba con portate a base di carne di maiale
e birra. E nelle case non mancano gli alberi addobbati
ed i presepi. In Messico, i grandi pranzi
del 25 sono ulteriormente animati dalla tradizionale
rottura delle "pentolacce" di cartapesta
che contengono dolci, canditi e frutta. Mentre
l' Argentina, nonostante la distanza geografica,
mantiene usanze vicinissime alle nostre: la sera
della vigilia si riunisce tutta la famiglia per
il cenone. Nel menù troviamo carne alla
brace, panettone e spumante. L'unica nota curiosa
si rileva nell'albero di Natale, che deve essere
rigorosamente di plastica (non tanto per questioni
ambientaliste ma perché le elevate temperature
del periodo non permettono di mantenere verde
una pianta vera) e che viene letteralmente inondato
di neve finta. Dopo tanto caldo, passiamo a Paesi
più simili a noi per condizioni climatiche.
Un freddo veramente intenso connota il Natale
del Canada dove, in alcune zone, permane
la tradizione che porta i bambini di casa in casa
a cantare inni per poi essere ricompensati con
un po' di spiccioli, dolci e una bevanda calda.
Analoga usanza è adottata in tutti gli
Stati Uniti dove, dopo le performance canore,
i bimbi appendono ai piedi dei loro letti la federa
del cuscino o le calze in cui Santa Claus lascerà
i regali. Infine, non si può tacere dei
luminosi Natali della "Grande Mela".
New York, è pronta a festeggiare il 25
dicembre 2002. Le vetrine non mancano di abbagliare
con i loro coloratissimi addobbi e le strade sono
invase dalla gente che cerca i regali e gli ingredienti
per il rituale pranzo che riunisce la famiglia.
Una tradizione curiosa arriva dal quartiere di
Brooklyn dove, dal 26 dicembre al primo giorno
dell'anno nuovo, si svolge la festa degli afroamericani
che non riconoscono come propria la festività
del "White Christmas". Nelle strade
e in alcune case rivivono i suoni e l'atmosfera
dell' Africa, si accendono candele rosse,
verdi e nere e si scambiano biglietti di auguri
che auspicano un felice raccolto. Le origini di
questa festa, che chiaramente si pone in controtendenza
al consumismo dilagante, ha radici nel movimento
dei diritti civili e del potere nero. Resta solo
da ricordare i purtroppo numerosi Paesi del mondo
in cui la povertà si riflette inevitabilmente
sulle usanze. In molte zone del Terzo Mondo il
24 dicembre cade regolarmente come in ogni altro
luogo. Ma non ci si scambia regali, non si usano
addobbi, e spesso è difficile trovare qualcosa
da mettere nel piatto del pranzo di Natale
come in tutti gli altri giorni dell' anno.
NATALE IN BIELORUSSIA Natale ormai è
alle porte,lo possiamo capire dagli addobbi e
le luci che abbelliscono di giorno in giorno le
strade, le vetrine e i negozi. Anche nel mio paese,
in Bielorussia, si fanno preparativi per questa
festa, ma sarà tutto diverso. Sicuramente
ci sarà tanta neve e il mio villaggio,
con le sue piccole case di legno, le strade poco
illuminate, in mezzo alla campagna, sembrerà
una scena del presepe. Il presepe però
non fa parte delle tradizioni del Natale ortodosso,
diversa è anche la data di questa ricorrenza,noi
infatti lo festeggiamo il sette gennaio. Nelle
famiglie, la sera della vigilia non si fa il cenone,
ma c'è ugualmente una cena particolare,
con sette pietanze diverse. Nessuna portata deve
essere cucinata con la carne, ma solo con verdure
e cereali. Sotto la tovaglia si mette un pò
di fieno che il giorno di Natale viene raccolto
e portato nella stalla perché protegga
gli animali durante tutto l'anno. Sempre nel giorno
di Natale i bambini si mascherano da spiriti o
animaletti e vanno in giro per le case a fare
gli auguri cantando canti che parlano della nascita
di Gesù, in cambio ricevono caramelle,
dolcetti e anche soldi. Questa usanza ricorda
un pò l'italiana festa della Befana.. Anche
se festeggiato in modo diverso e in una data diversa,
il Natale è anche per noi una bella festa
di pace per tutti gli uomini.
IL NATALE BUDDISTA
Il Natale è una festa cristiana che commemora
ogni anno la nascita di Cristo. Il buddismo in
sé non festeggia questa festa, crede nell'esistenza
di Gesu' e lo identifica come un illuminato, una
persona che ha aiutato molti ad alleviare le sofferenze.
Più che il Natele si festeggia il capodanno
in quanto rappresenta l'inizio di un nuovo anno
dove si rideterminano obiettivi individuali e
creare la pace nel mondo; comunque il Natale in
occidente i buddisti lo festeggiano lo stesso
per stare in famiglia con i parenti, un momento
particolare molto piacevole. Abbiamo molte altre
feste durante l'anno. Sono anniversari e commemorazioni
che si festeggiano insieme fra noi, ci si racconta
esperienze di vita: c'è musica, messaggi
di incoraggiamento dal presidente dell'associazione
a cui appartengono (SGK), rinfreschi, ed alla
fine ci si fa tra di noi dei regalini semplici,
creati da noi stessi, con scritto sopra: poesie,
frasi di incoraggiamento ed altri messaggi d'amore.
Un po' di storia Il Buddismo è nato per
rispondere all'esigenze di tutti gli esseri umani:
come superare le sofferenze e vivere un'esistenza
realizzata e soddisfacente. Nell' India del 500
a.c. Siddharta, dopo anni di ricerche e meditazioni,
intuì finalmente la causa del proprio problema:gli
esseri umani soffrono perché la loro visione
della realtà è falsata. Di conseguenza,
le loro stesse azioni li portano inconsapevolmente
verso l'infelicità. Si avventurano nel
dell'esistenza come chi si muove nell'oscurità
armato solo di una piccola candela che rischiara
a malapena ciò che lo circonda. Tutt'intorno
un mondo di ombre, incertezze, paure, passi falsi,
sofferenze. Ma l'essere umano ha la possibilità
di illuminare il suo cammino. Ecco allora il termine
Budda ("illuminato", in sanscrito).
Siddharta (chiamato anche Shakiamuni, cioè
"il saggio degli Shakia", dal nome del
suo popolo) insegno la via per illuminare la propria
esistenza e vivere in armonia con l'ambiente nell'arco
di oltre 40 ani di predicazione. Il Sutra del
Loto è uno dei suoi ultimi insegnamenti.
In esso rivela l'esistenza di una forza vitale
universale che genera, permea e regola tutti i
fenomeni della vita. Ogni essere umano -egli dice-
indipendentemente da razza, sesso, cultura o epoca
in cui vive, possiede in sé questa condizione
vitale illuminata (definita buddità), così
come in ognuno sono presenti altri stati vitali
che si manifestano nelle varie forme dell'umana
natura (collera, avidità, gioia, sofferenza,
e così via). La Buddità rappresenta
il potenziale per lo sviluppo di un'illimitata
energia positiva che, attingendo da inesauribile
fonte della vita universale di cui l'individuo
è parte integrante, porta verso uno stato
di felicità, permettendo il superamento
delle umane sofferenze e svillupando una naturale
passione per gli altri.
IL
NATALE NEL MONDOAfrica
Nigeria
Un paese dalle mille etnie e dalle tante religioni.
In Nigeria alberi e presepi non fanno capolino
se non nelle regioni a più alta concentrazione
cristiana, e la tradizione più diffusa
rimane quella del pranzo con la famiglia allargata.
Ghana
Chiese addobbate festosamente, musica, processioni
e parate nelle strade: questo è il Natale
in Ghana, non esattamente il centro del cristianesimo.
Una festa che diventa anche un'occasione per andare
a trovare parenti e amici che vivono in villaggi
diversi e lontani. Il pranzo di Natale prevede
riso, pollo, agnello e frutta di ogni tipo. Nelle
famiglie cristiane viene fatto l'albero, ma ovviamente
non si tratta né di un pino né tantomeno
di un abete: il mango è quello più
diffuso.
Kenya
Le non moltissime chiese cristiane del Kenya vengono
addobbate con fiori coloratissimi, gli stessi
che decorano i locali alberi di Natale. Le famiglie
si riuniscono per il pranzo, mentre gruppi di
ragazzini girano di casa in casa chiedendo piccoli
doni e dolcetti. Il piatto tradizionale è
il nyama choma, un arrosto di capra.
Egitto
Un paese musulmano ma con una nutrita presenza
cristiana, anche se di confessione copta. Il calendario
in Egitto è diverso, e quindi Natale viene
festeggiato il 7 di gennaio, ma le celebrazioni
iniziano addirittura il 25 di novembre, quando
da pranzi e cene spariscono per 40 giorni sia
la carne che il latte. Il "digiuno"
termina la sera del 6 gennaio. Il 7 gennaio si
svolgono le celebrazioni religiose (a volte trasmesse
anche dalla Tv di Stato), mentre il piatto tradizionale
è il Fatta, ricetta a base di carne e riso.
Da alcuni anni hanno fatto la loro comparsa anche
gli alberi di Natale, rigorosamente artificiali.
Sudafrica
Un Natale molto particolare quello del Sudafrica,
non fosse altro perchè cade nel bel mezzo
delle vacanze estive. Così il 25 di dicembre
diventa poco più di una scusa per fare
una gita fuoriporta o per passare una giornata
al mare.
Zimbabwe
A Kisimusi - questo la denominazione del Natale
in Zimbabwe - gli adulti regalano dei doni ai
bambini. Il centro delle celebrazioni è
però il pranzo, che generalmente è
"cumulativo", vale a dire che raccoglie
molte famiglie che partecipano attivamente alla
sua preparazione. Porridge, arrosto (generalmente
di capra, ma non è detto), verdure e dolci
sono le portate.
Americhe
Bahamas
Natale alle Bahamas significa Junkanoo. Trattasi
di una festa che trova le sue origini nel periodo
non troppo lontano in cui in queste isole la maggior
parte della popolazione era costituita da schiavi.
Una festa in cui domina la musica locale e che
finisce alle prime luci dell'alba. Una festa,
per le nostre abitudini, assolutamente poco natalizia.
Bolivia
Come nel caso di altri paesi andini anche in Bolivia
gioca un ruolo centrale il presepe, che si trova
in tutte le case e in tutte le chiese. La notte
del 24 ruota attorno alla Misa Del Gallo, al termine
della quale in molte strade viene cosparso dello
zucchero. I regali i bambini li ricevono all'Epifania,
e la sera del 5 gennaio le scarpe dei piccoli,
con dentro una lettera per i Re Magi, vengono
messe fuori dalla porta. Durante la cena di Natale
si mangia la picana, mais, carne di maiale, pomodori,
cipolle, peperoni, zuppe e frutta.
Brasile
Un mix di genti e culture paragonabile agli Stati
Uniti. Il Brasile è un paese ricchissimo
di tradizioni assai lontane tra loro. Il presepe
è diffusissimo nel nord-est del paese poiché
qui (esattamente a Olinda, cittadina dello stato
di Pernambuco) venne introdotto nel corso del
Seicento dal frate francescano Gaspar de Santo
Agostinho. La rappresentazione della nascita di
Gesù Bambino è "arricchita"
dalla presenza di alcuni zingari, che secondo
la tradizione locale vogliono rapire Gesù.
I regali ai piccoli li porta Papai Noel, versione
carioca di Santa Claus. La messa di mezzanotte
è seguita dal pranzo natalizio, la Ceia
de Natal. Nelle più grandi città
vengono innalzati grandi alberi arricchiti da
centinaia di luci, e quasi dappertutto si svolgono
processioni e cortei, alcuni sacri altri profani.
Una delle manifestazioni più celebri (e
pacchiane) è quella che si svolge allo
stadio Maracanà di Rio de Janeiro, dove
le autorità della città danno il
benvenuto a Babbo Natale che arriva in elicottero
Canada
Geograficamente e culturalmente vicino agli Stati
Uniti, il Canada non poteva che sviluppare una
serie lunghissima di tradizioni natalizie. Ogni
città, ogni comunità, ogni etnia
ha il suo modo di festeggiare il 25 di dicembre:
tratti comuni sono il cenone/pranzo, l'albero
e Santa Claus. Un'antica tradizione - che si fa
risalire addirittura a Samuel de Champlain, l'esploratore
che fondò la città di Quebec nel
1608 - vuole però che le celebrazione del
Natale abbiano inizio il 25 novembre, giorno di
Santa Caterina e festa delle donne single.
Cile
In Cile i bambini attendono con ansia il Viejo
Pascuero, una specie di Santa Claus andino molto
simile al nostro Babbo Natale. Il cenone di Natale
inizia alle luci dell'alba del 25, dopo la conclusione
della Misa del Gallo. Il dolce tradizionale cileno
è il Pan de Pascua, una specie di pane
dolce con frutta e biscotti.
Colombia
L'accensione delle candele durante la festa dell'Immacolata
Concezione: così inizia il Natale in Colombia.
Con l'avvicinarsi del 25 di dicembre decine di
candele vengono accese in ogni casa e invadono
anche i bordi delle strade. Il 16 inizia la posada,
non prima però di avere completato l'albero.
La Noche Buena prevede lo scambio dei regali (portati
da Gesù Bambino e non da Babbo Natale)
e la messa di mezzanotte. Prima di andare a dormire
si mangia l'ajiaco, una zuppa di patate, pollo
e mandorle, mentre la bevanda tradizionale - piuttosto
alcolica - è il Sabajòn (tequila,
uova, latte, vino e whisky). Negli ultimi anni
le tradizioni statunitensi si stanno però
diffondendo: segno inequivocabile di questo fenomeno
è la comparsa di numerosi Babbi Natale
e l'introduzione del tacchino ripieno nel pranzo
di Natale.
Costa
Rica
Tamburi e musiche tradizionali accompagnano in
Costa Rica la tradizionale Posada, che inizia
nove giorni prima di Natale. Diffusissimo anche
il Nascimiento, vale a dire il presepe, mentre
l'albero ha conosciuto negli ultimi anni una grossa
diffusione soprattutto per merito di una numerosa
comunità tedesca che vive in questo paese.
Il cenone/pranzo di Natale è molto ricco,
e il piatto principale è l'escabeche, uno
sformato di carote, cavoli, peperoni, cipolle,
piselli e aceto. Il dolce tradizionale si chiama
invece Navideño. I regali vengono scambiati
a Capodanno, mentre le feste vengono chiuse il
6 di gennaio con una grande parata di carri e
musica.
Asia
Arabia
Saudita
La culla dell'Islam non riconosce il Natale quale
sua festa ufficiale (e non ne avrebbe nemmeno
motivo per farlo), ma - almeno ufficialmente -
non lo vieta, ma i festeggiamenti dei pochissimi
cristiani (stranieri, nella quasi totalità
dei casi) si svolgono in forma estremamente privata.
Niente luci o addobbi in Arabia Saudita quindi,
se non nelle proprie case, unico luogo dove in
maniera un po' spartana si celebra la festività.
Armenia
La messa di mezzanotte in Armenia è chiamata
badarak, durante la quale viene fatta bere ai
fedeli dell'acqua benedetta. Prima di Natale viene
osservata una settimana di totale astinenza da
tutti i cibi di origine animale.
Cina
Il Natale in Cina riflette le particolari condizioni
politiche del gigante asiatico. Qui i cristiani
sono una piccolissima minoranza, ma possono festeggiare
il Natale, anche se in maniera poco tradizionale.
Le celebrazioni avvengono quasi esclusivamente
nelle grandi città, perché lì
si trovano i circa 4 milioni di cristiani cinesi,
Quasi impossibile rintracciare un presepe, anche
se non più tardi di tre anni fa una spedizione
archeologica nella provincia dello Xian ha rinvenuto
una natività in legno databile attorno
all'800 d.C., poco più di un secolo più
tardi rispetto alle prime testimonianza che garanriscono
la presenza di monaci missionari in Cina. Esiste
anche una sorta di Babbo Natale locale, chiamato
Dun Che Lao Ren.
Corea
del Sud
A differenza dei vicini giapponesi in Corea il
lato religioso del Natale è molto più
sentito. Centrale è quindi la messa di
mezzanotte, al termine della quale prima si celebrano
anche i battesimi dei nuovi fedeli che hanno deciso
di abbracciare il cristianesimo, poi si svolgono
una serie di cori tradizionali improvvisati nelle
strade delle città. Il pranzo prevede una
torta salata a base di riso, il kimchi (verdure
grigliate con spezie) e carni arrostite. Lo scambio
dei regali rimane comunque una tradizione diffusissima.
Filippine
Le celebrazioni natalizie qui, nel paese più
cristiano di tutto il continente asiatico, cominciano
assai presto. Come in altri paesi che hanno conosciuto
la colonizzazione spagnola, centro di tutte le
tradizione è la Misa de Gallo, la messa
di mezzanotte che può durare anche fino
all'alba. Numerose sono anche le rappresentazioni
della Natività e delle peripezie della
Sacra Famiglia che si tengono sino al giorno dell'Epifania.
In ogni casa delle Filippine si trovano le lanterne
di Natale, lampade colorate e decorate. Piatto
tipico è il Bibingka, una torta salata
a base di riso e verdura, assieme al quale si
beve una particolare qualità di tè,
il salabat.
Giappone
Può un paese che conta una percentuale
di cristiani non superiore all'1% celebrare il
Natale? Sì, e la prova vivente è
il Giappone. Si tratta ovviamente di un Natale
completamente spogliato dei suoi significati religiosi,
mentre quelli più commerciali sono ben
vivi. Centri commerciali e negozi fanno quindi
sfoggio di un numero impressionante di Babbi Natale,
personaggio per cui gli abitanti di questo strano
paese impazziscono. Il vecchietto vestito di rosso
qui viene chiamato anche Santa Kurohsu, e a volte
viene raffigurato con un paio di occhi anche sulla
nuca, una particolarità da attribuire al
fatto che nel pantheon nipponico esiste una divinità
- Hoteiosho - che porta dei regali ai bambini
che si sono comportati bene, e che come caratteristica
ha proprio un paio di occhi sulla nuca, con i
quali può controllare meglio il comportamento
dei piccoli. I giapponesi non vanno in Chiesa,
non esiste un tipico menu natalizio, ma fanno
regali in gran quantità. Una delle ragioni,
ma certo non l'unica, è da ricercare nella
presenza di una numerosa colonia americana che
si è stabilita qui dopo la fine dell'ultima
guerra mondiale. Tutte le decorazioni natalizie
iniziano a sparire già il 26 di dicembre.
Oceania
Australia
Il Natale australiano non è molto diverso
da quello dei "cugini" neozelandesi.
I cibi sono praticamente gli stessi, l'abitudine
di passarlo tra amici e famglia anche. Gli abitanti
di questa enorme isola sono forse un po' più
sportivi, e non pochi approfittano della bella
stagione per passarlo in qualche spiaggia. Assai
celebre è il concerto di Natale che si
tiene, ormai dal 1937, nella St. Mary's Cathedral
di Sydney. Case, piazze e chiese sono addobbate
con fiori di Jaracanda o con i tradizionali (almeno
per l'Australia) Cespugli di Natale, piante che
danno dei piccoli fiori rossi vagamente somiglianti
alle nostre Stelle di Natale.
Nuova
Zelanda
Fiori viola e un nome quasi impronunciabile (Pohutokawa)
per l'albero di Natale neozelandese. I trascorsi
coloniali sotto lo Union Jack hanno però
portato anche in questa parte del mondo la tradizione
di Babbo Natale. Gli usi e costumi britannici
sono diffusissimi, prova ne è il pranzo
del 25 di dicembre, quando sulla tavola troneggia
il tacchino con il budino di prugne, accanto al
quale compaiono alcuni piatti più tipicamente
neozelandesi. Uno di questi è il Pavlova,
una specie di meringa con fragole e kiwi. Un piatto
che scatena da decenni una lotta nazional-culinaria
tra Nuova Zelanda e Australia: il Pavlova sarebbe
stato inventato a Sydney da uno chef neozelandese.
Da alcuni anni a questa parte si sta diffondendo
l'abitudine di festeggiare con tutti i crismi
un secondo Natale il 25 di luglio, quando l'emisfero
Australe è in pieno inverno. Il Natale
cristiano si festeggia nellom stesso periodo in
cui la tradizione maori celebrava l'arrivo del
mese di Hakihea, una sovrapposizione che ha creato
anche un particolare mix culturale: da un lato
gli "europei" hanno comunciato ad usare
l'hangi, una particolare pietra con un buco dentro
il quale si possono cuocere carni, verdura e frutta.
I maori hanno arricchito la propria cosmogonia
con un nuovo compito per Papatuanuku, la Madre
Terra: la distribuzione dei doni ai bambini.