Il
comandante dell'Atr: il motore ha perso potenza, costretto ad
ammarare. "Il mare si avvicinava, poi il buio..."
Il racconto dei superstiti dell' ammaraggio del volo Tuninter:
"Quanta paura, credevo di morire". "Siamo vivi
per miracolo"
PALERMO,
06 agosto 2005 - Angoscia, terrore, incredulità. Negli
occhi dei superstiti all' ammaraggio di fortuna dell'Atr 72
della Tuninter c'è ancora la paura per lo scampato pericolo.
E il dolore per aver visto morire alcune delle persone che viaggiavano
con loro.
"Non sappiamo bene cosa sia successo - racconta
uno dei passeggeri subito dopo lo sbarco al porto di Palermo
da una motovedetta della capitaneria di porto -. All'improvviso
abbiamo visto l'aereo cadere e abbiamo gridato tutti. Poi il
mare che si avvicinava... il buio... quanta paura. Credevo di
morire. Non so ancora come sia riuscito a cavarmela".
"Siamo vivi per miracolo" ha detto invece Addolorata
De Pasquale, visibilmente sotto choc.
Drammatica anche la testimonianza di una donna sopravvissuta
allo schianto: "Ho visto morire mio marito accanto a
me". Non ha fatto altro che ripetere la stessa frase.
La giovane è stata sottoposta alla Tac, dove le è
stata riscontrata una lesione, giudicata non grave. Durante
la visita non ha fatto altro che piangere, disperandosi per
quanto accaduto. "Ho visto morire mio marito",
ha continuato a ripetere ossessivamente.
Tra i feriti c'è anche il comandante del'aereo Chafik
Garbi: "I motori - ha raccontato ai tecnici dell'
Enav - hanno perso potenza e sono stato costretto ad ammarare".
Il comandante ha aggiunto che la manovra di ammaraggio, proprio
a causa della mancata potenza dei motori, non sarebbe riuscita
perfettamente e l' aereo sarebbe entrato in mare con la fusoliera
in picchiata.
"Siamo salvi, stiamo bene, è tutto a posto".
Gianluca Laforgia, 26enne barese, ha invce parlato al telefono
con il padre Diego che assieme ai famigliari di altri passeggeri
aveva raggiunto l' aeroporto di Palese. Gianluca ha detto di
essere stato portato al sicuro dai soccorritori assieme alla
fidanzata Annalisa Susca e ad altri due amici della loro comitiva.