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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

"Siamo precipitati: solo buio e acqua fredda"

PALERMO,07.08.05 - Quasi tutti pensano a chi non c'è più: mariti, padri, figli che mancano all' appello i cui nomi vengono elencati pietosamente nelle liste delle vittime e dei dispersi. Parole spezzate dallo stato di choc, frammenti di dialogo: "Elica bloccata", "secondo motore che si ferma". "Comandante", "l' hostess che urla", "cinture allacciate", "giubbotti". "Un boato e poi il buio bagnato con l'acqua che sale fino al collo". "Mi ha salvato il mio ragazzo che mi aveva fatto slacciare la cintura di sicurezza". Tutti ricordano solo il grande buio e l' acqua fredda che invade la carlinga spaccata: "Se l' aereo non si fosse aperto come una scatola di latta forse saremo tutti morti", sussurrano i primi superstiti che sbarcano sulle barelle al porto di Palermo.

Nell' ospedale a Palermo una squadra operosa con i camici verdi e bianchi: dottori, chirurghi, infermieri hanno fatto quello che dovevano fare e ora il lavoro duro tocca agli psicologi.
I camici bianchi si muovono con passi felpati, come per non fare rumore davanti a una situazione che mette alla prova anche i duri del pronto soccorso.

Due ragazzi di Bari fidanzati, increduli di poter ancora progettare un futuro insieme. Lui, Roberto Fusco, laureato in Economia e attualmente impegnato con uno stage in una banca, è sdraiato nel primo letto a sinistra della "Sala osservazione uomini" del Villa Sofia. Lo hanno ricoperto con un telo argentato, di quelli che usano le ambulanze con gli ustionati, e guarda dritto davanti a sé. La sua fidanzata Ilaria Lo Bosco, studentessa di Economia. È lei che ha raccontato ai medici come è andata: "Sono viva per miracolo. Mi ha salvata il mio ragazzo. Eravamo seduti uno accanto all' altro e ci siamo stretti forte quando l' aereo ha iniziato a perdere quota. Lui ha capito subito cosa stava accadendo e mi ha slacciato la cintura di sicurezza. Da sola non ce l' avrei fatta, non avrei saputo muovermi: ero bloccata dal panico".

La paura di morire paralizza, annebbia la mente, ma fa anche fare cose incredibili. Racconta Gianluca La Forgia, 25 anni di Bari, ricoverato al "Civico", che ha ancora in testa un cappellino della Guardia di Finanza: "Ho sganciato la cintura mentre stavamo precipitando, poi l' impatto violento con l' acqua. Allora ho preso per mano Annalisa e siamo riusciti ad infilarci nel varco. L' aereo si è spezzato e così siamo usciti". Continua la fidanzata di Gianluca, Annalisa: "È stato drammatico. Quando sono riemersa grazie al salvagente ho raggiunto un' ala dell' aereo alla quale siamo rimasti aggrappati fin quando sono arrivati i soccorsi. Ma non era facile rimanere in quella posizione perché le onde ci sommergevano. Però siamo riusciti a rimanere attaccati all' ala per almeno un' ora, poi finalmente è arrivata una motovedetta della Guardia Costiera e siamo riusciti a salire a bordo".

Ma chi si è salvato ha visto gli altri morire. Continua Gianluca: "Accanto a noi c' erano gli altri passeggeri che nuotavano e gridavano, non riesco a raccontare quello che ho visto". Nella memoria di Gianluca emerge un particolare: "Quando sono salito su quell' aereo così piccolo, era come andare in motorino, non ero tranquillo".
All' ospedale Civico, dove sono ricoverati altri 16 sopravvissuti, arriva anche il ministro palermitano Enrico La Loggia che fa la spola tra i letti e rassicura Luciano Lucarelli che non ha più notizie della fidanzata, Rosanna Di Cesare, che, invece, è ricoverata lì accanto, in Ortopedia.