"Siamo
precipitati: solo buio e acqua fredda"
PALERMO,07.08.05 - Quasi tutti pensano a chi
non c'è più: mariti, padri, figli che mancano
all' appello i cui nomi vengono elencati pietosamente nelle
liste delle vittime e dei dispersi. Parole spezzate dallo stato
di choc, frammenti di dialogo: "Elica bloccata",
"secondo motore che si ferma". "Comandante",
"l' hostess che urla", "cinture allacciate",
"giubbotti". "Un boato e poi il buio
bagnato con l'acqua che sale fino al collo". "Mi
ha salvato il mio ragazzo che mi aveva fatto slacciare la cintura
di sicurezza". Tutti ricordano solo il grande buio
e l' acqua fredda che invade la carlinga spaccata: "Se
l' aereo non si fosse aperto come una scatola di latta forse
saremo tutti morti", sussurrano i primi superstiti
che sbarcano sulle barelle al porto di Palermo.
Nell' ospedale a Palermo una squadra operosa con i camici verdi
e bianchi: dottori, chirurghi, infermieri hanno fatto quello
che dovevano fare e ora il lavoro duro tocca agli psicologi.
I camici bianchi si muovono con passi felpati, come per non
fare rumore davanti a una situazione che mette alla prova anche
i duri del pronto soccorso.
Due ragazzi di Bari fidanzati, increduli di poter ancora progettare
un futuro insieme. Lui, Roberto Fusco, laureato in Economia
e attualmente impegnato con uno stage in una banca, è
sdraiato nel primo letto a sinistra della "Sala osservazione
uomini" del Villa Sofia. Lo hanno ricoperto con un telo
argentato, di quelli che usano le ambulanze con gli ustionati,
e guarda dritto davanti a sé. La sua fidanzata Ilaria
Lo Bosco, studentessa di Economia. È lei che ha raccontato
ai medici come è andata: "Sono viva per miracolo.
Mi ha salvata il mio ragazzo. Eravamo seduti uno accanto all'
altro e ci siamo stretti forte quando l' aereo ha iniziato a
perdere quota. Lui ha capito subito cosa stava accadendo e mi
ha slacciato la cintura di sicurezza. Da sola non ce l' avrei
fatta, non avrei saputo muovermi: ero bloccata dal panico".
La
paura di morire paralizza, annebbia la mente, ma fa anche fare
cose incredibili. Racconta Gianluca La Forgia, 25 anni di Bari,
ricoverato al "Civico", che ha ancora in testa un
cappellino della Guardia di Finanza: "Ho sganciato la cintura
mentre stavamo precipitando, poi l' impatto violento con l'
acqua. Allora ho preso per mano Annalisa e siamo riusciti ad
infilarci nel varco. L' aereo si è spezzato e così
siamo usciti". Continua la fidanzata di Gianluca, Annalisa:
"È stato drammatico. Quando sono riemersa grazie
al salvagente ho raggiunto un' ala dell' aereo alla quale siamo
rimasti aggrappati fin quando sono arrivati i soccorsi. Ma non
era facile rimanere in quella posizione perché le onde
ci sommergevano. Però siamo riusciti a rimanere attaccati
all' ala per almeno un' ora, poi finalmente è arrivata
una motovedetta della Guardia Costiera e siamo riusciti a salire
a bordo".
Ma
chi si è salvato ha visto gli altri morire. Continua
Gianluca: "Accanto a noi c' erano gli altri passeggeri
che nuotavano e gridavano, non riesco a raccontare quello che
ho visto". Nella memoria di Gianluca emerge un particolare:
"Quando sono salito su quell' aereo così piccolo,
era come andare in motorino, non ero tranquillo".
All' ospedale Civico, dove sono ricoverati altri 16 sopravvissuti,
arriva anche il ministro palermitano Enrico La Loggia
che fa la spola tra i letti e rassicura Luciano Lucarelli che
non ha più notizie della fidanzata, Rosanna Di Cesare,
che, invece, è ricoverata lì accanto, in Ortopedia.