E'
morto Ambrogio Fogar
"Il Cristoforo Colombo moderno, un uomo coraggioso"
MILANO
- È morto, per arresto cardiocircolatorio Ambrogio
Fogar. Il 64enne esploratore era paralizzato
dal 1992, a causa di un incidente automobilistico
avvenuto nel deserto del Turkmenistan durante il raid Parigi-Mosca-Pechino:
gli costò la seconda vertebra cervicale spezzata
e il midollo spinale tranciato. Uomo di grande coraggio,
Fogar era pronto a partire per la Cina, per sottoporsi,
come cavia, alle cure con cellule fetali del neurochirurgo
Huang Hongyun.
«La speranza è il mio cibo»
(2004)
LE
SUE AVVENTURE - Fogar era divenuto
famoso all' inizio degli anni 70 per le sue spedizioni,
come il giro del mondo in barca a vela in solitario
da est verso ovest, contro il senso dei venti e delle correnti.
Nel 1978 restò alla deriva per oltre due mesi su
una zattera, dopo che al largo delle Falkland un' orca aveva
affondato la barca con cui cercava di raggiungere l' Antartide
insieme a un amico, morto nella spedizione. Altra impresa
famosa, il viaggio in slitta verso il Polo Nord,
in compagnia del cane Armaduk. E' stato anche un personaggio
tv -- per sette anni ha presentato la trasmissione «Jonathan
Dimensione Avventura» -- e ha scritto numerosi
libri.
LA
RICERCA - Nonostante la situazione, Fogar non aveva
mai perso la voglia di lottare. Il 13 agosto aveva compiuto
64 anni e ora stava preparandosi a partire per la Cina.
Scopo del viaggio: sottoporsi a nuove terapie realizzate
con lo sviluppo delle cellule staminali. In pratica, voleva
fare da cavia per una ricerca che può dare speranze
a quanti, ora e in futuro, si trovino nelle sue condizioni.
Ma l' arresto cardiocircolatorio, avvenuto all' 1.30 di
questa notte, quando i familiari hanno allertato i sanitari
del 118 perchè lo avevano trovato incosciente, gli
ha tolto quest' ultima speranza. Una speranza cui aveva
dato voce anche nell' intervista uscita lo scorso anno sul
Corriere della Sera, cui ha fatto seguito, su Corriere.it
uno speciale a lui dedicato, con una bacheca aperta ai lettori
che gli hanno inviato centinaia di mail.
FORZA
DI VOLONTA' - Nel libro «Solo - La forza di
vivere» Fogar aveva scritto: «È
strano scoprire l' intensità che l' uomo ha nei confronti
della voglia di vivere: basta una bolla d' aria rubata da
una grotta ideale, sommersa dal mare, per dare la forza
di continuare quella lotta basata su un solo nome: speranza».
«Ecco, se leggendo queste
pagine qualcuno sentirà la rinnovata voglia di sperare
- si legge ancora - avrò
assolto il mio impegno, e un altro momento di questa vita
così affascinante, così travagliata e così
punita si sarà compiuto. Una cosa è certa:
nonostante le mie funzioni non siano più quelle di
una volta, sono fiero di poter dire che sono ancora un uomo».
Nonostante la gravità della malattia, Fogar negli
ultimi anni ha partecipato a varie iniziative a scopo umanitario,
ha aiutato la raccolta di fondi per l' associazione mielolesi,
è stato testimonial per Greenpeace contro la caccia
alle balene, ha collaborato con «La Gazzetta dello
Sport» e «No Limits world». 24 agosto
2005