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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Ogni mese circa 40 persone si rivolgono all' ospedale milanese per le terapie ormonali e l'intervento chirurgico
Rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Un percorso lungo e complesso, come racconta a Panorama Carla. Nata uomo e pronta a diventare donna


All' inizio lo dicevano solo i sogni. «Quando ero piccola, o forse dovrei dire piccolo, sognavo di indossare un vestito da bambina e andare a una festa. Anche dopo 50 anni ricordo come fosse ieri quel turbamento al risveglio». Quando inizia a raccontare la sua storia a Panorama, la voce tradisce la sua femminilità: gesti aggraziati, grandi occhi azzurri, capelli legati da un nastro, tailleur e collana di perle.

Carla, 55 anni, è una delle molte persone che ogni martedì siedono nello studio di Maurizio Bini, sessuologo e direttore del centro di sterilità all' ospedale Niguarda di Milano, per ricevere le cure necessarie in vista di un cambiamento di sesso.
Come lei circa 40 pazienti al mese ottengono al Niguarda un referto psichiatrico per la trasformazione chirurgica (conversione in termini scientifici) da uomo a donna o da donna a uomo.
«Le spese per le cure ormonali e l' operazione, che si può effettuare in città come Roma, Napoli, Trieste e Bologna, sono coperte dal Servizio sanitario nazionale» dice Bini.

Una terapia, pesante e costosa.
All' estero, in Germania, Gran Bretagna e Paesi Bassi, dove è a carico del cittadino, la sola operazione costa 10-15 mila euro. «Chi ha un disagio legato all' identità sessuale e cerca assistenza medica basta che si rivolga all' Onig (Osservatorio nazionale sull' identità di genere), che si trova in alcuni ospedali, o all' Arcitrans, per i diritti di queste persone».

Quello da intraprendere è un iter, terapeutico e legale, lungo e difficile, stabilito in Italia dalla legge 164/82. Il referto psichiatrico dato dall' ospedale servirà per dimostrare a un giudice che il paziente soffre davvero di transessualismo. Ricevuto l' ok dal tribunale, occorre mettersi in lista d' attesa per l' operazione.

E solo dopo l' intervento sarà possibile ottenere la correzione anche nei documenti. «In questo periodo di tempo non ci viene riconosciuto il sesso che noi percepiamo» fa notare Mirella Izzo, presidente di Crisalide Azione trans, una delle associazioni che offre sostegno a queste persone. «In altri paesi la legge consente di ottenere con più facilità il cambio di genere, una volta stabilito il disturbo.
Da noi la giurisprudenza interpreta la 164/82 in senso restrittivo: la legge infatti ammetterebbe che un giudice possa accogliere la domanda di cambio di genere per "intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali". Che non sono necessariamente i genitali».

Nel frattempo il disagio fisico si somma a quello psicologico. «È stato un crescendo. Certo, anche nel pieno della giovinezza avevo sempre l' ansia di essere un' altra persona, ma riuscivo a vivere. E le donne non mi dispiacevano. Tanto che alla fine mi sono sposata e ho avuto figli. Ma nascondevo la verità, tenevo in casa vestiti femminili in attesa di essere sola».
Nel mondo, dicono gli studi, una persona su 12 mila sente un rifiuto per il sesso maschile in cui è imprigionata.

E in Italia? Sono 11 mila circa i transessuali che si sono già sottoposti all' intervento e sono diventati donne. È alta anche la percentuale di donne che vogliono diventare uomini: «Prima una su ogni otto transessuali, ora una su cinque. E il motivo dell' aumento non è chiaro» per Bini.

La sensazione di essere nati nel sesso sbagliato viene avvertita in genere prima della pubertà e si manifesta con un disagio nei confronti dei propri genitali, e per lo sviluppo di interessi tipici dell' altro sesso.
«Le mie sofferenze aumentavano, come una bolla che si gonfiava. Ci sarà pure una causa» dice Carla. Quale sia l' origine del transessualismo è ancora un mistero. Si sa che esistono ormoni che a livello prenatale indirizzano determinate strutture del sistema nervoso centrale in senso maschile o femminile.
«Un processo che, se alterato, potrebbe portare a un orientamento psicologico che non coincide con quello della biologia. Tuttavia, non abbiamo risposte certe: a fattori come questo, di natura neurobiologica, potrebbero sommarsene altri di natura comportamentale» aggiunge Bini.

«Il mio lavoro? Sono andata sempre avanti e ora sono un manager. Cercavo di vivere una vita normale. Ma ai problemi quotidiani si aggiungeva la mia battaglia. Ho detto a me stessa: o mi butto da un ponte o cambio la mia vita».
Il suicidio è negli Usa la prima causa di morte tra i transessuali. «Ho deciso di vivere. In ufficio si erano abituati agli abiti femminili.
Ma mia moglie mi ha accusato di disonestà, per averle detto la verità dopo tanti anni. E c' era persino chi pensava che potessi trasmettere malattie» rivela Carla.
«Ora il problema è diventato il fatto che la mia carta di identità dice che io sono Carlo».

Bini commenta: «Nei Paesi Bassi e in Gran Bretagna è più semplice: una volta fatto l' inquadramento psicosessuologico, si passa in pochi giorni alla fase chirurgica. E il nome originale di battesimo resta solo nell' atto di nascita».

In Italia trascorrono almeno quattro anni prima di essere sottoposti all' intervento, occorre completare gli esami, raccogliere i documenti legali a spese proprie e aspettare il verdetto del giudice, il quale si basa anche sul parere medico e psicologico.
A quel punto è possibile cambiare il nome nella carta d' identità, secondo quanto prescrive la legge 164/82.