/

 
del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Oltre metà degli uomini tra i 40 e i 70 anni ha problemi sotto le lenzuola.
Il presidente della Società europea di urologia andrologica spiega segreti, trucchi, farmaci per non arrendersi.


La posizione è ridicola, il piacere effimero, la fatica tanta» scriveva lord Chesterfield al figlio nell' Educazione del gentiluomo. Una sentenza drastica, lapidaria, spietatamente virtuosa, che non ci sentiamo di avallare, pur riconoscendone l' autorevole sigillo. Questa posizione «ridicola», infatti, questo piacere «effimero» (la fatica, se la partner non oppone soverchia resistenza, è virilmente sostenibile) ci fa gustare il nettare più squisito, godere l'estasi più soave.

Purtroppo, non sempre il calice maschile è adeguato al solenne brindisi. Quando, a onta del desiderio, non siamo in grado di levarlo a quell'altezza che rende possibile il sublime cimento, mortificati ci struggiamo, rassegnandoci al peggio. Ma il peggio non esiste. «A tutto c' è rimedio, anche al fiasco nel talamo o nell' alcova» dice Vincenzo Mirone, direttore della clinica urologica dell' Università Federico II di Napoli e presidente della Società europea di urologia andrologica e dell' Esda (European sexual disfunction alliance).

Quanti sono oggi, nel mondo, i «condannati ai riposi forzati»?
Nei paesi industrializzati oltre 100 milioni: il 52 per cento della popolazione maschile fra i 40 e i 70 anni.

E in Italia?
Circa 3,5 milioni.

Più al Nord, al Centro o al Sud?
Non c'è differenza.

Più in città o in campagna?
Lo stress del cittadino può essere un fattore di rischio.

Tra i professori d'università o gli analfabeti di ritorno?
Chi ha un'istruzione superiore ha un rischio quasi dimezzato rispetto all'analfabeta.

L'età più critica?
Dopo i 50 anni.

Come definire la disfunzione erettiva?
L'incapacità a raggiungere o a mantenere un'erezione adeguata per completare un rapporto sessuale soddisfacente.

La diagnosi presuppone il reiterarsi dell'infortunio?
L'importante è escludere che si tratta di un unico, isolato episodio.

Le cause più frequenti?
La funzione sessuale maschile dipende dall'integrazione di stimoli psichici e fisiologici.

Per cui?
Ogni alterazione può creare disturbi alla funzione sessuale.

I fattori di rischio più comuni?
Alcune malattie neurologiche come l'Alzheimer o la sclerosi multipla; malattie peniene, come quella di Peyronie; psichiatriche, come la depressione; endocrine, come l'ipo e l'ipertiroidismo, l'ipogonadismo, l'iperprolattinemia. E ancora...

E ancora?
Interventi chirurgici radicali sulla pelvi per neoplasie della prostata, della vescica, del retto. Irradiazioni della regione pelvica, malattie croniche come l'arteriosclerosi, le patologie cardiovascolari, l'insufficienza renale ed epatica.

E i farmaci?
Sì, alcuni. E anche sostanze voluttuarie come alcolici, fumo, droghe.

A quale santo deve votarsi il condannato ai riposi forzati?
Più che votarsi a un santo, dovrebbe affrontare con coraggio il problema.

Sono molti i renitenti al soccorso?
La maggior parte. Chi soffre di disfunzione erettiva vive spesso questo disturbo come un tabù, da non confessare neppure al proprio medico di fiducia.

Il ruolo della partner (moglie, fidanzata, compagna, amante, favorita)?
Se la coppia è stabile, non è raro che lui vada dall'andrologo con la partner. Presenza di grande aiuto sia per la diagnosi sia per il successo della terapia.

I farmaci oggi a disposizione?
Viagra, Cialis, Levitra-vivanza.

Il principio attivo è lo stesso?
No. Quello del Viagra è il sildenafil; quello del Cialis, il tadalafil; quello del Levitra-vivanza, il vardenafil.

A quale categoria farmacologica questi principi attivi sono riconducibili?
A quella degli inibitori della fosfodiesterasi5, che mantengono più a lungo la dilatazione dei corpi cavernosi, garantendo la migliore rigidità del pene.

Il loro uso?
Sono tutt'e tre ottimi e tollerabili, efficaci e sicuri. Si differenziano solo per alcune caratteristiche farmacocinetiche.

Il vardenafil?
Dopo 20 minuti fa effetto.

Il sildenafil?
Dopo 40-60 minuti.

Il tadalafil?
È più lento, ma la sua azione si prolunga per 24-36 ore.

Mentre quella del vardenafil e del sildenafil?
Va dalle quattro alle sei ore.

Quindi se, per assurdo, avessi la moglie a Roma e l'amante a Los Angeles, dovrei affidarmi al tadalafil?
Non sono un consigliere galante.

Quale di questi miracolosi principi attivi meglio si concilia con cibo e alcol?
Il tadalafil.

Gli effetti collaterali di questi farmaci?
La cefalea (15,8 per cento), le vampate (10,5 per cento), la congestione nasale (4,2 per cento), una lieve diminuzione dei valori medi pressori sistolici e diastolici e piccoli disturbi della vista.

Che tipo di disturbi?
Semplice e transitoria differenza nella discriminazione dei colori blu e verde (2,7 per cento).

Esistono farmaci di uso topico?
Sì: iniezioni intracavernose di sostanze vasoattive. Il caverject, per esempio.

Il loro compito?
Indurre una vasodilatazione locale, producendo tumescenza dei corpi cavernosi con rigidità.

Hanno anche effetti afrodisiaci?
No.

A proposito di afrodisiaci, quali vellicano di più l'amplesso?
Quelli vasoattivi: ostriche, champagne e, naturalmente, peperoncino.

Il romano «cazzimperio» (olio pepato e salato in cui s'intingono sedani e carciofi) fa davvero onore al nome?
Il piccante è sempre stato considerato afrodisiaco. Anche se a torto, nel caso del pepe. Il gesto, poi, è evocativo.

Meglio, come afrodisiaco, la cipolla consigliata da Marziale, l'aglio raccomandato da Ovidio o la resina profumata suggerita da Catullo?
L' aglio è notoriamente vasodilatatore. La cipolla propizia la diuresi e combatte le affezioni prostatiche. Quanto alla resina profumata, forse Catullo alludeva ai vini resinosi del Peloponneso. E l'alcol, come si sa, in modica quantità, disinibisce.

E le pillole di balena, di cui faceva generoso e sacrilego uso il cardinale di Richelieu?
Anche Madame du Barry non le disdegnava.

Il principale ormone maschile?
Il testosterone. Il più importante della famiglia degli androgeni.

Il loro ruolo?
Determinante nei meccanismi riproduttivi. Gli androgeni sono responsabili della differenziazione in senso maschile degli organi sessuali interni ed esterni. Non solo...

Che altro?
Del mantenimento della spermatogenesi e dell'acquisizione e del mantenimento di rilevanti funzioni comportamentali connesse con i meccanismi riproduttivi.

L'assunzione di testosterone fa garrire più baldanzosamente il «gonfalon selvaggio», come lo chiamava il vate Gabriele D'Annunzio?
L'assunzione di testosterone esalta il desiderio sessuale e, quindi, l'attività e la frequenza delle erezioni. Ma attenti...

A che cosa?
A non indurre una supertestosteronemia, che può esporre al rischio di gravi effetti collaterali.

Che cos'è l'andropausa?
Il termine non è fisiologicamente corretto.

Perché?
Perché, al contrario della menopausa femminile, nel maschio non si verifica una vera e propria interruzione assoluta della funzione ormonale.

Cosa comporta, nell'uomo, l'andropausa, chiamiamola impropriamente così?
Un progressivo declino, con l'età, dei livelli circolanti di ormoni androgeni.

Cioè?
Comparsa di una serie di sintomi come calo della libido, disfunzione erettiva, ridotta energia e senso di vitalità, affaticamento, depressione. E altri.

Quando comincia?
Dopo i 50 anni.

A che età l'uomo dovrebbe tirare i remi, cioè il remo, in barca?
Non esiste un'età.

E quando una donna dovrebbe chiudere i conti con Venere?
E perché dovrebbe chiuderli?

È giusto che una donna, all'uomo cui si è inceppato il revolver, chieda di ripremere subito il grilletto?
Di fronte a una performance lacunosa del partner, la donna deve mostrare molta comprensione.

I grandi impotenti della storia?
Anche Giacomo Casanova, maratoneta dell'eros, confessa, nelle splendide Memorie, le proprie défaillance. Erich Maria Remarque, autore del celebre Niente di nuovo sul fronte occidentale, disse a Marlene Dietrich, quando la conobbe: «Lo sa che sono impotente?».

E lei sa cosa mi disse Salvador Dalí, quando, nel 1978, lo intervistai nella sua villa di Cadaqués?
Cosa le disse?
«Io sono impotente perché l'impotenza è arte».

E lei cosa gli rispose?
Che non avrei mai preso in mano un pennello.
Stravaganze.

La pace dei sensi: una conquista o una resa?
Una conquista, se scelta e voluta. Una resa, se forzata.