Oltre
metà degli uomini tra i 40 e i 70 anni ha problemi
sotto le lenzuola.
Il presidente della Società europea di urologia andrologica
spiega segreti, trucchi, farmaci per non arrendersi.
La
posizione è ridicola, il piacere effimero, la fatica
tanta» scriveva lord Chesterfield al figlio nell'
Educazione del gentiluomo. Una sentenza drastica, lapidaria,
spietatamente virtuosa, che non ci sentiamo di avallare, pur
riconoscendone l' autorevole sigillo. Questa posizione «ridicola»,
infatti, questo piacere «effimero» (la fatica,
se la partner non oppone soverchia resistenza, è virilmente
sostenibile) ci fa gustare il nettare più squisito,
godere l'estasi più soave.
Purtroppo,
non sempre il calice maschile è adeguato al solenne
brindisi. Quando, a onta del desiderio, non siamo in grado
di levarlo a quell'altezza che rende possibile il sublime
cimento, mortificati ci struggiamo, rassegnandoci al peggio.
Ma il peggio non esiste. «A tutto c' è rimedio,
anche al fiasco nel talamo o nell' alcova» dice Vincenzo
Mirone, direttore della clinica urologica dell' Università
Federico II di Napoli e presidente della Società europea
di urologia andrologica e dell' Esda (European sexual disfunction
alliance).
Quanti
sono oggi, nel mondo, i «condannati ai riposi forzati»?
Nei paesi industrializzati oltre 100 milioni: il 52 per cento
della popolazione maschile fra i 40 e i 70 anni.
E
in Italia?
Circa 3,5 milioni.
Più
al Nord, al Centro o al Sud?
Non c'è differenza.
Più
in città o in campagna?
Lo stress del cittadino può essere un fattore di rischio.
Tra
i professori d'università o gli analfabeti di ritorno?
Chi ha un'istruzione superiore ha un rischio quasi dimezzato
rispetto all'analfabeta.
L'età
più critica?
Dopo i 50 anni.
Come
definire la disfunzione erettiva?
L'incapacità a raggiungere o a mantenere un'erezione
adeguata per completare un rapporto sessuale soddisfacente.
La
diagnosi presuppone il reiterarsi dell'infortunio?
L'importante è escludere che si tratta di un unico,
isolato episodio.
Le
cause più frequenti?
La funzione sessuale maschile dipende dall'integrazione di
stimoli psichici e fisiologici.
Per
cui?
Ogni alterazione può creare disturbi alla funzione
sessuale.
I
fattori di rischio più comuni?
Alcune malattie neurologiche come l'Alzheimer o la sclerosi
multipla; malattie peniene, come quella di Peyronie; psichiatriche,
come la depressione; endocrine, come l'ipo e l'ipertiroidismo,
l'ipogonadismo, l'iperprolattinemia. E ancora...
E
ancora?
Interventi chirurgici radicali sulla pelvi per neoplasie della
prostata, della vescica, del retto. Irradiazioni della regione
pelvica, malattie croniche come l'arteriosclerosi, le patologie
cardiovascolari, l'insufficienza renale ed epatica.
E
i farmaci?
Sì, alcuni. E anche sostanze voluttuarie come alcolici,
fumo, droghe.
A
quale santo deve votarsi il condannato ai riposi forzati?
Più che votarsi a un santo, dovrebbe affrontare con
coraggio il problema.
Sono
molti i renitenti al soccorso?
La maggior parte. Chi soffre di disfunzione erettiva vive
spesso questo disturbo come un tabù, da non confessare
neppure al proprio medico di fiducia.
Il
ruolo della partner (moglie, fidanzata, compagna, amante,
favorita)?
Se la coppia è stabile, non è raro che lui vada
dall'andrologo con la partner. Presenza di grande aiuto sia
per la diagnosi sia per il successo della terapia.
I
farmaci oggi a disposizione?
Viagra, Cialis, Levitra-vivanza.
Il
principio attivo è lo stesso?
No. Quello del Viagra è il sildenafil; quello del Cialis,
il tadalafil; quello del Levitra-vivanza, il vardenafil.
A
quale categoria farmacologica questi principi attivi sono
riconducibili?
A quella degli inibitori della fosfodiesterasi5, che mantengono
più a lungo la dilatazione dei corpi cavernosi, garantendo
la migliore rigidità del pene.
Il
loro uso?
Sono tutt'e tre ottimi e tollerabili, efficaci e sicuri. Si
differenziano solo per alcune caratteristiche farmacocinetiche.
Il
vardenafil?
Dopo 20 minuti fa effetto.
Il
sildenafil?
Dopo 40-60 minuti.
Il
tadalafil?
È più lento, ma la sua azione si prolunga per
24-36 ore.
Mentre
quella del vardenafil e del sildenafil?
Va dalle quattro alle sei ore.
Quindi
se, per assurdo, avessi la moglie a Roma e l'amante a Los
Angeles, dovrei affidarmi al tadalafil?
Non sono un consigliere galante.
Quale
di questi miracolosi principi attivi meglio si concilia con
cibo e alcol?
Il tadalafil.
Gli
effetti collaterali di questi farmaci?
La cefalea (15,8 per cento), le vampate (10,5 per cento),
la congestione nasale (4,2 per cento), una lieve diminuzione
dei valori medi pressori sistolici e diastolici e piccoli
disturbi della vista.
Che
tipo di disturbi?
Semplice e transitoria differenza nella discriminazione dei
colori blu e verde (2,7 per cento).
Esistono
farmaci di uso topico?
Sì: iniezioni intracavernose di sostanze vasoattive.
Il caverject, per esempio.
Il
loro compito?
Indurre una vasodilatazione locale, producendo tumescenza
dei corpi cavernosi con rigidità.
Hanno
anche effetti afrodisiaci?
No.
A
proposito di afrodisiaci, quali vellicano di più l'amplesso?
Quelli vasoattivi: ostriche, champagne e, naturalmente, peperoncino.
Il
romano «cazzimperio» (olio pepato e salato in
cui s'intingono sedani e carciofi) fa davvero onore al nome?
Il piccante è sempre stato considerato afrodisiaco.
Anche se a torto, nel caso del pepe. Il gesto, poi, è
evocativo.
Meglio,
come afrodisiaco, la cipolla consigliata da Marziale, l'aglio
raccomandato da Ovidio o la resina profumata suggerita da
Catullo?
L' aglio è notoriamente vasodilatatore. La cipolla
propizia la diuresi e combatte le affezioni prostatiche. Quanto
alla resina profumata, forse Catullo alludeva ai vini resinosi
del Peloponneso. E l'alcol, come si sa, in modica quantità,
disinibisce.
E
le pillole di balena, di cui faceva generoso e sacrilego uso
il cardinale di Richelieu?
Anche Madame du Barry non le disdegnava.
Il
principale ormone maschile?
Il testosterone. Il più importante della famiglia degli
androgeni.
Il
loro ruolo?
Determinante nei meccanismi riproduttivi. Gli androgeni sono
responsabili della differenziazione in senso maschile degli
organi sessuali interni ed esterni. Non solo...
Che
altro?
Del mantenimento della spermatogenesi e dell'acquisizione
e del mantenimento di rilevanti funzioni comportamentali connesse
con i meccanismi riproduttivi.
L'assunzione
di testosterone fa garrire più baldanzosamente il «gonfalon
selvaggio», come lo chiamava il vate Gabriele D'Annunzio?
L'assunzione di testosterone esalta il desiderio sessuale
e, quindi, l'attività e la frequenza delle erezioni.
Ma attenti...
A
che cosa?
A non indurre una supertestosteronemia, che può esporre
al rischio di gravi effetti collaterali.
Che
cos'è l'andropausa?
Il termine non è fisiologicamente corretto.
Perché?
Perché, al contrario della menopausa femminile, nel
maschio non si verifica una vera e propria interruzione assoluta
della funzione ormonale.
Cosa
comporta, nell'uomo, l'andropausa, chiamiamola impropriamente
così?
Un progressivo declino, con l'età, dei livelli circolanti
di ormoni androgeni.
Cioè?
Comparsa di una serie di sintomi come calo della libido, disfunzione
erettiva, ridotta energia e senso di vitalità, affaticamento,
depressione. E altri.
Quando
comincia?
Dopo i 50 anni.
A
che età l'uomo dovrebbe tirare i remi, cioè
il remo, in barca?
Non esiste un'età.
E
quando una donna dovrebbe chiudere i conti con Venere?
E perché dovrebbe chiuderli?
È
giusto che una donna, all'uomo cui si è inceppato il
revolver, chieda di ripremere subito il grilletto?
Di fronte a una performance lacunosa del partner, la donna
deve mostrare molta comprensione.
I
grandi impotenti della storia?
Anche Giacomo Casanova, maratoneta dell'eros, confessa, nelle
splendide Memorie, le proprie défaillance. Erich Maria
Remarque, autore del celebre Niente di nuovo sul fronte occidentale,
disse a Marlene Dietrich, quando la conobbe: «Lo sa
che sono impotente?».
E
lei sa cosa mi disse Salvador Dalí, quando, nel 1978,
lo intervistai nella sua villa di Cadaqués?
Cosa le disse?
«Io sono impotente perché l'impotenza è
arte».
E lei cosa gli rispose?
Che non avrei mai preso in mano un pennello.
Stravaganze.
La
pace dei sensi: una conquista o una resa?
Una conquista, se scelta e voluta. Una resa, se forzata.