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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Bossi manda al macero Castelli
Sofri, bruciate 15mila copie Padania

Mandate al macero 15mila copie della "Padania".

Umberto Bossi, direttore politico del giornale della Lega ha esercitato le sue funzioni e ha detto: "Quest' intervista di Castelli su Sofri non s' ha da pubblicare!". Il motivo? Presto detto: il senatur rimprovera al Guardasigilli di fare della grazia a Sofri una questione personale, "invece si tratta solo di un uomo malato". Castelli, è noto, ne ha fatto un caso di coscienza.

Nonostante le ripetute assicurazioni di pace tra Bossi e Castelli, la divisione c'è. La decisione del Senatur di mandare al macero le 15mila copie del giornale già stampate per il Centrosud, in cui in prima pagina campeggiava la foto del Ministro della Giustizia con all'interno l'intervista che spiegava le ragioni del "no" alla grazia per Sofri, non lascia dubbi.
La conferma arriva anche dalle parole del direttore della "Padania", Gianluigi Paragone. Questa sarebbe la prima volta da quando conduce il giornale della Lega, che Bossi interviene così pesantemente facendo valere il suo diritto di direttore politico. Avvertito in tarda serata, il leader della Lega si è messo subito in moto per annientare lo spazio concesso dalla "Padania" al Guardasigilli leghista. E se le copie destinate al Centro Sud si potevano ormai solo stracciare, per quelle del Nord ci sarebbe stato il tempo per una ribattuta.

L'idillio Castelli-Bossi vacilla dunque sotto la spinta emotiva del Senatur che partecipa al dramma umano di Adriano Sofri. Il leader della Lega aveva lasciato intendere che non si sarebbe opposto ad una eventuale richiesta da parte dell'ex di Lotta Continua. "La grazia a Sofri? - aveva detto Bossi in un comizio a Varese - Non mi opporrei. E credo neanche Castelli". Quando invece il rifiuto del Guardasigilli è arrivato, netto e senza appello, Bossi ha iniziato a prendere le distanze.

Gli ultimi fatti smentirebbero le parole dei due leghisti. Bossi ha risposto "no" a chi gli chiedeva se ci fossero problemi con Castelli. Mentre il ministro della Giustizia, solo pochi giorni fa aveva dichiarato: "Bossi mi ha sempre detto che questa è una questione che devo risolvere io davanti alla mia coscienza e davanti a Dio. Naturalmente, lui ha espresso la sua opinione, io ho doverosamente ripreso in mano e riesaminato il caso alla luce di quanto è accaduto".