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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Il conflitto d' interessi e' qualcosa che riguarda a molti


Caro direttore,
in questi giorni come non mai mi sento preso in giro dalla politica, dalle Istituzioni, dalle Banche. Come cittadino comune, ho la nausea quando leggo sui giornali tutti gli inghippi , gli inciuci e gli stratagemmi impiegati da politici e non per poter arricchirsi sempre di più. Ora anche la sinistra cade dal suo piedistallo, con Fassino e Consorte legati da faccende tanto importanti quanto losche.
Mi spiace soltanto per chi credeva che la sinistra ( ed io non sono fra quelli ) fosse l' ultimo baluardo dell' onestà, della lealtà verso i propri elettori, dell ' indifferenza al denaro e ai grandi capitali, e ora si vede crollare tutti i propri ideali a cui si era saldamente aggrappato.

Ma, diciamocela tutta caro Direttore, esiste qualcuno davvero indifferente al denaro? Se persino Antonio di Pietro è passato dall' essere pubblico ministero all' arena politica, un motivo ci sarà! Vuoi vedere che quel motivo è lo stipendio? Infatti da uno stipendio di circa tremila euro, Di Pietro è passato ad averne oltre 10mila!

Esiste ancora, Direttore, un politico che lavori non per se stesso , ma per il bene della comunità? Berlusconi viene attaccato continuamente per il conflitto di interessi, una storia che dura ormai da un decennio o più. La sinistra nei 5 anni in cui ha governato non ha fatto assolutamente nulla per tentare di regolarizzare la cosa, mentre sappiamo che lo stesso Berlusconi ha fatto poco, ma ha fatto qualcosa per tranquillizzare l' opposizione, direi, più che gli Italiani, che alla storia del conflitto di interessi danno molto poca importanza. La domanda però è un' altra: esiste un parlamentare, un sindaco, un presidente della Camera o del Senato, che non abbia implicito nel proprio ruolo un conflitto di interessi? Credo proprio di no.

Sì, perchè se ci pensiamo un attimo, il primo conflitto di interesse che si viene a creare quando si viene eletti a cariche pubbliche, consiste proprio nel fatto di essere comunque un cittadino italiano e un essere umano per prima cosa, e poi con il governare o dirigere qualsivoglia istituzione o organismo. E tutti sanno che l' uomo è ladro davanti alle opportunità, è ambizioso, avido, e soprattutto non è infallibile. E' difficilissimo per chi si trova in queste condizioni, se non impossibile proprio perchè la nostra umanità è fragile, saper distinguere l' uomo dal politico, il privato dal pubblico, il lecito dall' illecito, e comportarsi di conseguenza, secondo etica e morale che non vanno mai dimenticate.

Tuttavia, ormai si sa, sono i soldi a governare il mondo. I veri ideali, le varie filosofie e metafisiche non esistono più, o sono soltanto nelle parole e nella demagogia dei tanti che vogliono convincerci a votare per loro. Ad autorizzarli, verrebbe quasi da dire, a poter rubare ma in modo legale senza essere puniti. Ad avere stipendi di dieci, quindicimila euro quando per una persona normale ci vuole un anno di lavoro faticoso per guadagnare lo stesso, a diventare ricchi con i soldi dei contribuenti.

Non parlo nè di destra nè di sinistra. Mi riferisco al concetto primordiale di " repubblica", parola della quale l' etimologia è " res publica", letteralmente, tradotto dal latino, " cosa pubblica", quindi di tutti, del popolo, mia , Sua direttore, di coloro che leggono il Suo giornale e degli Italiani tutti.

L' Italia è nostra! Non regaliamola a una oligarchia ristretta che ne fa ciò che vuole, ma oguno di noi si impegni con tutte le sue forze per restare, noi per primi, padroni del nostro Paese e delle sue scelte.




Ricky Filosa, 04.01.06