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"Deus
caritas est"
Prima enciclica di Benedetto XVI
Citta' del Vaticano, 25.01.06 -Questi alcuni dei punti
fondamentali toccati dall' enciclica.
La
Chiesa non deve imporre la fede
Per la Chiesa, l' azione caritativa "non deve essere
un mezzo in funzione di ciò che oggi viene indicato
come proselitismo. L' amore - spiega il Pontefice -
è gratuito; non viene esercitato per raggiungere
altri scopi. Chi esercita la carità in nome della Chiesa
non cercherà mai di imporre agli altri la fede della
Chiesa. Egli sa che l' amore nella sua purezza e nella sua
gratuità è la miglior testimonianza del Dio
nel quale crediamo e dal quale siamo spinti ad amare".
"In un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata
la vendetta o perfino il dovere dell' odio e della violenza,
questo - sottolinea Benedetto XVI - è un messaggio
di grande attualità e di significato molto concreto.
Per questo nella mia prima Enciclica desidero parlare dell'
amore, del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere comunicato
agli altri". Secondo il Papa, "il cristiano sa quando
è tempo di parlare di Dio e quando è giusto
tacere di Lui e lasciar parlare solamente l' amore. Egli sa
che il vilipendio dell' amore è vilipendio di Dio e
dell' uomo".
Lo
Stato non provveda a tutto
"Non uno Stato che regoli e domini tutto è ciò
che ci occorre, ma invece uno Stato che generosamente riconosca
e sostenga, nella linea del principio di sussidiarietà,
le iniziative che sorgono dalle diverse forze sociali e uniscono
spontaneità e vicinanza agli uomini bisognosi di aiuto".
Per il Papa, "lo Stato che vuole provvedere a tutto,
che assorbe tutto in sé, diventa in definitiva un'
istanza burocratica che non può assicurare l' essenziale
di cui l' uomo sofferente ha bisogno: l' amorevole dedizione
personale".
Nell'
enciclica Benedetto XVI esalta poi il ruolo del volontariato.
"Un fenomeno importante del nostro tempo - scrive - è
il sorgere e il diffondersi di diverse forme di volontariato,
che si fanno carico di una molteplicità di servizi.
Vorrei qui indirizzare una particolare parola di apprezzamento
e di ringraziamento a tutti coloro che partecipano in vario
modo a queste attività".
La
giustizia è il compito della politica
"Norma fondamentale dello Stato deve essere il perseguimento
della giustizia. Uno Stato che non fosse retto secondo giustizia
si ridurrebbe ad una grande banda di ladri". "Il
suo accecamento etico, derivante dal prevalere dell' interesse
e del potere che l' abbagliano, è un pericolo mai totalmente
eliminabile".
Per Benedetto XVI, "lo scopo di un giusto ordine sociale
è garantire a ciascuno, nel rispetto del principio
di sussidiarietà, la sua parte dei beni comuni".
"La giustizia - si legge nell' enciclica - è lo
scopo e quindi anche la misura intrinseca di ogni politica.
La politica e' piu' che una semplice tecnica per la definizione
dei pubblici ordinamenti: la sua origine e il suo scopo si
trovano appunto nella giustizia, e questa è di natura
etica".
La
Chiesa non faccia politica
Benedetto XVI ribadisce nella sua enciclica che fede e politica
sono "due sfere distinte, ma sempre in relazione reciproca"
e che dunque "il giusto ordine della società e
dello Stato è compito centrale della politica".
Alla visione propria del cristianesimo appartiene infatti
"la distinzione tra ciò che è di Cesare
e ciò che è di Dio, cioè la distinzione
tra Stato e Chiesa o, come dice il Concilio Vaticano II, l'
autonomia delle realtà temporali". "La formazione
di strutture giuste - spiega il Papa - non è immediatamente
compito della Chiesa, ma appartiene alla sfera della politica,
cioé all' ambito della ragione autoresponsabile. In
questo, il compito della Chiesa è mediato, in quanto
le spetta di contribuire alla purificazione della ragione
e al risveglio delle forze morali, senza le quali non vengono
costruite strutture giuste, né queste possono essere
operative a lungo". "La Chiesa - continua Benedetto
XVI - non può e non deve prendere nelle sue mani la
battaglia politica per realizzare la società più
giusta possibile. Non può e non deve mettersi al posto
dello Stato. Ma non può e non deve neanche restare
ai margini nella lotta per la giustizia".
Modella per la Chiesa non è Marx ma Madre Teresa
Benedetto XVI invita i fedeli, schiacciati dal peso del male
e delle ingiustizie, a non lasciarsi tentare dall' ideologia
marxista e a trovare la forza di resistere ad essa e alla
tentazione opposta di abbandonare ogni impegno sociale con
la forza della preghiera. Come faceva Madre Teresa di Calcutta.
"L' esperienza della smisuratezza del bisogno può
- confida nell' enciclica - spingerci nell' ideologia che
pretende di fare ora quello che il governo del mondo da parte
di Dio, a quanto pare, non consegue: la soluzione universale
di ogni problema. Dall' altro lato, essa può diventare
tentazione all' inerzia sulla base dell' impressione che,
comunque, nulla possa essere realizzato". Per il Papa,
"chi prega non spreca il suo tempo, anche se la situazione
ha tutte le caratteristiche dell' emergenza e sembra spingere
unicamente all' azione". "La pietà - scrive
ancora Benedetto XVI - non indebolisce la lotta contro la
povertà o addirittura contro la miseria del prossimo.
La beata Teresa di Calcutta è un esempio molto evidente
del fatto che il tempo dedicato a Dio nella preghiera non
solo non nuoce all' efficacia ed all' operosità dell'
amore verso il prossimo, ma ne è in realtà l'
inesauribile sorgente".
Il
Marxismo ha lasciato il posto alla globalizzazione
Benedetto XVI considera sia il comunismo che il capitalismo
(che oggi ispira la globalizzazione in atto) forme di materialismo
che impoveriscono a livello sociale i valori della persona.
"Il marxismo - spiega nell' enciclica - aveva indicato
nella rivoluzione mondiale e nella sua preparazione la panacea
per la problematica sociale". Secondo Papa Ratzinger,
"attraverso la rivoluzione e la conseguente collettivizzazione
dei mezzi di produzione doveva improvvisamente andare tutto
in modo diverso e migliore, ma questo sogno è svanito".
E nella "situazione difficile" che il mondo sta
attraversando "anche a causa della globalizzazione dell'
economia", la dottrina sociale della Chiesa "è
diventata un' indicazione fondamentale, che propone orientamenti
validi ben al di la' dei confini di essa: questi orientamenti,
di fronte al progredire dello sviluppo, devono essere affrontati
nel dialogo con tutti coloro che si preoccupano seriamente
dell' uomo e del suo mondo".
Maria
riassume tutte le virtù cristiane
Per Benedetto XVI, Maria, "Madre del Signore e specchio
di ogni santità", riassume in se stessa tutte
le virtù cristiane, cioé la fede, la speranza
e la carità. "Maria - spiega il Pontefice nel
documento - è grande proprio perché non vuole
rendere grande se stessa, ma Dio. E' una donna di speranza:
solo perché crede alle promesse di Dio e attende la
salvezza di Israele, l' angelo può venire da lei e
chiamarla al servizio decisivo di queste promesse. E' una
donna di fede che parla e pensa con la Parola di Dio e in
quanto tale non può essere che una donna che ama".
Quello
tra uomo e donna è l' unico matrimonio
"All' immagine del Dio monoteistico - spiega il Papa
- corrisponde il matrimonio monogamico. Il matrimonio basato
su un amore esclusivo e definitivo diventa l' icona del rapporto
di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di
Dio diventa la misura dell' amore umano. Questo stretto nesso
tra eros e matrimonio nella Bibbia quasi non trova paralleli
nella letteratura al di fuori di essa". Per il Pontefice,
"l' amore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono
inscindibilmente e all' essere umano si schiude una promessa
di felicita' che sembra irresistibile, emerge come archetipo
di amore per eccellenza, al cui confronto, a prima vista,
tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono". A questo
proposito, il documento ripercorre "il vasto campo semantico
della parola amore: si parla di amor di patria, di amore per
la professione, di amore tra amici, di amore per il lavoro,
di amore tra genitori e figli, tra fratelli e familiari, dell'
amore per il prossimo e dell' amore per Dio". Ma afferma
che proprio il matrimonio uomo-donna e' l' unico vero modello
di tutti gli altri, in quanto è il riflesso più
completo dell' amore di Dio.