"Niente
cognome materno ai figli"
ROMA, 16.02.06 - I bambini italiani devono portare
il cognome del padre anche se la regola è
frutto di una società patriarcale superata
che dovrà in futuro essere rivista. E'
quanto ha sentenziato oggi la Corte costituzionale,
davanti alla quale la prima sezione civile della
Corte di Cassazione aveva sollevato il caso, dubitando
circa la legittimità di alcuni articoli
del codice civile nella parte in cui si prevede
che il figlio legittimo acquisti automaticamente
il nome del padre, anche quando vi sia in proposito
una diversa volontà dei coniugi.
RICHIESTA
CAMBIO DI COGNOME - La questione nasce dalla
richiesta di una coppia che si era vista respingere,
dal Tribunale e dalla Corte di Appello di Milano,
la domanda per ottenere che l' atto di nascita
della propria figlia minore fosse modificato,
imponendo il cognome materno al posto di quello
paterno. I giudici della Corte Costituzionale
- con la sentenza n. 61 scritta dal giudice Alfio
Finocchiaro e firmata dal presidente Annibale
Marini - hanno dichiarato la questione inammissibile.
Per una ragione prettamente "tecnica":
nel caso di una pronuncia di illegittimità,
infatti, si creerebbe un "vuoto di regole".
CAMBIO
DI ROTTA - I giudici costituzionali però
mettono nero su bianco la necessità che
le regole cambino, tanto da citare tre disegni
di leggi presentati durante quest' ultima legislatura
(ma mai approvati) che offrivano una "eterogenicità"
di soluzioni diverse da quella di stampo patriarcale:
dalla possibilità di dare ai figli il cognome
di entrambi i genitori, all' ipotesi che di comune
accordo si possa scegliere quello paterno o quello
materno. La Corte Costituzionale premette che
una simile questione di legittimità era
già stata dichiarata inammissibile nel
1988, con due diverse ordinanze. Oggi la Corte
cambia rotta e ammette: "A distanza di diciotto
anni da quelle decisioni non può non rimarcarsi
che l' attuale sistema di attribuzione del cognome
è retaggio di una concezione patriarcale
della famiglia, la quale affonda le proprie radici
nel diritto di famiglia romanistico, e di una
tramontata potestà maritale, non più
coerente con i principi dell' ordinamento e con
il valore costituzionale dell' uguaglianza tra
uomo e donna".
CONVENZIONI
INTERNAZIONALI - Per avvalorare la tesi della
necessità di cambiamento del sistema "patriarcale"
nell' attribuzione del cognome, la Corte Costituzionale
cita una serie di convenzioni internazionali:
quella di New York del 1979 (ratificata dall'
Italia nel 1985) che - ricorda la Consulta - impegna
gli Stati contraenti ad adottare tutte le misure
adeguate per eliminare la discriminazione nei
confronti della donna nel matrimonio e in famiglia,
oltre che ad assicurare gli stessi diritti personali
al marito e alla moglie, compresa la scelta del
cognome; oppure le raccomandazioni del Consiglio
d' Europa del 1995 e del 1998 relative alla "piena
realizzazione della uguaglianza tra madre e padre
nell' attribuzione del cognome dei figli".
Insomma, secondo la Corte Costituzionale si tratta
di una serie di raccomandazioni di cui non si
può non tener conto.