Ho
detto basta alle strumentalizzazioni
Roberto
Calderoli
Quando qualcuno ti attribuisce, anche strumentalmente,
la responsabilità di una tragedia, pri ma arriva
il dolore, poi la preghiera per chi non c' è più
e poi l' esame di coscienza: che cosa ho fatto e dove
potrei aver sbagliato?
Da questo esame ho tratto una serie di errori commessi
e posso pertanto dire che mi sento colpevole:
a) di essere un uomo libero e di pensare di vivere in
un mondo libero, dove il tuo pensiero, seppur critico,
sia consentito. Ma così non è: il cristiano
deve ubbidire e subire, gli altri devono comandare e possono
ricattare.
b) di pensare che non possano esistere differenze di sesso,
di religione e di razza. Ma così non è:
l'uomo prevale sulla donna e, tutti e due, se appartengono
ad una certa religione, prevalgono su tutti gli altri,
e tutto questo perché l'ha detto il Profeta.
c) di non aver taciuto il mio sdegno davanti alla mattanza
di più di 160mila esseri umani all'anno, trucidati
solo perché rei di professare la religione cattolica,
e di aver gridato allo scandalo di fronte al silenzio,
non tanto del mondo islamico, quando di quello occidentale,
di fronte all'assassinio di un sacerdote e alle tre mattanze
di cristiani avvenute nelle Filippine nelle ultime settimane.
d) di pensare che qualcuno possa impunemente dichiarare,
nell' anno del signore 2006, che un giorno l'Islam dominerà
tutta l' Europa.
e) di aver preteso che i diritti che si vogliono riconosciuti
agli ospiti nel nostro paese vengano allo stesso modo
riconosciuti ai nostri concittadini nei paesi da cui questi
ospiti provengono. E, invece, consulte e moschee per tutti
a casa nostra, anche in assenza dei requisiti che vengono
richiesti ai comuni mortali, o ancor peggio realizzate
con i denari dei contribuenti, e l' arresto per il cristiano
che osa avere una croce addosso o peggio ancora la pena
di morte per chi sostiene "che Gesù è
il figlio di Dio".
f) di essermi rifiutato di cancellare la nostra identità,
la nostra storia, i nostri usi e le nostre leggi, per
sostituirli con quelli che l'ultimo arrivato ci vuole
imporre con la scusa della sua integrazione.
g) di pensare che prima sia venuto il terrorismo e solo
dopo le ancora imperfette reazioni del mondo...
...occidentale, anche se qualcuno, oggi, vorrebbe sostenere
che Guantanamo sia la causa e la colpa delle Twin Towers
e non la conseguenza.
Potrei proseguire con queste lettere fino a completare
l' alfabeto per una serie ennesima di volte, prima di
riuscire a citare tutto quello di cui sono colpevole.
Ma forse è più facile semplificare il tutto
nella mia più grande colpa originale: non sono
ipocrita, non riesco a tacere quello che penso, non mi
lascio calpestare i piedi, e soprattutto la testa, per
convenienza o per interesse, visto che in gioco non ci
sono io ma una civiltà, che, ormai cotta nel burro,
sembra preferire gli ozi e la decadenza imperiale al proprio
orgoglio, alla propria identità, ai propri valori
e ai propri ideali.
Se queste sono le colpe allora io sono colpevole, con
l'aggravante della recidiva e del non pentimento, e quindi
voglio pagare, perché così salvo la mia
coerenza che ritengo certamente più importante
di tutto il resto.
Piuttosto che rinnegare anche solo un millimetro di quello
in cui credo, non ho il minimo problema a lasciare una
carica per cui, normalmente, si arriverebbe anche a vendere
l'anima al diavolo pur di ottenerla e conservarla.
Ho sempre considerato l' incarico di ministro come una
cosa non mia ma prestatami invece da Umberto Bossi e nelle
sue mani, con gioia, l' ho rimesso.
Non ho nulla da rimproverarmi a riguardo: dovevo riformare
la Costituzione e la legge elettorale e l'ho fatto e queste
due riforme potranno essere cancellate solo dal popolo
e non certo dai giochini degli interessi nazionali o internazionali.
Mi è sempre andata stretta la cravatta da ministro
a cui ho sempre preferito "le braghe corte",
per cui tante volte sono stato contestato e quindi oggi,
dopo le dimissioni, mi sento più leggero: dimissioni
che tante volte in tanti, sia esponenti di maggioranza
che opposizione, avevano già richiesto, ma tali
richieste per me suonavano come un invito a restare.
Ora, invece, posso togliere il disturbo, perché
l' ho concordato con Bossi e perché se la mia presenza
al governo può rappresentare un possibile rischio
per un nostro concittadino nel mondo, o peggio ancora
il facile alibi per un attentato a casa nostra, allora
deve prevalere il senso di responsabilità.
So bene che tutto è strumentale.
Ma, davanti al rischio che tutto questo possa rappresentare
anche solo un lontano pericolo per un capello di un nostro
concittadino, o che la cosa possa essere utilizzata strumentalmente
ai danni della Lega, mi faccio da parte.
Da parte come ministro, ma non certo come militante.
E questo lo faccio a maggior ragione alla luce delle incomprensibili
dichiarazioni di oggi del presidente del Consiglio, che
vorrebbe attribuire a me le responsabilità di quanto
successo e non al fanatismo islamico.
La mia battaglia a difesa dei principi sacri che mi hanno
inculcato i miei genitori e i miei nonni inizia ora, finalmente
non più ministro e libero di difendere questi ideali
e questi valori.
Non attaccherò mai una religione in quanto tale
e anche solo la semplice ironia sulla stessa mi fa orrore:
forse, però, avrei dovuto difendere questo principio
sostenendo l'orgoglio di essere cristiano, piuttosto che
difendendo la libertà di pensiero, e quindi di
satira, che è stata interpretata come attacco;
ma rivendico il mio orgoglio di essere cristiano, e come
tale, perdono chi, per paura o per il ricatto, non difende
la propria identità e i propri ideali.
Il coraggio, come diceva il saggio Manzoni, "uno
non se lo può dare".
Di Don Abbondio è pieno il mondo, sia in maggioranza
che in opposizione, anche se in quest'ultima c'è
chi con il terrorismo ci sguazza; sicuramente con gente
del genere i mercanti dal tempio non li avrebbe mai scacciati
nessuno.
Alle trombe e i proclami di questi potenti, però,
preferiamo la nostra umiltà e la nostra disponibilità
a pagare con le dimissioni e, a dar retta alle minacce,
anche con la vita, la difesa di un mondo basato sulla
religione dell'amore e non su quella dell'odio.
Noi non vogliamo fare paralleli con Gesù, come
fa Berlusconi, perché siamo uomini modesti, che
si fanno il segno della Croce e si inginocchiano quando
sentono quel nome, ma a cui va il sangue alla testa quando
qualcuno sostiene che Gesù è il suo servo
oppure che le bombe, le decapitazioni, gli assassini o
le persecuzioni, sono cose dovute in nome di una religione.
Davanti a cose del genere non mi sento che di affermare,
anche se la frase è stata già detta da qualcuno
che mi fa ribrezzo, che: "Io non ci sto".
La gente mi dice di non mollare ed è quello che
farò, non mollerò, ma soprattutto non chinerò
mai la schiena e a tutti dico: schiena dritta e avanti!
[Data pubblicazione: 19/02/2006]