Siamo
vittime dell' islamically correct
Gianluigi
Paragone
L' islamically correct ha vinto la sua battaglia e ha
ottenuto la testa del ministro Calderoli. Ora tutti sanno
che da qui in avanti bisognerà dare la precedenza
a chi viene da Oriente.
Cosa succederà? Se la logica ha ancora un senso,
ora che Calderoli ha smesso la grisaglia ministeriale,
gli incidenti contro la nostra gente dovrebbero finire.
Tocca a Gheddafi, dunque: intimi lui l' alt, non solo
ai libici ma anche alla nazione islamica della quale dice
di essere una guida riconosciuta. La cronaca ci dice,
invece, che gli incidenti stanno continuando, così
come erano continuati anche quando il direttore del giornale
danese che pubblicò le vignette aveva chiesto scusa.
E allora siamo alle solite, il problema non erano né
le vignette danesi né la relativa maglietta. Tutti
sanno che rimossa una scusa, ne monteranno un' altra per
appiccare un altro fuoco.
Certo, possiamo star qui delle ore a dividerci se fosse
giusto o sbagliato che un ministro indossasse una t-shirt
raffigurativa le vignette della discordia. Facciamo allora
così: quella maglietta la sostituiamo con un' altra,
dove al centro c' è la nostra identità.
Difendiamo le nostre radici. Non è una provocazione
né - lo diciamo subito - la divisa di una crociata.
Vediamo ora se qualcuno ha ancora voglia di montare polemiche
pretestuose.
Ciò detto torniamo alla questione di fondo. Che
è un' altra rispetto a quanto ho sentito nella
convulsa giornata di ieri. Domando: non è che forse
l' islam ci sta costringendo a mettere in discussione
quel poco che ci resta dei nostri valori, della nostra
identità e persino della nostra dignità,
senza a sua volta aprirsi a quei parametri di democrazia
che l' Occidente ha raggiunto?
Se è questo il punto di partenza allora vale la
pena di riflettere sulla nostra complicità nel
concedere unilateralmente. Il primo nemico dell' Occidente
rischiamo di essere noi stessi. È l' islamically
correct il nostro virus. L' islamically correct è
la versione aggiornata del politically correct, già
a sua volta batterio maledetto del confronto politico,
giornalistico e sociale.
Non è colpa dell' islam se la difesa del Crocefisso
ha perso voce e forza: dov' è finita tutta quella
indignazione che montò allorquando un signore di
nome Adel Smith ne offese il suo senso religioso e anche
sociale? Dove sono finiti tutti coloro che, di fronte
a quella minaccia, s' indignarono?
Si sa, l' indignazione ha una scadenza più breve
del latte fresco...
E dove sono finiti tutti quelli che dopo l' undici settembre
mettevano il petto in fuori dicendo: siamo tutti americani?
E quelli che dopo l' undici marzo, sempre con orgoglio
fallaciano, ribadivano: siamo tutti spagnoli? E quelli
che dopo il sette luglio dicevano: siamo tutti londinesi?
Dove sono finiti tutti quelli che - a fronte di un attacco
terroristico - dicevano che bisognava reagire senza se
e senza ma? Nel paese reale ci sono ancora. Nei palazzi
invece sono spariti. Ora mettono i puntini sulle "i",
parlano di se e di ma. Quello che dice Calderoli è
giusto ma... Quello che scrive la Padania è giusto
se...
Certa gente non cambia mai: siamo debolucci di costituzione.
Non ne faccio una questione di partiti e di leader. La
sinistra è la causa di tutti i mali del multiculturalismo.
Il problema è quando la proposta di dare il voto
agli immigrati viene da destra. Quando i se e i ma vengono
da una coalizione cui la gente chiede rigore e fermezza.
Oriana Fallaci vende centinaia di milioni di copie scrivendo
senza se e senza ma. Ne La rabbia e l' orgoglio, la giornalista
ci metteva in guardia su quello che sarebbe accaduto.
Ci sarà un perché se quando scrive lei il
Corriere della Sera vende migliaia di copie in più.
Il giudizio della Fallaci, dall' undici settembre in poi,
non è cambiato di una virgola. Non si è
spostato di un millimetro. Dirò di più:
tutte le volte che lei scrive, anche da esponenti della
Casa delle libertà è tutto uno sperticarsi
di lodi e di elogi.
In questi anni, in tanti si sono portati in giro la signora
Fallaci come la madonna del rosario.
Ora? Ora che l' attacco è giunto a noi, cosa accade?
Accade che per due vignette, quelle stesse persone hanno
perso la rabbia e l' orgoglio. Accade che l' islamically
correct prevale, ci obbliga a fare i distinguo, ci impone
di dare la precedenza a chi arriva da Oriente.
Ieri il Corriere della Sera ci informava di un tunisino
fermato a Milano dalle forze dell'ordine perché
sospettato di organizzare un attentato, perché
sospettato di essere un kamikaze. Questo a Milano, pochissimi
giorni fa. E noi montiamo un caso Calderoli!?!
Qualcuno dice: ha esposto gli italiani nel mondo a possibili
attentati o violenze. Forse è il caso di ricordare
al ministro Fini che lo erano già nel secondo successivo
alla decisione di affiancare l' America nella guerra in
Iraq. Così come lo erano e lo sono quei sacerdoti
e missionari cristiani nei paesi musulmani, a prescindere
dalle dichiarazioni o dalla maglietta di Calderoli. Siamo
in pericolo? Certo, ma lo eravamo ieri come oggi. Ce lo
siamo sempre detto che prima o poi sarebbe toccato a noi,
qual è la novità? I proclami di Al Qaeda
non parlano di Calderoli ma del governo che è entrato
in guerra accanto agli americani.
Nessuno vuole sbattere la porta in faccia agli islamici,
ma chi viene in Occidente deve rispettare le nostre regole
e le nostre culture. Senza forzare nulla. Cosa che invece
accade puntualmente con le comunità islamiche,
uniche comunità religiose che, nella nostra storia,
stanno tentando di scardinare (riuscendoci grazie alla
nostra complicità, è bene ammetterlo) il
sistema di valori del Paese che li ospita.
Milano deve restare Milano, non Milanistan! Torino deve
restare Torino, non Torinistan. Treviso deve restare Treviso,
non Trevisistan. Firenze deve restare Firenze, non Firenzistan!
E se Bari, Napoli e Palermo non hanno questi problemi
è perché la mafia li risolve in partenza:
che piaccia o no, è così.
Vogliono venire? Vengano, ma rispettando le regole dell'
ospitalità. Non vengono a casa nostra per dire
se certe vignette si possono pubblicare o no, se certi
film si possono girare oppure no, se certe canzoni si
possono cantare oppure no. Non devo essere sempre io ad
adeguarmi alle loro regole: fino a dieci anni fa, per
fare la carta d' identità non c' erano deroghe
al fatto che il volto fosse scoperto e ben individuabile.
Sono arrivati i musulmani ed ecco che gli consentiamo
di tenersi il velo. Fino a dieci anni fa, nessuno parlava
di scuole coraniche, ora sì. Fino a dieci anni
fa nessuno si sognava minimamente di togliere il Crocefisso
dalle scuole, dai tribunali: ora tra un po' lo dovremo
togliere pure dalle Chiese...
L' assurdità ci sta passando sotto i nostri occhi
ma l' islamically correct non ce le fa vedere. Perché
l' islamically correct passa sopra le radici cristiane,
passa sopra le minacce degli attentati, passa sopra lo
scontro, passa sopra le tante moschee che stanno sorgendo.
Digerisce tutto.
Abbiamo un bel difendere le identità, quando poi
quello che ci manca è la dignità.
[Data pubblicazione: 19/02/2006]