"La
mia colpa? Essere libero"
Calderoli contrattacca sulla "Padania"
"Mi sento colpevole di essere un uomo libero e di
pensare di vivere in un mondo libero": così
Roberto Calderoli, dalle colonne del quotidiano leghista
Padania, si difende dopo la tempesta provocata dagli incidenti
di Bengasi e le conseguenti dimissioni dalla carica di
ministro. "Piuttosto che rinnegare anche solo un
millimetro di quello in cui credo - scrive Calderoli -
non ho il minimo problema a lasciare la carica".
Senso di responsabilità, ma non riflessione o,
ancora peggio, pentimento. Questo è quello che
traspare dall' editoriale dell' ormai ex-ministro, intitolato
"Ho
detto basta alle strumentalizzazioni". "Piuttosto
che rinnegare anche solo un millimetro di quello in cui
credo - afferma il leghista - non ho il minimo problema
a lasciare una carica per cui, normalmente, si arriverebbe
anche a vendere l' anima al diavolo pur di ottenerla e
conservarla".
Calderoli
sottolinea però di aver deciso di farsi da parte
come ministro ma non come militante "e questo lo faccio
a maggior ragione alla luce delle incomprensibili dichiarazioni
di oggi del presidente del Consiglio, che vorrebbe attribuire
a me le responsabilità di quanto successo e non al
fanatismo islamico".