Accuse
al direttore del Tg1 che ha mandato in onda l' intervista
L'autodifesa: "Assurdi i sospetti di un accordo con
l'ex ministro"
Caso
Calderoli, Mimun nella bufera
"Era
registrata, si poteva evitare"
Curzi: "Vera colpa non fare un'edizione straordinaria
durante l' assalto al consolato di Bengasi"
ROMA
- La bufera sollevata da Roberto Calderoli travolge anche
il direttore del Tg1, Clemente Mimun, conduttore del programma
Dopo Tg1 che ha ospitato l'ex ministro leghista. Mimun
replica alle critiche, come quella mossa da Romano Prodi
in una lettera a Repubblica e quella di Enzo Carra. Secondo
l'esponente della Margherita, la "vergognosa sceneggiata"
di Calderoli sarebbe frutto di "una intesa, o combine".
Carra sottolinea che l'intervista all'ex ministro era
stata registrata, per l'esattezza mercoledì 15
pomeriggio, ed è andata in onda in serata: "C'era
tutto il tempo - sostiene - per decidere sulla non messa
in onda o per una presa di distanza".
La
Procura di Roma, dopo aver iscritto Calderoli nel registro
degli indagati per "offesa a una confessione religiosa
tramite vilipendio", intende approfondire - secondo
quanto si è appreso - anche la posizione di Clemente
Mimun, in particolare gli aspetti che riguardano la messa
in onda del programma in quanto registrato.
Sono
proprio le accuse di combine e leggerezza che Mimun respinge,
prendendo la parola durante un incontro tra la Fnsi e
l'Usigrai, a Roma, dove ha diffuso il contenuto di una
lettera inviata al direttore generale e al presidente
della Rai, Alfredo Meocci e Claudio Petruccioli. Per Mimun,
ipotizzare una sua responsabilità è "molto
grave" e confermerebbe "il grado di imbarbarimento
della battaglia politica". E giudica "assurdi"
i sospetti "insinuati da alcuni parlamentari dell'Unione
secondo cui vi sarebbe stata addirittura un'intesa tra
il ministro e il sottoscritto".
L'intervista,
ricorda Mimun, è stata registrata nel tardo pomeriggio
di mercoledì 15 ed è andata in onda nella
stessa serata: "Sia mercoledì sera che giovedì
e venerdì - sottolinea - nessuno, né in
Parlamento, né in Rai, né sui giornali ha
trovato nulla di scandaloso in quanto è stato trasmesso''.
Viceversa i quotidiani "hanno riportato le dichiarazioni
di Calderoli nella parte in cui egli ha rilevato che il
premier, di fronte alla sua iniziativa, lo aveva sollecitato
alle dimissioni''.
E
riferendosi a quanto scritto da Prodi a Repubblica, respinge
anche ''la tesi di chi parla di leggerezza da parte mia
rispetto alla diffusione dell'intervista, considerando
il peso della Rai in tutto il Mediterraneo''.
Il
direttore del Tg1 precisa che a Calderoli "non è
stato consentito di mostrare nulla. Se avessi disposto
il taglio a quella parte dell'intervista vi sarebbe stato
chi avrebbe denunciato una censura o, addirittura, una
manomissione per evitare una gaffe del ministro''. E sottolinea
anche come non abbia mai consentito che nei servizi del
Tg1 fosse inserita neppure una delle vignette sull'Islam.
Il
consigliere Rai Sandro Curzi allarga la polemica a un
altro aspetto: "La vera e maggior colpa di Mimun
e degli altri direttori di testata e di rete - dice -
la decisione, a fronte della doppia notizia dell'assalto
alla nostra ambasciata di Bengasi e del clamoroso dimissionamento
del ministro da parte del presidente del Consiglio, di
non interrompere la normale programmazione d'intrattenimento
con una edizione straordinaria e nemmeno con un Tg flash".
E
in una lettera inviata ieri ma resa nota oggi, il comitato
di redazione del Tg1 avanza una serie di richieste, fra
cui "dare spazio a chi ritiene che il rispetto delle
sensibilità religiose di tutti sia un valore da
difendere". Nella lettera, il cdr critica la scarsa
tempestività nell'informare i telespettatori sui
fatti di Bengasi, apprezza la scelta di Mimun di non dare
spazio alle vignette su Maometto e di impedire a Calderoli
di mostrare la maglietta anti-Islam ma giudica "un'occasione
persa" il fatto che il direttore non abbia ribadito
la sua "presa di distanza" dal gesto del ministro.