Corano
nelle scuole, il cardinale Martino fa subito retromarcia
ROMA,
10.03.06 - Il cardinale Martino precisa, puntualizza,
ammorbidisce le sue affermazioni sull' ora di
religione islamica nelle scuole italiane, sulla
cui istituzione l'altro giorno si era detto d'accordo
sostenendo che, per quanto riguarda la reciprocità,
l' Italia non si poteva mettere sullo stesso piano
dei Paesi che negano la libertà religiosa.
Non c' è stato dunque nessun «via
libera del Vaticano» all'iniziativa (che
peraltro compete alla Conferenza episcopale italiana),
e il presidente del Pontificio consiglio Giustizia
e Pace, che aveva espresso quei giudizi rispondendo
alla domanda di un cronista, torna sull'argomento
con toni molto diversi, anche per quanto riguarda
la reciprocità.
Ieri mattina, in Vaticano, più di qualcuno
è sobbalzato vedendo quanto spazio avevano
ottenuto sui giornali le parole espresse dal porporato.
Così, dopo aver assistito agli esercizi
spirituali per la Curia, Martino in tarda mattinata
è tornato nel suo ufficio e ha battuto
a macchina una dichiarazione, che è stata
poi resa sotto forma di intervista dalla Radio
Vaticana, ma il cui testo appare inequivocabilmente
scritto in precedenza. Non è dunque improbabile
che la decisione di rettificare in questo modo
sia stata suggerita al cardinale dai suoi superiori.
Martino dice di voler precisare le sue parole
«al fine di fugare interpretazioni di parte
e talvolta fuorvianti», e si dice convinto,
in merito all'ora di religione, che «l'applicazione
di un principio è cosa complessa che necessita
di molti passaggi e di sagge considerazioni».
«A questo riguardo - spiega - sarebbe bene
che si legga quanto afferma il Compendio della
dottrina sociale della Chiesa. La disponibilità
da me dimostrata all'inserimento dell'insegnamento
della religione islamica nell'ordinamento scolastico
italiano va fatta con quella prudente valutazione
che comporta da parte della comunità islamica
il rispetto e la valorizzazione del cristianesimo
e dei valori che, da esso ispirati, hanno dato
forma alla cultura e all'identità del mondo
occidentale».
«Non ho inteso - ha precisato ancora Martino
- minimizzare il dovere della reciprocità:
se la libertà religiosa è un diritto
umano fondamentale - espressione forte della verità
e della dottrina cristiana - deve valere anche
in quei Paesi dove di fatto i cristiani, quando
non sono perseguitati, vengono emarginati. Basta
leggere a questo riguardo un qualsiasi rapporto
sulla libertà religiosa per rendersi conto
di quanto delicate siano le situazioni che vivono
i cristiani in contesti caratterizzati da altre
maggioranze religiose. Ritengo anzi che si debba
iniziare a reclamare con maggior vigore la reciprocità».
«Quando ho parlato di fondamentalismo laicista
e di fondamentalismo religioso - ha concluso il
porporato - intendevo riferirmi a due posizioni
che negano una corretta presenza della religione
nello spazio pubblico, perché il primo
la nega e il secondo questo spazio lo occupa».
Come si può ben vedere, toni, e in parte
anche contenuti, alquanto diversi rispetto alle
frasi estemporanee del giorno precedente, che
rappresentano una significativa correzione di
rotta. Ieri il folcloristico gruppo cattolico
tradizionalista veronese «Sacrum Imperium»
aveva scritto una lettera aperta a Benedetto
XVI perché togliesse la berretta di
porpora al cardinal Martino in seguito alle sue
affermazioni sull' ora di religione islamica.
E anche un altro prelato, il vescovo di Civitavecchia
Girolamo Grillo, precisa il suo pensiero
sull' argomento, lamentando una sintesi non corretta
delle sue parole riportate da un' agenzia di stampa:
«In realtà, parlando per quasi mezz'
ora al telefono con un giornalista, ho detto che
il problema è serio e che non è
facile dare una risposta, ponendo l' accento sul
fatto che si sia trovata una valida alternativa
per quegli studenti che non si avvalgono dell'
ora di religione prevista dal Concordato».
Sì
del Vaticano all'ora di religione musulmana nelle
scuole italiane "E' un segnale di rispetto"
Via
libera del Vaticano all' ora di religione nelle
scuole italiane per insegnare il Corano agli studenti
musulmani. "Se ci sono delle necessità,
se in una scuola ci sono cento bambini di religione
musulmana, non vedo perché non si possa insegnare
la loro religione. E' una question di rispetto,
e il rispetto non deve essere selezionato",
ha affermato il cardinale Raffaele Renato Martino,
presidente del Pontificio consiglio giustizia e
pace.