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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

"Ruini, posso votare per Prodi?"
Lettera di Cossiga dopo intervento Papa

"Posso votare per Prodi?" L'ex Presidente emerito della Repubblica Cossiga prende carta e penna e scrive una lettera al presidente della Cei Camillo Ruini per avere "da cattolico, da cattolico impegnato in politica e da membro del Parlamento nazionale italiano", indicazioni sull'atteggiamento da assumere rispetto al governo di Romano Prodi, in riferimento alla questione dei pacs, tornata d'attualita' dopo l'intervento di Benedetto XVI.

"Dovendo partecipare alla votazione sulla concessione della fiducia al Governo presieduto dall' onorevole Romano Prodi, che ha come base il "Programma" de L'Unione di cui egli e' leader, ed essendo mia meditata intenzione esprimere voto favorevole, ma intendendo comunque comportarmi conformemente ai principi ed alle norme morali che debbono regolare l'impegno dei cattolici in politica, ed in modo particolare con riferimento ai procedimenti legislativi, e secondo le direttive contenute nella Nota della Congregazione della Dottrina per la Fede circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, sono qui a porre a Vostra Eminenza in quanto Vescovo, in quanto Vicario di Sua Santita' per la Diocesi di Roma, di cui io sono fedele e nella quale ha sede il Parlamento Nazionale ed in quanto Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il quesito se la soluzione data nel "Programma" de L'Unione - e che sara' tradotta conformemente agli accordi conclusi tra i partiti ed i movimenti che sono membri di essa in un disegno di legge di cui si chiedera' l'approvazione da parte delle Camere -, al problema del riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facolta' delle persone che vivono in unioni di fatto, anche di carattere non eterosessuale sia conforme ai principi ed alle norme della morale cattolica, anche come specificate nella Nota della Congregazione della Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, ed in forza della Lettera Apostolica data Motu Proprio, Ad tuendam fidem, con la quale vengono inserite alcune norme nel Codice di Diritto Canonico e nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, per difendere la fede della Chiesa Cattolica contro gli errori che insorgono da parte di alcuni fedeli".

E' quanto chiede il presidente emerito della repubblica, Francesco Cossiga nella lettera aperta al cardinale Camillo Ruini, vicario del papa per la diocesi di Roma e presidente della Cei. Il senatore a vita Francesco Cossiga nella missiva a Camillo Ruini prosegue scrivendo:

" Personalmente - ma io non sono ne' un teologo moralista ne' un filosofo etico - io ritengo che la proposta contenuta nel programma de L'Unione sia del tutto compatibile. Peraltro, non avendo io in materia una coscienza cosi' informata e formata, da credermi al limite legittimato a decidere comunque in ossequio al principio ordinario del primato della coscienza, anche in contrasto con giudizi e direttive della Gerarchia, votero' secondo le indicazione concrete e specifiche di essa, sia rappresentata dalla Conferenza Episcopale Italiana o per me, fedele della Diocesi di Roma, dalla Vostra Eminenza Vicario di Sua Santita' per la Diocesi di Roma.
In caso di mancanza di indicazioni concrete e specifiche, mi comportero' in coscienza. Richiamo la Sua attenzione e quella degli altri vescovi italiani che le conseguenze di una rottura della maggioranza per non esecuzione dell'accordo in questa materia concluso, e le conseguenze che essa potrebbe avere sul governo, sarebbero di grave danno al bene sociale, e che quindi potrebbe trovare qui anche applicazione, pur se tacita, il principio del "male minore" che gia' trovo' applicazione nel nostro Paese quando non fu chiesto ai cattolici parlamentari di minacciare la rottura delle alleanze con i partiti laici per dissuaderli di votare a favore del divorzio e dell'aborto, per le conseguenze che potevamo derivarne sul piano della stabilita' politica, sociale ed economia del Paese ne', per le gravi conseguenze costituzionali che ne sarebbero derivate, si chiese ai Capi di Stato, che erano cattolici, di rinviare le due leggi al Parlamento ne' tanto meno di opporvi un "rifiuto assoluto di promulgazione".
Si ricordi anche che la Santa Sede, per motivi prudenziali, non presento' alcuna protesta per una asserita violazione del Concordato a causa dell'estensione, per effetto del divorzio, degli effetti di scioglimento dei vincoli civili anche in relazione ai matrimoni concordatari la giurisdizione sui quali era stata riservata ai tribunali della Chiesa Cattolica. In attesa che la Conferenza Episcopale Italiana o Vostra Eminenza, quale vescovo e quale Vicario di Sua Santita' per la Diocesi di Roma, si pronunzi con un giudizio specifico e concreto, o taccia, prego l'Eminenza Vostra di voler accogliere gli ossequi che Le sono dovuti".