"Ruini,
posso votare per Prodi?"
Lettera di Cossiga dopo intervento Papa
"Posso votare per Prodi?" L'ex Presidente emerito
della Repubblica Cossiga prende carta e penna e scrive una lettera
al presidente della Cei Camillo Ruini per avere "da cattolico,
da cattolico impegnato in politica e da membro del Parlamento
nazionale italiano", indicazioni sull'atteggiamento da
assumere rispetto al governo di Romano Prodi, in riferimento
alla questione dei pacs, tornata d'attualita' dopo l'intervento
di Benedetto XVI.
"Dovendo
partecipare alla votazione sulla concessione della fiducia al
Governo presieduto dall' onorevole Romano Prodi, che ha come
base il "Programma" de L'Unione di cui egli e' leader,
ed essendo mia meditata intenzione esprimere voto favorevole,
ma intendendo comunque comportarmi conformemente ai principi
ed alle norme morali che debbono regolare l'impegno dei cattolici
in politica, ed in modo particolare con riferimento ai procedimenti
legislativi, e secondo le direttive contenute nella Nota della
Congregazione della Dottrina per la Fede circa alcune questioni
riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella
vita politica, sono qui a porre a Vostra Eminenza in quanto
Vescovo, in quanto Vicario di Sua Santita' per la Diocesi di
Roma, di cui io sono fedele e nella quale ha sede il Parlamento
Nazionale ed in quanto Presidente della Conferenza Episcopale
Italiana, il quesito se la soluzione data nel "Programma"
de L'Unione - e che sara' tradotta conformemente agli accordi
conclusi tra i partiti ed i movimenti che sono membri di essa
in un disegno di legge di cui si chiedera' l'approvazione da
parte delle Camere -, al problema del riconoscimento giuridico
dei diritti, prerogative e facolta' delle persone che vivono
in unioni di fatto, anche di carattere non eterosessuale sia
conforme ai principi ed alle norme della morale cattolica, anche
come specificate nella Nota della Congregazione della Dottrina
della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento
legale delle unioni tra persone omosessuali, ed in forza della
Lettera Apostolica data Motu Proprio, Ad tuendam fidem, con
la quale vengono inserite alcune norme nel Codice di Diritto
Canonico e nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, per
difendere la fede della Chiesa Cattolica contro gli errori che
insorgono da parte di alcuni fedeli".
E'
quanto chiede il presidente emerito della repubblica, Francesco
Cossiga nella lettera aperta al cardinale Camillo Ruini, vicario
del papa per la diocesi di Roma e presidente della Cei. Il senatore
a vita Francesco Cossiga nella missiva a Camillo Ruini prosegue
scrivendo:
"
Personalmente - ma io non sono ne' un teologo moralista ne'
un filosofo etico - io ritengo che la proposta contenuta nel
programma de L'Unione sia del tutto compatibile. Peraltro, non
avendo io in materia una coscienza cosi' informata e formata,
da credermi al limite legittimato a decidere comunque in ossequio
al principio ordinario del primato della coscienza, anche in
contrasto con giudizi e direttive della Gerarchia, votero' secondo
le indicazione concrete e specifiche di essa, sia rappresentata
dalla Conferenza Episcopale Italiana o per me, fedele della
Diocesi di Roma, dalla Vostra Eminenza Vicario di Sua Santita'
per la Diocesi di Roma.
In caso di mancanza di indicazioni concrete e specifiche, mi
comportero' in coscienza. Richiamo la Sua attenzione e quella
degli altri vescovi italiani che le conseguenze di una rottura
della maggioranza per non esecuzione dell'accordo in questa
materia concluso, e le conseguenze che essa potrebbe avere sul
governo, sarebbero di grave danno al bene sociale, e che quindi
potrebbe trovare qui anche applicazione, pur se tacita, il principio
del "male minore" che gia' trovo' applicazione nel
nostro Paese quando non fu chiesto ai cattolici parlamentari
di minacciare la rottura delle alleanze con i partiti laici
per dissuaderli di votare a favore del divorzio e dell'aborto,
per le conseguenze che potevamo derivarne sul piano della stabilita'
politica, sociale ed economia del Paese ne', per le gravi conseguenze
costituzionali che ne sarebbero derivate, si chiese ai Capi
di Stato, che erano cattolici, di rinviare le due leggi al Parlamento
ne' tanto meno di opporvi un "rifiuto assoluto di promulgazione".
Si ricordi anche che la Santa Sede, per motivi prudenziali,
non presento' alcuna protesta per una asserita violazione del
Concordato a causa dell'estensione, per effetto del divorzio,
degli effetti di scioglimento dei vincoli civili anche in relazione
ai matrimoni concordatari la giurisdizione sui quali era stata
riservata ai tribunali della Chiesa Cattolica. In attesa che
la Conferenza Episcopale Italiana o Vostra Eminenza, quale vescovo
e quale Vicario di Sua Santita' per la Diocesi di Roma, si pronunzi
con un giudizio specifico e concreto, o taccia, prego l'Eminenza
Vostra di voler accogliere gli ossequi che Le sono dovuti".