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papà Luciano se la ride a Santo Domingo
REPUBBLICA DOMINICANA, 17.05.06 - Per
un Luciano (Moggi) che piange e se ne va, c' è un
Big Luciano che se la ride. È Luciano Gaucci, ex
patron del Perugia. Se la ride a Santo Domingo dove dall'
estate scorsa sta «prolungando» le vacanze:
«Pensavano fossi morto, e invece sono i truffatori
che hanno distrutto il calcio che devono andare in galera.
Devono avere il massimo del peggio...».
Ha
visto che sta succedendo?
«Vanno
annullati gli scudetti e le squadre compromesse retrocesse
in C, a cominciare dalla Juve». Berlusconi ha detto
che al Milan vanno ridati due scudetti scippati.
«Per
molto meno, in passato sono stati presi i provvedimenti
più severi».
Lei
aveva addirittura detto che devono essere cancellati gli
scudetti degli ultimi dieci anni. Esagerato?
«Insomma
da quando c' è Moggi, la Gea, e questa roba qui.
Controllavano i giocatori, gli arbitri, i risultati delle
partite e del campionato, tutto. Con un garante, Carraro,
del tutto sommesso alla Gea».
Tutte
accuse da verificare. Anche lei è inseguito da un
mandato di cattura per bancarotta fraudolenta.
«Sì,
ma i responsabili sono altri. Hanno voluto togliermi di
mezzo perché davo fastidio, ma sono qui».
Il
Perugia è stato fatto fallire?
«Certo.
La società non aveva debiti ma crediti. Tanti. Mi
devono ridare i 140 milioni di euro che si sono presi da
me. Avevano promesso di restituirmeli e poi mi hanno fatto
crollare. Sono frutto del mio lavoro. Avevo 3.500 dipendenti
e non ho aerei da 130 miliardi di lire come qualcuno di
questi signori del calcio taroccato».
Appena
caduto in disgrazia, il Comune di Perugia le ha revocato
anche la concessione dello stadio.
«Abbiamo
fatto ricorso e anche qui vinceremo».
Se
ora è come Tangentopoli...
«È
peggio di Tangentopoli. Quando si parla di calcio si pensa
sempre come a qualcosa di secondario. Ma qui sono coinvolte
società regolarmente quotate in borsa. Sono stati
truffati anche i risparmiatori. Sono fallite società
come la Fiorentina, la Lazio, il Napoli e non è successo
niente».
...dicevo,
se siamo di fronte a una nuova Tangentopoli lei si sente
un po' come Marietto Chiesa che accese la miccia ma che
tutti preferirono ignorare?
«Dicevano
che ero il ciarlatano. Non c' è stata una volta che
alla radio o in tv non abbia denunciato il marcio. Ora in
galera devono andarci questi signori, e bisogna buttare
la chiave».
Il
5 febbraio disse che entro due mesi si sarebbe consegnato
ai magistrati. Ne sono passati più di tre, quando
tornerà in Italia?
«Tornerò
quando avrò le garanzie che non ho avuto finora.