In
Italia ci sono diciottomila tesserati. Da venerdì
a domenica 36 nazioni si sfidano a Saint Vincent
per i campionati mondiali
Calcio
balilla, il mito che non perde mai
Dall' oratorio oggi è un vero sport
di Maurizio CROSETTI
TORINO,
02.11.06 - Quel fortissimo clack. E poi sentire
la manopola un po' morbida, l'impugnatura tra le
dita. E il rumore che fa la pallina quando viaggia
nella pancia del calcio balilla, dopo il gol. Palla
contesa, palla alla difesa. Le cento lire incastrate
nell'asta col pomello, perché si possa giocare
all'infinito senza pagare. E il segnapunti, e le
palline che schizzano e volano. Ma rullare non si
può, i ganci invece sì.
Mentre
tutto il mondo cambiava, il calcio balilla no. Un
ometto in porta, due in difesa, cinque a centrocampo,
tre in attacco. Rossi contro blu. Pettinati con
la scriminatura, come se avessero la brillantina.
Undici rodolfi valentini impomatati che simulano
la partita di pallone incollati alle loro aste lucenti,
e si gioca saltellando da una manopola all'altra
(se si è due contro due), oppure a coppie
tenendo strette le proprie, io in attacco, tu in
difesa che poi ci scambiamo. Da mezzo secolo. Nei
bar, all' oratorio, nelle comunità, a casa,
in carcere, negli ospedali. E da venerdì,
al "Palais" di Saint Vincent, Valle d'
Aosta, in gara per un titolo mondiale: 36 nazioni,
50 giocatori, la più brava del mondo è
italiana e si chiama Samantha Di Paolo.
"Ho
imparato nel bar di mia mamma, avevo nove anni e
salivo sulla sedia altrimenti non ci arrivavo. Mi
alleno cinque ore al giorno, ma se dico che il calcio
balilla è uno sport mi ridono dietro. Ritmi
da professionista e guadagni da dilettante: è
già tanto se ti copri le spese. Eppure è
sport, eccome. Servono forza, testa, destrezza,
fortuna. E magari, trovandolo, anche uno sponsor".
In
Italia abbiamo 18 mila tesserati e milioni di praticanti.
I campioni si mettono il talco sulle mani, come
i ginnasti, e spruzzano grasso liquido sulle aste
per farle scorrere meglio. C'è anche una
Federazione, con un responsabile sportivo (Roberto
Giovannini, pure lui in gara a Saint Vincent)
che dice: "Il calcio balilla piace perché
è rimasto quello di sempre, con 50 centesimi
giochi una partita al bar, e se vuoi comprartene
uno ti dura tutta la vita: sono indistruttibili".
I
migliori li fabbricano a Pozzolo Formigaro, provincia
di Alessandria (costo medio, da 300 a 900 euro).
La ditta si chiama Garlando, tutto cominciò
negli Anni 40 quando il pioniere Renato, artigiano,
andò a lavorare per un bizzarro marsigliese
di nome Marcel Zosso. Costui si era messo
in testa di costruire "bigliardini" (però
il nome ufficiale è quell'altro, un po' fascista,
dove balilla sta per ragazzo, omino). Renato
Garlando si mise in proprio nel 1954, e adesso
l'azienda produce 30 mila pezzi l'anno per 10 milioni
di euro di fatturato e una sessantina di dipendenti.
"Esportiamo anche in Cina, ma due terzi della
produzione è per i privati" spiega Francesco
Belletti, direttore commerciale. "Si gioca
tanto in casa, e il boom l'abbiamo avuto proprio
negli anni dei videogiochi. Forse perché
il calcio balilla è così fisico, materiale,
non è virtuale, ci giochi con altre persone,
è tutto il contrario rispetto alla solitudine
delle PlayStation".
L'oggetto
è sempre quello dell' oratorio, con la pallina
da recuperare con la mano. Però è
un'illusione ottica. La forma e il senso del gioco
sono eterni, i materiali no: oggi si usano "legni
stabilizzati" (termine tecnico, "Mds"),
gli ometti sono stampati direttamente sui tubi d'acciaio
cromato con tecniche coperte da segreti industriali,
perché guai se il giocatore poi "slitta".
Legno, metallo, plastica (le palline bianche sono
di polipropilene) per assorbire forza e gesti classici:
il corpo che si appoggia all'asta eppure lei non
si piega, nel gran colpo del polso goleador. Il
mobile invece si sposta, prende a viaggiare come
una zattera su quell' oceano in tempesta che è
la partita, e qui bisogna parlare di regole. Diverse,
stranamente, tra Italia e resto del mondo. Noi siamo
più severi e vietiamo il doppio tocco, cioè
il gancio, mentre all' estero ammettono passaggi,
passetti, stop e tiri, trascinate e "virgole"
(gli americani, sempre esagerati, hanno persino
inventato il calcio balilla con tre portieri). "Per
mia fortuna vivo in Svizzera" dice Samantha
la campionessa "e mi alleno contro i maschi
con le regole dei mondiali". Anche per questo
è di nuovo favorita, mentre il più
forte in assoluto è un belga, Frederic
Collignon, che si porta a casa 200 mila euro
all' anno.
Guadagnano bene solo i fuoriclasse, e solo se maschi:
una cosa antica non può che essere maschilista.
Invece il senso generale è più democratico,
si comincia a gareggiare ufficialmente a sei anni
e si prosegue fino a sessanta e oltre. Ed è
anche una guerra commerciale. I soliti cinesi fabbricano
montagne di calcio balilla giocattolo, però
quelli super non hanno ancora imparato a farli.
In compenso, noi italiani abbiamo inventato il bigliardino
sponsorizzato, cioè tappezzato di scritte
ed esposto nei locali pubblici. Non è tanto
romantico, ma fa girare soldi e qualcosa bisogna
pure concedere.
Tanto, nel cuore del gioco, non c' è commercio
capace di cancellare quel favoloso e remotissimo
clack.