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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

In atto la rimozione delle radici cristiane
di
Toni Mirabile

20.12.06 - Ci risiamo. Il Consiglio regionale della Toscana aveva allestito domenica scorsa, nella sede di Palazzo Panciatichi, in prossimità dell'aula dell'assemblea, un presepe. Ma già ieri mattina, prima dell' inizio della seduta d' aula, era stato spostato senza preavviso. Qualcuno aveva provveduto a metterlo in un angolo delle scale del Palazzo regionale di Firenze.
Il Governatore Claudio Martini si è guardato bene dall'intervenire. Inutili le proteste che ne sono seguite: nessuno ha saputo dire da chi era partito l'ordine.È l'ennesima dimostrazione di un comportamento oramai acquisito: il tacito consenso alla progressiva rimozione di simboli della tradizione e della storia cristiana.
Ma gli esempi dei tentativi di cancellare i simboli storici del Natale presentano un crescendo pericoloso. I motivi che spingono scuole, o altre istituzioni pubbliche, sono solitamente legate al richiamo di una forma di "rispetto verso le altre religioni". Ma a guardarci meglio, è evidente che si tratta di spiegazioni labili e senza alcun fondamento. E, soprattutto, non hanno alcun riscontro nella espressione della sfera religiosa dei Paesi le cui principali religioni si vorrebbero "rispettare". Cancellare un presepe dalla piazza di un paese equivale a chiedere a un muezzin di non andare sul minareto per la sua litania al fine di non offendere i, magari pochi, cristiani che vivono in quel luogo. Ma di casi di "intolleranza" al contrario, quest'anno in Italia se ne sono registrati molti.
Nella scuola materna Casa del Bosco di Oltrisarco, a Bolzano, quest'anno i bambini non potranno cantare i tradizionali canti di Natale. La decisione era stata presa dalle maestre con la seguente motivazione: "Per non offendere i musulmani e non creare differenze tra bimbi cattolici, di altre religioni e soprattutto islamici". Dopo una tempesta di polemiche si è deciso di far cantare ai bambini il canto Stille Nacht (Notte Silente).
A Terraglione, frazione di Vigodarzere, paese alle porte di Padova, il vescovo Antonio Mattiazzo, voleva inaugurare una nuova struttura scolastica alla presenza dei bambini, ma si è visto sventolare un cartellino rosso. Il direttore didattico della scuola, Vincenzo Amato, ha interpretato la cerimonia come un gesto che poteva suonare d'offesa e di mancanza di rispetto nei confronti di chi, pur frequentando una scuola che si chiama San Domenico Savio, figura non citata dal Corano, professa una diversa fede religiosa, quella islamica. Questa, in prima istanza, la pur debole motivazione, era stata seguita da un'osservazione di carattere organizzativo: "Non ci sarebbe il tempo di proporre attività scolastiche alternative ai bambini che desiderassero rimanere in aula". Monsignor Mattiazzo, nel corso dell'omelia tenuta durante la messa celebrata a Vigodarzere, ha espresso tutta la sua delusione: "Sono amareggiato per non poter visitare la scuola assieme ai ragazzi. Confermo che non parteciperò alla inaugurazione". Sollecitato dai giornalisti, il vescovo ha spiegato di aver preso la decisione per una questione di libertà. "Nella nostra diocesi - ha detto al Gazzettino - non ci comporteremmo mai in questo modo. Noi garantiamo sempre la massima accoglienza". Alla fine il sindaco e i parroci hanno trovato un escamotage, un pochino umiliante per la verità, per fare in modo di salvare comunque la celebrazione. I bambini della scuola, di cui solo il 10 per cento non appartiene alla religione cattolica, sono stati fatti uscire grazie a una giustificazione firmata dai genitori.
Ma non ci sono solo i casi di "divieto" di parlare del Natale. In vena di innovazione, il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, ha permesso che in Comune si allestisse un presepe con una imprevedibile e grottesca statuetta, quella di Moana Pozzi nuda. L'arcivescovo di Bologna, il cardinale Carlo Caffarra, ha inaugurato il presepe realizzato da Nicola Zamboni nel cortile di Palazzo d'Accursio insieme al sindaco Cofferati . E poi ha lasciato il Palazzo tra una selva di telecamere senza rispondere alle domande dei cronisti sull'altro presepe, quello dell'artista Wolfango che comprende la statuetta di Moana Pozzi. Cofferati ha accompagnato Caffarra alla macchina insieme a Wolfango e poi ai cronisti ha dichiarato: "Molti hanno commentato il presepe di Wolfango senza neanche venirlo a vedere, e questo non é un bel segno. Bisogna dare spazio agli artisti - ha detto il sindaco - che hanno la loro vena creativa e hanno la libertà di interpretare come meglio ritengono". Evidentemente non la pensano così i grandi centri di distribuzione. Quest'anno come mai prima, infatti, nei grandi magazzini si è assistito a una assenza totale di presepi. Alcuni hanno giustificato la scelta con motivi religiosi, come l'Ikea, altri hanno addotto la decisione di non vendere presepi con motivi legati al marketing, è il caso della Rinascente, dell'Oviesse, del Coin e della Standa.
Continuando sui casi più clamorosi di tentativi di negazione della tradizione cattolica, il Consiglio di istituto della scuola elementare di San Gimignano (Siena) ha respinto all'unanimità, la visita pastorale dell'arcivescovo di Siena, monsignor Antonio Buoncristiani, nella scuola. Il Consiglio ha motivato la sua scelta dicendo che la visita dell'arcivescovo "non porterebbe rispetto alle minoranze religiose presenti tra gli studenti dell'istituto". La Curia senese non ha replicato. "Nessun intento discriminatorio - ha fatto sapere l'Istituto Folgore da San Gimignano -. Il vescovo è benvenuto, come i rappresentanti di altre confessioni, ma solo per attività legate alla didattica".
"Stiamo perdendo la testa", ha dichiarato monsignor Ersilio Tonini. "È mortificante assistere allo svilimento delle nostre radici, cristiane ma anche tradizionali e familiari, in nome di un malinteso senso di universalismo. Io dico: la fratellanza vera, non quella propagandistica, fonda sui valori di pace, amore, dialogo. Sono i segni di Gesù, sono l'eredità che la cultura occidentale ci ha trasmesso, anche attraverso i riti e la devozione di una moltitudine di creature umili, lontane dai riflettori".
Ieri, improvvisamente, anche il ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni ha sentito il bisogno di intervenire sul tema del Natale e della conservazione delle tradizioni: "Dopo aver inaugurato insieme ai bambini della scuola materna San Gregorio al Celio di Roma una mostra di presepi realizzati dagli studenti, allestita nella sede di viale Trastevere, il ministro è intervenuto con queste parole nel dibattito sul rispetto delle diverse identità religiose a scuola: "Le mie parole - ha sottolineato il ministro - sono un riferimento terribilmente diretto al caso di San Gimignano. Il Natale e il presepe sono valori universali", ha ricordato il ministro, in riferimento anche al caso della scuola di Bolzano relativo ai canti natalizi. "Ritengo profondamente sbagliato che ci sia qualcuno che pensa che il miglior modo per fare il dialogo sia il silenzio assordante dei divieti. Mi auguro che questo nella scuola italiana non avvenga mai più".
[La Padania on Line]