In
atto la rimozione delle radici cristiane
di Toni
Mirabile
20.12.06 - Ci risiamo. Il Consiglio regionale della Toscana
aveva allestito domenica scorsa, nella sede di Palazzo Panciatichi,
in prossimità dell'aula dell'assemblea, un presepe. Ma
già ieri mattina, prima dell' inizio della seduta d'
aula, era stato spostato senza preavviso. Qualcuno aveva provveduto
a metterlo in un angolo delle scale del Palazzo regionale di
Firenze.
Il Governatore Claudio Martini si è guardato bene dall'intervenire.
Inutili le proteste che ne sono seguite: nessuno ha saputo dire
da chi era partito l'ordine.È l'ennesima dimostrazione
di un comportamento oramai acquisito: il tacito consenso alla
progressiva rimozione di simboli della tradizione e della storia
cristiana.
Ma gli esempi dei tentativi di cancellare i simboli storici
del Natale presentano un crescendo pericoloso. I motivi che
spingono scuole, o altre istituzioni pubbliche, sono solitamente
legate al richiamo di una forma di "rispetto verso le altre
religioni". Ma a guardarci meglio, è evidente che
si tratta di spiegazioni labili e senza alcun fondamento. E,
soprattutto, non hanno alcun riscontro nella espressione della
sfera religiosa dei Paesi le cui principali religioni si vorrebbero
"rispettare". Cancellare un presepe dalla piazza di
un paese equivale a chiedere a un muezzin di non andare sul
minareto per la sua litania al fine di non offendere i, magari
pochi, cristiani che vivono in quel luogo. Ma di casi di "intolleranza"
al contrario, quest'anno in Italia se ne sono registrati molti.
Nella scuola materna Casa del Bosco di Oltrisarco, a Bolzano,
quest'anno i bambini non potranno cantare i tradizionali canti
di Natale. La decisione era stata presa dalle maestre con la
seguente motivazione: "Per non offendere i musulmani e
non creare differenze tra bimbi cattolici, di altre religioni
e soprattutto islamici". Dopo una tempesta di polemiche
si è deciso di far cantare ai bambini il canto Stille
Nacht (Notte Silente).
A Terraglione, frazione di Vigodarzere, paese alle porte di
Padova, il vescovo Antonio Mattiazzo, voleva inaugurare una
nuova struttura scolastica alla presenza dei bambini, ma si
è visto sventolare un cartellino rosso. Il direttore
didattico della scuola, Vincenzo Amato, ha interpretato la cerimonia
come un gesto che poteva suonare d'offesa e di mancanza di rispetto
nei confronti di chi, pur frequentando una scuola che si chiama
San Domenico Savio, figura non citata dal Corano, professa una
diversa fede religiosa, quella islamica. Questa, in prima istanza,
la pur debole motivazione, era stata seguita da un'osservazione
di carattere organizzativo: "Non ci sarebbe il tempo di
proporre attività scolastiche alternative ai bambini
che desiderassero rimanere in aula". Monsignor Mattiazzo,
nel corso dell'omelia tenuta durante la messa celebrata a Vigodarzere,
ha espresso tutta la sua delusione: "Sono amareggiato per
non poter visitare la scuola assieme ai ragazzi. Confermo che
non parteciperò alla inaugurazione". Sollecitato
dai giornalisti, il vescovo ha spiegato di aver preso la decisione
per una questione di libertà. "Nella nostra diocesi
- ha detto al Gazzettino - non ci comporteremmo mai in questo
modo. Noi garantiamo sempre la massima accoglienza". Alla
fine il sindaco e i parroci hanno trovato un escamotage, un
pochino umiliante per la verità, per fare in modo di
salvare comunque la celebrazione. I bambini della scuola, di
cui solo il 10 per cento non appartiene alla religione cattolica,
sono stati fatti uscire grazie a una giustificazione firmata
dai genitori.
Ma non ci sono solo i casi di "divieto" di parlare
del Natale. In vena di innovazione, il sindaco di Bologna Sergio
Cofferati, ha permesso che in Comune si allestisse un presepe
con una imprevedibile e grottesca statuetta, quella di Moana
Pozzi nuda. L'arcivescovo di Bologna, il cardinale Carlo Caffarra,
ha inaugurato il presepe realizzato da Nicola Zamboni nel cortile
di Palazzo d'Accursio insieme al sindaco Cofferati . E poi ha
lasciato il Palazzo tra una selva di telecamere senza rispondere
alle domande dei cronisti sull'altro presepe, quello dell'artista
Wolfango che comprende la statuetta di Moana Pozzi. Cofferati
ha accompagnato Caffarra alla macchina insieme a Wolfango e
poi ai cronisti ha dichiarato: "Molti hanno commentato
il presepe di Wolfango senza neanche venirlo a vedere, e questo
non é un bel segno. Bisogna dare spazio agli artisti
- ha detto il sindaco - che hanno la loro vena creativa e hanno
la libertà di interpretare come meglio ritengono".
Evidentemente non la pensano così i grandi centri di
distribuzione. Quest'anno come mai prima, infatti, nei grandi
magazzini si è assistito a una assenza totale di presepi.
Alcuni hanno giustificato la scelta con motivi religiosi, come
l'Ikea, altri hanno addotto la decisione di non vendere presepi
con motivi legati al marketing, è il caso della Rinascente,
dell'Oviesse, del Coin e della Standa.
Continuando sui casi più clamorosi di tentativi di negazione
della tradizione cattolica, il Consiglio di istituto della scuola
elementare di San Gimignano (Siena) ha respinto all'unanimità,
la visita pastorale dell'arcivescovo di Siena, monsignor Antonio
Buoncristiani, nella scuola. Il Consiglio ha motivato la sua
scelta dicendo che la visita dell'arcivescovo "non porterebbe
rispetto alle minoranze religiose presenti tra gli studenti
dell'istituto". La Curia senese non ha replicato. "Nessun
intento discriminatorio - ha fatto sapere l'Istituto Folgore
da San Gimignano -. Il vescovo è benvenuto, come i rappresentanti
di altre confessioni, ma solo per attività legate alla
didattica".
"Stiamo perdendo la testa", ha dichiarato monsignor
Ersilio Tonini. "È mortificante assistere allo svilimento
delle nostre radici, cristiane ma anche tradizionali e familiari,
in nome di un malinteso senso di universalismo. Io dico: la
fratellanza vera, non quella propagandistica, fonda sui valori
di pace, amore, dialogo. Sono i segni di Gesù, sono l'eredità
che la cultura occidentale ci ha trasmesso, anche attraverso
i riti e la devozione di una moltitudine di creature umili,
lontane dai riflettori".
Ieri, improvvisamente, anche il ministro dell'Istruzione Giuseppe
Fioroni ha sentito il bisogno di intervenire sul tema del Natale
e della conservazione delle tradizioni: "Dopo aver inaugurato
insieme ai bambini della scuola materna San Gregorio al Celio
di Roma una mostra di presepi realizzati dagli studenti, allestita
nella sede di viale Trastevere, il ministro è intervenuto
con queste parole nel dibattito sul rispetto delle diverse identità
religiose a scuola: "Le mie parole - ha sottolineato il
ministro - sono un riferimento terribilmente diretto al caso
di San Gimignano. Il Natale e il presepe sono valori universali",
ha ricordato il ministro, in riferimento anche al caso della
scuola di Bolzano relativo ai canti natalizi. "Ritengo
profondamente sbagliato che ci sia qualcuno che pensa che il
miglior modo per fare il dialogo sia il silenzio assordante
dei divieti. Mi auguro che questo nella scuola italiana non
avvenga mai più".
[La Padania on Line]