Il
messaggio di Napolitano: testo integrale
31.12.06 - A voi che mi ascoltate, e a tutti gli
italiani, in patria e all' estero il più
cordiale augurio di Buon Anno.
È
un augurio che vi rivolgo per la prima volta da
Presidente della Repubblica. Rivivo la lontana
emozione del mio incontro con la politica nell'
Italia appena rinata alla democrazia. E colgo
l' occasione per dirvi dunque brevemente dell'
esperienza che sto compiendo da alcuni mesi e
dei problemi con cui mi sono misurato. Mi sono
stati già affidati nel passato delicati
incarichi nelle istituzioni italiane ed europee.
Ma sto ora verificando quanto sia più complessa
e impegnativa la responsabilità che la
nostra Costituzione attribuisce al Capo dello
Stato. Interpretare ed esprimere, con passione
civile e con assoluta imparzialità, sentimenti
e valori condivisi, esigenze e bisogni che riflettono
l' interesse generale del paese. E guardare sempre
all' unità nazionale come bene primario
da tutelare e consolidare. A questo più
alto incarico sono stato chiamato all' indomani
di un voto che ha visto gli elettori dividersi
in due parti quasi uguali, tra loro nettamente
contrapposte. Le diversità, anche radicali,
degli orientamenti e dei programmi, e quindi l'
asprezza dei contrasti, non possono preoccupare
perchè fanno naturalmente parte della competizione
democratica. E non cancellano tutto quel che ci
unisce come italiani. Ma forte è il bisogno
di un clima più sereno e costruttivo. Ho
creduto e credo di doverlo dire.
Se
la politica diventa un continuo gridare, un gareggiare
a chi alza di più i toni, uno scontrarsi
su tutto, su ogni questione, in ogni momento,
ne soffrono le istituzioni, a cominciare dal Parlamento,
e ne soffre il rapporto con i cittadini. Quando
nel frastuono generale non si possono nemmeno
più cogliere bene le diverse posizioni
e proposte, allora molti finiscono per allontanarsi
non da questo o da quel partito, ma dalla politica.
E invece, attenzione. A chi mi ascolta, e a tutti
gli italiani, vorrei dire: non allontanatevi dalla
politica. Partecipatevi in tutti i modi possibili,
portatevi forze e idee più giovani. Contribuite
a rinnovarla, a migliorarla culturalmente e moralmente.
Lessi molti anni fa e non ho mai dimenticato le
parole della lettera che un condannato a morte
della Resistenza, un giovane di 19 anni, scrisse
alla madre: ci hanno fatto credere che 'la politica
è sporcizià o è 'lavoro di
specialistì, e invece 'la cosa pubblica
siamo noi stessì. Quelle parole sono ancora
attuali: non ci si può rinchiudere nel
proprio orizzonte personale e privato, solo dalla
politica possono venire le scelte generali di
cui ha bisogno la collettività, e la partecipazione
dei cittadini è indispensabile affinchè
quelle scelte corrispondano al bene comune. Ma
a questo fine è importante che vi sia più
dialogo, più ascolto reciproco, tra gli
opposti schieramenti. Non abbracci confusi, ma
nemmeno guerre come tra nemici piuttosto che polemiche
tra avversari. È questo l' appello che
ho rivolto e che continuo testardamente a rivolgere
ai protagonisti della vita politica, interpretando,
credo, il comune sentire dei cittadini. Quel che
auspico è lo stesso clima consolidatosi,
nella politica e nelle istituzioni, in grandi
paesi democratici. È possibile che ci sia
anche da noi, confido che ci si arriverà.
Attraverso
un confronto costruttivo si potranno ricercare
- e questo, in sostanza, è ciò che
preme a tutti noi - le soluzioni migliori ai problemi
più gravi del paese. Ne citerò qualcuno
che sento di più. Innanzitutto quello di
far crescere e progredire l' Italia nel suo insieme.
Le difficoltà non sono poche, lo sappiamo:
dobbiamo alleggerirci del pesante debito pubblico
accumulato nei decenni scorsi, e ciò richiede
seri sforzi per dare priorità all' interesse
generale. Dobbiamo riuscirci non solo per rispettare
i nostri impegni con l' Europa, ma per porre su
fondamenta più solide e sane lo sviluppo
del nostro paese. Lo sviluppo, ripeto, dell' insieme
del paese. La sua parte più dinamica e
competitiva merita la massima attenzione per il
ruolo trainante che svolge, ma neppure essa può
crescere per proprio conto, con le sue sole forze.
È indispensabile una visione unitaria e
solidale: non si può fare a meno del grande
potenziale rappresentato dal Mezzogiorno, occorre
metterlo a frutto con politiche incisive e coraggiose.
E per fortuna, l' Italia non è ferma. Ha
già ripreso a crescere, col contributo
determinante di imprenditori che hanno imboccato
la strada dell' innovazione e del rischio del
mercato globale; e insieme di tecnici e lavoratori
qualificati e aperti al cambiamento, consapevoli
che è il momento di premiare il merito.
Bisogna incoraggiare gli uni e gli altri: guardando
con particolare sensibilità a chi lavora
in condizioni pesanti e per salari inadeguati,
a cominciare dagli operai dell' industria. E non
si può tollerare la minaccia e la frequenza
degli infortuni cui è esposta la sicurezza,
e addirittura la vita, di troppi occupati, specie
di chi, italiano o immigrato, lavora in nero.
L' occupazione è in aumento. Ma c' è
da creare ancora lavoro per molti giovani e donne,
specialmente nel Sud: lavoro alla luce del sole
e pienamente riconosciuto nei suoi diritti. È
questa una delle condizioni principali per realizzare
una maggiore coesione sociale e civile, e in particolare
per combattere fenomeni di disgregazione e criminalità
nelle regioni più difficili.
Più
coesione significa anche più equità,
meno disparità nei redditi e nelle condizioni
di vita, più vicinanza e sostegno per le
persone e le famiglie che versano - e sono tante
- in penose ristrettezze, e per quelle che sono
provate da sofferenze di ogni natura. Più
coesione significa inoltre uno sforzo maggiore
per integrare nel sistema dei nostri principi
e precetti costituzionali, senza discriminarli
o tenerli ai margini, gli stranieri di cui l'
Italia oggi ha certamente bisogno, e di cui è
stato ed è giusto regolare l' ingresso
legale nel nostro paese. Una società più
giusta, libera e aperta può anche essere
più sicura, attraverso il richiamo severo,
che non deve mancare, al rispetto delle leggi,
delle regole, dei doveri. È a questo impegno
che presiedono con grande dedizione, negli ambiti
di rispettiva competenza, le forze dell' ordine,
e la magistratura, alla quale spetta anche contribuire
a un più lineare e rapido corso della giustizia.
Sono queste le basi da rafforzare per un nuovo
sviluppo del nostro paese, che è possibile
e non dipende solo da chi ha responsabilità
di governo ma dall' iniziativa e dal contributo
di molti. E ci dà fiducia la ricchezza
delle risorse umane di cui disponiamo: risorse
come quelle della scuola e della ricerca, ingegno
creativo e produttivo, e insieme sensibilità
e solidarietà diffuse, che si esprimono
con forza crescente in tante forme, a cominciare
dal volontariato, quello delle ragazze e dei ragazzi
del Servizio civile che ho da poco incontrato,
e quello dell' associazionismo laico e religioso.
E alla vigilia dell' Anno europeo delle pari opportunità
voglio sottolineare come in Italia tra le riserve
preziose su cui contare ci sia quella, ancora
così poco valorizzata, dei talenti e delle
energie femminili.
Vedete,
ho conosciuto e ascoltato un mese fa a Napoli
due donne. La prima, madre di un ragazzo che si
stava perdendo nelle trappole della malavita,
ci ha raccontato come abbia combattuto per salvarlo,
per recuperarlo alla scuola e come ci sia riuscita
con l' aiuto della scuola. La seconda, una giovane
che ha studiato con successo giungendo alla laurea
e al dottorato, lavora ora a un progetto avanzato
di ricerca genetica, per mille euro al mese -
e si considera fortunata -, con un contratto che
scade nel maggio prossimo, ma 'non ci penso -
ha detto - perchè ho un lavoro bellissimò.
Ecco, due casi così diversi: ma che ci
dicono entrambi quale forza morale anima tante
donne e può diventare fattore essenziale
di progresso civile e di crescita dell' economia
e della società. In particolare, gli incontri
che ho ricordato mi hanno dato ancor più
fiducia nell' avvenire di Napoli: è, come
sapete, la mia città, ma penso sia cara
a tutti gli italiani. Per raccogliere le energie
di cui è ricca la società italiana,
indirizzarne e soddisfarne responsabilmente le
domande, contrastando particolarismi e chiusure
egoistiche, la politica ha bisogno di istituzioni
più riconosciute e più forti. Si
trovi dunque l'intesa per riformarle, senza toccare
il patrimonio dei grandi valori e indirizzi costituzionali.
Si concordino con realismo e misura quelle riforme
che possono rendere più chiaro e coerente
il ruolo delle autonomie regionali e locali, più
efficace nelle sue decisioni il Parlamento nazionale,
supremo fondamento della democrazia repubblicana.
E si ricerchi pazientemente l'accordo su meccanismi
elettorali che rendano più lineare e sicura
la formazione delle maggioranze chiamate a governare
il paese.
Infine,
la politica deve guardare non solo all' Italia
d' oggi, ma al mondo e al suo futuro. Abbiamo
costruito e consolidato la pace nel cuore dell'
Europa, ma c'è ancora pace oltre i suoi
confini. In questo momento tragici bagliori ci
giungono ancora dall' Iraq. Sentiamo come minaccia
comune le guerre che sconvolgono il Medio Oriente,
che insieme con la fame e le malattie attraversano
e flagellano l' Africa, da ultimo ancora una volta
in Somalia, e che toccano ancora altre regioni.
La comunità internazionale, e in particolare
l' Europa e l' Italia, non possono assistere inerti
a questi conflitti, o a rischio della proliferazione
nucleare; sono tenute a fare la loro parte per
promuovere pace, stabilità, disarmo, sviluppo,
per sostenere ovunque la causa dei diritti umani.
Perciò è giusto intensificare le
iniziative di cooperazione internazionale e partecipare
alle missioni delle Nazioni Unite e dell' Unione
europea in aree di crisi, come quella da poco
iniziata in Libano. Ed è importante farlo
con la carica di professionalità e umanità
che contraddistingue le nostre Forze Armate, alle
quali anche questa sera esprimo la nostra riconoscenza.
Ci
sono state decisioni, come quella sull' ultima
missione, prese in Parlamento a larghissima maggioranza:
ecco un esempio positivo di intesa tra opposte
parti politiche. Il fenomeno delle crisi più
gravi e delle guerre in diverse parti del mondo
si intreccia col fenomeno del terrorismo internazionale,
portando in sè il pericolo dei fanatismi,
delle contrapposizioni radicali, degli scontri
di civiltà. Non possiamo dimenticare quel
che l' Italia ha pagato per il terrorismo di casa
nostra, per quel delirio di violenza e per quelle
vite stroncate, alla cui memoria dobbiamo ancora
rendere omaggio. Ebbene, ci opponiamo con eguale
fermezza al terrorismo di matrice fondamentalista
che non conosce frontiere. Esso non rappresenta
ma divide e minaccia innanzitutto lo stesso Islam.
In quanto a noi, perseguiamo non lo scontro ma
il dialogo tra le culture e tra le religioni.
Nell' attuale, contraddittorio quadro mondiale
un grande contributo positivo può venire
dall' Europa.
È
una convinzione, ed è un'aspettativa, che
ho sentito esprimere dai Capi di Stato e dalle
personalità rappresentative di numerosi
paesi, di diversi continenti che ho incontrato
in questi mesi. Occorre perciò superare
resistenze e difficoltà che impediscono
una più forte unità e azione europea.
Lo diciamo sapendo che anche l'Italia conterà
nel mondo che si trasforma sotto i nostri occhi
solo se conterà di più l' Europa.
Su questi grandi temi - la pace, in Terra Santa
innanzitutto, tra israeliani e palestinesi; il
dialogo con altre civiltà e altre fedi,
nella distinzione e nel reciproco rispetto; il
ruolo dell' Europa - colgo una profonda sintonia
con la Chiesa cattolica, con le sue espressioni
di base, con le sue voci più alte. Ne ho
tratto conferma dall' aperto e cordiale incontro
del 20 novembre con Papa Benedetto XVI, al quale
invio di qui il mio saluto beneaugurante. C'è
sintonia nel sollecitare un più giusto
ordine mondiale, un modello di sviluppo globale
diverso e più sobrio, di fronte a un ormai
inquietante degrado dell' ambiente, che minaccia
la stessa sopravvivenza umana. Nel discorso indirizzatomi
in occasione di quell' incontro il Pontefice ha
voluto richiamare ripetutamente i principi e i
valori affermati nella Costituzione italiana.
È
mia convinzione che sia in effetti questo il riferimento
essenziale per affrontare nel modo migliore anche
i temi più delicati che oggi ci vengono
proposti dagli sviluppi della scienza e dall'etica,
da complesse situazioni sociali e da dolorosi
casi umani come quelli che ci hanno di recente
turbato e coinvolto. Alle scelte di cui si riconosca
la necessità, il Parlamento può
giungere nella sua autonomia attraverso un dialogo
sulla vita e un confronto sulla realtà
della famiglia che portino chiarezza ed evitino
fratture. In conclusione, le questioni che si
profilano in ogni campo all' inizio del nuovo
anno richiedono un impegno di più pacata
e costruttiva riflessione, un maggior senso del
limite e della responsabilità. È
così che potranno essere superate molte
difficoltà, rispetto alle quali un paese
come il nostro deve e può avere fiducia
in se stesso. È un Paese nel quale antiche
e profonde sono le radici della civiltà
dell' Europa e dell' Occidente. È un Paese
che può far leva tanto sulla sua storia
quanto sul suo dinamismo, sulla sua capacità
di rinnovarsi e migliorarsi.
È
questo il saluto di Buon Anno che rivolgo dunque
a voi tutti, alle vostre famiglie, e in modo particolarmente
affettuoso - anche da nonno, se mi permettete
- ai bambini che vi circondano. Ne incontro molti,
al Quirinale e nelle città: e sono sempre
una fonte fresca di gioia e di speranza. È
pensando a loro che dobbiamo saper guardare lontano,
saper guardare consapevolmente al futuro. Grazie,
e ancora auguri!
31 dicembre 2006