"Dramma
scatenato da un moto di odio e di furia sanguinaria"
Napolitano:
"Foibe, ignorate per cecità"
Il presidente della Repubblica interviene nel giorno
del ricordo delle vittime della pulizia etnica contro il
popolo giuliano-dalmata
ROMA,
10.02.07 - Il dramma del popolo giuliano-dalmata fu scatenato
"da un moto di odio e furia sanguinaria e un disegno
annessionistico slavo che prevalse innanzitutto nel trattato
di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una
pulizia etnica". Lo ha detto il presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, intervenendo nel Giorno del ricordo
delle vittime delle foibe, le cavità carsiche nelle
quali, tra il 1943 e il 1945, vennero fatti sparire migliaia
di oppositori al regime di. "Non dobbiamo tacere -
ha aggiunto il presidente, che al Quirinale ha incontrato
gli eredi delle vittime -, assumendoci la responsabilità
di aver negato o teso ad ignorare la verità per pregiudiziali
ideologiche e cecità politica" il dramma del
popolo giuliano-dalmata. Una tragedia, ha spiegato, "rimossa
per calcoli dilomatici e convenienze internazionali".
"BASTA
SILENZI" - "Oggi che in Italia abbiamo posto
fine ad un non giustificabile silenzio, e che siamo impegnati
in Europa a riconoscere nella Slovenia un'amichevole partner
e nella Croazia un nuovo candidato all'ingresso nell'Unione
- ha sottolineato il capo dello Stato -, dobbiamo tuttavia
ripetere con forza che dovunque, in seno al popolo italiano
come nei rapporti tra i popoli, parte della riconciliazione,
che fermamente vogliano, è la verità. È
quello del Giorno del Ricordo è precisamente un solenne
impegno di ristabilimento della verità".
L'EREDITA'
DI CIAMPI - Napolitano ha voluto richiamarsi esplicitamente
al suo predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, dicendo che ne
raccoglie l'esempio circa "il dovere che le istituzioni
della Repubblica sentono come proprio, a tutti i livelli,
di un riconoscimento troppo a lungo mancato". Nell'
autunno 1943, ha spiegato Napolitano citando recenti riflessioni
e ricerche, "si intrecciarono giustizialismo sommario
e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e
un disegno di sradicamento della presenza italiana da quella
che era e cessò di essere la Venezia Giulia".
LA
"NUOVA EUROPA" - "La disumana ferocia
delle foibe - ha detto ancora - fu una delle barbarie del
secolo scorso, in cui si intrecciarono in Europa cultura
e barbarie. Non bisogna mai smarrire consapevolezza di ciò
- ha sottolineato - nel valorizzare i tratti più
nobili della nostra tradizione storica e nel consolidare
i lineamenti di civiltà, di pace, di libertà,
di tolleranza, di solidarietà della nuova Europa
che stiamo costruendo da oltre 50 anni, e che è nata
dal rifiuto dei nazionalismi aggressivi e oppressivi, da
quello espresso nella guerra fascista a quello espresso
nell' ondata di terrore jugoslavo in Venezia Giulia. La
nuova Europa esclude naturalmente anche ogni revanchismo".
Il Corriere.it
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10 febbraio, Giorno del Ricordo.
Risoluzione
degli Azzurri nel Mondo- Forza Italia della
Repubblica Dominicana e Caraibi a sostegno delle iniziative
per ricordare le vittime delle Foibe e lesodo giuliano-dalmata.
Continua
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On.Robero Menia LITALIANO - www.litaliano.it
LA
GIORNATA DEL RICORDO
Oggi,
10 febbraio, viene celebrata la Giornata del Ricordo.
Ci sono voluti 60 anni perchè l'Italia ricordasse
una tragedia a lungo dimenticata per ragioni politiche.
Una tragedia che si chiama 'foibe', ovvero il massacro di
migliaia di cittadini italiani, dalla fine del 1943 al 1945,
ad opera dei partigiani di Tito, trucidati in molti casi
solo perchè italiani in una zona che la Jugoslavia
già rivendicava entro i suoi confini (se le rivendicazioni
titine fossero state tutte accolte, il confine italiano
sarebbe retrocesso fino al fiume Tagliamento, inglobando
Trieste, Gorizia e Udine nello Stato slavo).
Le vittime dei comunisti titini venivano condotte, dopo
atroci sevizie, nei pressi della foiba; qui gli aguzzini,
non paghi dei maltrattamenti già inflitti, bloccavano
i polsi e i piedi tramite filo di ferro ad ogni singola
persona con lausilio di pinze e, successivamente,
legavano gli uni agli altri sempre tramite il fil di ferro.
I massacratori si divertivano, nella maggior parte dei casi,
a sparare al primo malcapitato del gruppo che ruzzolava
rovinosamente nella foiba spingendo con sé gli altri.
Nel corso degli anni questi martiri sono stati vilipesi
e dimenticati.
L'iniziativa della Giornata del Ricordo prende
le mosse da una mia proposta di legge del 26 ottobre del
2001 sotto il titolo Concessione di un riconoscimento
ai congiunti degli infoibati, che la Camera l'ha approvata
nella seduta dell'11 febbraio 2004.
Quella legge credo sia la cosa più bella che ho fatto
nella mia vita parlamentare. E una vittoria che getta
una luce su 60 anni di silenzio sulle stragi comuniste,
sul dolore della nostra gente, su intere pagine di storia
strappata. ma anche e soprattutto un momento di verità,
una pagina di giustizia e di riconciliazione. Credo che
con lo stesso spirito di obiettività storica si possa
e debba valutare il 900 italiano, uscendo dalla vulgata
resistenziale secondo cui tutta lesperienza del ventennio
fascista fu solo male. E giusto condannare la compressione
delle libertà, lautoritarismo, la guerra, ma
non credo si possano cancellare le realizzazioni sociali
o le bonifiche e le grandi opere pubbliche. Per ciò
che riguarda il comunismo, si è dimostrato unideologia
liberticida che ha oppresso mezza Europa fino alla caduta
dellimpero sovietico. I popoli dellest stanno
tuttora uscendo a fatica dalle macerie che ha lasciato
Ricordo le migliaia e migliaia di uomini, donne, anziani
e bambini, lasciati morire nel buio di una foiba, seppelliti
vivi tra i morti. Perché si risparmiassero le pallottole.
Ricordo maestri, preti, soldati, operai, studenti seviziati
e uccisi dalle milizie comuniste jugoslave nelle scuole,
in strada, in chiesa, in casa propria. Cadaveri disseminati
senza pietà lungo tutto il confine nord-orientale
d'Italia. Ricordo giovani donne torturate con tenaglie roventi,
rinchiuse in gabbie di ferro, stuprate ed esposte al ludibrio
degli uomini di Tito. Ricordo quei carnefici ancora impuniti,
prosciolti dall'accusa di sterminio per aver operato in
territorio "extranazionale" o mai neanche processati.
Ricordo la disperazione dei 350 mila esuli italiani di Fiume,
dell'Istria, della Dalmazia. Costretti ad abbandonare le
loro case, le loro terre, i loro ricordi radicati nei secoli.
Ricordo migliaia di persone scomparse nel nulla che l'Italia,
l'Europa ed il mondo hanno fatto finta di dimenticare. Ricordo
il silenzio degli storici di partito e l'omissione complice
della scuola pubblica italiana, perché le giovani
generazioni non sapessero, perché non ricordassero.
Giornata
del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe
09.02.10
- Almeno diecimila persone, negli anni drammatici a cavallo
del 1945, sono state torturate e uccise a Trieste e nell'
Istria controllata dai partigiani comunisti jugoslavi di
Tito. E, in gran parte, vennero gettate (molte ancora vive)
dentro le voragini naturali disseminate sull' altipiano
del Carso, le "foibe".
A
sessant' anni di distanza con queste pagine vogliamo far
conoscere questa tragedia italiana a chi non ne ha mai sentito
parlare, a chi sui libri di scuola non ha trovato il capitolo
"foibe", a chi non ha mai avuto risposte alla
domanda "cosa sono le foibe?".
Vogliamo
ricordare, a chi già conosce la storia delle foibe,
ai figli e ai nipoti di chi dalle terre d' Istria e di Dalmazia
è dovuto fuggire, cacciato dalla furia slavo-comunista.
Vogliamo
anche capire perchè, a guerra ormai finita, migliaia
di persone hanno perso la vita per mano di partigiani comunisti
e perchè, per sessant' anni, la storia d' Italia
è stata parzialmente cancellata.
Il 10 febbraio 2005, per la prima volta l' Italia
celebrava la Giornata del Ricordo in memoria delle
vittime delle foibe e dell' esodo degli istriani, fiumani
e dalmati. La ricorrenza è stata istituita con legge
dal Parlamento il 16 marzo dell' anno precedente. La data
scelta è quella del Trattato di pace di Parigi del
'47, che sancì il passaggio dell' Istria alla Jugoslavia.
http://www.lefoibe.it/approfondimenti/basovizza.htm
Parlamento
Italiano
Legge 30 marzo 2004, n.
92
"Istituzione del "Giorno del ricordo"
in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata,
delle vicende del confine orientale e concessione di un
riconoscimento ai congiunti degli infoibati"
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile
2004
Art. 1.
1. La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno
del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria
della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle
foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani
e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa
vicenda del confine orientale.
2. Nella giornata di cui al comma 1 sono previste iniziative
per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i
giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì
favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione
di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare
la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre,
volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario
e artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle
coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo
degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti,
allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa
nord-orientale adriatica ed altresì a preservare
le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti
nel territorio nazionale e all'estero.
3. Il "Giorno del ricordo" di cui al comma 1 è
considerato solennità civile ai sensi dell'articolo
3 della legge 27 maggio 1949, n. 260. Esso non determina
riduzioni dell'orario di lavoro degli uffici pubblici né,
qualora cada in giorni feriali, costituisce giorno di vacanza
o comporta riduzione di orario per le scuole di ogni ordine
e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo
1977, n. 54.
4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Art. 2.
1. Sono riconosciuti il Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata,
con sede a Trieste, e l'Archivio museo storico di Fiume,
con sede a Roma. A tale fine, è concesso un finanziamento
di 100.000 euro annui a decorrere dall'anno 2004 all'Istituto
regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI),
e di 100.000 euro annui a decorrere dall'anno 2004 alla
Società di studi fiumani.
2. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo,
pari a 200.000 euro annui a decorrere dall'anno 2004, si
provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento
iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell'ambito
dell'unità previsionale di base di parte corrente
"Fondo speciale" dello stato di previsione del
Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2004,
allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo
al medesimo Ministero.
3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato
ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni
di bilancio.
Art. 3.
1. Al coniuge superstite, ai figli, ai nipoti e, in loro
mancanza, ai congiunti fino al sesto grado di coloro che,
dall'8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947 in Istria, in
Dalmazia o nelle province dell'attuale confine orientale,
sono stati soppressi e infoibati, nonché ai soggetti
di cui al comma 2, è concessa, a domanda e a titolo
onorifico senza assegni, una apposita insegna metallica
con relativo diploma nei limiti dell'autorizzazione di spesa
di cui all'articolo 7, comma 1.
2. Agli infoibati sono assimilati, a tutti gli effetti,
gli scomparsi e quanti, nello stesso periodo e nelle stesse
zone, sono stati soppressi mediante annegamento, fucilazione,
massacro, attentato, in qualsiasi modo perpetrati. Il riconoscimento
può essere concesso anche ai congiunti dei cittadini
italiani che persero la vita dopo il 10 febbraio 1947, ed
entro l'anno 1950, qualora la morte sia sopravvenuta in
conseguenza di torture, deportazione e prigionia, escludendo
quelli che sono morti in combattimento.
3. Sono esclusi dal riconoscimento coloro che sono stati
soppressi nei modi e nelle zone di cui ai commi 1 e 2 mentre
facevano volontariamente parte di formazioni non a servizio
dell'Italia.
Art. 4.
1. Le domande, su carta libera, dirette alla Presidenza
del Consiglio dei ministri, devono essere corredate da una
dichiarazione sostitutiva di atto notorio con la descrizione
del fatto, della località, della data in cui si sa
o si ritiene sia avvenuta la soppressione o la scomparsa
del congiunto, allegando ogni documento possibile, eventuali
testimonianze, nonché riferimenti a studi, pubblicazioni
e memorie sui fatti.
2. Le domande devono essere presentate entro il termine
di dieci anni dalla data di entrata in vigore della presente
legge. Dopo il completamento dei lavori della commissione
di cui all'articolo 5, tutta la documentazione raccolta
viene devoluta all'Archivio centrale dello Stato.
Art. 5.
1. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è
costituita una commissione di dieci membri, presieduta dal
Presidente del Consiglio dei ministri o da persona da lui
delegata, e composta dai capi servizio degli uffici storici
degli stati maggiori dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica
e dell'Arma dei Carabinieri, da due rappresentanti del comitato
per le onoranze ai caduti delle foibe, da un esperto designato
dall'Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata
di Trieste, da un esperto designato dalla Federazione delle
associazioni degli esuli dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia,
nonché da un funzionario del Ministero dell'interno.
La partecipazione ai lavori della commissione avviene a
titolo gratuito. La commissione esclude dal riconoscimento
i congiunti delle vittime perite ai sensi dell'articolo
3 per le quali sia accertato, con sentenza, il compimento
di delitti efferati contro la persona.
2. La commissione, nell'esame delle domande, può
avvalersi delle testimonianze, scritte e orali, dei superstiti
e dell'opera e del parere consultivo di esperti e studiosi,
anche segnalati dalle associazioni degli esuli istriani,
giuliani e dalmati, o scelti anche tra autori di pubblicazioni
scientifiche sull'argomento.
Art. 6.
1. L'insegna metallica e il diploma a firma del Presidente
della Repubblica sono consegnati annualmente con cerimonia
collettiva.
2. La commissione di cui all'articolo 5 è insediata
entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge e procede immediatamente alla determinazione delle
caratteristiche dell'insegna metallica in acciaio brunito
e smalto, con la scritta "La Repubblica italiana ricorda",
nonché del diploma.
3. Al personale di segreteria della commissione provvede
la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Art. 7.
1. Per l'attuazione dell'articolo 3, comma 1, è autorizzata
la spesa di 172.508 euro per l'anno 2004. Al relativo onere
si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento
iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell'ambito
dell'unità previsionale di base di parte corrente
"Fondo speciale" dello stato di previsione del
Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2004,
allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo
al medesimo Ministero.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato
ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni
di bilancio.
3. Dall'attuazione degli articoli 4, 5 e 6 non devono derivare
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.