Le
rivelazioni di Valentina Tereshkova
Un
bluff le immagini del rientro dallo spazio
La prima donna in orbita e il trucco sovietico del '63:
"Quelle immagini le abbiamo girate di nuovo perché
ero ferita"
MOSCA,
07.03.07 - Altro che avventura felice e trionfale. Il viaggio
della prima donna nello spazio si trasformò in un'odissea
che per poco non si concluse tragicamente con la navicella
sparata verso l'infinito. Il ritorno a terra poi fu particolarmente
brusco tanto che si rese necessario "girarlo" di
nuovo per i cinegiornali dopo un soggiorno della protagonista
in ospedale. A 70 anni appena compiuti Valentina Tereshkova,
la prima donna nello spazio, ha deciso di raccontare la verità
su quel viaggio che si inquadrava nella lotta senza quartiere
che le due superpotenze avevano ingaggiato anche fuori dall'atmosfera
terrestre.
Così,
in un clima di contrapposizione estrema (perfino sui termini:
cosmonauti per l'Urss, astronauti per gli Usa), l'exploit
di Valentina "doveva " essere un successo come lo
erano stati quelli di Yuri Gagarin due anni prima e della
cagnetta Laika nel 1957. In un'intervista a Komsomolskaya
Pravda la Tereshkova racconta che all'inizio il lancio, quel
16 giugno 1963, era andato bene. "Fino all'ingresso nell'orbita
terrestre" ha spiegato. Dopo una trentina di giri intorno
alla Terra, però, i tecnici si accorsero di un tragico
errore. La navicella Vostok, con le sue orbite, "si stava
allontanando dal pianeta e non avvicinando". Presto sarebbe
sfuggita alla attrazione terrestre per perdersi nello spazio.
Dal centro di controllo furono impostate le necessarie correzioni.
Ma i guai per la povera Valentina non finirono.
La
navicella era minuscola, lei rimase legata al sedile con la
tuta e il casco addosso per tutte le 70 ore e 50 minuti del
volo. L'assenza di peso la faceva star male. "A un certo
punto ho vomitato", ha raccontato. Il secondo giorno
ha iniziato a farle male la gamba destra, al terzo il dolore
si era fatto insopportabile. Il casco premeva su una spalla,
un rilevatore sulla testa le causava un continuo prurito,
le condizioni all'interno della tuta col vomito e tutto il
resto si posso solo vagamente immaginare. Le navicelle Vostok
non erano in grado di assicurare la sopravvivenza dei cosmonauti
al momento dell'impatto con la superficie terrestre. Così,
dopo il rientro, Valentina fu "sparata fuori" da
una carica esplosiva, come avviene sui jet in caso di emergenza.
"Ero
terrorizzata mentre scendevo col paracadute ", ha raccontato.
"Sotto di me c'era un lago e non la terra ferma. Ci avevano
addestrato a questa eventualità ma non sapevo se avrei
avuto la forza necessaria per sopravvivere". Il vento,
fortunatamente, la spinse via. Ma nell'impatto Valentina sbattè
la faccia contro il casco e si provocò un gran livido
sul naso. Era dolorante, sporca, semisvenuta e venne portata
subito in ospedale. Ma per l'onore dell'Unione sovietica il
rientro della prima donna dallo spazio doveva essere trionfale.
Così, appena si riprese, fu riportata nella stessa
zona con una tuta immacolata e pronta a esibire il suo miglior
sorriso per le cineprese. Cinque mesi dopo il Segretario generale
Krusciov potè annunciare al mondo un altro colpo a
sorpresa: il primo matrimonio tra cosmonauti.
Valentina e Andriyan Nikolayev, terzo uomo nello spazio, divennero
marito e moglie. Si dice che a imporre l'unione furono i medici.
Volevano vedere che figli sarebbero venuti fuori.
Fabrizio Dragosei