Il
Papa chiede anche un ritorno del latino e dei
canti gregoriani
«Cattolici,
non votate leggi contro natura»
Chi ricopre ruoli pubblici, dice Benedetto
XVI, deve dare «pubblica testimonianza della
propria fede». Anche in politica.
CITTA' DEL VATICANO, 13.03.07 - - «Politici
e legislatori cattolici consapevoli della loro
grave responsabilità sociale» non
devono votare leggi che vanno contro «la
natura umana». Il Papa nell' Esortazione
post-sinodale Sacramentum Caritatis richiama i
cattolici alla coerenza anche in Parlamento, chiedendo
di sostenere «valori fondamentali come il
rispetto e la difesa della vita umana»,
della «famiglia fondata sul matrimonio tra
uomo e donna». «Valori non negoziabili».
«Matrimonio
e famiglia sono istituzioni che devono essere
promosse e difese da ogni possibile equivoco
sulla loro verità, perchè ogni
danno arrecato ad esse è una ferita alla
convivenza umana come tale» scrive il
Papa. E sul riconoscimento giuridico delle coppie
di fatto dice: «Troppo grande è
il bene che la Chiesa e l'intera società
s'attendono dal matrimonio e dalla famiglia
per non impegnarsi a fondo in questo ambito
pastorale».
PUBBLICA
TESTIMONIANZA - Nel testo del documento
Benedetto XVI sottolinea la necessità,
da parte dei cattolici che ricoprono ruoli pubblici,
di dare «pubblica testimonianza della
propria fede». Soprattutto quando è
il momento di prendere «decisioni in proposito
di valori fondamentali» e per «la
promozione del bene comune in tutte le sue forme».
Inoltre, ha aggiunto il Papa, i vescovi sono
«tenuti a richiamare costantemente»
i valori non negoziabili dato che «ciò
fa parte della loro responsabilità nei
confronti del gregge loro affidato».
PIU' LATINO E CANTI GREGORIANI - I futuri
preti si preparino «a comprendere e celebrare
la messa in latino» a «utilizzare
i testi latini e a eseguire il canto gregoriano».
I fedeli, invece,«siano educati a conoscere
le più comuni preghiere in latino come
anche a cantare in gregoriano certe parti della
liturgia». Papa Ratzinger spezza una lancia
per una liturgia più vicina alla tradizione
e per una valorizzazione della lingua latina.
Servirebbe, ha spiegato nell'esortazione apostolica
post-sinodale «ad esprimere meglio l'unità
e l'universalità della Chiesa»
in sintonia con le direttive del Concilio Vaticano
II. «Eccettuate le letture, l'omelia e
la preghiera dei fedeli - si legge nel testo
- è bene che tali celebrazioni siano
in lingua latina, così pure siano recitare
in latino le preghiere più note della
tradizione della Chiesa ed eventualmente eseguiti
brani in canto gregoriano».
NIENTE
COMUNIONE AI DIVORZIATI - Benedetto XVI
ha ribadito poi che la prassi della Chiesa è
di «non ammettere» ai sacramenti
i divorziati risposati. E questo a causa «del
loro stato e la loro condizione di vita»
che «oggettivamente contraddicono quell'unione
di amore tra Cristo e la Chiesa che è
significata ed attuata nell'eucarestia».
Quello dei divorziati risposati è «una
vera piaga - ha aggiunto il pontefice - dell'odierno
contesto sociale che intacca in misura crescente
gli stessi ambienti cattolici. I pastori per
amore di verità sono obbligati a discernere
bene le diverse situazioni, per aiutare spiritualmente
nei modi adeguati i fedeli coinvolti».