IL
TESTO INTEGRALE
Il
messaggio di Napolitano
01.01.08,
ROMA - A voi che mi ascoltate,
e a tutti gli italiani, in patria
e all’estero, sento di dovere
una risposta, insieme con il
più sincero, cordiale augurio.
Una risposta alla domanda che
più ci inquieta: come dobbiamo
guardare all’anno che sta per
iniziare, con quali preoccupazioni
e con quali motivi di speranza
e di fiducia? E’ una domanda
non facile, alla quale vorrei
provarmi a rispondere partendo
da quel che dell’Italia ho visto
e ho potuto intendere lungo
tutto il 2007, attraverso un
gran numero di visite e di incontri.
Ho visto, dal Sud al Nord –
la mia più recente, intensa
tappa è stata Milano – aspetti
eloquenti dell’Italia che vuole
crescere, divenire più moderna
e più giusta, e che sa come
per non perdere terreno in Europa
e nel mondo debba vincere competizioni
e sfide difficili. Ho colto
– nelle situazioni più diverse,
anche se non dovunque nella
stessa misura – segni concreti
di dinamismo e di capacità innovativa,
prendendo visione di realizzazioni
e progetti audaci. Mi si è presentata
in questa luce la realtà dell’economia,
delle imprese e del lavoro produttivo;
e la realtà di istituzioni indubbiamente
vitali. Ho visitato, in particolare,
Istituti di ricerca e di alta
formazione che possono ben vantare
il titolo di centri di eccellenza.
Questi sono fatti, e sono motivi
di fiducia nell’avvenire dell’Italia:
il problema sta nel come valorizzare
e incoraggiare dovunque nel
paese questo dinamismo, nel
come trasmettere questi impulsi
all’intero sistema Italia, puntando
sull’innovazione e sul merito,
privilegiando fortemente l’istruzione,
così da giungere via via a un
più alto tasso di crescita,
a una crescita più sostenuta
e generale, in cui sia pienamente
coinvolto il Mezzogiorno. Se
questo è il problema, con esso
deve misurarsi la politica –
governo e istituzioni rappresentative
ad ogni livello – ma debbono
misurarsi nello stesso tempo
tutte le forze sociali e culturali.
Non c’è da abbandonarsi alla
sfiducia, ma da proporre, decidere,
operare. E c’è da proporre soluzioni
innanzitutto di fronte all’allarme
per l’aumento del costo della
vita, che la parte più povera
e disagiata della popolazione
può sempre meno reggere e un’altra
parte delle famiglie, che conta
solo su retribuzioni e redditi
insufficienti, regge a costo
di seri sacrifici, mai abbastanza
riconosciuti. Il malessere sociale
è qui, ed è nell’incertezza
del lavoro, in special modo
nella difficoltà, ancora per
troppi giovani nel Sud, a trovare
lavoro, nonostante la netta
diminuzione del tasso nazionale
di disoccupazione. Il malessere
è nella insufficiente tutela
del lavoro, della vita sul lavoro.
Questo è stato e rimane un mio
assillo. Mi hanno commosso e
scosso le parole di un giovane
compagno di lavoro del ventiseienne
Rosario, uno degli operai travolti
nell’orribile rogo di Torino:
“Noi ragazzi che siamo cresciuti
insieme a lui da quando avevamo
14 o 15 anni, se lui lotta per
la vita dobbiamo lottare con
lui fino alla fine”. Gli sono
rimasti accanto, poi purtroppo
la fine è giunta. E ieri è giunta
anche per Giuseppe, altro ventiseienne,
ultima delle vittime di una
vera e propria inaudita strage.
Abbraccio con affetto i loro
familiari e la città. Molti
e diversi sono comunque i fatti
che smentiscono le rappresentazioni
di un’Italia in declino. Un
autorevole osservatore straniero
– e ce ne sono di attenti e
non malevoli – ha di recente
indicato un punto di forza del
nostro paese – in particolare,
la chiave del forte successo,
in questo periodo, delle nostre
esportazioni – nella cultura
della creatività, che deve far
considerare grande il potenziale
delle nostre imprese e del nostro
lavoro. E in questo nuovo esprimersi
della creatività italiana, rivive
la forza di una tradizione,
di un patrimonio e di una sensibilità
cui dobbiamo dedicare ben maggiore
attenzione. Dovunque mi sia
recato in visita quest’anno
in Europa e fuori d’Europa ho
constatato quanto grande sia
la forza d’attrazione del nostro
patrimonio storico-artistico
e culturale, antico e moderno.
Un patrimonio che parte da lontano,
come ci dice in questo momento
la straordinaria mostra delle
opere illegalmente sottratte
e ora recuperate all’Italia,
grazie a un esemplare sforzo
congiunto delle istituzioni
e dei corpi dello Stato. E’
una mostra ospitata al Quirinale.
Perché questo Palazzo, senza
eguali al mondo, è – permettetemi
di sottolinearlo – tra i luoghi
più rappresentativi della storia
e della creatività italiana,
ed è aperto a tutti gli italiani,
che in diverse centinaia di
migliaia l’hanno visitato nel
corso del 2007. Qui abbiamo
accolto anche tante rappresentanze
dell’Italia più operosa e generosa.
E dell’Italia che soffre, che
lotta contro le sofferenze e
sostiene l’impegno a combatterle.
Mi ha molto colpito l’incontro
che abbiamo avuto in Quirinale
in occasione della Giornata
dedicata alle persone con disabilità:
abbiamo visto queste persone
non rassegnate, impegnate a
esprimere una speranza attiva
realizzando al meglio se stesse
grazie a una splendida rete
di solidarietà. E ciò ci dice
che grande è anche il potenziale
umano e morale di cui l’Italia
dispone. Vi sto parlando poco
di quel che accade nella sfera
della politica e delle istituzioni.
Ma non certo perché non sia
importante: piuttosto perché
vorrei richiamare l’attenzione
su quel che di più ampio vive
e conta nel paese, sulle realtà
e sulle responsabilità che non
possono ridursi alla sfera della
politica. Siamo poi in un momento
in cui molto si discute sul
bilancio di attività del governo
e sulle critiche e richieste
dell’opposizione: se ne discute
in libertà e con asprezza, e
non possono esserci interferenze
da parte mia, in nessun senso.
Posso solo dire che per consolidare
e generalizzare tutti i fenomeni
e fermenti positivi che ho richiamato,
per mettere a frutto le potenzialità
su cui l’Italia può contare,
è comunque indispensabile che
si adottino alcune riforme in
campo istituzionale e che si
crei un nuovo, più costruttivo
clima politico, fondato su una
effettiva legittimazione reciproca.
Mi sono speso a tal fine sin
dall’inizio del mio mandato,
e insisterò nelle mie sollecitazioni
e nei miei appelli: ora che
uno spiraglio di dialogo si
è aperto, con il contributo
di entrambi gli schieramenti
politici, specie sulla riforma
elettorale, occorre assolutamente
evitare che l’occasione vada
perduta. Quali siano le condizioni,
da un lato, per la continuità
dell’azione di governo, e dall’altro,
per un esito positivo del confronto
sulle riforme, lo si vedrà presto
in Parlamento. Torno ora su
considerazioni che si rivolgono
a voi tutti, a noi tutti come
italiani. Possiamo avere più
fiducia in noi stessi, ma dobbiamo
essere più esigenti verso noi
stessi. Ci preoccupano giustamente
l’insicurezza e la criminalità;
ci preoccupano difficoltà e
fenomeni legati a una immigrazione
in rapida crescita. Non si possono
tuttavia ignorare i risultati
ottenuti colpendo i vertici
delle organizzazioni mafiose,
o conseguendo una diminuzione
di varii tipi di reato: si tratta
di risultati di cui va dato
merito alla magistratura e alle
forze dell’ordine, apprezzandone
l’impegno sempre rischioso e
garantendo loro mezzi adeguati.
Ma quel che più conta, perché
ciascuno possa fare la sua parte,
è liberarsi dalle paure che
non fanno ragionare e dai particolarismi
che non fanno decidere. La paura
può far dimenticare i limiti
e i diritti da rispettare nell’azione
che va condotta a tutela della
sicurezza dei cittadini; la
paura può far degenerare la
fondata richiesta dell’osservanza
della legge e delle regole da
parte degli immigrati in minaccia
inammissibile di violazione
della libertà di culto per tutte
le confessioni religiose e della
dignità di quanti, provenienti
da paesi lontani e vicini, operano
nel nostro paese soddisfacendone
esigenze e domande concrete.
Paure irragionevoli e particolarismi,
politici o localistici, emergono
in troppi casi: impedendo, ad
esempio, la soluzione del sempre
più allarmante problema dei
rifiuti in Campania, con grave
danno per le condizioni e per
l’immagine di una città e di
una regione nelle quali invece
non mancano energie positive,
realtà nuove e iniziative di
qualità. Essere esigenti verso
noi stessi significa impegnarci
a dare prove effettive di senso
civico, dalle più semplici alle
più impegnative, come quelle
offerte dal coraggioso esporsi
degli imprenditori siciliani
contro pizzo e mafia; a dare
prove di consapevolezza dell’interesse
generale, contribuendo, ad esempio,
alla salvaguardia dell’ambiente,
alla tutela del territorio e
del paesaggio, insidiati da
nuove spinte speculative. L’interesse
generale esige rispetto reciproco
tra le istituzioni, ancora una
volta, e più che mai, rispetto
ed equilibrio tra politica e
magistratura, fiducia in tutte
le istituzioni di garanzia.
L’interesse generale esige un
pieno sostegno all’azione internazionale
dell’Italia, al suo impegno,
innanzitutto, nell’Unione europea
per favorirne il rilancio e
l’iniziativa comune sui temi
cruciali della pace e della
sicurezza internazionale. Qualche
settimana fa, portando negli
Stati Uniti la voce unitaria
del nostro paese, la conferma
di una collocazione internazionale
dell’Italia largamente condivisa,
ho potuto verificare come il
nostro maggiore storico alleato
apprezzi i contributi e gli
sforzi dell’Italia e dell’Europa
in un mondo drammaticamente
percorso, ancora in questi giorni,
dall’aggressività del terrorismo
e da una molteplicità di mutamenti
e sfide globali e di gravi tensioni.
In questo momento, siamo perciò
più che mai vicini e grati alle
migliaia di nostri militari
che affrontano l’estremo rischio
quotidiano – rendo commosso
omaggio a quanti hanno anche
di recente sacrificato la vita
in queste missioni – e insieme
affrontano la fatica dell’impegno
umanitario, in aree tra le più
critiche di questo mondo. Lo
fanno, lo facciamo nello spirito
della Costituzione repubblicana.
Ecco, vedete, ricorre da domani
il sessantesimo anniversario
della nostra Carta fondamentale:
proprio nel proporci di rivederne
alcune regole, relative all’ordinamento
della Repubblica, dobbiamo risolutamente
ancorarci ai suoi principi,
anche e non da ultimo ai suoi
valori morali, e in special
modo a quei suoi indirizzi che
non vediamo abbastanza perseguiti
e tradotti in atto. Ciò vale
per quell’indirizzo di tutela
del lavoro che ho già evocato;
o per quell’indirizzo di pari
opportunità, in primo luogo
tra uomo e donna, che si è venuto
solo parzialmente attuando;
o ancora per un indirizzo, quale
è stato anni fa riformulato,
di nuovo equilibrio tra le istituzioni
centrali e quelle regionali
e locali. Né meno attuale è
l’indirizzo costituzionale di
garanzia della libertà religiosa,
di reciproca indipendenza e
di collaborazione tra Stato
e Chiesa, che richiede un misurato
e schietto confronto tra l’Italia
e la Santa Sede, com’è nei voti
– ne sono certo – del Pontefice
Benedetto XVI, cui rinnovo un
sincero augurio. A voi che mi
ascoltate, e a quanti sono in
queste ore raccolti con le loro
famiglie, auguro un anno sereno,
per difficile che sia. E’ un
augurio che si ispira a sentimenti
e ragioni di fiducia nell’Italia,
perché cresca e migliori, guardando
soprattutto alle generazioni
più giovani e a quelle che verranno.