Steven
Roth Institute e la schedatura degli "antisemiti"
di
Massimo Mazzucco
La notte della
Ragione. Lobby o discriminazione razziale?
09.02.08
- Linvito, se possibile, è a
leggere questo articolo prima di tutto come
uno scandalo logico-semantico, e solo in secondo
luogo, eventualmente, come la denuncia di
una macroscopica ingiustizia, peraltro ormai
nota al mondo intero.
La
notizia è questa: una lista di 162
professori universitari, in maggioranza ebraici,
pubblicata da un non meglio identificato blog,
ha scatenato un finimondo a livello mediatico
e politico, risolvendosi in una condanna compatta
e univoca contro gli autori di quella lista.
"Siamo
in presenza di un evento inquietante -
ha detto Anna Foa, docente di Storia moderna
dell'università La Sapienza di Roma
- Chi si è reso autore di questa
iniziativa delirante ha commesso un reato
e va punito". Mentre il rettore Renato
Guarini, interpretando i sentimenti
di tutta la comunità universitaria,
lo ha definito un inaccettabile atto
di intolleranza". Chiude la fiaccolata
dello sdegno limmancabile Walter Veltroni,
con un chiaro invito al rifiuto di
ogni forma di discriminazione e di odio".
(ANSA).
Ma
che cosa conteneva di così grave questa
lista? Di cosa erano accusati,
coloro che vi comparivano?
Di
"fare lobby". Questa è
la notizia ufficiale, riportata ieri dai giornali
e dalle TV.
Ohibò,
fare lobby. E in che cosa
consisterà mai, questo curioso peccato
capitale, del quale non si può accusare
nessuno senza addirittura commettere
un reato?
Trattandosi
di una parola inglese, ci rivolgiamo direttamente
al dizionario, ...
...
dove troviamo questa definizione:
LOBBY:
A group of persons who work or conduct
a campaign to influence members of a legislature
to vote according to the group's special interest.
Un gruppo di persone che si adoperano
o conducono una campagna per influenzare i
membri di una legislatura a votare secondo
gli interessi particolari di quel gruppo.
Dovè
il problema, quindi? Una volta stabilito che
si utilizzino esclusivamente dei mezzi legali
per influenzare i legislatori,
non si comprende dove possa stare la pietra
dello scandalo.
Non
solo le lobby in Italia non sono proibite
in America poi sono una vera e propria
istituzione - ma fanno parte integrante di
una società che da un lato è
basata sulla competizione e sul libero mercato,
e dallaltra sulla sacrosanta libertà
di espressione.
Se
quindi io voglio convincere un parlamentare
a promuovere una legge che favorisca le auto
a olio di colza invece di quelle a benzina,
perchè mai non potrei farlo?
Nel
libro di Mauro Fotia Le
lobby in Italia: gruppi di pressione e potere,
cè addirittura una sezione intitolata
Lobby e Istituzioni, nella
quale ad esempio leggiamo (pag. 29): Una
lobby è altresì in grado di
presentarsi come la fonte più autorevole
delle informazioni più aggiornate nel
settore in cui opera e in ogni caso di risultare
di gran lunga superiore alle fonti autonomamente
attivabili dalla presidenza delle camere,
delle commissioni o dai singoli parlamentari.
Infine, una lobby ha la concreta possibilità
di dimostrare plausibilmente la congruenza
fra i suoi interessi specifici e quelli più
generali, almeno, ma non solo, per quanto
attiene alla regolamentazione della tematica
di cui si occupa.
Che
cosa cè quindi di così
scandaloso nel sentirsi accusare di fare
lobby? Anzi, visto che le persone elencate
in quella lista hanno chiaramente degli interessi
in comune, sarebbero ben poco astuti ad agire
ognuno per conto proprio, senza coordinare
i loro sforzi verso un obiettivo comune.
Dove
starebbero quindi lodio e la discriminazione
di cui parla Veltroni, da parte di chi li
accusa di fare
lobby? Ma dove starebbe soprattutto
il reato compiuto da costoro,
nel pubblicare quella lista, visto che si
sostiene che un certo gruppo di persone compie
unazione del tutto legale?
Lo
ripetiamo, per maggiore chiarezza: o ciò
che fanno questi professori è illegale,
e allora vanno semplicemente arrestati e processati,
oppure è legale, e allora non si comprendono
ne l accusa da parte
dei blogghisti ai professori, nè lo
scandalo da parte di questi ultimi, nè
soprattutto dove stia il reato"
dei primi.
Siamo di fronte a un tale paradosso logico-semantico,
che viene il sospetto che al gruppo di professori
abbia dato in realtà fastidio il semplice
fatto di essere stati elencati.
E possibile cioè, essendo ebrei,
che il fatto stesso di veder comparire il
proprio nome in una qualunque lista possa
evocare in loro i tristi ricordi delle leggi
razziali, delle deportazioni e dei campi di
concentramento.
Forse
è questa la discriminazione
di cui parla Veltroni, nel tornare in qualche
modo a ghettizzare gli
ebrei di oggi, e in questo senso si può
anche dargli ragione. Fare le liste
è brutto comunque, per principio, perchè
scava inevitabilmente un solco fra gli esseri
umani che diventa poi più difficile
da appianare.
Non
è bello dire i negri,
gli omosessuali, o le
donne - anche se si vuole magari
difendere la loro categoria - perchè
nel farlo si riafferma comunque una loro diversità",
discriminandoli in ogni caso.
Anche
in questa ipotesi, però, la logica
si scontra con i dati di fatto: non sono gli
ebrei stessi a sostenere di essere diversi?
Non dicono loro di essere il popolo
eletto? Un volta chiarito che popolo
eletto non significa necessariamente
favorito (per quel che
ne sappiamo, possono anche essere stati scelti
per prendere botte da tutti, e sui disegni
del Creatore non possiamo certo metterci a
discutere), resta il fatto storico,
innegabile e onnipresente che siano
sempre stati gli ebrei a non volersi mescolare
al resto dei goyim.
Padronissimi
di fare gruppo a parte, naturalmente, ma questo
impone ora di escludere un risentimento da
parte loro per essere stati identificati come
ebrei. Sono i primi a far notare al mondo
si esserlo, e ci tengono pure da morire.
Quindi?
Che cosa ci rimane, a questo punto?
Rimane
solo quel fantasma, indefinito e inafferrabile,
chiamato antisemitismo.
Tu
ce lhai con me - sostiene lebreo
che accusa un non-ebreo di antisemitismo -
e questo non puoi farlo. Tu non mi puoi odiare,
non mi puoi schernire, non mi puoi disprezzare,
perchè io ho già avuto sei milioni
di morti, e ho sofferto abbastanza.
Ora,
gli ebrei - almeno quelli intelligenti - non
pretendono certo di stare simpatici a tutti,
però chiedono - pare di capire
di tenersi per sè eventuali antipatie,
per non fomentare ulteriormente violenza contro
di loro.
E
si potrebbe pure dargli ragione, anche perchè
il pregiudizio non è comunque una bella
cosa, e alimentarlo negli altri va evitato
in ogni caso.
Ma
allora perchè, ci si domanda, quando
Oriana Fallaci parla dei musulmani come se
fossero topi di fogna, le sue parole finiscono
addirittura in prima pagina sul Corriere,
e nessuno trova nulla da ridire?
Che
differenza cè fra parlare male
di un musulmano o di tutti i musulmani
insieme - e parlare male di un ebreo, o di
tutti gli ebrei insieme?
Seminando
disprezzo verso una qualunque etnìa,
gruppo o religione, non si fomenta forse un
eventuale odio latente verso quella etnìa,
gruppo o religione, qualunque essi siano?
Che
differenza cè, quindi, fra un
antisemita e un antimusulmano,
e perchè mai il primo andrebbe punito
a termini di legge, e il secondo addirittura
premiato con le prime pagine dei più
prestigiosi quotidiani?
Forse
perchè gli ebrei hanno avuto lOlocausto,
e i palestinesi no?
Anche
qui si va a cozzare dritto contro la storia:
il fatto che nelle scuole non si insegni che
cosa è stata la Nakba non significa
che non sia mai esistita. Ne vogliamo davvero
parlare?
Quindi,
siamo punto e accapo: non si riesce a trovare
un solo motivo valido di risentimento, da
parte di quei 162 professori, che non sia
il fatto stesso di essere stati elencati.
E
allora guardiamo bene che cosa ha fatto, ad
esempio, lo Steven Roth Institute, un organismo
con base a Tel Aviv che si occupa di catalogare
e denunciare, paese per paese, i mille fatti
di antisemitismo che accadono
nel mondo:
Ha
pubblicato una lista! Anzi, ne ha pubblicato
dozzine, di liste, una per ogni nazione in
cui essi ritengono che esista anche solo un
potenziale focolaio di antisemitismo.
Nella
pagina che riguarda lItalia
troviamo elencati, ad esempio, il Partito
dei Comunisti Italiani, il Partito
della Rifondazione Comunista e la
Federazione dei Verdi,
che sono fra laltro definiti degli anti-parliamentary
parties, ovvero dei partiti in qualche
modo contro il Parlamento
[?].
Sono
poi elencati, con nome e cognome, gli esponenti
più in vista delle varie associazioni
islamiche, come ad esempio Roberto Hamza
Piccardo, oppure il chirurgo siriano Mohammad
Nur Dachan, divenuto cittadino italiano.
Ci sono scrittori come Dagoberto Bellucci,
Claudio Mutti o Maurizio Blondet,
siti Internet come 11settembre.net,
Disinformazione o ComeDonChisciotte,
e quotidiani come il Manifesto o lo
stesso Corriere della Sera.
Insomma,
paragrafi e paragrafi di elenchi dai quali
non sembra salvarsi praticamente nessuno:
tutti in qualche modo ce lavrebbero
con gli ebrei, e tutti vengono accuratamente
etichettati e catalogati come antisemiti.
Dal
che si deduce, per tornare al discorso iniziale,
che sia lecito elencare chi è antisemita,
ma chi è lobbysta
no. Siamo cioè alla notte della Ragione.
Fonte:
luogocomune.net [scheda fonte]
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=16961
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