avevo
chiesto il permesso di andare non a Dachau,
ma a Gaza. Per fortuna non mi ha risposto...
perché
sarei stato sorpreso da "Piombo Fuso"
e probabilmente sarei perito sotto le macere
dell università islamica di Gaza.
°°°°°°°°°°
Il Professor
Antonio Caracciolo, smentisce e chiarisce.
GIOVEDÌ 22 OTTOBRE 2009
Mi
dicono che sono in prima pagina su Repubblica...
Come un mostro?
Stavo ancora dormendo ed il telefono continuava
a squillare. Ho avuto paura. Temevo per una
mia anziana zia, lunica sorella di mio
padre rimasta ancora in vita. Era invece un
amico che mi avvisava di aver sentito da una
rassegna stampa che sarei finito in prima
pagina su Repubblica e forse anche
altrove. Io non ne so ancora nulla e non muterò
le mie abitudini: non compro giornali alledicola.
Aspettavo ieri per la verità una telefonata
da parte di un giornalista di Repubblica che
però non vi è stata. Aveva trovato
il mio cellulare su facebook (che mi sono
affrettato a cancellare) e mi aveva chiamato
ed io avevo risposto qualcosa ma senza poter
approfondire. Gli ho dato il fisso dichiarandomi
disponibile a rispondere a sue domande purché
deontologicamente corrette e non mi facesse
poi dire il contrario di quel che penso, come
è successo unaltra volta con
un giornalista, la cui disonestà resta
per me esemplare e istruttiva.
Riguardo
ai temi caldi, oggetto di possibile speculazione,
preciso per comodità dei pigri o di
chi non ha tempo per leggere le migliaia di
pagine scritte su questo blog o non vuol seguire
tutto il polverone preciso quanto segue in
dieci punti costantemente rivisti e aggiornati.
1.
Professionalmente parlando non sono uno storico
revisionista, etc. etc. Non mi intendo e non
mi occupo di camere a gas e cose simili. Naturalmente
ho letto e vado leggendo libri a sostegno
delluna e dellaltra posizione.
Sarei un timido se dicessi che una qualche
opinione non me la vado formando, ma
ribadisco che sono io il primo a non dare
importanza ad una mia opinione che
non è mai diventata posizione
sul merito delle questioni. E quindi ben conoscendo
la malafede dei miei detrattori rivendico
il diritto a non rispondere sulle mie private
opinioni, mentre invece mi batto con tutte
le mie forze sullaposizione di vuol difendere
il sacro principio della libertà
di pensiero e di ricerca. Uso i termini
concetti e posizioni
nellaccezione di Carl Schmitt formulati
e applicati nellomonimo volume da me
tradotto e prefato.
2.
La mia posizione come cittadino e come studioso
è che debbano avere tutta la loro vigenza
costituzionale gli artt. 21 e 33 della costituzione,
cioè: libertà di pensiero e
libertà di ricerca. Nel mio monitoraggio
mi è capitato di imbattermi in un parlamentare
che diceva grosso modo Purtroppo
cè lart. 21 che....
Ma mia posizione è: Per fortuna
che cè ancora lart. 21....
Ma la libertà di pensiero è
sempre più minacciata ed è di
ieri una notizia che mette lItalia agli
ultimi posti nelle difesa di questa libertà
che non deve essere confusa con la libertà
di stampa.
3.
Sono vivamente allarmato di vedere come
questi articoli fondamentali per la nostra
democrazia vengano sempre più elusi
e disattesi. In Torino un docente di liceo
è stato sottoposto a visita psichiatrica
per aver osato criticare Israele a seguito
di una domanda, forse fraudolenta, a lui posta
da una sua allieva. In Roma un professore
di liceo è stato sospeso a seguito
di campagna di stampa abilmente orchestrata.
Spedizioni punitive vengono fatte da squadracce
che nulla hanno da invidiare ad altre squadracce
di triste memoria. E si potrebbe continuare.
Di quanto sta succedendo vado a fare monitoraggio
ed ho di che essere preoccupato. Sui nostri
politici in quanto custodi delle nostre libertà
non vi è da fare nessun affidamento.
Sono molto più interessati ai loro
privilegi, alle loro prebende, che non alle
libertà dei cittadini, di cui invece
dispongono le potenti lobbies.
4.
In paesi di antica civiltà come Germania
e Francia si mandano in galera con estrema
facilità persone di nulla responsabili
che di avere le loro opinioni e le loro tesi,
opinabili quanto si vuole, ma certamente non
reati o crimini in sé,
come taluni cattivi spiriti da me monitorati
vorrebbero e pretenderebbero. Manco i cani
stanno più tranquilli: si vada alla
storia del cane Adolf narrata da Maurizio
Blondet.
5.
Io sono sì un docente ricercatore alla
Sapienza sono più fiero e orgoglioso
della parte ricercatore che non
di quella docente , ma qui in
questa scrivania sono a casa mia. Più
avanti a destra vi è una porta blindata
che mi dovrebbe proteggere dallesterno.
6.
Poiché ho imparato a essere sospettoso,
dico ai malpensanti che il programma dei miei
corsi degli ultimi anni va dalla fine della
prima guerra mondiale allinizio della
seconda. Spiego i contenuti del volume di
Carl Schmitt, Posizioni e concetti in lotta
con Weimar-Ginevra-Versailles 1933-1939,
dove di Olocausto e simili non
si tratta. Sconfinamenti causali riguardano
altre opere di Schmitt da me tradotte e prefate,
in particolare la Dottrina della costituzione,
che è del 1928 e che sarà forse
oggetto della mia occupazione didattica nel
prossimo semestre. Tra gli ultimi argomenti
trattati vi è stata la Tirannia
dei valori nelle diverse edizioni apparse
in italiano e confrontata con loriginale
tedesco.
7.
Sono sempre stato assolutamente ligio ai miei
doveri universitari: ciò mi si chiede
di fare o di non fare io faccio o non faccio,
ma ho sempre saputo e sempre mi è stato
detto che libertà di pensiero e di
ricerca sono valori sacri per ogni studioso,
grande o piccolo che sia, ma degno di questo
nome. I miei pochi studenti sono liberi di
frequentare i miei corsi. Non solo hanno piena
libertà di intervenire e contraddirmi,
ma sono sollecitati da me a farlo ed insegno
loro anche le regole del corretto dibattito
scientifico: ad argomento si risponde con
argomento. Come ricercatore non
rigorosamente tenuto alla docenza
e sulla base dellintricata normativa
che non ha mai veramente disciplinato lo status
di ricercatore, posso liberarmi della docenza.
Per cui vi è una situazione ideale
dove docenti e discenti si possono incontrare
sulla libera scelta e accettazione reciproca.
Un grande filosofo spagnolo, che mi onorava
della sua amicizia, soleva dire e scrivere
che lautorità di un docente si
basa sulla fiducia dei suoi studenti, non
sul registro di classe e sul potere di dare
voti. Mi dice un mio amico Avvocato, che ha
letto larticolo e me ne ha dato un parere
legale, che vi sarebbe soltanto di censurabile
un certo ad una sorta di incitamento alla
violenza nei miei confronti a mezzo stampa.
Ho già ricevuto qualche telefonata
non proprio cortese, ma anche più numerose
attestazioni di solidarietà per le
quali ringrazio. Diffido pubblicamente chiunque
a recarmi molestie di alcun genere. Intuisco
la malafede altrui e forse le intenzioni.
Io sono fiero di essere un Ricercatore e non
mi piace chiamarmi Professore. Ma cionostante
ho sempre goduto della stima e dellaffetto
dei miei studenti, che non ho mai voluto fossero
numerosi. Non avrei potuto curarli. Chi deve
capire spero capisca.
8.
In rete, ho trovato e trovo molte sciocchezze
su Carl Schmitt. In ultime dette da
un illustre accademico francese. Ho incominciato
a farne la critica, ma distratto da altre
cose ho poi trascurato un altro mio blog tematico:
i Carl Schmitt Studien, dove tratto
i temi e la letteratura schmittiana. Trovo
però più utile e produttivo
verificare la validità delle analisi
di Carl Schmitt attraverso lesame della
contemporaneità che non attraverso
lo sfoglio e la classificazione di una letteratura,
certamente abbondante, ma spesso ripetitiva
oltre che strumentalmente denigratoria. Già
a suo tempo Carl Schmitt scriveva che la lettura
di Bodin e di Hobbes lo aiutavano meglio a
comprendere il presente che non gli scrittori
contemporanei. Per non parlare poi dei giornalisti
o degli ascari assoldati per scopi politici.
In America vi è stato un indebito appropriamento
del pensiero di Schmitt, che però è
il nostro Machiavelli, certamente avente a
cuore più di ogni altro la libertà
dei nostri popoli dEuropa, da lui già
presagita come obiettivo irrangiungibile negli
scritti dal 1923 al 1939. Ho ripetutamente
spiegato come già possono sperimentare
i lettori di questo post che considera
la scrittura sulla rete del tutto diversa
dalla scrittura sulla carta stampa. Qui è
un pensiero rigido e morto. Sulla rete, volendo,
è un pensiero perennemente in formazione
e revisione. Non credo che questa distinzione
che mi sono sforzata di spiegare ad alcuni
giornalisti sia compresa. Si adottano per
la scrittura sulla rete le stesse rigidità
della carta stampata e spesso la rete imita
la carta stampata. Ho spiegato che per me
non è così. Chi può vuoel
conoscere il mio pensiero lo deve conoscere
da me direttamente, non su bozze in costante
elaborazione e di cui data la vastità
spesso mi dimentico.
9.
A differenza di molti miei colleghi, che ancora
diffidano del mezzo, io mi servo di internet,
in particolare, di un sistema di oltre 30
blogs fra loro collegati, dove ancora in forma
di bozza e di ipotesi traccio pubblicamente
le linee dei miei interessi teorici e delle
mie ricerche. È come se fosse una bottega
di lavoro aperta, dove chi lo desidera può
curiosare. Ed è per questa via che
sono oggi finito sulla prima pagina di Repubblica.
Se si parli bene o male, non so. In pratica,
per ogni nuovo interesse anziché pensare
alla solita pubblicazione accademica, apro
un nuovo blog, cui se del caso seguirà
la carta stampata.
10.
Io sono qui a disposizione di chiunque abbia
argomenti da porre. Non considero ricevibili
insulti, stupidaggini e tutto ciò che
è perdita di tempo. Le critiche sono
state da me sempre bene accette, quando però
sono critiche. Spesso non lo sono... Sul piano
del metodo scientifico e del dibattito franco
ed onesto non mi sento inferiore a nessuno.
Aspetto. Pubblico i commenti pubblicabili,
ma avverto che potrò rispondere a tutti
solo cumulativamente. In particolare avverto
che larticolo di Repubblica non
è filologicamente affidabile e quindi
lo disconosco interamente per ciò che
vorrebbe far credere.
RASSEGNA
STAMPA COMMENTATA
1.
Prima scorrettezza: il titolo di Repubblica.
Io non ho detto quella frase che si
legge nel titolo, in prima pagina di Repubblica,
il quale da il senso dellinsieme. Posso
arguire che il giornalista Pasqua, che non
ho telefonato, abbia commesso la prima grave
scorrettezza. Ho detto e ripetuto ad abundantiam
che come cittadino oltre che come studioso
io mi attesto sul principio della libertà
di pensiero e di ricerca. Non sono un ricercatore
di camere a gas e simili. Denuncio una mala
fede ed unorchestrazione di stampa e
di media come altre ve ne sono state. Dove
essa appoderò, non lo so bene ancora.
2.
Non solo il titolo: anche il contenuto
è falso e scorretto. Si
tratta di unaccozzaglia di frasi slegate
estratte fra migliaia e migliaia di pagine.
Già in passato, durante i processi
medievali davanti allInquisizione, si
poteva mandare sul rogo chiunque adottando
questo sistema. Dubito fortemente che chi
ha confezionato larticolo abbia la minima
intelligenza dei problemi sfiorati. Come ha
detto Berlusconi, di cui mi sono professato
strenuo sostenitore, da questo giornalismo
non possiamo aspettarci nulla di buono. Credo
che larticolo possa essere da me respinto
nella sua interezza non perché le frasi
virgolettate, per lo più bozze provvisorie,
non possano essere state scritte, ma perché
nel modo in cui sono combinate, travisano
completamente la mia posizione contenuta in
due numeri: articoli 21 e 33 della costituzione.
Il resto è tutto opinabile. Capisco
anche perché il giornalista Pasqua
non ha fatto quella telefonata che doveva
fare. Mah! In che paese viviamo. A caccia
di escort, di macchiette e di mostri da sbattere
in prima pagina.
3.
Interviste concesse. Già due.
Sta diventando faticoso spiegare a tutti le
stesse cose, invero piuttosto semplici. Andiamo
avanti. Siamo in guerra. Adesso arriva il
tg3. Ma sono stanco. È sleale. Sono
stanco. Se questo è un pugilato, chiedo
una pausa. E per i prossimi combattimenti
chiedo un avversario alla volta. Non tutti
insieme: questa è una operazione piombo
fuso. Tutti hanno lo stesso chiodo fisso:
mettermi allangolo senza tenere minimamente
in conto le spiegazioni e le posizione espresse,
cioè di una posizione a rigida tutela
della libertà di pensiero e di ricerca.
È davvero regime, e del genere più
brutto.
4.
Il Corriere della Sera. È
stata istruttiva la lunga telefonata con un
giornalista del Corriere della Sera, che si
presentava con aria sorniona, ma che alla
fine voleva che io gli dicessi per forza cosa
ne pensavo sullOlocausto e simili, dove
chiaramente lunica risposta lecita era
quella che lui voleva sentire da me. A nulla
serviva ripetergli cento volte che io non
mi occupo professionalemente di
questi temi e che se mai avrebbe dovuto recarsi
presso quelli che se ne occupano. Mi sono
sgolato per una mezzora a spiegarmi
che la mia discesa in campo, pubblica, era
per la libertà di pensiero e di
ricerca, che è distinta, nettamente
distinta dal suo oggetto, che può spaziare
alla migliore coltinavazione delle patate
ai più astrusi problemi di astrofisica.
Linsolenza e la fraudolenza
del personaggio si è rivelato alla
fine. Gli ho anche spiegato che la libertà
di pensiero non è la libertà
di stampa, cioè la sua libertà
di pubblicare sul mio conto quello che gli
pare senza tener conto delle mie delucidazioni.
Non concederò più altre interviste
se non a giornalisti che mi siano noti personalmente
o della cui serietà e professionalità
non ho da mettere. Sono visibilemente stanco.
Sto pensando a una conferenza stampa, ma prima
vorrei un poco lasciar decantare la cosa e
soprattutto riposarmi e recuperare la mia
serenità. Stacco la spina per questa
sera. Domani si vedrà. Insisto nel
denunciare una vera e propria campagna preparata
a tavolino.
5.
Linea notte. Ahimé sono
proprio sotto tiro. Giudicate voi. Alla Paone
che mi aveva chiesto se sono Antisemita
ho subito risposto con decisione che Non
sono antisemita! Ma ha tagliato questa
mia parte essenziale della risposta, anzi
La risposta, ed ha lasciato solo quella
parte, esplicativa, dove dico che sarei grato
a chi mi spiegasse il significato del termine
antisemitica che è oggi quanto mai
abusato. Ho poi detto (ed anche questo è
stato tagliato) che ho aperto un apposito
post per raccogliere tutti i contesti in cui
il termine viene usato e cercare in questo
modo di enuclerarne un significato linguistico.
La Paone è poi andata a trovare su
150.000 studenti iscritti di cui le interessava
dicessero le cose che lei voleva. Quanto al
Rettore, che è un medico e non uno
storico, ho appena scritto una lettera ricordandogli
che gli avevo chiesto il permesso di andare
non a Dachau, ma a Gaza. Per fortuna non mi
ha risposto perché sarei stato sorpreso
da "Piombo Fuso e probabilmente
sarei perito sotto le macere delluniversità
islamica di Gaza. Ho ringraziato il mio Rettore
per avermi salvato la vita. Ho insistito nuovamente
nel dirgli che professionalmente non mi occupo
di Olocausto e simili, ma che sto denunciando
un serio pericolo per la libertà di
pensiero e di ricerca. Quali siani le evidenze
storiche maggioritarie o minoritarie, mi rimetto
anche io alle opinioni che gli storici credono
di poter dare su questa o su altre questione,
ma nellintesa irrinunciabili che siano
tutti liberi nelle loro ricerche. Sappiamo
che in Germania, Francia, Svizzera, non è
così. Ad estendere anche allItalia
questa legislazione ci si è provato
qualche anno fa con il progetto Mastella,
contro il quale sono insorti tutti gli storici.
Credo che a governo mutato chi allora aveva
tentato questa operazione ci voglia riprovare
contando forse su un governo più favorevole.
Come elettore fedele di Berlusconi mi appello
al Capo del governo per essere da lui difeso
per il contenuto dellart. 21 e 33 della
costizione, ribadendo per la millesima volta
che io non mi occupo di questioni relative
ai campi di concentramente, ma di libertà
di pensiero connessa anche a questi temi,
di cui dichiaro di non aver specifiche competenze.
Spero che qualcuno al governo legga queste
mie dichiarazione autentiche. Sconfesso
e smentisco tutte le interviste che ho potuto
ascoltare in quanto risultano falsate e manipolate
rispetto al pensiero che avevo inteso esprimere.
6.
Ho iniziato questa mattina con una prima
lettera a Repubblica e per conoscenza al mio
Rettore. La giornata di ieri, dopo aver concesso
un paio di interviste a due televisioni, mi
hanno comprendere le astuzie dei cosiddetti
giornalisti, soprattutto quando hanno deciso
di mettere qualcuno alla gogna. Non saprei
se è stato un errore essermi offerto
alle televisioni. Sapevo però cosa
avrei detto e cosa intendevo dire. Quando
però mi sono rivisto, ad esempio la
sera a Linea Notte, ho visto che hanno totalmente
tagliata la parte che io intendevo comunicare
e intendevo che apparisse. Loro sono decisamente
provocanti nelle domande ed io quasi certamente
sono caduto nel tranello che avevano già
deciso di tendermi. Nulla però impedisce
una controffensiva. Abbiamo ancora questa
cosa che è la Rete e che pure ci vogliono
togliere. Ho pensato di cominciare questa
mattina da lì dove la cosa è
partita, cioè Repubblica. Ho mandato
la lettera che qui segue e che a causa della
stanchezza che incomincio ad avvertire non
è nel mio migliore stile. Ho avvertito
la segretaria di Repubblica che avrei pubblicato
anche qui nel blog il testo della lettera,
con riserva successiva di miglioramente formali
e sostanziali. Ecco il testo della Lettera:
Al Direttore della Repubblica,
e p.c. Al Rettore Luigi Frati
Ho
trovato nella vostra edizione di ieri 22 ottobre
un articolo di tal Pasqua interamente a me
dedicato. Trattasi di una totale alterazione
e falsificazione del mio pensiero non perché
le frasi riportate non possano essere a me
riconducibili, ma perché trattasi di
una collazione di frasi staccate dal loro
contesto organico di migliaia e migliaia di
pagine in continua elaborazione e modificazione.
Il tutto deve essere inteso unitariamente
se si vuole conoscere il mio pensiero. Stante
la continua elaborazione e lingente
mole di testi e di argomenti trattati, è
però sempre necessaria la mia interpretazione
autentica per chi ne voglia fare un uso esterno
ai miei blogs: non ho autorizzato né
estratti né manipolazioni. Simili metodi
venivano usati dal Tribunale dellInquisizione
per mandare sul rogo moltissime persone. In
un certo senso vi ringrazio per avermi fatto
intendere come mai prima dora la differenza
abissale fra la libertà di stampa che
è solo vostra (a mio danno) e la libertà
di pensiero che è mia e di ogni comune
cittadino, anche analfabeta. Non ho dunque
che da sconfessare interamente il contenuto
dellarticolo di Pasqua in quanto manipolato
nel senso sopra detto.
Peraltro il Pasqua, che mi aveva inizialmente
raggiunto sul cellulare, nel quale ho fornito
spiegazioni essenziali da lui comunque non
riportate nellarticolo, ha poi omesso
di chiamarmi il giorno successivo sul mio
telefono fisso, avendo io consentito di chiarirgli
meglio quanto necessario e di seguito sinteticamente
riportato.
Non mi occupo professionalmente e scientificamente
di temi riguardanti i campi di concentramento
durante la seconda guerra mondiale. Come filosofo
del diritto mi occupo invece dei temi attinenti
la libertà di pensiero e di ricerca.
Essendo a me noto che sui temi suddetti in
paesi come Germania, Francia, Svizzera e spero
non anche in Italia esiste una lunga detenzione
penale per quelle che io ritengo mere opinioni
o tesi o ipotesi di lavoro in quanto tali
lecite e garantite non solo dalla nostra costituzione
ma dalla dichiarazione universali dei diritti,
io ho inteso scendere pubblicamente in campo
per la strenua difesa di questi valori costituzionali
che sento minacciati: libertà di pensiero
e libertà di ricerca, che chiaramente
suppongono un loro oggetto, che potrà
essere mutevole nel tempo e che nel caso specifico
riguarda i campi di concentramento, non oggetto
di mia occupazione scientifica e professionale.
Questo e quanto: nulla di più e nulla
di meno. Il resto è dettaglio e strumentalizzazione,
alla quale credo il vostro giornale sia uso.
Antonio Caracciolo
Filosofo del diritto
Per un poco di tempo non scriverò
altro post concentrando tutti gli sviluppi
della campagna su questo unico post, che mando
nella sua interezza anche a Repubblica.
PUBBLICATO
DA ANTONIO CARACCIOLO A 9.27
------------
(http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/10/mi-dicono-che-sono-in-prima-pagina-si.html)