Seminario
"Sapere è libertà" promosso
da Acli e Forma
Quattro proposte per
sostenere la competitività dell'Italia
ROMA, 12.02.06 - Riconoscimento dei diritti individuali
di formazione, credito formativo fiscale, dotazione
formativa prevista nei contratti e investimenti sul
sistema scolastico del Sud. Quattro proposte per sostenere
la competitività del Paese ed assicurare a tutti
i cittadini "eguali opportunità nella società
della conoscenza". Sono state illustrate nel corso
del seminario organizzato il 9 febbraio a Roma presso
la sede nazionale delle Acli e dedicato ai temi del
lavoro e della formazione permanente, dell'istruzione
e dell'accesso ai percorsi di formazione professionale.
"Sapere è libertà" il titolo
del convegno, promosso insieme dalle Associazioni cristiane
dei lavoratori italiani e dall' Associazione nazionale
degli enti di formazione professionale (Forma). "Il
diritto al sapere si presenta oggi come un nuovo diritto
civico e di libertà - ha affermato il presidente
nazionale delle Acli Luigi Bobba -. La conoscenza è
diventata la risorsa più preziosa per creare
nuova ricchezza e, dunque, nuovo sviluppo e nuovo lavoro.
Una risorsa, però, scarsa e mal distribuita".
Al centro la questione della cosiddetta "formazione
permanente" o "continua": la possibilità
di usufruire di una buona formazione lungo tutto il
percorso della vita, specialmente quando si perde il
lavoro o lo si vuole cambiare. Non solo dunque un' opportunità
di crescita professionale, ma anche - secondo le Acli
- la miglior tutela per la persona che lavora in un
mercato del lavoro che si è fatto alquanto incerto
e competitivo. La quota di adulti che partecipa ad attività
formative, però, è in Italia di gran lunga
inferiore alla media europea (4,2% contro 9,6%). Di
qui l' urgenza di arrivare ad un "riconoscimento
dei diritti individuali di formazione", come si
evince da una proposta di legge sollecitata dalle Acli
con una raccolta di centomila firme ma poi sepolta nei
cassetti della Commissione lavoro della Camera dei deputati.
Un riconoscimento che potrebbe essere anticipato dall'
introduzione di un credito formativo fiscale che consenta
al lavoratore di dedurre fino al 40% i costi di determinate
tipologie di attività formative che egli stesso
decide di intraprendere.
Un' altra strada percorribile riguarda i contratti nazionali
di lavoro. Sul modello di quanto accadde negli anni
'70 con il riconoscimento sindacale delle "150
ore", che consentirono a tanti lavoratori di migliorare
il loro livello scolastico di base conseguendo il diploma
di terza media, le Acli propongono oggi delle "nuove
150 ore", per avere stabilmente nei contratti di
lavoro un'opportunità di accesso alla formazione
continua non determinato esclusivamente dall'offerta
aziendale o dagli enti bilaterali.
Infine, la centralità della conoscenza come leva
per creare nuova ricchezza interseca la questione del
divario occupazionale tra Nord e Sud del Paese. Ogni
anno circa 130mila cittadini del Meridione si spostano
verso le regioni del Nord. Le famiglie del Sud sostengono
i costi di un investimento (circa 100mila euro per allevare,
educare e formare un giovane fino a 20 anni) che andrà
di fatto a riversarsi in altre regioni del Paese. Le
Acli ritengono sia doveroso individuare qualche meccanismo
di compensazione, in termini di investimenti aggiuntivi
sul sistema formativo delle regioni meridionali, onde
evitare di aggravare ulteriormente la frattura territoriale.