/

 
del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

IL TEATRO DELL’IMPREVEDIBILE, DRAMMI E SATIRE DI MARIO FRATTI

Pubblicate in Svizzera e negli States due antologie di opere del grande drammaturgo abruzzese

di Goffredo Palmerini *

12.04.07, L’AQUILA –  Con i tipi delle edizioni BE&A  è uscita in questi giorni in Svizzera, ma viene distribuita anche in Italia, l’’antologia “Teatro dell’imprevedibile”, con opere di Mario Fratti, drammaturgo abruzzese che dal 1963 vive a New York e dove fino a qualche anno fa ha insegnato alla Columbia University e all’ Hunter College. A due passi da Broadway, Fratti abita un magnifico appartamento su due piani in una palazzina d’epoca sulla 55^ strada, in mezzo ai grattacieli di Manhattan, dove anche Tennessee Williams aveva vissuto, l’ingresso di fronte al suo, fino alla scomparsa nel 1983. Ventuno i drammi e le commedie, in italiano, pubblicate nel volume (La menzogna, La gabbia, La vedova bianca, I seduttori, I frigoriferi, La vittima, Sorella, Family,  Amanti, Caccia al morto, Sei donne appassionate (Nine), Madri e figlie, Amiche, Padri e figli, Cecità, Promesse, Terrorista, Club suicidi, Alessia, Porno, Il salvadanaio) alcune delle più famose opere dell’ampia produzione dell’Autore, tra i più insigni scrittori di teatro viventi. Apre la raccolta il dramma in tre atti “ La menzogna”, scritto nel 1958, per Fratti un’opera davvero “speciale” se si considera che egli non vuole si rappresenti se non dopo la “prima mondiale” nella sua città natale, L’Aquila, capitale dell’Abruzzo. Pur senza mai nominarla, il dramma è ambientato all’Aquila, con personaggi che debbono avere un qualche aggancio con la realtà vissuta. Chissà se quest’aspirazione non possa trovare finalmente accoglienza, magari il Teatro Stabile Abruzzese decidendone la produzione e la messa in scena per la prossima stagione. Sarebbe un tributo al valore di Fratti, che sconta come tutti la ventura di non essere profeta in patria, un omaggio agli ottanta anni, portati splendidamente, che fra poco lo scrittore compirà, essendo nato il 5 luglio 1927. Un secondo volume antologico, con altre 27 opere in inglese, è appena uscito negli Stati Uniti, editore Theatre Experience, e sarà presentato il 19 aprile prossimo all’Istituto Italiano di Cultura di New York.  


Mario Fratti con Dante Ferretti, premio Oscar per la scenografia, all'IIC di New York

Molto attento l’apparato critico a corredo dell’antologia pubblicata dall’editore elvetico. Reca un distillato eloquente di citazioni di critici illustri d’ogni angolo del mondo sulla scrittura teatrale di Fratti, delineandone l’assoluto valore. Altrettanto essenziale quanto efficace la presentazione critica, curata da Paul T. Nolan, docente alla University of Southern Louisiana. In rapidi tratti Nolan illustra la letteratura drammatica in America, che ha in Eugene O’ Neil, Thornton Weilder, Arthur Miller, Tennessee Williams e Edward Albee le sue punte di diamante, ma il cui successo negli States spesso è stato tardivo, sovente legato all’eco di qualche fortunata rappresentazione in Europa. Giacché il teatro europeo negli Stati Uniti è stato sempre visto con molto rispetto ed ammirazione, benché non sempre gli autori europei, anche di prima grandezza, vi abbiano avuto fortuna. Si è dovuto attendere la loro morte per riscontrare apprezzamenti e successo. Una sorte simile toccò a Berthold Brecht e Jean Paul Sartre. Davvero una singolare difficoltà di relazione tra due letterature teatrali, tra due scuole e contesti artistici, quasi una sindrome di contaminazione del linguaggio e dell’espressione drammatica, quantunque siano comuni le radici culturali tra l’America ed il vecchio continente.

 Nolan annota “ …questa  bizzarra relazione tra il teatro americano e quello europeo sembra aver stabilito la regola secondo cui il drammaturgo europeo ha la sua reputazione in America solo se resta “europeo”. Fortunatamente per il dramma moderno, Mario Fratti ha spezzato questa regola con un gran successo. Ha dimostrato che può fondere gli elementi della sua tradizione europea con l’esperienza americana, creando un tipo di dramma che fa onore ad entrambi i continenti. I futuri storiografi teatrali indicheranno probabilmente nella sua carriera di drammaturgo l’importante inizio di una nuova fase: lo sviluppo di una comunità teatrale veramente internazionale…”.  E ancora,  “… E’ importante capire che il successo di Fratti, in un’avventura dove Brecht e Sartre fallirono, è dovuto al fatto che l’autore non ha portato solo la sua eredità drammatica europea ed il suo talento di drammaturgo. Ha anche portato in una nuova società simpatia, curiosità e giudizi umani … Fratti scrive come nessun autore americano potrà mai, perché porta alla sua comprensione della società americana non solo la compassione e l’indignazione morale di ogni uomo sensibile, ma anche la tolleranza presente solo in scrittori associati in un’antica civiltà….

 


Mario Fratti con Antonio Banderas, interprete di Nine

L’arrivo di Fratti negli Stati Uniti  fu dovuto ad una circostanza casuale. Nel 1962, al Festival dei due Mondi di Spoleto, in scena c’era un suo dramma, l’atto unico “Suicidio”. L’opera tanto piacque a Lee Strasberg, regista ed autorità indiscussa nel teatro mondiale, che la volle portare all’Actor’s Studio, a New York. Fu un vero successo, in quel crogiolo di avanguardie teatrali. Da allora ne seguirono tanti altri di successi, fino ad oggi.  Fratti così ha affermato: "…Vivere in America mi ha insegnato ad essere più tollerante, più paziente, più oggettivo. Capisco meglio i problemi delle minoranze. ... Questa società americana, con tutti i suoi problemi e i suoi conflitti, è la società ideale per un drammaturgo". Negli States, dunque, una sequela di affermazioni per le sue opere, poi tradotte in venti lingue e rappresentate in seicento teatri in tutto il mondo. Dall'America all'Europa, dalla Russia al Giappone, dalla Cina al Brasile,  dalla Corea all'Australia. I suoi drammi hanno l’impronta dell’immediatezza della scrittura teatrale, asciutta e tagliente come la denuncia politica e sociale che egli vi trasfonde senza veli. Sono lo specchio del disagio profondo della società americana, ma anche del sogno americano che egli sa esprimere meglio d’ogni altro autore. Alcune sue opere drammatiche, contro tutte le guerre dal Vietnam all’Iraq, non hanno risparmiato strali a Nixon, Kissinger, Reagan ed i due Bush, una condanna letteraria.  Brillanti, di Fratti, anche commedie e musical. "Nine", scritta nel 1981 e liberamente ispirata al capolavoro “8 e mezzo” di Fellini, è diventata un musical d’enorme successo di pubblico e critica, davvero un fenomeno teatrale con oltre duemila repliche. L’ultima versione, interpretata da Antonio Banderas, è rimasta in cartellone per anni al teatro “Eugene O' Neil”, a Broadway.  I riconoscimenti a Mario Fratti fanno un elenco lunghissimo. Cito per brevità il premio Selezione O’ Neil, il Richard Rogers, l’ Outer Critics, l’ Heritage and Culture, bel otto Drama Desk Awards e soprattutto la vittoria di sette Tony Award , che nel teatro sono quel che gli Oscar sono per il cinema.

 

* gopalmer@hotmail.com – componente del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo