Il
perché della Pasqua
di
A. Cannella
23.03.08
- Tra le varie ricorrenze, la cui tradizione
si perde nei secoli, quella della Pasqua assume
valenza particolare nella Storia dell'uomo perché
proietta le sue radici in diversi campi della
conoscenza quali la Teologia, l'Astronomia,
la Filosofia, l'Antropologia, la Semiotica,
la Metafisica e l'Ermeneutica. Considerata la
vastità dei campi della conoscenza su
cui bisognerebbe "scavare" è
facile intuire che la presente dissertazione
vuole essere soltanto una semplice guida, tra
l'altro parziale, che rimanda ad una indagine
più approfondita del tema.
Il
termine Pasqua (Pesach) sta a indicare un "passaggio"
ed implica un cambiamento ideologico o materiale
o tutti e due insieme. Il passare oltre per
gli antichi ebrei era come abbandonare una sponda
di un fiume per conquistarne un'altra. In particolare
la Pasqua è un evento che commemora,
per gli ebrei, il "passaggio" dalla
schiavitù d'Egitto alla libertà,
in visione della terra promessa. Il significato
più intimo della festa, il senso spirituale
assunto nella coscienza popolare, si dovrebbe
ricercare, comunque, nel periodo nomade degli
ebrei che, in seguito alla conquista della libertà,
"oltre-passando" il Mar Rosso (evento
che prelude il futuro battesimo cristiano),
vagò per quarant'anni nel deserto prima
di insediarsi nella terra di Canaan. Anche il
periodo di quarant'anni ha in questo caso un
significato mistico che fa parte di quel sostrato
tradizionale religioso popolare teso ad enfatizzare
la propria Storia, e gli eventi della Natura,
attraverso un simbolismo numerico. Possiamo
soltanto dire, secondo la nostra logica, ciò
che poteva rappresentare per quel popolo, senza
peraltro affermare il significato reale che
essa doveva assumere nella loro vita pastorale.
I ritmi della vita erano, per necessità,
scanditi secondo il ciclo delle fasi lunari
e del continuo alternarsi del giorno e della
notte. Essi si svolgevano secondo un ordine
alternativo di 29 e 30 giorni solari. Ogni 18,6
anni le fasi della Luna si ripetevano e in antichità
si pervenne ad un calendario ciclico lunisolare
di 19 anni di cui 12 anni erano composti di
12 mesi lunari e 7 di 13 mesi. Le loro ricorrenze
festive erano certamente legate ai ritmi delle
lunazioni, e quindi a qualcosa di ciclico e
spesso corrispondevano, senza identificarsi
con esse, alle feste in onore del dio Marduk
di Babilonia. Purtroppo, le riforme deuteronomiche
e sacerdotali successive all'insediamento nel
territorio di Canaan, ne hanno fatto perdere
il loro significato arcaico. Se accettiamo,
comunque, il concetto di "passaggio"
allora possiamo intenderlo nella sua accezione
più estesa e riconoscere come prima Pasqua
in assoluto, quella relativa al passaggio dalle
tenebre alla luce, nel primo giorno della creazione.
I cristiani anziché ricorrere a formule
cicliche legate ad eventi naturali, con la celebrazione
della Pasqua, fanno memoria del sacrificio gratuito
compiuto dal figlio di Dio, che in tre giorni
passò dalle tenebre alla luce, per la
salvezza di tutti gli uomini (il numero tre
vuole essere un richiamo alla economia salvifica
trinitaria). In funzione di questa ricorrenza,
nella liturgia cattolica, vengono indicate diverse
forme di feste pasquali come la Pasqua di Resurrezione,
la Pasqua epifania, la Pasqua fiorita, la Pasqua
delle rose, ma bisogna anche dire che per i
cristiani ogni Domenica è Pasqua di Resurrezione.
Il simbolo Pasquale, a questo punto, sembra
avere perso quella tipica aria campagnola che
aveva in origine per elevarsi a simbolo di mistero
cristiano, e non come qualcosa di segreto, incomprensibile
e inaccessibile, ma come piano di salvezza,
dalla schiavitù delle miserie umane.
Le
prime comunità cristiane celebravano
la resurrezione di Cristo nello stesso giorno
della Pasqua ebraica, poi su ispirazione del
testo evangelico e della festa pagana che cadeva
nel Dies Solis fu deciso che doveva essere celebrata
la domenica successiva nel Dies Dominica. Questa
festività essendo legata ad un calendario
lunisolare presentava alcune difficoltà
non indifferenti per stabilire in anticipo il
giorno della sua ricorrenza. Con il concilio
di Nicea nel 325 d.C., alla presenza di 320
tra Vescovi e Monaci, furono fissati i criteri
per stabilire in maniera continua la data della
Pasqua cristiana. La decisione fu presa, tra
l'altro, in un clima di dispute teologiche,
cominciate cinque anni prima dal vescovo di
Alessandria Atanasio contro l'eresia di Ario,
alla presenza dello stesso Costantino che aveva
dato al Sacrosantum Concilio un certo sapore
politico. Fu stabilito in quella sede che la
Pasqua si doveva celebrare ogni anno nella domenica
successiva alla prima Luna piena che segue l'equinozio
di primavera. La Pasqua cristiana assume importanza
fondamentale per la comunità ecclesiale
perché fissa anche le altre ricorrenze
religiose come:
-
La Domenica settuagesima che viene 63 giorni
prima;
- Le Ceneri 46 giorni prima
- La prima Domenica di Quaresima 42 giorni prima
- L'Ascensione 39 giorni dopo
- La Pentecoste 49 giorni dopo.
Il
criterio adottato non sembrò essere esaustivo;
nel 325 quando il Concilio di Nicea fissò
al 21 marzo la data dell'equinozio di primavera
vi erano già tre giorni di differenza
tra il calendario giuliano e i dati astronomici
rilevabili anche da una ottima meridiana. Infatti
il Sole era già passato dal punto equinoziale
gamma, (detto anche Punto Vernale) il 18 marzo,
dunque poter determinare la data della Pasqua
con precisione e con grande anticipo per poter
avvertire in tempo i fedeli e programmare le
festività. A proporre una soluzione al
problema nel VI sec. fu Dionigi il Piccolo,
monaco sciita, che nel tentativo di uniformare
il calendario seleucida, ebraico e romano, nel
526 determinò una tavola perpetua, di
19 "numeri d'oro" con le corrispondenti
date dei noviluni, ottenuta sfruttando il Ciclo
di Metone di 19 anni in base al quale la Luna
piena ritorna alle stesse date dell'anno ed
il ciclo di 28 anni con il quale ritorna a corrispondere
la data dell'anno con il giorno della settimana
a cui veniva assegnata una lettera. Quella a
cui corrisponde una domenica veniva detta lettera
domenicale. Il numero d'oro non è altro
che il numero d'ordine nel ciclo di 19 anni
e si ottiene dal resto della divisione dell'anno
aumentato di uno per il numero 19. Es.: per
l'anno 2002 si ha 2002+1=2003; 2003:19 dà
come resto 5 che è il numero d'oro cercato.
Questa tabella abbinata alla lettera domenicale
e al conteggio degli anni bisestili permetteva
di calcolare la data di Pasqua di qualsiasi
anno e sembrò risolvere il problema.
Moltiplicando il ciclo di Metone e il ciclo
dei 28 anni si ottiene 19x28= 532 anni che rappresenta
il periodo con cui la Pasqua torna a ripetersi
nella stessa data e nello stesso giorno della
settimana del calendario giuliano. Se non ci
fossero gli anni bisestili le lettere domenicali
dei giorni della settimana si ripeterebbero
ogni 7 anni, ma ogni 4 anni vi è un anno
bisestile e quindi il ciclo diventa di 28 anni.
Il ciclo di Metone essendo lunare presentò
un piccolo errore che si accentuò con
il passare dei secoli. Nella seconda metà
del XVI Sec. fu necessaria nuova riforma del
calendario e Papa Gregorio XIII incaricò
il medico e astronomo Luigi Lilio di Ciro, in
Calabria, il quale presentò il progetto:
Compendium novae rationis restituendi Kalendarium.
Dopo la sua morte avvenuta nel 1577, l'esecuzione
del progetto fu affidata al cosmografo italiano
Egnazio Danti, all'astronomo tedesco Christopher
Clavius della compagnia di Gesù ed altri
studiosi. Il 24 febbraio 1582 fu decretata la
riforma "inter gravissimas" e si cambiò
da calendario giuliano a quello gregoriano.
Per poter pareggiare i conti si passò
di colpo dal giovedì 4 ottobre 1582 al
venerdì 15 ottobre, annullando lo sfasamento
di 10 giorni di anticipo con cui si presentava
l'equinozio di primavera in quell'anno e fu
individuato un criterio più preciso per
la determinazione degli anni bisestili, basato
su quanto segue: Il calendario gregoriano si
basa sull'anno tropico, cioè sui ritorni
successivi dell'equinozio di primavera, anziché
sull'anno siderale che corrisponde ad una rivoluzione
completa della Terra intorno al Sole. La durata
di un anno tropico espressa in giorni solari
medi è uguale a 365,24219 equivalenti
a 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45,2 secondi
che sono stati espressi, per necessità,
nella seguente forma frazionaria: (365 + 1/4
- 1/100 + 1/400 - 0,0003) giorni solari medi.
Tutto ciò tradotto significa che bisogna
aggiungere un giorno ogni 4 anni, non considerare
bisestili gli anni secolari anche se divisibili
per 4 (1700, 1800), aggiungere un giorno negli
anni divisibili per 400 (o le cui prime due
cifre sono divisibili per 4; Es. il 1900 è
stato un anno comune mentre il 2000 è
stato bisestile), infine per correggere l'ultima
esigua differenza, nel futuro, non saranno bisestili
gli anni 4000, 8000, 12000 ecc.. La vicenda
non passò inosservata e ci furono contadini
che vollero essere pagati anche per quei 10
giorni mancanti e ci fu anche chi si sentì
disobbligato a pagare il suo debito che scadeva
in uno di quei giorni soppressi. Luigi Lilio
nel suo compendium aveva proposto anche un ingegnoso
sistema detto delle epatte per determinare con
largo anticipo la data della Pasqua. L'epatta
è l'età della Luna al 1°gennaio
ed espressa in giorni interi (Il termine deriva
dal greco epaktós che significa importato
e indica il numero dei giorni di lunazione importati
dall'anno precedente, cioè se l'ultimo
novilunio si è verificato il 27 di dicembre,
a fine anno l'epatta è 4) che abbinata
alla lettera domenicale è stato possibile
comporre una Tabula Paschalis formata da 7 colonne
corrispondenti alle 7 lettere domenicali e con
30 righe riferite alle 30 possibili epatte in
modo che, una volta fissato l'anno, fornisce
immediatamente la data della Pasqua. Mentre
il mondo cattolico accettò subito il
cambiamento, alcuni paesi furono restii e si
adeguarono soltanto nel XX secolo, altri ancora
mantennero il loro vecchio calendario. Per le
festività religiose la Chiesa mantiene
lo stesso riferimento lunare adottato in seno
al Concilio di Nicea e pertanto in base a quella
decisione, alla flessibilità del ciclo
lunare e al rispetto della domenica, nel nuovo
calendario gregoriano, si può avere la
Pasqua più anticipata possibile ed è
quella che cade la domenica 22 marzo quando
il plenilunio si verifica il sabato del 21 marzo;
si è avuta nel 1818 e si riavrà
nel 2285 e sono dette bassissime, mentre la
Pasqua più posticipata possibile si ha
quando il plenilunio cade il 20 marzo. Infatti
il plenilunio successivo si verificherà
il 18 aprile e se questo giorno è domenica
la Pasqua cadrà la successiva domenica
25 aprile; si è verificata nel 1943 e
si ripeterà nel 2038 e vengono dette
bassissime. Si dicono basse le altre che cadono
in marzo e alte quelle che cadono in aprile.
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LE
PROSSIME RICORRENZE PASQUALI
Nel 2008 la Pasqua cade il 23 marzo
Nel 2009 la Pasqua cade il 12 aprile
Nel 2010 la Pasqua cade il 04 aprile