/

 
del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Libri

"Elio Vittorini: sempre contemporaneo."

di Claudio Antonelli

(Bagno a Ripoli: Edarc, 2011, 388 pagine,
Prezzo: Euro 18,00)
www.edarc.it - e-mail: edarc@edarc.it

La gigantografia di Elio Vittorini (1908-1966), costruita da una criticapoliticizzata che si è troppo basata sugli accorti interventi dell'autorestesso, abilissimo "propagandista-falsario" della propria immagine(vedi le fantasiose autobiografie vittoriniane e "Diario inpubblico"), è completamente inadeguata. La nuova chiave interpretativa,proposta da Claudio Antonelli in "Elio Vittorini: semprecontemporaneo", è l'adesione dell'autore siracusano all'istante presente ela sua volontà d'essere all'avanguardia: di qui la chiave ironica di quel "semprecontemporaneo" del sottotitolo di questo saggio critico.

La passione di Vittorini per le opportunità del presente, con unaconseguente adesione senz'anima alle forze dominanti, è visibile in tutte lescelte del nostro Autore: la perenne ricerca di uno "stile-movimento",il particolare rapporto con i luoghi, il mito dell'America, il significato di"Sicilia", la concezione dell'"opera aperta", la suaparticolare idea della verità: "Ho un'idea della verità come di cosa checambia continuamente e che continuamente bisogna aggiornare", la sceltadei temi in "Politecnico", la straordinaria capacità di appropriarsidi stili altrui, la redditizia carriera di traduttore da una lingua - l'inglese- che in realtà non conosceva, il suo cattolicesimo tenuto da lui celato innome di una prioritaria immagine pubblica socialcomunista, l'abile autoelevazionea quasi eroe della Resistenza dopo essere stato mussoliniano...

Il tono novatore degli interventi vittoriniani maschera, in definitiva, l'adesioneal momento storico. Ma occorre tirare dall'ombra - cosa che Antonelli fa, sidirebbe con piacere - il Vittorini abile imitatore di stili e contenuti, lo strapaesano,il mussoliniano, il sostenitore di una sola civiltà per tutti i popoli... Ancheuna certa sua dissidenza verso il "fascismo istituzione"- amplificatanel dopoguerra da una critica compiacente - non esprime altro, in realtà, chel'esigenza, comune a tanti giovani del Ventennio, di un fascismo "puro eduro". Il particolare rapporto dell'autore di "Conversazione inSicilia" con i luoghi: la Sicilia, Firenze, Gorizia, l'Istria, Milano,sono scrutati con occhio dissacratore dal critico, che scoperchia, uno ad uno,gli altarini vittoriniani. Scopriamo così che per Vittorini la Sicilia è mondoarretrato, da respingere. Della sua ardente passione per gli USA e laletteratura americana (vedi l'antologia "Americana") sono messe allaluce le vere cause, che sono del tutto antitetiche a quelle individuate dalla criticamaggioritaria. La particolare interpretazione, ormai superata, di un fascismo vistocome "non ideologia", cieca reazione, negazione di cultura, e viaenumerando, ha permesso a una critica "iper-politicizzata" di vederenel Vittorini giovane fascista, tutto libro e moschetto, un socialcomunistaingannato dalle false promesse del Regime. Lo stesso carattere ondivago deisuoi rapporti con il Partito comunista italiano, nel dopoguerra, si spiega conla necessità, sempre fortemente sentita dal nostro Autore, di ghermire leopportunità del momento, di adattarsi all'interlocutore, di seguire il vento;di essere "italiano", verrebbe tristemente da dire, considerandosoprattutto il suo voltafaccia nei confronti delle terre del confinenordorientale, tanto da lui amate e celebrate come l'Italia dei "diciottocarati", prima del tragico Diktat che consegnò quelle terre alla Jugoslavia.

Ma esiste anche un Vittorini intimo, sognatore, refrattario all'impegno(quell'impegno calcolato che lo spinge a scrivere un libro assurdo come "Uominie no"). Dietro la celebrazione del presente, vi è difatti in lui una venapoetica che lo sospinge verso il simbolo, l'infanzia, il sogno, il passato... Eglicerca di resistere a questo richiamo in nome della ragione, della necessità divivere nel presente, e del disprezzo che prova per la letteratura cosiddetta "consolatoria"(il Gattopardo è da lui respinto perché "opera inutile"). Questo impulsoverso il sogno rimane sempre forte, ed egli cerca di saldare, in tutte le sueopere, la frattura tra le "due tensioni": il presente e il passato,la ragione e i sentimenti, l'impegno politico e la spontaneità. Il tentativo diconciliazione di queste "due tensioni" ha luogo attraverso certi temie personaggi, veri e propri miti di conciliazione (il nonno "lombardo"ad esempio). Ma sono, in definitiva, tentativi vani, come rivela quel diffusosenso d'incompiutezza presente in tutte le sue opere ("Le donne diMessina", "Le città del mondo"...) che solo in"Conversazione in Sicilia" viene in parte riscattato grazie all'indeterminatezzadi un'attesa messianica di sapore biblico-poetico.

Opere tutte, le sue, sofferte e tormentate, e continuamente riprese e maiultimate, proprio per questa incapacità di Elio Vittorini - "miticocostruttore di ponti nella Venezia Giulia" secondo l'accreditata, falsa gigantografia- di costruire un ponte finalmente capace di raggiungere l'ideale riva sognata.

Riccardo Pedrizzi


 
 

Scrivono per Voi







Aiutaci
Grazie !