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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

VOTO ALL’ ESTERO

21 settembre 2005

PARTITI
La Lega Nord lancia una proposta a tutti i partiti. Ma l'opposizione non ci sta
Stefani: "Rinviamo di un anno il voto degli italiani all'estero"
Pittella: "Parole che sono un'ammissione di colpa del Governo". D
anieli: "Bizzarra proposta che conferma le nostre preoccupazioni sulle reali intenzioni della maggioranza"


ROMA - Rinviare di un anno il voto degli italiani all' estero. Sarebbe favorevole allo slittamento, e lo dice a chiare lettere, il Sottosegretario all' Ambiente e responsabile della Lega Nord per gli italiani all' estero Stefano Stefani.
Il quale solo pochi mesi fa - in luglio per la precisione - aveva chiamato a raccolta il "popolo della Padania" sparso nel mondo affinché "chi tra voi ha dei parenti, degli amici residenti in una nazione straniera che potrebbero offrire la loro disponibilità per le elezioni politiche dell'anno prossimo, me lo segnali direttamente". "E chi si vuole impegnare - aveva aggiunto - si faccia avanti, vado a trovarlo: un pelo di risorse per aprire una sezione della Lega nel suo Paese gliele diamo" (v. Inform n. 150 del 14 luglio) .

Insomma, il partito di Bossi aveva messo in moto, sia pure "in ritardo" per ammissione dello stesso Stefani, la macchina elettorale del partito anche in mezzo alle collettività all' estero in vista delle politiche del 2006. Che si avvicinano a grandi passi, senza che ancora siano stati risolti grandi problemi che gravano tutte sugli elettori all'estero, a partire dalla nota questione dell' anagrafe per finire a quella della revisione dei collegi elettorali per l' elezione di Camera e Senato: il Consiglio dei Ministri, come noto, finora ha rinviato l'approvazione del disegno di legge .

E ora la Lega che fa? Pensa bene di far leva sulle "troppe ombre", sugli "ostacoli" organizzativi e non che gravano sulla tornata elettorale all' estero per motivare la sua proposta. E spingere per il rinvio. Che tuttavia, e "necessariamente", deve vedere "concordi tutti i partiti".
"In questi anni, purtroppo abbiamo dovuto prendere coscienza del fatto che ancora molti degli ostacoli organizzativi per il voto degli italiani all'estero non sono stati rimossi o parzialmente risolti, per come attestano le difficoltà che gravano sui nostri uffici consolari, forse non attrezzati a fronteggiare una mole di lavoro che va ben oltre l' ordinario", dice Stefani riconoscendo, ad ogni modo, che "la decisione che questo Parlamento ha preso di consentire agli italiani residenti all' estero, e in possesso dei requisiti necessari, di votare in occasione delle elezioni politiche ha contribuito, seppure in parte, a pagare il debito di riconoscenza che il Paese intero ha verso coloro che rappresentano i milioni di italiani che lasciarono la terra d'origine andando in cerca di migliori fortune. Una decisione che nessuno ha mai rinnegato fidando sul fatto che, alla scadenza naturale di questa legislatura, si potesse effettivamente consentire ai nostri connazionali all'estero l' esercizio del voto".
Ma di ostacoli "non rimossi" ce n' è. Ed "è una realtà, che deve suonare di monito per tutte le forze politiche presenti in Parlamento, che evidentemente non hanno saputo accompagnare, con il necessario appoggio, gli sforzi che i governi, l' attuale e i precedenti, hanno compiuto perché si saldasse il legame tra l' Italia e le sue comunità all' estero".
Per Stefani "non prendere coscienza di queste difficoltà significa soltanto negare la realtà delle cose e, quindi, continuare lungo una strada che rischia di non essere di garanzia per chi deve esercitare il voto e per il Parlamento stesso".
E allora? "Negare il voto per la prossima legislatura non sarebbe né giusto né possibile", si affretta a precisare l'esponente leghista. Ma proprio "per non vanificare lo spirito che ha portato a consentire il voto degli italiani all'estero occorre un atto che traduca la consapevolezza che troppi ancora sono i problemi". Un atto che veda "necessariamente concordi tutti i partiti", per far sì che "questo voto sia veramente un esercizio di democrazia, quindi aperto a tutti coloro che intendono partecipare alla vita politica della loro patria lontana".
Senza altri giri di parole, Stefani espone la proposta: "si potrebbe pensare ad uno slittamento delle elezioni, anche solo di un anno, per consentire così agli italiani all'estero di esprimere il loro voto sotto tutte le garanzie, politiche innanzitutto, anche nella considerazione che il numero dei parlamentari che saranno espressi da essi non sarebbero certo determinanti per la creazione della maggioranza di governo".
"Piuttosto che vedere ombra su questo voto - insiste - meglio sarebbe farlo slittare, per far sì, comunque, ai rappresentanti delle comunità italiane all'estero di sedere in Parlamento, anche se per un anno in meno rispetto agli altri". Ma questo, ribadisce Stefani "presuppone l'accordo di tutti perché di tutti deve essere la consapevolezza che, nelle condizioni attuali, troppe ombre, e non solo in termini organizzativi, graverebbero sul voto". Si tratterebbe, in sostanza, chiarisce il Sottosegretario di "considerare le elezioni nelle circoscrizioni all'estero quasi come suppletive, quindi senza che esse vadano ad incidere sulle prerogative costituzionali del Parlamento".
E terminato di esplicitare proposta Stefani sottolinea che comunque essa "è frutto della sofferta ammissione che il lavoro di coloro che, per mandato dei rispettivi partiti e movimenti, stanno lavorando per organizzare politicamente tale voto rischia di essere vanificato da una situazione di fatto che purtroppo è ancora lontana da quella che il legislatore aveva ipotizzato per la corretta espressione del voto degli italiani all'estero".
Ma l'opposizione risponde "no" alla Lega. E lo fa senza porre indugi. Tanto perché sia ben chiaro come la pensa. Per Gianni Pittella responsabile per gli italiani all'estero dei DS le parole del Sottosegretario "sono un'implicita ammissione di colpa dell'attuale Governo che in cinque anni non ha operato per far sì che un diritto costituzionalmente riconosciuto già nella scorsa legislatura potesse essere reso operativo nel 2006". Stefani, dice Pittella, "ha ragione quando denuncia che 'in questi anni molti degli ostacoli organizzativi per il voto degli italiani all'estero non sono stati rimossi e che i consolati non sono attrezzati a fronteggiare un lavoro che va ben oltre l'ordinario'. Ma Stefani non può non ammettere che la colpa di tutto ciò non può essere attribuita al Parlamento, ma esclusivamente al Governo e alla maggioranza che lo sostiene. Nonostante i ripetuti inviti dell'opposizione, infatti, il Governo si è ricordato del voto all'estero solo a scadenza legislatura e per affossarlo" sottolinea Pittella. Che incalza: "vengono al pettine i nodi di una politica fatta quasi esclusivamente di dichiarazioni, di enfatici messaggi e di convegni, che ha invece trascurato di applicarsi alla ricerca di soluzioni ai problemi concreti, sia riguardanti gli interessi essenziali delle nostre comunità all'estero, sia attinenti i servizi da garantire per l'esercizio di fondamentali diritti".

Per Pittella "l' atteggiamento del Sottosegretario, che segue l' analoga dichiarazione del Ministro Baccini, lascia trapelare la vera volontà di questo Governo e di questa maggioranza, che è quella di far slittare al 2011, per poi affossarlo definitivamente, il voto per corrispondenza". "Ma su questa strada - assicura - il Governo troverà la ferma opposizione dei DS e di tutta L'Unione".
Non usa cortesie neanche Franco Danieli, responsabile per gli italiani all'estero della Margherita. Che parla di "bizzarre dichiarazioni" che "confermano le nostre preoccupazioni, pubblicamente espresse da molti mesi, sulle reali intenzioni di maggioranza e governo verso il voto nella Circoscrizione estero". Del resto -afferma - è proprio per conoscere le "reali intenzioni" dell'esecutivo che ha presentato una interrogazione al Ministro Pisanu (v. Inform n.191 del 16 settembre). Dal quale Danieli sollecita risposte "con urgenza" alle seguenti domande: "quali sono le ragioni del mancato esame del provvedimento previsto all'ordine del giorno del consiglio dei ministri del 16 settembre 2005 in tema di disposizioni in materia di revisione dei collegi uninominali; se tale mancato esame è riconducibile al dibattito politico ed ai lavori parlamentari sulla modifica delle norme elettorali per le elezioni della Camera e del Senato; se, a legislazione vigente, ed in assenza del provvedimento di "revisione dei collegi uninominali per l'elezione della Camera dei deputati e del senato della repubblica e per l'applicazione della legge sul voto degli italiani all'estero" annunciato dal Ministro dell' Interno, su proposta della "commissione Biggeri", gli italiani residenti all'estero potranno esercitare il diritto di voto costituzionalmente previsto per le elezioni legislative eleggendo nella relativa Circoscrizione i dodici deputati ed i sei senatori; quali sono gli ulteriori adempimenti in corso di realizzazione o previsti ed i relativi tempi di esecuzione, per "allineare" i dati del corpo elettorale tra le banche dati "AIRE" e "anagrafe consolare" e quando conseguentemente si prevede che potrà essere definitivamente operata la corretta assegnazione dei dieci seggi sui diciotto della Circoscrizione estero, assegnati in base alla consistenza demografica del corpo elettorale nelle quattro ripartizioni geografiche."