VOTO
ALL ESTERO
21 settembre 2005
PARTITI
La Lega Nord lancia una proposta a tutti
i partiti. Ma l'opposizione non ci sta
Stefani: "Rinviamo
di un anno il voto degli italiani all'estero"
Pittella: "Parole che sono un'ammissione
di colpa del Governo". D
anieli: "Bizzarra proposta che conferma
le nostre preoccupazioni sulle reali intenzioni
della maggioranza"
ROMA - Rinviare
di un anno il voto degli italiani all' estero.
Sarebbe favorevole allo slittamento, e lo dice
a chiare lettere, il Sottosegretario all' Ambiente
e responsabile della Lega Nord per gli italiani
all' estero Stefano Stefani.
Il quale solo pochi mesi fa - in luglio per
la precisione - aveva chiamato a raccolta il
"popolo della Padania" sparso nel
mondo affinché "chi tra voi ha dei
parenti, degli amici residenti in una nazione
straniera che potrebbero offrire la loro disponibilità
per le elezioni politiche dell'anno prossimo,
me lo segnali direttamente". "E chi
si vuole impegnare - aveva aggiunto - si faccia
avanti, vado a trovarlo: un pelo di risorse
per aprire una sezione della Lega nel suo Paese
gliele diamo" (v. Inform n. 150 del 14
luglio) .
Insomma, il partito di Bossi aveva messo in
moto, sia pure "in ritardo" per ammissione
dello stesso Stefani, la macchina elettorale
del partito anche in mezzo alle collettività
all' estero in vista delle politiche del 2006.
Che si avvicinano a grandi passi, senza che
ancora siano stati risolti grandi problemi che
gravano tutte sugli elettori all'estero, a partire
dalla nota questione dell' anagrafe per finire
a quella della revisione dei collegi elettorali
per l' elezione di Camera e Senato: il Consiglio
dei Ministri, come noto, finora ha rinviato
l'approvazione del disegno di legge .
E ora la Lega che fa? Pensa bene di far leva
sulle "troppe ombre", sugli "ostacoli"
organizzativi e non che gravano sulla tornata
elettorale all' estero per motivare la sua proposta.
E spingere per il rinvio. Che tuttavia, e "necessariamente",
deve vedere "concordi tutti i partiti".
"In questi anni, purtroppo abbiamo dovuto
prendere coscienza del fatto che ancora molti
degli ostacoli organizzativi per il voto degli
italiani all'estero non sono stati rimossi o
parzialmente risolti, per come attestano le
difficoltà che gravano sui nostri uffici
consolari, forse non attrezzati a fronteggiare
una mole di lavoro che va ben oltre l' ordinario",
dice Stefani riconoscendo, ad ogni modo, che
"la decisione che questo Parlamento ha
preso di consentire agli italiani residenti
all' estero, e in possesso dei requisiti necessari,
di votare in occasione delle elezioni politiche
ha contribuito, seppure in parte, a pagare il
debito di riconoscenza che il Paese intero ha
verso coloro che rappresentano i milioni di
italiani che lasciarono la terra d'origine andando
in cerca di migliori fortune. Una decisione
che nessuno ha mai rinnegato fidando sul fatto
che, alla scadenza naturale di questa legislatura,
si potesse effettivamente consentire ai nostri
connazionali all'estero l' esercizio del voto".
Ma di ostacoli "non rimossi" ce n'
è. Ed "è una realtà,
che deve suonare di monito per tutte le forze
politiche presenti in Parlamento, che evidentemente
non hanno saputo accompagnare, con il necessario
appoggio, gli sforzi che i governi, l' attuale
e i precedenti, hanno compiuto perché
si saldasse il legame tra l' Italia e le sue
comunità all' estero".
Per Stefani "non prendere coscienza di
queste difficoltà significa soltanto
negare la realtà delle cose e, quindi,
continuare lungo una strada che rischia di non
essere di garanzia per chi deve esercitare il
voto e per il Parlamento stesso".
E allora? "Negare il voto per la prossima
legislatura non sarebbe né giusto né
possibile", si affretta a precisare l'esponente
leghista. Ma proprio "per non vanificare
lo spirito che ha portato a consentire il voto
degli italiani all'estero occorre un atto che
traduca la consapevolezza che troppi ancora
sono i problemi". Un atto che veda "necessariamente
concordi tutti i partiti", per far sì
che "questo voto sia veramente un esercizio
di democrazia, quindi aperto a tutti coloro
che intendono partecipare alla vita politica
della loro patria lontana".
Senza altri giri di parole, Stefani espone la
proposta: "si potrebbe pensare ad uno slittamento
delle elezioni, anche solo di un anno, per consentire
così agli italiani all'estero di esprimere
il loro voto sotto tutte le garanzie, politiche
innanzitutto, anche nella considerazione che
il numero dei parlamentari che saranno espressi
da essi non sarebbero certo determinanti per
la creazione della maggioranza di governo".
"Piuttosto che vedere ombra su questo voto
- insiste - meglio sarebbe farlo slittare, per
far sì, comunque, ai rappresentanti delle
comunità italiane all'estero di sedere
in Parlamento, anche se per un anno in meno
rispetto agli altri". Ma questo, ribadisce
Stefani "presuppone l'accordo di tutti
perché di tutti deve essere la consapevolezza
che, nelle condizioni attuali, troppe ombre,
e non solo in termini organizzativi, graverebbero
sul voto". Si tratterebbe, in sostanza,
chiarisce il Sottosegretario di "considerare
le elezioni nelle circoscrizioni all'estero
quasi come suppletive, quindi senza che esse
vadano ad incidere sulle prerogative costituzionali
del Parlamento".
E terminato di esplicitare proposta Stefani
sottolinea che comunque essa "è
frutto della sofferta ammissione che il lavoro
di coloro che, per mandato dei rispettivi partiti
e movimenti, stanno lavorando per organizzare
politicamente tale voto rischia di essere vanificato
da una situazione di fatto che purtroppo è
ancora lontana da quella che il legislatore
aveva ipotizzato per la corretta espressione
del voto degli italiani all'estero".
Ma l'opposizione risponde "no" alla
Lega. E lo fa senza porre indugi. Tanto perché
sia ben chiaro come la pensa. Per Gianni Pittella
responsabile per gli italiani all'estero dei
DS le parole del Sottosegretario "sono
un'implicita ammissione di colpa dell'attuale
Governo che in cinque anni non ha operato per
far sì che un diritto costituzionalmente
riconosciuto già nella scorsa legislatura
potesse essere reso operativo nel 2006".
Stefani, dice Pittella, "ha ragione quando
denuncia che 'in questi anni molti degli ostacoli
organizzativi per il voto degli italiani all'estero
non sono stati rimossi e che i consolati non
sono attrezzati a fronteggiare un lavoro che
va ben oltre l'ordinario'. Ma Stefani non può
non ammettere che la colpa di tutto ciò
non può essere attribuita al Parlamento,
ma esclusivamente al Governo e alla maggioranza
che lo sostiene. Nonostante i ripetuti inviti
dell'opposizione, infatti, il Governo si è
ricordato del voto all'estero solo a scadenza
legislatura e per affossarlo" sottolinea
Pittella. Che incalza: "vengono al pettine
i nodi di una politica fatta quasi esclusivamente
di dichiarazioni, di enfatici messaggi e di
convegni, che ha invece trascurato di applicarsi
alla ricerca di soluzioni ai problemi concreti,
sia riguardanti gli interessi essenziali delle
nostre comunità all'estero, sia attinenti
i servizi da garantire per l'esercizio di fondamentali
diritti".
Per Pittella "l' atteggiamento del
Sottosegretario, che segue l' analoga dichiarazione
del Ministro Baccini, lascia trapelare la vera
volontà di questo Governo e di questa
maggioranza, che è quella di far slittare
al 2011, per poi affossarlo definitivamente,
il voto per corrispondenza". "Ma su
questa strada - assicura - il Governo troverà
la ferma opposizione dei DS e di tutta L'Unione".
Non usa cortesie neanche Franco Danieli, responsabile
per gli italiani all'estero della Margherita.
Che parla di "bizzarre dichiarazioni"
che "confermano le nostre preoccupazioni,
pubblicamente espresse da molti mesi, sulle
reali intenzioni di maggioranza e governo verso
il voto nella Circoscrizione estero". Del
resto -afferma - è proprio per conoscere
le "reali intenzioni" dell'esecutivo
che ha presentato una interrogazione al Ministro
Pisanu (v. Inform n.191 del 16 settembre). Dal
quale Danieli sollecita risposte "con urgenza"
alle seguenti domande: "quali sono le ragioni
del mancato esame del provvedimento previsto
all'ordine del giorno del consiglio dei ministri
del 16 settembre 2005 in tema di disposizioni
in materia di revisione dei collegi uninominali;
se tale mancato esame è riconducibile
al dibattito politico ed ai lavori parlamentari
sulla modifica delle norme elettorali per le
elezioni della Camera e del Senato; se, a legislazione
vigente, ed in assenza del provvedimento di
"revisione dei collegi uninominali per
l'elezione della Camera dei deputati e del senato
della repubblica e per l'applicazione della
legge sul voto degli italiani all'estero"
annunciato dal Ministro dell' Interno, su proposta
della "commissione Biggeri", gli italiani
residenti all'estero potranno esercitare il
diritto di voto costituzionalmente previsto
per le elezioni legislative eleggendo nella
relativa Circoscrizione i dodici deputati ed
i sei senatori; quali sono gli ulteriori adempimenti
in corso di realizzazione o previsti ed i relativi
tempi di esecuzione, per "allineare"
i dati del corpo elettorale tra le banche dati
"AIRE" e "anagrafe consolare"
e quando conseguentemente si prevede che potrà
essere definitivamente operata la corretta assegnazione
dei dieci seggi sui diciotto della Circoscrizione
estero, assegnati in base alla consistenza demografica
del corpo elettorale nelle quattro ripartizioni
geografiche."