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Mani Pulite: è scontro duro tra Violante e Borrelli

"Nel periodo 1992-1994 furono commessi degli errori. Ad esempio la politica era talmente fragile che non riusciva a distinguere gli avvisi di garanzia fondati da quelli infondati. Bastava che arrivasse una qualsiasi comunicazione giudiziaria per far dimettere un ministro o un sottosegretario. Fu un errore". Lo ha affermato alcuni giorni fa il diessino Luciano Violante che, in occasione di un incontro con il neo alleato dell' Unione Bobo Craxi, ha ricordato i tempi non troppo lontani di Tangentopoli.

"C' era il pregiudizio nei confronti dei partiti - ha aggiunto l' esponente della Quercia - Borrelli ad un certo punto parlò di consenso e questa è una cosa pericolosa: un magistrato non deve parlare di consenso".

Dichiarazioni che - se hanno sorpreso persino Bobo Craxi ("io non sono il biografo di Violante ma non gli ho mai sentito pronunciare frasi del genere") - hanno ovviamente indignato non poco i Magistrati protagonisti di quella stagione. Su tutti, ovviamente, Francesco Saverio Borrelli, chiamato direttamente in causa dal diessino.

"L' informazione di garanzia non è fondata o infondata - ha replicato l' ex Procuratore capo della Repubblica di Milano nel corso di una intervista a La Repubblica - l' avviso è semplicemente l' avvertimento che si dà al cittadino del fatto che si sta indagando sul suo conto. È deplorevole che le due espressioni siano considerate equipollenti".

Poi l' ex toga ha rispedito al mittente anche l' affermazione secondo la quale un Giudice non dovrebbe parlare mai di consenso.

"E' paradossale - ha concluso - che questa lezione di deontologia dell' immagine venga da un Magistrato che sul consenso, giustamente ottenuto nella lotta al terrorismo, ha costruito una propria brillante e durevole carriera politica".