Verso
lo slittamento dello scioglimento delle Camere?
ROMA,
21 gen 06 Lo scioglimento delle Camere
potrebbe slittare di quindici giorni rispetto
alla data fissata del 29 gennaio. L
ipotesi è emersa nel Consiglio dei
Ministri del 19 gennaio.
Lo
ha confermato il Ministro della Funzione Pubblica
Mario Baccini. In Consiglio dei ministri
è stato dato mandato a Pisanu
di parlare con Ciampi: c è
stato, infatti, un orientamento unanime a
spostare lo scioglimento delle Camere,
ha spiegato oggi il Ministro parlando con
i giornalisti dopo le voci più o meno
ufficiose circolate. Secondo Baccini il rinvio
dello scioglimento delle Camere consentirebbe
al Parlamento di lavorare con maggiore serenità.
Credo che Ciampi - ha aggiunto Baccini - abbia
a cuore esclusivamente la data del 9 aprile
come elezioni. Il resto rientra tutto nei
limiti della legge.
Secondo
quanto riportato da alcuni quotidiani (la
Repubblica, La Stampa, Corriere della Sera,
Il Messaggero, l Unità) questo
sarebbe un escamotage che servirebbe a soddisfare
numerose esigenze, dalla conversione dei decreti
legge in scadenza all approvazione di
alcune leggi rimaste in sospeso nelle commissioni.
Per
Il Sole 24 Ore il Governo punterebbe a dare
alle Camere quindici giorni di vita
in più, forse oltre, quasi un mese,
25 giorni per l esattezza, con l
obiettivo di approvare alcune leggi rimaste
in sospeso e convertire alcuni decreti in
scadenza e lintenzione di posticipare
le restrizioni della par condicio, che in
questo modo entrerebbe in vigore più
tardi.
Inoltre,
ieri l altro lo ricorda
Il Messaggero - nelle pagine interne della
Padania si scriveva che lo slittamento servirebbe
al Parlamento per aggiustare la legge Pecorella
sull appellabilità delle sentenze
che il Capo dello Stato intenderebbe rinviare
alle Camere (cosa avvenuta proprio oggi 20
gennaio, v. Inform n. 15, ndr) Per la verità
il quotidiano leghista dava la cosa per fatta
e lo slittamento di una settimana e non di
due. Chissà che non sia
stata la soffiata pubblicata dal quotidiano
leghista ad aver irrigidito il Quirinale,
si chiede Il Messaggero secondo cui il Capo
dello Stato preferisce la data del 29 gennaio.
La
Costituzione prevede che le elezioni debbano
avvenire entro 70 giorni dallo scioglimento
e le Camere, a norma di legge, possono continuare
a legiferare fino a 45 giorni prima delle
elezioni. Un tempo ristretto per la campagna
elettorale. Ma in teoria la legge potrebbe
consentire uno scioglimento della legislatura
fino al 23 di febbraio. La data indicata per
le elezioni, il 9 aprile, resterebbe così
immutata.
Ma
questo non significa che il Capo dello Stato
possa essere daccordo con l ipotesi
di scioglimento nella seconda metà
di febbraio, anziché a fine gennaio;
anche perché come ricorda Il
Sole 24 Ore - nella nostra storia Repubblica
c è un solo precedente, quello
del 1979, quando la convocazione dei comizi
è stata rimandata di qualche giorno.
Il
Governo può prendere anche un
altra strada. Una strada che non passa necessariamente
per l Alto Colle: potrebbe far slittare
di 15 giorni l approvazione del decreto
di indizione dei comizi elettorali. Le regole
della par condicio, difatti, scattano dalla
data di convocazione dei comizi.
Il
Vice presidente del Consiglio e Ministro degli
Esteri Gianfranco Fini oggi ha precisato che
nessuno contesta che la data delle elezioni
debba essere il 9 aprile ma, garantita
quella data, ha ricordato il Parlamento
si può sciogliere il 29 gennaio ma
si può sciogliere anche una settimana
dopo per verificare se alcune leggi, credo
importanti e positive, possano essere approvate.
Fini
ha detto di aver letto con sorpresa
il dibattito sviluppatosi sui giornali dopo
la riunione del Consiglio dei Ministri di
ieri e l eventualità di uno scioglimento
posticipato delle Camere.
Intanto,
il segretario di DS Piero Fassino ha espresso
un giudizio fortemente negativo
sull ipotesi di posticipare lo scioglimento
delle Camere. E nota la tentazione
di chi sta per perdere le elezioni di pensare
che, se le allontana, riuscirà a vincere
ha commentato Fassino. Ma ha
aggiunto - non saranno quindici giorni in
più o in meno che cambiano il giudizio
degli italiani. In ogni caso noi siamo nettamente
contrari a qualsiasi slittamento anche perché
prima questo governo va a casa, meglio è
per il Paese.