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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Verso lo slittamento dello scioglimento delle Camere?

ROMA, 21 gen 06 – Lo scioglimento delle Camere potrebbe slittare di quindici giorni rispetto alla data fissata del 29 gennaio. L’ ipotesi è emersa nel Consiglio dei Ministri del 19 gennaio.

Lo ha confermato il Ministro della Funzione Pubblica Mario Baccini. In Consiglio dei ministri “è stato dato mandato a Pisanu di parlare con Ciampi: c’ è stato, infatti, un orientamento unanime a spostare lo scioglimento delle Camere”, ha spiegato oggi il Ministro parlando con i giornalisti dopo le voci più o meno ufficiose circolate. Secondo Baccini il rinvio dello scioglimento delle Camere “consentirebbe al Parlamento di lavorare con maggiore serenità. Credo che Ciampi - ha aggiunto Baccini - abbia a cuore esclusivamente la data del 9 aprile come elezioni. Il resto rientra tutto nei limiti della legge”.

Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani (la Repubblica, La Stampa, Corriere della Sera, Il Messaggero, l’ Unità) questo sarebbe un escamotage che servirebbe a soddisfare numerose esigenze, dalla conversione dei decreti legge in scadenza all’ approvazione di alcune leggi rimaste in sospeso nelle commissioni.

Per Il Sole 24 Ore il Governo punterebbe a dare alle Camere “quindici giorni di vita in più, forse oltre, quasi un mese, 25 giorni per l’ esattezza, con l’ obiettivo di approvare alcune leggi rimaste in sospeso e convertire alcuni decreti in scadenza e l’intenzione di posticipare le restrizioni della par condicio, che in questo modo entrerebbe in vigore più tardi”.

Inoltre, “ieri l’ altro – lo ricorda Il Messaggero - nelle pagine interne della Padania si scriveva che lo slittamento servirebbe al Parlamento per aggiustare la legge Pecorella sull’ appellabilità delle sentenze che il Capo dello Stato intenderebbe rinviare alle Camere (cosa avvenuta proprio oggi 20 gennaio, v. Inform n. 15, ndr) Per la verità il quotidiano leghista dava la cosa per fatta e lo slittamento di una settimana e non di due.” “Chissà che non sia stata la soffiata pubblicata dal quotidiano leghista ad aver irrigidito il Quirinale”, si chiede Il Messaggero secondo cui il Capo dello Stato preferisce la data del 29 gennaio.

La Costituzione prevede che le elezioni debbano avvenire entro 70 giorni dallo scioglimento e le Camere, a norma di legge, possono continuare a legiferare fino a 45 giorni prima delle elezioni. Un tempo ristretto per la campagna elettorale. Ma in teoria la legge potrebbe consentire uno scioglimento della legislatura fino al 23 di febbraio. La data indicata per le elezioni, il 9 aprile, resterebbe così immutata.

“Ma questo non significa che il Capo dello Stato possa essere d’accordo con l’ ipotesi di scioglimento nella seconda metà di febbraio, anziché a fine gennaio; anche perché – come ricorda Il Sole 24 Ore - nella nostra storia Repubblica c’ è un solo precedente, quello del 1979, quando la convocazione dei comizi è stata rimandata di qualche giorno”.

Il Governo può prendere anche un’ altra strada. Una strada che non passa necessariamente per l’ Alto Colle: potrebbe far slittare di 15 giorni l’ approvazione del decreto di indizione dei comizi elettorali. Le regole della par condicio, difatti, scattano dalla data di convocazione dei comizi.

Il Vice presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Gianfranco Fini oggi ha precisato che “nessuno contesta che la data delle elezioni debba essere il 9 aprile” ma, garantita quella data, ha ricordato “il Parlamento si può sciogliere il 29 gennaio ma si può sciogliere anche una settimana dopo per verificare se alcune leggi, credo importanti e positive, possano essere approvate”.

Fini ha detto di aver letto “con sorpresa” il dibattito sviluppatosi sui giornali dopo la riunione del Consiglio dei Ministri di ieri e l’ eventualità di uno scioglimento posticipato delle Camere.

Intanto, il segretario di DS Piero Fassino ha espresso un giudizio “fortemente negativo” sull’ ipotesi di posticipare lo scioglimento delle Camere. “E’ nota la tentazione di chi sta per perdere le elezioni di pensare che, se le allontana, riuscirà a vincere” ha commentato Fassino. “Ma – ha aggiunto - non saranno quindici giorni in più o in meno che cambiano il giudizio degli italiani. In ogni caso noi siamo nettamente contrari a qualsiasi slittamento anche perché prima questo governo va a casa, meglio è per il Paese”.