Berlusconi:
Prodi ha lanciato una scalata ostile all'
Italia
Ti proponiamo l' ampio stralcio dell
intervista di Silvio Berlusconi alla rivista
Liberal, pubblicata da 'Il Giornale' del 16
marzo 2006
"Presidente
Berlusconi, lei chiede agli italiani di confermarle
la fiducia sostenendo che tutti i leader
che hanno segnato una svolta profonda nella
storia del loro Paese hanno realizzato il
loro progetto in almeno due mandati: Kohl,
Thatcher, Reagan, Aznar, Clinton, Blair.
Non teme che possa sembrare un modo elegante
di mascherare le difficoltà incontrate
nel primo mandato
"Non
lo temo affatto. Vede, i cittadini italiani
hanno la memoria lunga. Ricordano tutti benissimo
che, quando nel 2001 siamo stati mandati al
governo, non esisteva un solo campo della
vita pubblica che non avesse bisogno di radicali
interventi di riforma. Non uno: dal fisco
al lavoro, dalle infrastrutture alla scuola,
dalla giustizia alla sicurezza. Tutti i tessuti
vitali del Paese erano logori, a un passo
dal collasso. Abbiamo ricevuto in eredità
una casa che stava letteralmente andando in
rovina. Perciò siamo stati costretti
a ricostruirla dalle fondamenta. Quasi come
dopo una guerra. Ed è proprio questa
la grande impresa che ci ha impegnato nei
primi cinque anni. (...) Quale buon padre
di famiglia lascerebbe a metà la costruzione
di una nuova casa, rischiando di mandare in
malora il lavoro già fatto?".
Negli
ultimi tempi si è molto parlato sui
media di "tramonto del berlusconismo",
tesi ovviamente cavalcata dall' opposizione
(ma a volte usata anche da qualche esponente
della maggioranza) (...).
"Le risolvo subito il principale problema:
io mi sento in forma smagliante. Semmai è
Prodi ad aver bisogno di una cura ricostituente:
mi sembra infatti che sappia trasmettere al
Paese solo mestizia, tristezza, rassegnazione,
assenza di energia... Se poi dalle persone
passiamo ai progetti le cose non cambiano:
infatti noi siamo ancora all' alba del nostro
lavoro di cambiamento dell' Italia. Le idee
di Prodi e della sinistra, quelle sì
invece, sono al tramonto e anche da un bel
po' di tempo!".
Cos'
è stata per l' Italia l' era Berlusconi?
Come è cambiato il nostro Paese nell'
ultimo decennio?
"(...) Primo fatto: l' Italia moderna
si caratterizza per la democrazia dell' alternanza?
Bene, questo grande traguardo, apprezzato
e valorizzato ormai da tutti, si deve a noi.
(...) Si era programmato e si stava preparando
un vero e proprio regime, altro che alternanza!
(...) Secondo: per la prima volta in Italia
nasce un' alleanza di centrodestra, la più
grande novità politica del dopoguerra.
(...) Il risultato è stato il determinarsi
di una vera e propria rivoluzione politica".
Quale?
"Quella di un partito, Forza Italia,
e di uno schieramento, la Casa delle libertà,
nei quali laici e cattolici possono finalmente
convivere superando antichi pregiudizi".
Ma
anche nel centrosinistra convivono cattolici
e laici
"Sì, ma l' unica cosa che li
lega davvero è, appunto, l' anti-berlusconismo.
Per il resto nulla li unisce. (...) La qual
cosa, tra l' altro, induce il centrosinistra
ad avere un atteggiamento strumentale sia
nei confronti della religione che della Chiesa.
Quando dal Vaticano giungono posizioni che
essi pensano di poter "usare", come
ad esempio al tempo dell' intervento in Irak,
si nascondono tutti dietro le bandiere papaline,
non rinunciando però a esibire le foto
di Saddam. Quando invece la Chiesa interviene
contro l' invasione della tecnologia sul corpo
umano o contro le unioni tra gay allora gridano
all' ingerenza e il Vaticano si trasforma
in una mostruosa macchina di negazione della
laicità dello Stato. Non è serio,
direi anzi che tutti gli elettori cattolici
dovrebbero vergognarsi di questo atteggiamento
e per primi dovrebbero capirne la strumentalità.
Noi le posizioni della Chiesa le rispettiamo.
I valori cristiani sono grande parte dei nostri
valori: per cui non abbiamo bisogno di "usarli"
strumentalmente".
La storia dell'ultimo decennio parla a suo
favore. A questo punto si impone un'analisi
spassionata degli anni di governo.
"Perché spassionata? Io vorrei
invece farla molto appassionata
".
Spassionata stava per obiettiva
"Ci mancherebbe. Gli italiani sono un
popolo maturo, non ci stanno mica a farsi
raccontare bugie o storielle di parte. È
anche per questo che vinceremo le elezioni:
perché si capisce lontano un miglio
che i nostri avversari raccontano troppe falsità...".
Cominciamo
dalla politica estera. Prodi dice che lei
ha fatto solo la politica delle "pacche
sulle spalle".
"Diciamo che è sempre meglio
per l' Italia saper suscitare simpatia piuttosto
che presentarsi a ogni riunione internazionale
con quell' aria perennemente afflitta da bulldog
esausto. Comunque Prodi non sa quel che dice
(...). La gelosia è legittima anche
in politica e anche per Prodi: ma, lo ripeto
ancora una volta, quando è in ballo
l' interesse nazionale, essa si trasforma
in sentimento antipatriottico. Il che non
danneggia Berlusconi, ma l' Italia. Vuol dire
che il leader dell' Unione non fa il tifo
per l' Italia
".
Quali
sono le qualità che, a suo parere,
vengono oggi riconosciute sulla scena internazionale
al governo italiano?
"Tre sopra le altre: abbiamo parlato
con una voce sola, abbiamo sempre mantenuto
la parola data e non abbiamo mai, com' ho
detto, rifiutato il dialogo con nessuno. (...)
La coalizione di Prodi non è in grado
di garantire la tenuta delle nostre storiche
alleanze e di un' univoca linea di politica
estera. Essa sì, davvero, non è
affidabile sul piano internazionale. Basta
ricordare ciò che è avvenuto
di recente. Hanno manifestato sempre contro
Bush e mai contro Saddam. Hanno parlato di
"resistenza irachena" giustificando
così la guerriglia e il terrorismo
(...)".
Cosa
risponde a chi dice che è stata la
guerra in Irak a permettere al terrorismo
di crescere e di fare nuovi proseliti nei
Paesi islamici?
"Che scambiano la causa con l' effetto.
La verità è che l' evoluzione
della situazione irachena sta determinando
la più grande sconfitta del terrorismo
e delle sue opzioni strategiche. (...) Unire
tutti i moderati per isolare il fanatismo
e battere il terrorismo: è questo il
compito storico della nostra generazione.
Che, tradotto in altre parole, significa battersi
per affermare la libertà in tutto il
pianeta. Ma come può non dico riuscire
ma semplicemente impegnarsi in questa impresa
una coalizione come l' Unione che è
divisa tra un' area tendenzialmente moderata,
estremamente minoritaria, e un' area ispirata
dal fanatismo?".
Allude
al caso Ferrando?
"Magari il problema fosse quello di
una singola persona. C' è anche il
caso del disobbediente Caruso o quello dell'
ex dirigente palestinese Ali Rashid che giudica
Sharon, testualmente, "un criminale".
Ma c' è di più. In realtà
Ferrando o Caruso o Rashid sono solo la punta
di un iceberg che coinvolge il pensiero distorto
di tanti militanti di sinistra. Da questo
punto di vista non aver candidato Ferrando
è stata in parte un' ipocrisia perché
egli propone giudizi condivisi da molti. Non
era certo da solo il signor Ferrando nelle
manifestazioni in cui si inneggiava a Saddam,
alla strage dei nostri militari a Nassirya
e si bruciavano le bandiere americane. Purtroppo
a sinistra, su questi temi, doppiezza e ambiguità
si sprecano: persino in persone che, avendo
ricoperto incarichi istituzionali, dovrebbero
esserne immuni. Mi ha colpito negativamente
il fatto che recentemente D' Alema abbia messo
sullo stesso piano la strage di Nassirya e
il presunto uso del fosforo a Falluja da parte
degli americani, ovviamente guadagnandosi
il giorno dopo le simpatie dei no global.
Mi domando se sia lo stesso D' Alema che qualcuno
vorrebbe ministro degli Esteri. Esibendo questa
doppiezza non si può governare un grande
Paese occidentale".
Passiamo al tema dell' Europa. Indichi la
più grande differenza tra la sua politica
e quella di Romano Prodi.
"Prodi vuole continuare la politica
di sempre dell' Italia in Europa, quella di
totale appiattimento sulle posizioni di Francia
e Germania. Io ho lavorato e lavoro, invece,
per un nuovo protagonismo italiano che meglio
risponda da una parte ai nostri interessi
e dall' altra a fare dell' Europa un protagonista
della politica mondiale (. ..). Prodi vive
in un piccolo mondo antico che non esiste
più".
C'
è chi l' accusa di non aver pigiato
l' acceleratore "liberale» delle
riforme e chi, al contrario, di aver penalizzato
la tenuta "sociale» del Paese.
"Contro di noi viene indirizzata ogni
genere di accusa, anche quelle più
contraddittorie tra loro. Tutti sanno che
l' Europa è stata investita da una
delle stagnazioni più gravi della storia
della sua economia: è stato perciò
obbligatorio per noi far prevalere, nella
nostra azione, le politiche di "difesa
sociale" del Paese. Non potevamo, mentre
la gente faceva i conti con l' impatto dell'
euro (malpreparato e malgestito, lo ricordo,
da Prodi) e con la crisi delle esportazioni,
pigiare l' acceleratore "liberale"
come avremmo voluto. Il primo dovere che abbiamo
sentito è stato quello di difendere
le tasche degli italiani. Ed è esattamente
quello che abbiamo fatto. Il nostro è
stato innanzitutto un governo di "difesa
sociale" dell' Italia. (...) Con il mio
governo, oltre un milione di persone sono
uscite dallo stato di povertà".
Affrontiamo
un capitolo spinoso. Le leggi ad personam
"È un capitolo spinoso solo
per la sinistra perché anche questa
polemica, come quasi tutte quelle contro di
noi, era ed è solo panna montata. Ragioniamo:
una legge ad personam è quella che
risulta essere giusta solo per un singolo
individuo e sbagliata per il resto della popolazione.
Ebbene, non c'è una sola legge di questo
tipo approvata dal mio governo. Le voglio
però fare una confessione
".
Prego,
presidente
"I media non le hanno enfatizzate
a dovere: eppure il mio governo ha davvero
fatto tre grandi leggi ad personam
".
Quali?
"La prima è quella che ha abolito
la leva obbligatoria, regalando a tutti i
nostri ragazzi un anno di vita, di studio,
di lavoro, di viaggi per costruire il loro
futuro. La seconda è la legge sulla
legittima difesa. Molti cittadini potranno
sentirsi più sicuri nella loro casa.
Prima erano in totale balìa degli aggressori.
La terza è quella sulla droga. Una
legge che si rivolge a tutte le persone che
consumano stupefacenti e, dopo decenni nei
quali una certa politica e una certa cultura
hanno civettato con l' uso della droga, considerandola
persino un fattore di libertà e di
creatività, dice loro, per la prima
volta, "basta". Un "basta"
a caratteri cubitali: drogarsi non è
ammesso".
Qual
è, a suo giudizio, l' identikit del
programma di Prodi?
"È facile: l' assenza di un
vero programma".
Ma
come, hanno scritto più di 281 pagine
"Appunto. Quando si scrive un programma
così lungo, impossibile da leggersi
per qualsiasi cittadino normale, vuol dire
che il programma non conta niente. Del resto
basta sfogliarlo per rendersene conto. Sulle
tre questioni più importanti della
vita del Paese - la politica estera, la politica
economica, la politica civile - l' Unione
non è proprio in grado di assumere
una posizione precisa: perché in tal
caso la coalizione si dividerebbe già
prima del voto. (...) Emblematico è
il caso Tav: non hanno scritto sul programma
alcun impegno preciso sul tunnel della Val
di Susa, nonostante le proteste del loro presidente
del Piemonte perché, come si è
ampiamente visto, non sono d' accordo tra
loro. Identico ragionamento si può
fare sui cosiddetti Pacs: sul programma c'
è scritto chiaramente che vogliono
"riconoscere giuridicamente" tutte
le coppie di fatto, anche quelle omosessuali,
però c'è Rutelli che, per non
irritare il mondo cattolico, dice invece pubblicamente
che di nozze gay non se ne parla. Anche in
questo caso siamo alle solite: l' Unione propone
tutto e il contrario di tutto. Il che vuol
dire solo che non propone niente. (. ..) Quando
si compone una coalizione che mette insieme
Prodi e Bertinotti, Mastella e la Bonino,
Fisichella e Luxuria, Rutelli e Caruso, D'
Ambrosio e il figlio di Craxi, global e no
global, cattolici e anticlericali, Pacs e
antipacs, riformisti (pochi) e statalisti
(molti), filoamericani (pochissimi) e antiamericani
(moltissimi), gente che sta agli antipodi
su quasi tutto, con quale credibilità
si può chiedere di governare un grande
Paese come l' talia?"
Lei li ha già definiti una sorta di
armata Brancaleone
"Sì, ma mi sono sbagliato.
Quella del film era meglio. Almeno lì,
a comandarla, c' era un irresistibile Gassman.
Prodi, invece, non la comanda perché
è ostaggio di tutti. Forse è
per questo che è sempre così
triste
".
Dunque
lei non teme in alcun modo la competizione
programmatica
"Non posso temerla, perché
le ripeto che non c' è alcuna competizione
programmatica. (...) L' Unione non ha un programma,
oltre che per i motivi già ricordati,
anche per una ragione strutturale che attiene
alla sua mission più profonda
".
Che
sarebbe?
"L' Unione si configura come una grosse
koalition tra oligarchie finanziarie, poteri
bancari e l' universo dei sindacati e delle
cooperative rosse; uniti al solo scopo di
conquistare il potere per bloccare il cambiamento
del Paese e impedire che il nuovo blocco sociale
che ci ha portato a vincere le elezioni del
2001, formato dall' imprenditoria italiana,
soprattutto piccola e media, dagli artigiani
e dai commercianti, dai lavoratori autonomi
e dai professionisti, possa consolidarsi proseguendo
nella modernizzazione del Paese e nel superamento
dei vecchi privilegi. Mi sono chiesto: cosa
può spingere esponenti importanti del
mondo bancario a esibire così vistosamente
la loro partecipazione alle primarie dell'
Unione sapendo di marciare insieme ai no global?
Niente altro che la volontà di far
coincidere il loro potere con il governo,
riaffidarsi ai vecchi riti di Palazzo di una
società ingessata. (...) In fondo siamo
davanti alla stessa illusione oligarchica
che aveva portato nel '96 a ritenere che la
sinistra, in quanto più contigua al
sindacato, potesse avere vita più facile
nello sviluppo del Paese. Si è poi
visto come fosse davvero una pia illusione.
Ho la sensazione che qualche esponente del
nostro mondo finanziario non abbia ancora
fatto tesoro di quell' esempio e continui
a coltivare un' illusione già tramontata;
senza rendersi conto che, con l' Unione al
governo, l' Italia tornerebbe indietro perdendo
un tempo prezioso lungo il cammino della sua
rinascita. No, la sfida di Prodi non si può
certo definire una competizione programmatica
".
E
allora come la definirebbe?
"Tecnicamente si potrebbe dire che
in realtà Prodi ha lanciato un' Opa
sull' Italia. E per giunta si tratta di un'
Opa ostile, perché nel proporla diffonde
false informazioni sociali. Spaventa i cittadini
dicendo loro che tutto va male, che le "azioni"
dell' Italia non valgono più niente
al fine di conquistare il potere a basso prezzo.
Il catastrofismo servito a dosi da cavallo,
la sciagurata e falsa retorica del declino
italiano (la cui responsabilità naturalmente
sarebbe tutta del solito Berlusconi) è
solo l' inganno attraverso cui alle elezioni
vogliono rastrellare, senza alcun programma,
con il minimo dello sforzo, la maggioranza
delle azioni dei cittadini italiani. Ma, ne
sono certo, gli italiani il 9 aprile glielo
impediranno. Si terranno ben strette le loro
azioni vincenti e non le affideranno a capitani
di ventura senza scrupoli. Impediranno, in
altri termini, che il caso Unipol diventi
una metafora dell' intera nostra democrazia".
Il
progetto del partito unitario del centrodestra
vedrà davvero la luce dopo le elezioni?
"Dopo aver vinto le elezioni e formato
il nuovo governo, mentre riprenderemo il nostro
lavoro di cambiamento, avremo questo altro
grande traguardo da realizzare: quello della
costruzione di un solo grande partito dei
moderati e dei riformisti italiani, il Partito
delle libertà. Esso rimane l' unico
grande progetto per il futuro politico del
nostro Paese e, dopo il 9 aprile, l' Assemblea
Costituente, insediata nel luglio scorso,
riprenderà i suoi lavori per fare in
modo che il 2006 segni l' effettiva nascita
della grande forza politica che unirà
tutti i moderati e i riformisti d' Italia
(. ..)".
Ma
non ci sono le tre punte?
"Già, ma fanno parte della
stessa squadra di cui io resto il capitano".