Primo
faccia a faccia, il premier critica le regole del duello
Berlusconi-Prodi, derby con scintille
Botta e risposta su
tasse, Euro e conflitto d'interessi.
Il Cavaliere: «È un leader di facciata».
E il Professore: «Ma dove vive?»
ROMA, 15.03.06 - Ore 21 e 15, si accendono le telecamere
sul derby elettorale più atteso. L' uno di fronte
all' altro, Prodi e Berlusconi. Dieci anni dopo. Studio
5 della Rai, al terzo piano di via Teulada, dove si
registra anche Porta a Porta. Il clou del dibattito
in due frasi. Berlusconi: «Non posso prenderlo
sul serio quando dice "io faccio, io dico".
È un leader di facciata. Abbiamo visto nel '96
un brutto film, ne vedremo un altro». Prodi: «Ma
Berlusconi ha ereditato tutto dal passato? È
al governo e cerca responsabilità fino a Garibaldi».
TASSE - Sulle tasse la prima domanda rivolta
ai due contendenti e subito il primo fuoriprogramma,
con Berlusconi che «sfora» con i tempi (non
sarà l'unica volta) allungando la sua risposta
di 20 secondi. Cosa subito notata da Prodi che, fuori
campo, fa sentire ripetutamente la sua voce al "notaio"
Clemente J. Mimun: «scusi, scusi, scusi».
Prodi batte su uno dei punti prioritari del programma
di governo del centrosinistra: ridurre l'evasione fiscale.
«Non si aumentano le imposte per diminuire il
cuneo fiscale» spiega. «Quando eravamo al
governo - ricorda il Professore - il consuntivo di ogni
tre mesi segnalava che arrivavano più soldi di
quelli previsti perché la gente aveva capito
che noi le imposte le facevamo pagare». «Sulla
riduzione di 5 punti del cuneo fiscale il signor Prodi
è stato smentito da Fassino. Lui dice di ridurli
in un anno, Fassino in cinque», incalza il Cavaliere.
IRAP
E EURO - La temperatura sale anche sull'Irap. Berlusconi
la definisce l'«imposta di rapina», Prodi
invece la difende: «L'Irap è un'imposta
importante che ne ha sostituite sette. Il governo, pur
avendo 5 anni di tempo, non ha abolito l'Irap: se fosse
stata una imposta così disgraziata l'avrebbe
potuta cambiare ma non è stato così».
Anche sull'Euro i due candidati premier la vedono in
modo completamente diverso. L'introduzione della moneta
unica «fu un trionfo, poi è diventato un
problema con il governo Berlusconi» spiega Prodi.
«Non è vero», l'Euro venne introdotta
«con troppa fretta» e senza «le precauzioni
necessarie» ribatte Berlusconi.
CONTI
PUBBLICI - Sui conti pubblici stessa musica. Sono
«in situazione disastrata» denuncia Prodi.
E Berlusconi di rimando: «I conti pubblici disastrati
li abbiamo ereditati noi dalla sinistra. Siamo stati
noi ad avere ricevuto un buco dal governo precedente
di 37 mila miliardi».
IMMIGRAZIONE
- Nel duello tv il premier e il leader dell'Unione si
scontrano anche su immigrati e clandestini. Il primo
difendendo la Bossi-Fini. Il secondo sparando a zero
su quella legge e ricordando con nostalgia le cose buone
fatte dal suo governo e poi «cancellate»
da quello del centrodestra. Il Cavaliere respinge le
critiche al mittente dicendo che si «stropiccia
gli occhi e le orecchie» di fronte a quello che
sta sostenendo l'avversario. Mentre quest'ultimo si
chiede dove viva Berlusconi visto che lui le file davanti
agli uffici postali non le vede.
SCHERMAGLIE
- «Non c'è nessuna intenzione di spaccare
tutto quello che ha fatto la Cdl» assicura quindi
Prodi e spiega che punterà al dialogo e ad un
passaggio serio di consegne. Berlusconi non apprezza,
sostiene che l'opposizione di centrosinistra ha fatto
solo barricate in cinque anni e insiste sul fatto che
Prodi è «un front man» senza partito
e dipende da «danti causa». Il Professore
risponde stizzito: «Io non ho danti causa, caro
presidente. Io sono io, il capo della coalizione e la
pregherei di avere più rispetto nei miei confronti,
come ho fatto io stasera con lei».
CONFLITTO
D'INTERESSI - È il conflitto di interessi
a segnare un cambio di passo. È infatti parlando
delle volte, quattro, nelle quali il premier è
stato costretto ad uscire per questo motivo dal Consiglio
dei ministri che Prodi, per la prima volta si rivolge
direttamente al premier con il «lei» e lo
guarda direttamente in faccia». «Doveva
uscire di più» sbotta Prodi, ma in ogni
caso «quattro volte è un'enormità,
vuol dire che per quattro volte s'è trovato a
decidere su interessi determinanti per le sue aziende».
E Berlusconi: «In Cdm sono stati approvati 1700
provvedimenti. Dire che è un'enomità uscire
dal Consiglio dei Ministri 4 volte significa non avere
il senso del ridicolo».
GLI
APPELLI - Il finale prevede l'appello agli elettori
e diventa occasione per l'ultimo duello verbale. Berlusconi
usa i suoi due minuti e 30 a disposizione per criticare
le rigide regole del faccia a faccia, ammettendo - sconfortato
- che non è riuscito a «illustrare il programma».
Prodi ribatte: «Non è vero, questo sistema
funziona perché garantisce parità, ed
è adottato in America e in molti Paesi europei».
Si rivedranno il 3 aprile.