I
politici snobbano il web e ne pagano
le conseguenze
02.04.06 - Non
funziona, non c' è verso. In
Italia la politica buca lo schermo tv
ma non quello del pc, e le campagne
elettorali continuano a farsi strada
con cartelloni, pulmini, comizi, duelli
elettorali via cavo. Internet poco o
niente. E c' è chi parla di occasione
mancata. Già perché il
media del futuro, quello in grado di
fare da collettore di milioni di persone
- e di dollari nel caso di alcune campagne
politiche d' oltreoceano - è
un mezzo largamente sottovalutato quando
si tratta di fare conquistare consensi.
Secondo un sondaggio fatto da Repubblica.
it in collaborazione con l' Osservatorio
Politica e Media della cattedra di Teorie
delle comunicazioni di massa dell' università
la Sapienza, la campagna elettorale
italiana di fine legislatura sfiora
appena il web, con qualche rara eccezione.
Se l' 80% degli intervistati ha dichiarato
di visitare tutti i giorni i siti dei
media tradizionali, la stessa percentuale
afferma di non aver mai esplorato i
siti della casa delle libertà,
scendendo ad un 50% per quanto riguarda
quelli del centrosinistra. Perché?
"Perché nonostante qualche
sforzo, la politica continua ad essere
estranea al mezzo", spiega Sara
Bentivegna, la docente de La Sapienza
che ha seguito il sondaggio. "Rispetto
al '98 l' attenzione per il web è
cresciuta e, con qualche cautela, si
può anche parlare della prima
e-campaigning italiana. Ma resta il
fatto che la politica continua a tenersi
lontana da internet realizzando siti
connotati da una forte staticità,
avari di immagini e nella maggior parte
privi di strumenti come i blog che permetterebbero
di interloquire direttamente con i politici,
tutte cose richieste dalla maggior parte
dei naviganti". E la Bentivegna
segnala lo scivolone di Prodi che aprì
e chiuse a tempo di record un blog durante
le primarie "riprendendosi parzialmente
con il sito "Incontriamoci"
che dà ai suoi sostenitori la
possibilità di organizzare incontri
e gruppi di discussione. Quelli di Forza
Italia o An invece mostrano chiaramente
che i due partiti non hanno fatto un
grande investimento sulla rete, e le
homepage risultano decisamente poco
attraenti". Cosa che lascia l'internauta
completamente insoddisfatto. Il suo
profilo, come emerso dal sondaggio,
è quello di una persona curiosa,
che segue una ricca dieta multimediale
e che soprattutto ama partecipare dal
basso a iniziative politiche: il 60%
desidera fortemente prendere parola
durante la campagna, ritenendo internet
uno dei media più democratici
e versatili che ha disposizione. L'
altra ricerca. Nextplora ha rilevato
che il 47% delle persone interrogate
non ha mai visitato il sito del candidato
di riferimento, e il 44% solo di rado.
Le richieste degli utenti? Al primo
posto, e un po' a sorpresa, arrivano
i sondaggi elettorali, seguiti da forum
e blog. I programmi politici sono fuori
podio e raggiungono solo il quarto posto.
Tutti comunque chiedono facilità
di caricamento e navigazione, con una
grande attenzione verso l' aggiornamento
delle informazioni. Il sito che dà
più fiducia nella coalizione
di centrosinistra? Quello dei radicali,
che però viene ritenuto anche
quello con troppo testo. Il più
chiaro e incisivo di tutti è
quello dei verdi, che si attestano primi
anche per ricchezza di informazioni
interessanti. Sul frangente opposto
il sito che dà più fiducia
è quello dell' Udc, che però
ha lo stesso handicap dei radicali,
ovvero troppo testo. Il più scarso
in fatto di informazioni è quello
della Lega, bollato in negativo anche
per testi poco chiari. Prime fra tutti
per chiarezza e incisività spiccano
le pagine online di Forza Italia. Ma
comunque non basta. Per Marco Montemagno,
consulente specializzato nell'ideazione
e sviluppo di progetti Web, e autore
di un vademecum per il politico che
voglia cimentarsi con internet (disponibile
online su licenza Creative Commons),
si tratta di una "occasione mancata".
"Durante la passata campagna elettorale
americana sia Bush che Kerry avevano
i loro blog, e un candidato come Howard
Dean è riuscito a raccogliere
una cifra vicina ai 40 milioni di dollari
solo grazie al web. E sono stati 75
milioni gli elettori americani che hanno
usato internet per avere informazioni
di natura politica" - continua
Montemagno. "Questo dimostra che
c' è sia curiosità che
desiderio di partecipazione: perché
non sfruttarlo? Nessun sito dà
la possibilità di parlare col
politico, intervenire con proposte sul
programma, nessun candidato dice: incontriamoci
su internet. Forse dipenderà
dall' età dei leader delle due
coalizioni, che a ormai settant' anni
forse non hanno grande dimestichezza
col mezzo. O dal fatto che ancora non
si è capito che l' utente ha
un grande desiderio di interagire col
web riempiendo i suoi contenuti, partecipando
dal basso. Il successo di Wikipedia
lo dimostra chiaramente". In sunto,
politica e internet seguono strade diverse:
se la prima è strutturata con
gerarchie verticali e in quella direzione
continua a muoversi, la seconda utilizza
una forma mentis opposta, prediligendo
una strada orizzontale aperta al contributo
degli internauti. Che sembrano gradire
molto forum, blog e contatti online,
dimostrando che esiste un' affinità
elettiva tra la rete e le nuove forme
di aggregazione che vengono dal basso.
Esempi? I comitati No-tav e i ragazzi
calabresi che dopo l' omicidio Fortugno
scesero in piazza con gli striscioni
"e adesso ammazzateci tutti".
Tutti e due su internet, entrambi aperti
e bisognosi della partecipazione degli
internettiani che sono accorsi in massa.
I politici italiani sono avvisati, anche
perché tra tre anni a votare
ci andranno i quindicenni di oggi, cresciuti
a base di cellulari, palmari e chat
line.