Quel
pasticciaccio brutto del voto all' estero
di Rodolfo Casadei
Bella roba, il voto degli italiani residenti
all' estero per l' elezione dei loro 12 deputati
e 6 senatori al parlamento nazionale. Quello
che doveva essere un appuntamento storico
s' è trasformato in un festival del
caos e della disorganizzazione dei nostri
consolati da una parte, in un' orgia di abusi,
presunti brogli e manipolazioni compiute da
candidati e ambienti vicini ai partiti dell'
Unione dall' altra. Ascoltate le voci degli
italiani da tutto il mondo.
Filippo Calzetta, immigrato siciliano
a Bruxelles: «Te lo giuro, mio fratello
è uscito la mattina e ha visto che
nella buca delle lettere c' era il plico elettorale
spedito dal consolato. È tornato a
casa alle 16.30 e la busta non c' era più!
La stessa cosa è successa a una signora
italiana che abita nella sua via: ha visto
il plico mentre usciva di casa, quando è
tornata non c' era più. Chi è
stato? Sono quelli dell' Unione! Queste cose
le fanno loro. Sono gli stessi che vanno in
giro per le case a dire alla povera gente:
'Siamo quelli dell' organizzazione elettorale,
date a noi le buste: ci pensiamo noi'. E questi
li conosciamo uno per uno, sappiamo con chi
stanno. Ma la gente non ha il coraggio di
denunciare queste cose: hanno paura».
Rosario Cambiano, residente a Colonia,
candidato di Forza Italia alla Camera per
la Ripartizione Europa: «Se lei venisse
nei bar italiani si renderebbe conto di persona.
Ci sono 3-4 clan che chiedono alla gente le
buste elettorali, e sono tutti di orientamento
centrosinistra. Dicono: 'Ti serve la busta
che ti è arrivata dal consolato? E
dammela, dai, che ti offro un caffè'.
Ne racimolano non so quante e poi il voto
ce lo scrivono loro stessi. L' hanno chiesta
pure a me! 'Ah, lei è candidato? Mi
scusi tanto'».
Salvatore Albelice, residente a Bruxelles,
candidato di Forza Italia per la Ripartizione
Europa: «Al 1° di aprile, cinque
giorni dalla scadenza ultima per restituire
ai consolati i plichi elettorali votati da
mandare a Roma per lo scrutinio, migliaia
di italiani in Belgio e in tutta Europa non
hanno ricevuto la busta con il certificato
e la scheda elettorale. O gliel' hanno rubata,
o le poste non l' hanno consegnata, o il consolato
non l' ha spedita. A chi chiede che gli venga
spedito un duplicato vien detto che deve andare
personalmente a ritirarlo negli uffici consolari.
Solo il consolato di Bruxelles accetta di
consegnare le buste a chi presenta la delega
di altri: Anversa, Charleroi, Mons, ecc. non
accettano le deleghe. Migliaia di noi non
voteranno».
Carlo Erio, residente a Grenoble, candidato
di Forza Italia per la Ripartizione Europa:
«I Patronati per gli italiani in Francia
e Svizzera francofona stanno facendo votare
in massa per l' Unione. Hanno una mailing
list di persone che sono passate dai loro
uffici e mandano loro lettere dove c' è
scritto grosso modo: 'Ci sono le elezioni,
ci avete concesso la vostra fiducia per la
domanda per la pensione, per il pagamento
dell' Ici, ecc. Siamo a vostra disposizione
anche per aiutarvi a votare'. Poi ci sono
quelli che usufruiscono spesso dei servizi
del Patronato, per lo più persone anziane;
chiamano gli uffici per varie ragioni, di
solito in questo periodo per essere aiutati
a compilare la dichiarazione dei redditi.
Gli rispondono: 'Venite qui, portate tutto,
anche la busta che è arrivata dal consolato.
Facciamo noi'. Si fanno consegnare il plico
elettorale in bianco e 'fanno loro'».
DAL
CANADA AL BELGIO
Schede rubate, rastrellate o non spedite;
gruppi organizzati che hanno carpito la buona
fede degli elettori; consolati poco o nulla
collaborativi. Quello che è accaduto
in questi giorni fra i nostri immigrati non
ha quasi nulla a che fare con un voto libero
e democratico. Le forze politiche del centrodestra
puntano il dito contro candidati e ambienti
vicini al centrosinistra. Sotto accusa sono
i patronati per gli italiani all' estero,
in particolare l' Inca Cgil. In Canada il
coordinatore della campagna elettorale dell'
Udc a Toronto, Giorgio Marchi, ha minacciato
di presentare un esposto alla Procura contro
quei patronati che, col pretesto di offrire
un corso per insegnare agli immigrati come
si fa a votare col nuovo sistema, in realtà
«su indicazione dei collaboratori del
candidato Gino Bucchino, hanno organizzato
una sorta di corso all' interno dei patronati
per come votare il candidato dell' Unione
di Prodi». Franco Guicciardo,
coordinatore della campagna per l' Udc a Montreal,
annuncia di aver già presentato una
denuncia al consolato italiano di Vancouver
e alla Procura della Repubblica «nei
confronti del Patronato Inca per continue
violazioni del segreto del voto (...). I dipendenti
del patronato non solo chiamano gli elettori,
ma li esortano a portare le schede e ci penseranno
loro a votare per il candidato Di Trolio,
gestore dello stesso patronato». Vicende
simili sarebbero segnalate in tutte e dodici
le grandi città degli Stati Uniti e
del Canada dove l' Inca è presente.
Da notare che i patronati Inca sono enti riconosciuti,
finanziati e controllati dallo Stato attraverso
il ministero del Lavoro: le nostre tasse contribuiscono
in misura decisiva a farli funzionare (in
questa maniera, stando alle accuse).
Anche l' accusa rivolta ai militanti dell'
Unione di bussare alle porte degli italiani
spacciandosi per pubblici ufficiali al fine
di manipolare il voto rimbalza fra l' Europa
e l' America. «L' Unione sta passando
casa per casa, generalmente squadre di 10-12
persone - dice a Tempi Giorgio Marchi
- entrano nelle case di questi poveri votanti
confusi, dietro la maschera di un ente formale.
Dicono: 'Avete ricevuto la busta dal consolato?
Vi assistiamo a compilarla'. La votano lì,
se la pigliano e la portano in posta. Lo sappiamo
perché sono andati da gente nostra
che non conoscevano. Abbiamo le prove, li
stiamo facendo venire in ufficio a rendere
testimonianza davanti ad un avvocato e ad
un magistrato».
In Belgio, Salvatore Albelice di Forza
Italia ha diffuso fra gli italiani una lettera-volantino:
«Veniamo a conoscenza che alcune persone
si spacciano per sedicenti impiegati del consolato
e vogliono costringervi con scuse varie a
consegnare le vostre buste. Vogliono togliere
a voi il vostro diritto di voto e votare al
vostro posto per qualche partito legato ai
patronati. Vi fanno anche ricatti morali,
ricordandovi che si sono dati da fare per
farvi avere la pensione o che vi hanno fatto
qualche altro favore. Ricordatevi che non
sono loro che vi danno la pensione, ma lo
Stato italiano. Ed è un vostro diritto
avere la pensione, non un loro favore. Quando
vengono, denunciateli». Finora però
nessuno sembra avere voglia di denunciare.
«Queste storie - afferma Albelice al
telefono - so per certo che sono già
successe a 250-300 famiglie nel quartiere
di Anderlecht. Noi sappiamo nome e cognome
delle persone che sono passate da loro. Ma
siccome quelli sono delinquenti, gente tipo
magnaccia che va in giro con 200-300 grammi
di oro addosso, la gente ha paura a denunciarli.
Non lo stanno facendo per ideale politico,
ma per ragioni economiche. Ogni busta che
prendono gli viene regalato qualcosa».
«LI
PORTEREMO IN TRIBUNALE»
Queste accuse possono essere raffrontate con
un fatto accaduto in Australia: i candidati
dell' Unione hanno mandato nelle case degli
italiani materiale propagandistico in una
busta contrassegnata con la seguente scritta:
'Materiale elettorale in arrivo dal consolato
- Non gettate via questa busta'. La lista
'Per l' Italia nel mondo con Tremaglia' e
Forza Italia hanno immediatamente denunciato
l' abuso, e lo stesso ministero degli Affari
esteri ha presentato un esposto sull' episodio
alla Procura di Roma. Gli uomini di Prodi
si sono giustificati affermando che volevano
solo ricordare agli elettori che... di lì
a poco sarebbe arrivata nelle case la scheda
elettorale!
Giorgio Marchi promette di portare
in tribunale e di far annullare l' eventuale
elezione di Renato Turano da Chicago, candidato
dell' Unione nelle Americhe. «Il limite
di spesa per la campagna elettorale è
fissato a 55 mila euro per candidato. Ma Turano
abbiamo calcolato che abbia speso già
più di 600 mila dollari. Ha messo sotto
contratto un' agenzia di comunicazione americana,
ha spedito per posta due pubblicità
a 196 mila famiglie, fa chiamare a casa per
telefono migliaia di elettori; esce con pubblicità
su giornali e tivù. Abbiamo confrontato
i suoi numeri con le nostre spese: quello
dopo le elezioni salta, non lo lasciamo andare
a Roma».
L' accusa più scabrosa e più
difficile da confermare è quella che
riguarda l' asserito scassinamento delle cassette
della posta per sottrarre i plichi elettorali.
«Nelle case popolari delle banlieue
- racconta Carlo Erio - ci vivono anche
i meno abbienti dei pensionati italiani. Si
entra facilmente all' interno dove sono allineate
le buchette della posta. In certi luoghi le
hanno scassinate e hanno fatto sparire le
buste: a St. Etienne, nella banlieue parigina,
in quella di Grenoble. Questo mi è
stato riferito».
STRANI
GIRI DI POSTA
Chi non ha ricevuto la busta spedita dal consolato
ha diritto di ottenere un duplicato, ma difficilmente
il voto illegale spedito da un ipotetico ladro
di schede potrà essere intercettato ed
annullato. «Il consolato - spiega Amedeo
Gentile, coordinatore degli Azzurri nel
mondo - deve trasmettere tutti i plichi elettorali
rispediti dagli elettori a Roma. Lì si
apre il plico e avviene la separazione fra il
certificato elettorale, che viene spuntato,
e la busta chiusa contenente la scheda votata,
che viene messa insieme a tutte le altre buste
elettorali in vista dello spoglio per garantire
la segretezza del voto. Abbiamo fatto presente
al ministero degli Interni che in questo modo
non sarà possibile intercettare eventuali
schede votate sottraendo il plico al legittimo
titolare del voto, ma ancora non abbiamo avuto
risposta su come sarà possibile gestire
questa situazione». Situazione resa più
mortificante dall'indisponibilità della
maggior parte dei consolati a facilitare la
distribuzione dei duplicati: «Ho visto
coi miei occhi che al signor Domenico Russo
gli impiegati del consolato avevano già
consegnato i duplicati che voleva ritirare presentando
le deleghe dei suoi parenti - racconta da Colonia
Rosario Cambiano - poi è uscito
dal suo ufficio il console generale e gliele
ha fatte restituire. Russo se n'è andato
protestando che aveva visto coi suoi occhi,
nel consolato, diverse cassette contenenti schede
elettorali. Cosa significa questo? Perché
avevano tutte quelle buste e a noi non le davano?».
Diciamo le cose come stanno: la legge Tremaglia
per il voto agli italiani residenti all' estero,
così come la maggioranza l' ha voluta,
è stata un enorme regalo all' Unione,
un autogol clamoroso del governo.