Potere
sinistro buon comunismo a tutti
di Vittorio Feltri
Silurato dal compagno Bertinotti, adesso D'
Alema medita la vendetta e punta al Quirinale.
Prodi rimescola le poltrone rosse, l' Italia
è nei guai Ieri ho letto sul Corriere
della Sera un bellissimo articolo di Maria
Teresa Meli, talmente interessante da sembrare
scritto da Fausto Carioti, capo della redazione
romana di Libero, un fuoriclasse, pilastro
del nostro giornale cui devo gran parte delle
notizie usate nei miei commenti. Maria Teresa
Meli ha offerto una perla. D' Alema, talmente
antipatico da essermi simpatico, venerdì,
giorno nel quale ha rinunciato alla presidenza
della Camera in favore di Bertinotti (l' amico
dei teppisti), si è consolato andando
a inaugurare in Emilia-Romagna un monumento
alla libertà di stampa. Lui che (essendo
giornalista) ha ribrezzo dei giornalisti ed
è un cultore così appassionato
di tale libertà al punto d' aver querelato
(richiesta di indennizzo, mezzo miliardo di
lire) il vignettista Giorgio Forattini per
un disegno ormai famoso: Massimo riprodotto
mentre sbianchetta un documento. Alla faccia
della facoltà di satira. Il vero satirico
è il leader diessino. Irresistibile.
Tale quale Dracula eletto presidente dell'
Avis, associazione volontari donatori di sangue;
oppure un pedofilo pluricondannato per violenze
su minori nominato direttore dell' asilo Mariuccia.
La vittoria del centrosinistra alle elezioni
politiche è una pacchia per l' umorismo
nazionale. I comici al potere ci ridurranno
sul lastrico però saremo incerti se
morire di fame o dal ridere. Il rivoluzionario
Fausto Bertinotti, quello del casale chic
con piscina in Umbria, innamorato di Fidel
Castrato e di Marcos, non appena sancita l'
affermazione di Romano Prodi si è tuffato
sulla più alta poltrona di Montecitorio,
l' ha afferrata e non l' ha mollata più.
Un acrobata egregio, non vi sono dubbi. I
democristiani della sublime era del doroteismo
al confronto di Fausto erano dei ciula. Bertinotti,
da ex sindacalista casinaro, da protettore
dei noglobal sfasciacarrozze, piromani, sprangatori
e devastatori di città (vedi Milano,
corso Buenos Aires), ha piazzato un formidabile
ricatto a Mortadella: o mi dai la presidenza
della Camera o ti faccio fare la fine del
cretino; non entro nel governo. Prodi, carattere
da temerario e palle lesse, si è irrigidito
sugli attenti: signorsì signor subcomandante.
La cadrega è tua. L' ammazzagiornalisti
D' Alema, appresa la deliziosa notizia, si
è affrettato a telefonare a Fausto:
davvero ti sei fregato lo sgabellone? Risposta:
sì, me lo sono fregato e me lo tengo.
Vabbé. Tienitelo. E a me cosa cazzo
rimane? Fausto: caro Baffino, il Quirinale
è tuo; se te lo fai soffiare sei un
fesso. A questo punto una profonda riflessione
è di rigore: la Casa delle libertà
faceva schifo quando litigava per le follinate
manicomiali dell' Udc; ma l' Unione - se vogliamo
rispettare la par condicio - alle prese col
mercato delle Frau e dei Divani & Divani
fa vomitare. Mortadella non si è ancora
insediato a Palazzo Chigi, non ha ancora ricevuto
l' incarico di formare il nuovo governo e
già consuma le sue energie ciclistiche
nella spartizione. In campagna elettorale,
la pia Mortadella predicava serietà
serietà; a due giorni dalla proclamazione
della vittoria rossa si affanna a distribuire
cadreghe. I problemi economici del Paese,
il popolo affamato, la precarietà,
le imprese nella melma, le pensioni da suicidio
e gli stipendi da cimitero: chissenefrega.
Progressisti arraffoni e arrampicatori: e
la chiamavano serietà... Fassino in
tivù ha superato il collezionista di
Ferrari (auto, non bottiglie di spumante)
Beppe Grillo. Si è esibito in un intervento
trasformistico da manuale. Era a Otto e mezzo.
Si discuteva di cuneo fiscale e baggianate
simili richiedenti molto denaro pubblico.
Giuliano Ferrara domanda: dove raccatterete
i fondi per tutto questo? Piero Grissino infastidito
sbotta: uffa, basta con la storia dei fondi,
basta con i piagnistei, siamo il sesto Paese
industriale del mondo, i quattrini abbondano
eccome se abbondano... L' elefantino allibisce.
Osa: scusi Fassino, ma se per cinque anni
ci avete descritto un' Italia berlusconiana
sull' orlo della disfatta, in miseria, sfinita,
come fa ora a dire il contrario? Il salesiano
comunista torinese querciaiolo non è
riuscito a trattenere un sorriso. Si è
reso conto di essere un bamba da competizione.
Guarda un po': hanno vinto tre giorni fa per
una manciatella di voti contestati e già
pensano di averci fatto diventare ricchi.
La gente non crepa più di inedia, i
pensionati hanno accumulato fortune californiane,
gli operai non vanno più a Squinzano
e Coca Cola; bevono Krug e Dom Perignon. Il
cuneo fiscale chissà dove se lo ritroveranno...
Un' idea l' avrei. Ho sul tavolo la Costituzione.
La sfoglio e non trovo un articolo in cui
si dica che il presidente del Consiglio probabilmente
incaricato di creare il governo debba decidere
chi farà il presidente della Camera
e chi il presidente del Senato. Eppure Prodi
si è eretto a distributore di poltrone.
Allora. Bertinotti, dicevamo, va a Montecitorio
dove porterà una ventata di rivoluzione
leninista. Roba fresca. D' Alema al Quirinale,
se ce la farà. Mortadella a Palazzo
Chigi. Se anche a Palazzo Madama andrà
un compagno, buon comunismo a tutti, amici
miei carissimi. Non sarà un regime,
per carità; ma una schifezza sì,
garantita al limone. Fra l' altro non si comprende
un particolare di qualche importanza. I comunisti
si sono battuti quasi sessanta anni contro
la Democrazia cristiana e pur di dare l' assalto
al potere si sono affidati al democristiano
Prodi. Vite sprecate, ideali sotto i tacchi,
dignità sbrindellata. Togliatti e Gramsci
si rivolteranno nella tomba. Da Stalin a Mortadella;
dio che tonfo. D' altronde si giustifica qualsiasi
salto: datemi una poltrona e me ne fotterò
del mondo. Le facce rivelano quello che c'
è dietro: bramosia di potere, desiderio
di riscatto, voglia matta di indennità
parlamentari, di sofà vellutati, saloni
dorati, limousine, segretari e leccaculo.
A proposito di culo, quello del Professore
è enorme. Il fatturato dell' industria
italiana negli ultimi due mesi è salito
vertiginosamente, la ripresa economica è
in atto; gli incassi dell' Iva lo dimostrano.
Ecco, i progressisti diranno che è
merito loro. Copriranno di denaro gli industriali
che li hanno aiutati coi loro giornaloni aperti
a sinistra, e costringeranno i piccoli e i
medi a tirare la cinghia. Addosso a tutti
con la mazza fiscale, a tutti tranne che a
loro: quelli dei salotti buoni (a nulla) e
capaci di tutto. Spero che Berlusconi non
si faccia infiascare dai baluba che ha intorno.
Gli hanno suggerito di appoggiare Andreotti
alla presidenza del Senato. E di appoggiare
Ciampi al Quirinale. La somma delle cui età
è impressionante: 173 anni. A 87 e
a 86 anni non ti è concesso neppure
di guidare il tram, ma se si tratta del Senato
non c' è divieto. Andiamo. Poi, cosa
c' entra Andreotti col centrodestra? Non ha
fatto che criticarlo. È l' emblema
del tirare a campare. Del potere per il potere.
E voi gli regalate la presidenza di Palazzo
Madama? Se proprio non resistete alla tentazione
di inciuciare, ciucciate almeno qualcosa di
meglio. E non scordatevi che Giulio fu il
presidente del governo di solidarietà
nazionale, famosa ammucchiata, anno 1978.
Che orrore.