POLITICA
Il
leader della Cdl a Milano "Per il
Colle siamo pronti a non pagare le tasse.
A sinistra ci sono dei magliari"
MILANO,
08.05.06 - Il più moderato tra
i Moderati è Umberto Bossi
quando con voce afona - «Perché
fumo il toscano, neh...» - chiede
a questi cinquemila del Palalido in divisa
«azzurro libertà» di
intonare «O mia bela Madonina».
Il più esagerato tra i Moderati
è Silvio Berlusconi, che di fronte
alleventualità di D
Alema al Quirinale, ringhia e arringa
la platea: «E una proposta
indecente, al limite dell emergenza
democratica... Se non siamo nelle istituzioni
non ci sentiamo rappresentati. Sono pronto
a guidare un opposizione come non
si è mai vista in Italia... Siamo
pronti a fare lo sciopero fiscale, non
accetteremo di pagare le tasse».
Poi come un novello Paul Revere contro
gli odiati inglesi, inneggia alla rivoluzione
americana di due secoli fa: «No
taxation without representation».
E se ancora non bastasse, giura che ci
sono pure le Sacre Scritture dalla sua
parte: «Alla sinistra ricordo cosa
dice la Bibbia: Dio ci salvi dall
ira dell uomo paziente. Noi siamo
stati pazienti».
Nel
giorno dell iradiddio per la Casa
delle libertà, il Palalido si scatena
anche nei cori. Dalla curva degli ultrà
di Forza Italia che sostengono il ciellino
Lollo Malagola a palazzo Marino, centocinquanta
con megafoni e polmoni d acciaio,
parte il ritornello di «Bella ciao»
riveduto e corretto: «Chi non salta,
comunista è». Fischi vanno
al candidato del centrosinistra in Comune
Bruno Ferrante. Più forti a quello
per il Quirinale, l odiato Massimo
D Alema. Insulti e ammiccamenti
alle sue abitudini sessuali vanno al deputato
di Rifondazione Vladimir Luxuria. Mentre
i supporter di un altro candidato milanese
di Forza Italia, Vincenzo Giudice, tutti
vestiti di bianco, sulla destra del palco,
prendono di mira Romano Prodi come meglio
sanno fare: «Mortadella, mortadella,
vaffanculo...».
In
questo clima da stadio capita che qualcuno
capisca male e senta dare da Berlusconi
del «maiale» a Clemente Mastella.
Sbagliato. Gli ha dato del «magliaro»
e nemmeno chiamandolo per nome, ma solo
indicando un generico aspirante al ministero
della Difesa: «Dio non voglia che
ai magliari della sinistra venga affidato
il comando di quell istituzione
che rappresenta i carabinieri».
Berlusconi insiste sul «regime»,
spinge Gianni Letta come candidato della
Casa delle libertà al Quirinale,
giura sui nove anni di buon governo passati,
ripete che «le elezioni le abbiamo
vinte noi», assicura che la sinistra
«dice solo bugie», conferma
l impegno per i referendum e spinge
l ex ministro Moratti nella corsa
verso palazzo Marino: «Non abbiamo
dubbi: vince lei. La Moratti sarà
un sindaco difficile da eguagliare per
chi verrà dopo».
Umberto
Bossi giura che Letizia è «pure
un nome di buon auspicio». La chiama
sul palco a cantare. In mezzo si infila
anche Berlusconi che intona la prima strofa
di «O mama mia, mi sun lontan...».
Bella voce. Bossi lo incoraggia: «Hai
già trovato un lavoro...».