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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Il leader della Cdl a Milano "Per il Colle siamo pronti a non pagare le tasse. A sinistra ci sono dei magliari"

MILANO, 08.05.06 - Il più moderato tra i Moderati è Umberto Bossi quando con voce afona - «Perché fumo il toscano, neh...» - chiede a questi cinquemila del Palalido in divisa «azzurro libertà» di intonare «O mia bela Madonina». Il più esagerato tra i Moderati è Silvio Berlusconi, che di fronte all’eventualità di D’ Alema al Quirinale, ringhia e arringa la platea: «E’ una proposta indecente, al limite dell’ emergenza democratica... Se non siamo nelle istituzioni non ci sentiamo rappresentati. Sono pronto a guidare un’ opposizione come non si è mai vista in Italia... Siamo pronti a fare lo sciopero fiscale, non accetteremo di pagare le tasse». Poi come un novello Paul Revere contro gli odiati inglesi, inneggia alla rivoluzione americana di due secoli fa: «No taxation without representation». E se ancora non bastasse, giura che ci sono pure le Sacre Scritture dalla sua parte: «Alla sinistra ricordo cosa dice la Bibbia: Dio ci salvi dall’ ira dell’ uomo paziente. Noi siamo stati pazienti».

Nel giorno dell’ iradiddio per la Casa delle libertà, il Palalido si scatena anche nei cori. Dalla curva degli ultrà di Forza Italia che sostengono il ciellino Lollo Malagola a palazzo Marino, centocinquanta con megafoni e polmoni d’ acciaio, parte il ritornello di «Bella ciao» riveduto e corretto: «Chi non salta, comunista è». Fischi vanno al candidato del centrosinistra in Comune Bruno Ferrante. Più forti a quello per il Quirinale, l’ odiato Massimo D’ Alema. Insulti e ammiccamenti alle sue abitudini sessuali vanno al deputato di Rifondazione Vladimir Luxuria. Mentre i supporter di un altro candidato milanese di Forza Italia, Vincenzo Giudice, tutti vestiti di bianco, sulla destra del palco, prendono di mira Romano Prodi come meglio sanno fare: «Mortadella, mortadella, vaffanculo...».

In questo clima da stadio capita che qualcuno capisca male e senta dare da Berlusconi del «maiale» a Clemente Mastella. Sbagliato. Gli ha dato del «magliaro» e nemmeno chiamandolo per nome, ma solo indicando un generico aspirante al ministero della Difesa: «Dio non voglia che ai magliari della sinistra venga affidato il comando di quell’ istituzione che rappresenta i carabinieri». Berlusconi insiste sul «regime», spinge Gianni Letta come candidato della Casa delle libertà al Quirinale, giura sui nove anni di buon governo passati, ripete che «le elezioni le abbiamo vinte noi», assicura che la sinistra «dice solo bugie», conferma l’ impegno per i referendum e spinge l’ ex ministro Moratti nella corsa verso palazzo Marino: «Non abbiamo dubbi: vince lei. La Moratti sarà un sindaco difficile da eguagliare per chi verrà dopo».

Umberto Bossi giura che Letizia è «pure un nome di buon auspicio». La chiama sul palco a cantare. In mezzo si infila anche Berlusconi che intona la prima strofa di «O mama mia, mi sun lontan...». Bella voce. Bossi lo incoraggia: «Hai già trovato un lavoro...».