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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Il futuro del premier.
Voci lo danno in corsa per l' ONU, ma intanto progetta la riorganizzazione di Forza Italia.

«Alle elezioni il partito non ha portato neanche l’1%, ho fatto tutto io»

ROMA, 15.05.06 - Silvio Berlusconi è in uno stato che preoccupa chi gli sta intorno. L’umore è ai minimi storici e «bisognerebbe che quanti gli vogliono bene», confida Antonio Tomassini, senatore di Varese, «facciano sentire il loro affetto». Ancora non è riuscito a farsi una ragione dell’accaduto: le elezioni perse per 24 mila voti, la beffa dei conteggi, la sconfitta al Senato, e poi Napolitano che lui non voleva, tra pochissimo il trasloco da Palazzo Chigi, un avvitarsi inesorabile di umiliazioni che l’ha gettato nella depressione più cupa, alternata a scatti di insofferenza. E’ opinione comune, tra fedelissimi come Guido Crosetto, che da Berlusconi oggi ci si possa aspettare qualunque cosa: «Perfino che ci mandi tutti quanti a quel paese...».

La voce dell’Onu

Non è scontato che l’ormai ex-premier voglia continuare a battersi, solo contro tutti. Il 29 settembre compirà 70 anni. E per quanto il suo medico personale Umberto Scapagnini gli abbia garantito oltre un secolo di vita, la prospettiva di dover trascorrere i prossimi cinque anni all’opposizione, tagliato fuori dai giochi, gli risulta insopportabile. Un «uomo del fare» come il Cavaliere non può trascorrere l’intero lustro a godersi il panorama dalla collinetta artificiale eretta a Villa La Certosa, quasi fosse Napoleone a Sant’Elena che continuava a chiedersi come sarebbe andata, se il generale prussiano von Blücher fosse arrivato a Waterloo un paio di giorni in ritardo.

Così, tra le feluche, è nata la voce che il Cavaliere stia progettando per sé una valvola di sfogo, lontano dalla politica italiana, in un incarico internazionale di prestigio, anzi in quello tra tutti più ambito, che è la carica di Segretario generale dell’Onu. Kofi Annan scade in autunno, e Berlusconi certo non reputerebbe una «deminutio» prenderne il posto. Negli anni di governo s’è costruito salde relazioni con molti protagonisti della scena mondiale, dai quali potrebbe reclamare un appoggio: Bush, Putin, Blair, Koizumi, ma pure esponenti del mondo arabo moderato (la lista è lunghissima) e perfino insospettabili come Fidel Castro (in privato il Lìder Maximo parla bene di Berlusconi che tanti anni fa donò alcuni vecchi impianti Mediaset alla televisione cubana).

I soliti cortigiani, che intorno al Cavaliere non mancano, hanno garantito a Silvio: «Ce la potresti fare. Dove sarebbe un candidato più autorevole di te?». Squali all’orizzonte Pare però che lui, Berlusconi, non si faccia illusioni. Sa che spetta ai Paesi asiatici designare il prossimo inquilino del Palazzo di Vetro, e che dalla Cina (membro permanente del Consiglio di sicurezza) non viene considerato alla stregua del miglior amico. Egli stesso è combattuto. Da un lato accarezza l’idea di cercare all’estero quelle rivincite che la patria gli nega; dall’altro il sangue gli ribolle all’idea di darla vinta a Prodi e agli odiatissimi «comunisti». C’è un mondo che preme per tenerlo in campo. Perfino Cesare Romiti, giorni fa, l’ha esortato a non gettare la spugna.

E c’è Forza Italia, la sua creatura politica, che senza il Fondatore finirebbe in pasto agli squali (Fini e Casini). Ma Berlusconi è, a dir poco, deluso dal suo partito. «Se ne avessi avuto uno dietro di me», è lo sfogo, «avrei vinto a man bassa le elezioni. Invece ho dovuto fare tutto io, loro non mi hanno portato nemmeno l’1 per cento...». Da prenderli a schiaffi. E sebbene la scorsa settimana abbia confermato in blocco il gruppo dirigente, dal coordinatore nazionale Sandro Bondi ai capigruppo Elio Vito e Renato Schifani, non tutti sono così certi che la squadra sopravviverà all’estate. Vittorio Feltri, su Libero, ha lanciato un appello al Cavaliere perché faccia la rivoluzione in casa sua. Pare abbia colpito nel segno.

Secondo un tam-tam da Arcore, alcune teste cadranno insieme alle foglie d’autunno, man mano che verrà chiarito il percorso del Partito unico e le relative tappe intermedie. Bondi per empatia vive le stesse angosce e frustrazioni del Capo, pure lui è scisso tra voglia di riscatto e senso di rifiuto, certo non è avvitato alla poltrona. Mario Mantovani, responsabile del «motore azzurro», scalpita per rimpiazzarlo. Può darsi che Bondi venga affiancato da un quarantenne, per esempio Crosetto, che ha ben figurato in Piemonte. E c’è chi prevede un ritorno in grande stile di Claudio Scajola, generale della vittoria fino al 2001, al quale Berlusconi ha già garantito la guida del Copaco (comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti) preferendolo a Beppe Pisanu (con cui invece il Cavaliere resta in fredda, dopo la performance del Viminale).

«Un momento di fiato»

Tutto dipende da cosa farà Berlusconi, se avrà riassorbito l’ematoma, se vorrà indossare ancora i panni del Caimano. Paolo Bonaiuti, il portavoce, scommette di sì. «Anche la sinistra, cinque anni fa, aveva tirato un momento il fiato... Ma noi ripartiremo subito perché, a differenza di allora, questa è una maggioranza risicata, litigiosa e vulnerabile».