Il
futuro del premier.
Voci lo danno
in corsa per l' ONU, ma intanto progetta la
riorganizzazione di Forza Italia.
«Alle
elezioni il partito non ha portato neanche l1%,
ho fatto tutto io»
ROMA,
15.05.06 - Silvio Berlusconi è in uno
stato che preoccupa chi gli sta intorno. Lumore
è ai minimi storici e «bisognerebbe
che quanti gli vogliono bene», confida
Antonio Tomassini, senatore di Varese, «facciano
sentire il loro affetto». Ancora non è
riuscito a farsi una ragione dellaccaduto:
le elezioni perse per 24 mila voti, la beffa
dei conteggi, la sconfitta al Senato, e poi
Napolitano che lui non voleva, tra pochissimo
il trasloco da Palazzo Chigi, un avvitarsi inesorabile
di umiliazioni che lha gettato nella depressione
più cupa, alternata a scatti di insofferenza.
E opinione comune, tra fedelissimi come
Guido Crosetto, che da Berlusconi oggi ci si
possa aspettare qualunque cosa: «Perfino
che ci mandi tutti quanti a quel paese...».
La
voce dellOnu
Non
è scontato che lormai ex-premier
voglia continuare a battersi, solo contro tutti.
Il 29 settembre compirà 70 anni. E per
quanto il suo medico personale Umberto Scapagnini
gli abbia garantito oltre un secolo di vita,
la prospettiva di dover trascorrere i prossimi
cinque anni allopposizione, tagliato fuori
dai giochi, gli risulta insopportabile. Un «uomo
del fare» come il Cavaliere non può
trascorrere lintero lustro a godersi il
panorama dalla collinetta artificiale eretta
a Villa La Certosa, quasi fosse Napoleone a
SantElena che continuava a chiedersi come
sarebbe andata, se il generale prussiano von
Blücher fosse arrivato a Waterloo un paio
di giorni in ritardo.
Così,
tra le feluche, è nata la voce che il
Cavaliere stia progettando per sé una
valvola di sfogo, lontano dalla politica italiana,
in un incarico internazionale di prestigio,
anzi in quello tra tutti più ambito,
che è la carica di Segretario generale
dellOnu. Kofi Annan scade in autunno,
e Berlusconi certo non reputerebbe una «deminutio»
prenderne il posto. Negli anni di governo sè
costruito salde relazioni con molti protagonisti
della scena mondiale, dai quali potrebbe reclamare
un appoggio: Bush, Putin, Blair, Koizumi, ma
pure esponenti del mondo arabo moderato (la
lista è lunghissima) e perfino insospettabili
come Fidel Castro (in privato il Lìder
Maximo parla bene di Berlusconi che tanti anni
fa donò alcuni vecchi impianti Mediaset
alla televisione cubana).
I
soliti cortigiani, che intorno al Cavaliere
non mancano, hanno garantito a Silvio: «Ce
la potresti fare. Dove sarebbe un candidato
più autorevole di te?». Squali
allorizzonte Pare però che lui,
Berlusconi, non si faccia illusioni. Sa che
spetta ai Paesi asiatici designare il prossimo
inquilino del Palazzo di Vetro, e che dalla
Cina (membro permanente del Consiglio di sicurezza)
non viene considerato alla stregua del miglior
amico. Egli stesso è combattuto. Da un
lato accarezza lidea di cercare allestero
quelle rivincite che la patria gli nega; dallaltro
il sangue gli ribolle allidea di darla
vinta a Prodi e agli odiatissimi «comunisti».
Cè un mondo che preme per tenerlo
in campo. Perfino Cesare Romiti, giorni fa,
lha esortato a non gettare la spugna.
E
cè Forza Italia, la sua creatura
politica, che senza il Fondatore finirebbe in
pasto agli squali (Fini e Casini). Ma Berlusconi
è, a dir poco, deluso dal suo partito.
«Se ne avessi avuto uno dietro di me»,
è lo sfogo, «avrei vinto a man
bassa le elezioni. Invece ho dovuto fare tutto
io, loro non mi hanno portato nemmeno l1
per cento...». Da prenderli a schiaffi.
E sebbene la scorsa settimana abbia confermato
in blocco il gruppo dirigente, dal coordinatore
nazionale Sandro Bondi ai capigruppo Elio Vito
e Renato Schifani, non tutti sono così
certi che la squadra sopravviverà allestate.
Vittorio Feltri, su Libero, ha lanciato un appello
al Cavaliere perché faccia la rivoluzione
in casa sua. Pare abbia colpito nel segno.
Secondo
un tam-tam da Arcore, alcune teste cadranno
insieme alle foglie dautunno, man mano
che verrà chiarito il percorso del Partito
unico e le relative tappe intermedie. Bondi
per empatia vive le stesse angosce e frustrazioni
del Capo, pure lui è scisso tra voglia
di riscatto e senso di rifiuto, certo non è
avvitato alla poltrona. Mario Mantovani, responsabile
del «motore azzurro», scalpita per
rimpiazzarlo. Può darsi che Bondi venga
affiancato da un quarantenne, per esempio Crosetto,
che ha ben figurato in Piemonte. E cè
chi prevede un ritorno in grande stile di Claudio
Scajola, generale della vittoria fino al 2001,
al quale Berlusconi ha già garantito
la guida del Copaco (comitato parlamentare di
controllo sui servizi segreti) preferendolo
a Beppe Pisanu (con cui invece il Cavaliere
resta in fredda, dopo la performance del Viminale).
«Un
momento di fiato»
Tutto
dipende da cosa farà Berlusconi, se avrà
riassorbito lematoma, se vorrà
indossare ancora i panni del Caimano. Paolo
Bonaiuti, il portavoce, scommette di sì.
«Anche la sinistra, cinque anni fa, aveva
tirato un momento il fiato... Ma noi ripartiremo
subito perché, a differenza di allora,
questa è una maggioranza risicata, litigiosa
e vulnerabile».